martedì 31 luglio 2012

CALVIN & HOBBES - LA VITA CHE STRESS

Se volete perdervi nel mare delle Comic-strip non avete che l'imbarazzo della scelta.

Per chi come me è affascinato da questo mondo ma per lo più ignorante in materia, i nomi che balzano subito alla mente sono sempre i soliti: i Peanuts di Schulz, Mafalda di Quino, Krazy Kat di Herriman (o magari Bradi Pit di Scapigliati :).  Ognuno di noi poi può inserire nella lista dei preferiti le avventure di questo o di quell'altro protagonista di strisce più o meno famose, a seconda dei gusti. Calvin & Hobbes meritano invece un posto nell'olimpo delle comic-strip,  nonostante la loro fama (almeno in Italia) forse non eguagli quella dei nomi sopra citati, le vicende quotidiane dei due protagonisti hanno tutte le caratteristiche per non sfigurare di fronte a colleghi così blasonati.

Le due creature di Bill Watterson sono un miscuglio di tenerezza e vivacità, arguzia e indolenza, sogni infantili e mature riflessioni. Calvin è un bambino vivace che vive immerso nel suo mondo, in bilico tra realtà e fantasia nel quale il suo peluche a forma di tigre diventa l'inseparabile amico immaginario Hobbes. Nel corso della lettura del volume anche il lettore inizierà a vedere la tigre come un personaggio reale che accompagna il bambino nelle sue scorribande, la sfrenata fantasia di Calvin troverà un più esplicito coronamento nelle tavole a colori del volume, che sfoggiano un piglio più surreale rispetto al resto delle strisce presentate, nelle battaglie con la minestra o negli scontri con i pupazzi di neve. A riportare Calvin con i piedi per terra ci sono i due genitori, l'anziana maestra e Siusi, il bersaglio preferito per le marachelle del bambino.



Le battute di Watterson a volte sono fulminanti, in altri casi è la riflessione sui grandi temi esposti da un bambino di pochi anni a divertire il lettore, temi dietro i quali ci si può soffermare andando ben oltre la soluzione umoristica presentata nella striscia. Hobbes è il perfetto contraltare, coscienza, spunto di riflessione, elemento spiazzante e simpatico avversario in alcuni casi, della piccola peste bionda.

I temi sono molteplici e alcuni, come in ogni strip che si rispetti, ricorrenti: l'avversione per la scuola, l'attrazione procurata dalla televisione nonostante la consapevole vacuità della stessa, il rifiuto per le bambine, il desiderio per l'ignoto e la creazione di situazioni scatenata da una fantasia a briglia sciolta.

Ci si trova di fronte a un duo comico (ma non solo) assolutamente perfetto. Alla veneranda età di 37 anni suonati ancora non avevo letto nulla di questo dinamico duo. E' in casi come questo che ci si interroga sul perché si debba perdere questa mole impressionante di tempo facendo lavori inutili quando c'è tutta questa roba in giro da leggere. Una cosa quasi inconcepibile :) Se non l'avete già fatto rimediate leggendo qualcosa di Calvin & Hobbes, giusto per cominciare.

PS: il tratto di Watterson è semplicemente adorabile.

lunedì 30 luglio 2012

LUPIN III - IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO

(Rupan sansei: Cagliostro no shiro di Hayao Miyazaki, 1979)

Pellicola del 1979 e attualissima dimostrazione di come la computer grafica in stile Pixar non sia indispensabile per creare un buon film d'animazione. Storia solida, divertente e avvincente senza momenti di stanca, seppur priva dei contenuti alti proposti dal regista in altre sue opere successive (e anche nella precedente serie animata dedicata a Conan, ma questi sono ricordi ormai sbiaditi che potrebbero farmi incappare in clamorosi errori).

Ma in fondo Lupin è Lupin e questa è una storia di Lupin al 100%. Reduci da una rapina al casinò di Montecarlo Lupin e il fido Jigen, una volta a bordo della mitica 500 gialla, scoprono che la montagna di soldi appena rubata è composta da banconote rigorosamente false.

