venerdì 21 ottobre 2011

ARRIVA JOHN DOE

(Meet John Doe, di Frank Capra, 1941)

Alla figura di Frank Capra spesso viene associato un alone di buonismo, un'atmosfera da fiera dei buoni sentimenti, lo spettatore che assiste a un suo film si vede annaspare con i piedi affondati nella melassa per tutta la durata della pellicola del regista di origini siciliane.

Ottimismo, fiducia nel genere umano e tanta positività. Tutto questo forse grazie anche alla realizzazione di una delle più celebri pellicole natalizie: La vita è meravigliosa. Solitamente Frank Capra è visto così. Il sogno americano, la solidarietà.

Non sempre questa visione corrisponde a verità, almeno non del tutto. Basta guardare commedie con una buona dose di humor nero come Arsenico e vecchi merletti per sfatare questa credenza.

In Arriva John Doe tuttavia la vena buonista di Capra è ben presente, mitigata però da tutta una serie di stoccate rivolte alla società americana su questioni attuali ancora al giorno d'oggi (e questo è deprimente e non parliamo solo di U.S.A.). La ricerca del profitto a tutti i costi, la classe dirigente che mette al primo posto il privato e poi il pubblico (se è il caso), l'influenza esagerata dei mass media e altro ancora.

La differenza tra allora, siamo nel '41, e il presente è questa: Capra credeva nella redenzione delle persone, nell'unità della gente, nella solidarietà tra simili che trovano la forza di cambiare il mondo. Proprio in uno dei suoi discorsi John Doe cerca di aprire gli occhi alle persone tentando di convincerle che il loro numero è la forza per attuare significativi cambiamenti.

Ora che ce ne sarebbe bisogno chi crede più in cose come queste? Il principio resta valido ma abbiamo ancora la fiducia necessaria nella nostra razza e nella sua volontà di cambiare le cose? Io mi guardo intorno e dico: forse no, forse no.

Comunque. Un giornale viene acquistato da un nuovo proprietario, si taglia sui costi con conseguenti licenziamenti (vi ricorda qualcosa?). Infuriata, la giornalista Ann Mitchell (Barbara Stanwyck) per creare scalpore inventa di sana pianta una lettera di una specie di Indignado precursore dei tempi che critica fortemente la società moderna.

La lettera suscita scalpore, il suo autore John Doe diventa celebre, il giornale per aumentare le vendite è costretto a riassumere la Mitchell. Tutti vogliono John Doe. Peccato che questi non esista.

Non rimane che assumere qualcuno per impersonare John Doe e alzare ancor di più il tiro. Viene scelto per la parte un vagabondo, ex giocatore di baseball (Gary Cooper) che pian piano entrerà sempre più nel personaggio.

Il film soffre di qualche lungaggine e delle esplosioni di ottimismo di cui si parlava sopra, ormai fuori tempo massimo. Godibili alcune interpretazioni di contorno che riescono a regalare anche qualche battuta caustica azzeccata.

Mi lasciano freddino invece sia Gary Cooper che la Stanwyck, autori di prove poco incisive. Gary Cooper poi, per quel poco che ho visto, non è proprio un volto adatto alla commedia, magari nei western...

A conti fatti devono proprio piacervi i film d'epoca altrimenti il rischio noia è in agguato dietro l'angolo.

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