martedì 8 febbraio 2011

ANIMAL FACTORY

(di Steve Buscemi, 2000)

Può nascere un’amicizia all’interno di un penitenziario? Uno di quelli tosti, di quelli dove gli ospiti sono davvero poco raccomandabili, dove nulla si fa senza un secondo fine e dove tutto ha un prezzo. E’ davvero possibile? Ovviamente e fortunatamente io non lo so. Qualcosa in più può dirci Edward Bunker, scrittore del breve romanzo dal quale il film è stato tratto e qui anche sceneggiatore e attore in un ruolo marginale. Ospite fin da giovane e per svariati anni delle patrie galere ha la giusta esperienza per raccontarci una storia credibile caratterizzata da personaggi realistici e da un’ottima ricostruzione d’ambiente.
Il regista e prima di tutto attore Steve Buscemi, si avvale dell’aiuto dello stesso scrittore e segue con buona fedeltà il romanzo di Bunker. Si ritaglia anch’egli una parte secondaria e piazza davanti alla macchina da presa un cast davvero indovinato.
Tra i protagonisti l’ottimo Willem Dafoe nella parte del veterano Earl Copen; il novellino Ron Decker è interpretato dal giovane Edward Furlong. I due sono circondati da una serie di facce da galera tra le quali spiccano i volti dello stesso Bunker, di Danny Trejo (Machete) nei panni di Vito e quello di un irriconoscibile (quando mai lo è) Mickey Rourke, un travestito compagno di cella di Ron.

Il giovane Ron viene condannato per spaccio di droghe leggere. Il sostegno della famiglia non è così deciso e il ragazzo si trova dall’oggi al domani in un ambiente che non conosce, del quale non conosce i codici ne le regole. Un ambiente molto duro.
Ron è carne fresca, giovane, caruccio. In qualche modo viene in contatto con Earl Copen, ospite del carcere da molto tempo e personaggio di una certa influenza all'interno dello stesso. Earl prende a cuore le sorti del ragazzo che dimostra da subito coraggio e una certa voglia d’indipendenza all’interno del carcere. Ma non si sopravvive da soli, bisogna entrare in un gruppo.
L’imperativo è quello di arrivare senza intoppi a una revisione della condanna, cosa più semplice a dirsi che a farsi. Bisogna rigare dritto e soprattutto non cedere alle provocazioni. Difendere e non offendere.

La pellicola porta in luce il solito dilemma: la pena riabilita o crea mostri?
Sotto i riflettori anche il rapporto tra i due galeotti, le dinamiche all’interno del carcere e le tensioni razziali, sempre presenti in pellicole di questo genere.

Chi ha letto il libro non si troverà deluso, anzi. La trama del racconto scritto viene rispettata e l’interpretazione dei personaggi data dagli attori coinvolti è sempre di buon livello. Willem Dafoe sopra tutti ma non lo scopriamo certo adesso.
Un buon tassello del filone cinematografico/carcerario.

2 commenti:

  1. Sembra parecchio interessante.
    E i prision movie mi hanno sempre intrigato.
    Ma è in uscita nelle sale o è antiquariato da home video?

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  2. Ciao Luke, il film merita (anche il libro). Se ti piace il genere te lo consiglio. E' del 2000, ha ormai un decennio sul groppone

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