Lupin sembra sapere chi ringraziare per questo scherzetto e si dirige così verso il castello del Conte di Cagliostro che aveva già visitato anni prima. Sulla strada i due si imbattono in un tentativo di rapimento ai danni della bella Clarisse, futura sposa dello stesso Conte. Il salvataggio è d'obbligo.

L'arrivo di Lupin al castello mette così in allarme non solo il Conte ma anche la polizia internazionale che manderà sul posto l'ispettore Zenigata. Nel corso dell'avventura non mancheranno le occasioni per vedere in azione Goemon e la signorina Fujiko.



Lupin è il mattatore assoluto della pellicola, gli altri personaggi recitano per lo più solo il ruolo di comparse, un po' di spazio è lasciato a Jigen che ha una discreta parte nell'economia della storia. Discorso a se per la principessa Clarisse personaggio in crescita, delicato ma determinato al momento più opportuno. Il castello di Cagliostro può contare però su un villain di tutto rispetto, laido e fetente al punto giusto e ovviamente su un'animazione spettacolare. Disegni che ormai vengono etichettati come vecchia scuola, ma avercene... come spesso accade nei film del regista l'occhio dello spettatore si perde tra gli splendidi paesaggi illustrati, tra il verde e il blu dei fondali.

Per godere appieno di questo cartone animato (non li chiamiamo quasi più così) non è necessario che siate fan di Lupin, io non lo sono ad esempio. Occorre che vi piacciano le buone storie e i bei disegni, non serve altro.

venerdì 27 luglio 2012

VISIONI 41

Di Jeremy Geddes non ci sono molte notizie ne sul suo sito ne sul suo blog. La cosa certa è che ha un talento smisurato. Ecco un assaggio della sua serie di dipinti a olio con protagonista il Cosmonauta più un'altra chicca. Visitate sito e blog per averne di più.


A perfect vacuum - clicca per ingrandire


Heat death - clicca per ingrandire


The white cosmonaut - clicca per ingrandire


The street - clicca per ingrandire


Lady Sham inspects the damages - clicca per ingrandire

giovedì 26 luglio 2012

BRADIPIT 28

Ci dovrà pur essere qualcosa in grado di smuovere il nostro bradipo preferito. Si, ma cosa? Cosa?


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mercoledì 25 luglio 2012

MARVEL VINTAGE 10

Puntate precedenti

Come abbiamo visto nello scorso appuntamento verso la metà degli anni quaranta il genere supereroistico stava attraversando un momento di scarsi riscontri sostituito principalmente da testate a sfondo rosa o a carattere umoristico.

Siamo ormai nel 1946 e con la fine del secondo conflitto mondiale la tendenza non fa che acuirsi. Non sono più così necessari gli eroi patriottici portatori sani di bandiera e nazionalismo castigatori di crucchi e giapponesi, il pubblico rivolge soldi e attenzioni altrove. Alcuni albi dedicati ai supereroi lentamente chiudono o si trasformano in altro, quelli che rimangono in piedi assistono comunque a un significativo calo di vendite. Siamo alla fine di quella che viene comunemente considerata la Golden Age del fumetto, l'attenzione si sposta verso altri lidi.

Nel 1946 ormai il sorridente Stan Lee è tornato all'ovile di papà Goodman e ha ripreso in mano il ruolo di editor di numerose testate e le cose iniziavano a cambiare. La collana All Select Comics che presentava storie di Cap, Namor e della Torcia chiude con il numero 11, numero che vede anche l'esordio di Blonde Phantom. Proprio al personaggio in questione verrà dedicata una nuova collana che partirà proprio con il numero 12 prendendo il posto di quella appena defunta.

