venerdì 20 gennaio 2012

RIO

(Rio, di Carlos Saldanha, 2011)

Tempo di volatili dalle nostre parti. Dopo la visione del soporifero Il regno di Ga-Hoole, in occasione di un tranquillo pre week-end di influenza, io e Lauretta ci siamo dedicati al multicromatico Rio.

Progetto ambizioso da parte della 20th Century Fox che ha puntato per la realizzazione dello stesso su Carlos Saldanha che arriva dal successo del secondo e del terzo capitolo de L'era glaciale dopo aver fatto da assistente alla regia anche per il primo capitolo della saga.

Le credenziali ci sono, l'entusiasmo pure. Il regista prende su armi e bagagli e trasporta l'immaginario animato dalla glaciale preistoria fino a casa sua. Rio de Janeiro, Brasile.

Sequenza d'apertura tra colori e musica, tipica atmosfera allegra da carnevale di Rio, evento durante il quale è ambientata la nostra vicenda. Inizio scoppiettante che non riesce però a impedire allo spettatore di notare come il resto del film non sia all'altezza della sua apertura.

Visivamente il lavoro è ben fatto, esplosioni di colori, gran lavoro sugli uccelli protagonisti della pellicola che non saranno realistici come i gufi di Ga-Hoole ma risultano dannatamente ben costruiti. Belli da vedere, punto.

Di contro la storia avrebbe potuto tranquillamente scriverla mia figlia.

Blu è un'ara addomesticata che vive con la libraia Linda, innamoratissima del suo volatile (che non sa volare). Un bel dì Tullio, ornitologo, svela a Linda che il suo pennuto è l'ultimo maschio della sua specie e che si rende necessario un incontro con la controparte femminile Gioiel.

Il problema sta nel fatto che Blu e Linda stanno in Minnesota e Gioiel e Tullio nella foresta brasiliana. Dopo le iniziali titubanze gli statunitensi andranno in trasferta. Qui i due volatili verranno rapiti da un gruppo di bracconieri imbecilli.


Tra una peripezia e l'altra il difficile rapporto tra i due pennuti si evolve, quello tra Linda e Tullio anche e in maniera molto superficiale a dire il vero. Belle le prospettive su Rio, le sequenze sul tram e in generale tutta la realizzazione tecnica.

Tirando le somme abbiamo alcune sequenze molto belle da vedere ma il film annoia assai. I personaggi umani sono solo abbozzati, l'uccello più interessante è il fetente e spennacchiato Miguel, scagnozzo dei bracconieri inviato a recuperare le due are dopo la loro inevitabile fuga. Il resto del cast è puro contorno, compresi le spalle comiche Pedro e Nico.

Devo dire che, a differenza di quel che successe con Ga-Hoole, Laura sembra aver apprezzato molto di più questa pellicola. Probabilmente un film d'animazione ad altezza bambino che però rischia fortemente di annoiare i genitori.

4 commenti:

  1. Lo ammetto senza vergogna: spesso questi cartoni me li vedo volentieri, godendo come un riccio peraltro,e molto più di mia figlia.L'era glaciale, ad esempio,mi aveva fatto letteralmente impazzire.Tuttavia,letta la tua recensione, a Rio mi accosterò solo su eventuale ed espressa richiesta ( anche perchè, giuro,ma non dirlo a nessuno, questi dvd ogni tanto me li guardo da solo ).

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    1. Anche io li guardo volentieri. Alcuni mi hanno fatto impazzire tipo Rango o Gli incredibili. Altri come questo Rio sono più noiosi. Però per la bambina andrà bene, per lei il sacrificio puoi farlo. Poi visivamente vale.

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  2. Rio l'avevo bottigliato a dovere qualche mese fa.
    Sottoscrivo in pieno: Gli incredibili e Rango a tutt'altro livello.
    E Miyazaki sempre!

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    1. Di Miyazaki mi manca parecchia roba. Mi è piacito moltissimo Totoro, al momento il mio preferito.

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