All Select Comics 11 (aut. 1946) cover di Syd Shores


Creata da Stan Lee e Syd Shores, Blonde Phantom era un'avvenente fanciulla che combatteva il crimine comodamente in abito da sera. Louise Mason, vero nome dell'eroina, è stata ripescata in tempi più recenti come comprimaria della serie The Sensational She-Hulk di fine anni 80 e recentemente (ora in corso di pubblicazione in Italia) nella mini Avengers 1959 di Howard Chaykin.

Blonde Phantom Comics 12 (inv. 1946) cover di Syd Shores


Anche altre testate subirono delle variazioni di rotta: Movie Tunes Comics, che vide solo un numero nel 1946, diventa Frankie Comics passando così dalle storie con protagonisti animali antropomorfi (o antropomorti come dice mia figlia) a quelle, sempre umoristiche con protagonisti umani. Frankie Comics, dopo otto uscite si trasformò in Frankie and Lana. Unico numero incece per Kid Movie Comics, l'undicesimo, che prende il posto di Kid Komics e si trasformerà già dal numero successivo in Rusty Comics (gestione delirante a dir poco).

Frankie Comics 4 (inv. 1946) di Irving Tirman


Stessa sorte tocca alla testata Comedy Comics dove nel numero 34 esordisce Margie che si va a inserire nel filone rosa insieme a Millie, Nelly, Patsy e compagnia bella. Con il numero successivo la serie cambia nome, abbandona i cari animaletti e si vota completamente al nuovo personaggio diventando Margie Comics.

Margie Comics 35, (inv. 1946) art. sconosc.


Il 1946 vede anche l'esordio della testata dedicata a un personaggio abbastanza familiare anche al giorno d'oggi avendo esso goduto di più di un'incarnazione futura. Parliamo di Mighty Mouse, già concepito nel 1942 su Terry-Toons Comics e sfruttato dalla Timely per sole quattro uscite. Si trattava di una parodia delle storie di supereroi dove il topo era vagamente ispirato da Superman. Non sono chiare ne la paternità del personaggio ne quella della cover sottostante. Dopo le prime uscite i diritti di sfruttamento del personaggio passarono ad altri editori.

Mighty Mouse 1 (Set. 1946)


Willie Comics, dal quinto numero, prenderà il posto di Ideal Comics, ancora umani al posto dei vecchi animali antropomorfi, vista la tendenza l'assonante antropomorti ormai è più che giustificato.

Willie Comics 5 (Set. 1946), art. sconosc.


Uno dei rari tentativi di rivitalizzare il genere supereroico arriva da All-Winners Comics dove nel numero 19 Bill Finger e Sydney Shores creano la All-Winners Squad nella quale militano il secondo Cap e il secondo Bucky, il resto degli Invasori e anche Phantom Blonde. Il tutto non durerà più di un paio di numeri.

All Winners Comics 19 (Set 1946) di Syd Shores

Continua...


martedì 24 luglio 2012

A-Z: ABC - THE LEXICON OF LOVE

Altro appuntamento con la rubrica A-Z e altro genere musicale da me veramente poco battuto e nella stessa misura, devo ammettere, davvero poco apprezzato. L'album in questione, The lexicon of love degli ABC mi è capitato sotto mano grazie a qualche guida/enciclopedia del rock di manica molto larga per quel che concerne i confini del genere trattandosi infatti di un album smaccatamente pop ascrivibile al filone del New romantic inglese.

Agli albori del decennio, siamo nel 1980, Martin Fry intervista un paio di membri della band dei Vice Versa, Mark White (chitarra) e Stephen Singleton (sax). Da questo incontro nascerà il gruppo degli ABC di cui Fry diverrà leader e voce. A completare la formazione del gruppo Mark Lickley al basso (che non parteciperà in maniera completa alla stesura dell'album) e David Robinson alla batteria sostituito a breve da David Palmer.

Il loro primo album diventa un successo sia in Inghilterra sia oltreoceano piazzando almeno tre singoli nelle parti alte delle classifiche di vendita.

Genere per me non facilmente digeribile, l'accoppiata derivante dal suono delle tastierine e quello ovattato della batteria non rientrano nella maniera più assoluta nei miei gusti, se li accostiamo poi ai caratteristici ritornelli tritacoglioni che costellano l'album il gioco è fatto. Certo un singolo pezzo si può anche ascoltare, per esempio il motivo di The look of love ti entra in testa e dopo averlo ascoltato ci si chiede come mai senza riuscire a trovare risposta al quesito.

Tutto l'album però è troppo. I testi di stampo romantico nulla aggiungono al valore intrinseco dell'album contribuendo a dare quell'impressione di prodotto sterile e preconfezionato.

Per ora beccatevi proprio The look of love, per tutto il resto c'è Youtube.


Complimenti anche per il video.

The lexicon of love, 1982 - Neutron Records

Martin Fry: voce
David Palmer: batteria e percussioni
Stephen Singleton: sax
Mark White: chitarra e tastiere

Tracklist:
01 Show me
02 Poison arrow
03 Many happy returns
04 Tears are not enough
05 Valentine's day
06 The look of love Pt. 1
07 Date stamp
08 All of my heart
09 4 ever 2 gether
10 The look of love Pt. 4

lunedì 23 luglio 2012

IL GATTO CON GLI STIVALI

(Puss in boots di Chris Miller, 2011)

Erano davvero poche le aspettative riguardo questo ennesimo film d'animazione targato Dreamworks fuoriscito dallo sfruttamento del brand dedicato all'orco puzzone, vuoi perché ormai la saga di Shrek non la posso più digerire, vuoi perché le recensioni in rete non mi facevano certo ben sperare.

Invece ho trovato anche dei risvolti positivi in questo spin-off dedicato al tenerissimo (quando vuole) Gatto con gli stivali. Come prima cosa non ci sono riferimenti ne intromissioni provenienti dalla saga di Shrek e di questo infinitamente ringraziamo. La pellicola inoltre non è immersa nel solito bagno di sangue delle citazioni, certo qualcuna c'è ed è anche sfiziosa tipo quella legata al Bean club (e non vado oltre). Inoltre non si abusa della capacità del gatto di fare gli occhioni, e già temevo.

L'animazione è ai livelli ai quali ci ha abituati la Dreamworks, non siamo al meglio offerto dalla Pixar (e forse neanche al punto più alto offerto dalla Dreamworks stessa) ma non ci si può proprio lamentare, il lavoro svolto è davvero molto buono. Inoltre il plot poteva rivelarsi davvero convincente e i momenti divertenti non mancano. Il film soffre purtroppo anche di vari momenti di stanca che rendono la visione globale non troppo brillante.

C'è però la giusta morale per i bambini, alcuni personaggi davvero azzeccati come la gattina terribile Kitty e la nemesi nemico/amico Humpty Dumpty, un bell'uovo antropomorfo, non male. Anche le sequenze di ballo o puramente action le ho trovate abbastanza soddisfacenti. Sicuramente non un must, a tratti un po' lento ma comunque più originale delle ultime prove dell'orco. Non poteva ovviamente mancare il doppiaggio di Antonio Banderas nei panni del Gatto e infatti non manca.

In breve: il Gatto cresce in un orfanotrofio di San Ricardo con la sola compagnia di Humpty Dumpty che con gli anni diventa una sorta di fratello adottivo del Gatto. Il grande sogno della sgangherata coppia è quello di trovare i fagioli magici della famosa leggenda così da sistemarsi per sempre. Quando il Gatto diventerà un eroe per la cittadina di S. Ricardo, l'uovo, in preda alla gelosia, seguirà la strada del crimine separandosi dal suo amico fraterno.

Solo quando, anni dopo, Humpty Dumpty troverà davvero i magici fagioli si avvicinerà nuovamente al Gatto con gli stivali per chiederne l'aiuto e per formare un trio irresistibile insieme alla gatta Kitty Zampe di velluto. In fin dei conti il film si può guardare.


giovedì 19 luglio 2012

TMNT

(di Kevin Munroe, 2007)

TMNT ovvero Teenage Mutant Ninja Turtles, chi non le conosce? Arrivano al lungometraggio d'animazione anche le tartarughe ninja dai nomi rinascimentali. C'era ancora qualcosa da dire sul quartetto composto da Leonardo, Raffaello, Donatello e Michelangelo? Forse no, almeno non aveva molto da dire al riguardo il regista e sceneggiatore Kevin Munroe (direttore anche del criticatissimo film su Dylan Dog) che realizza un film del tutto convenzionale che non regala nè sorprese nè momenti particolarmente convincenti.

Lo sviluppo dell'intreccio e anche la tecnica d'animazione sono del tutto convenzionali, i personaggi inoltre non sono particolarmente simpatici e mancano le scene smaccatamente divertenti. Non tutto è da buttare però in quanto il film scorre e non risulta particolarmente noioso, probabilmente piacerà più ai piccoli maschietti ma anche alle bimbe potrebbe non dispiacere, ad esempio Lauretta lo ha guardato senza attacchi di noia acuta. Per i grandi c'è senz'altro di meglio.

Il gruppo delle tartarughe antropomorfe è allo sbando, senza uno scopo dopo la morte del vecchio e storico nemico Shredder e con il leader Leonardo emigrato in Sud America per affinare le sue capacità. A New York Raffaello è diventato un vigilante in solitaria (all'insaputa dei suoi fratelli), Donatello lavora come operatore telefonico e Michelangelo organizza feste indossando una maschera da tartaruga. Una banda male assortita che si troverà a dover affrontare, insieme ai sempre fedeli Splinter, April e Casey, le conseguenze di un'antichissima maledizione legata alla comparsa di 13 mostri.

Purtroppo la parte che poteva essere più interessante, la caccia alle antiche creature, viene sviluppata frettolosamente, ci si avvicina al compimento della storia senza trattenere il fiato, rimane qualche sequenza di combattimento decente e magari un pizzico di nostalgia per personaggi del nostro passato (ma neanche poi tanto). Inoltre per tutta la durata del film Donatello e Michelangelo sono relegati a ruolo di comprimari quasi inesistenti, tiene banco la rivalità mossa da gelosia tra Raffaello e Leonardo. Una pellicola non terribile ma sicuramente trascurabile.

BRADIPIT 27

Darling, don't you monkey with the monkey
Monkey, monkey, monkey
Don't you know you're going to shock the monkey


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martedì 17 luglio 2012

UNA TRILOGIA INGLESE

Devo dire che questa Trilogia inglese mi ha colpito davvero in maniera positiva. I due creatori di queste storie, Floc'h & Rivière, mescolano al meglio la tradizione del fumetto francobelga con atmosfere di squisito stampo britannico. La linea chiara al servizio delle strade di Londra e delle campagne inglesi offre prospettive insolite e attraenti, per non parlare dei deliziosi ambienti in interno.

Ottava uscita della collana Graphic Novel che la Coconino in collaborazione con Repubblica portò in edicola alcuni anni orsono (a 9,90 euro), il volume gode di un'ottima introduzione redazionale grazie alla quale carpiamo interessanti informazioni sulle spinte creative che sono a monte dell'opera, più innovativa di quel che potrebbe sembrare dopo un veloce sguardo iniziale.

Nonostante l'uso della tradizionale linea chiara da parte di Floc'h nella realizzazione delle sue tavole (splendide a mio avviso), la narrazione si discosta dalla linearità classica che prevede una sequenza introduttiva, uno svolgimento e un finale per ogni storia narrata. Il tratto rassicurante di Floc'h insieme all'estro narrativo di Rivière ingannano il lettore conducendolo attraverso una narrazione tutt'altro che lineare e semplicistica. Piccoli inganni che rendono la lettura ancor più piacevole.

A corredo dei tre episodi della Trilogia inglese (L'appuntamento a Sevenoaks, Il dossier Harding e Alla ricerca di Sir. Malcolm) nel volume troviamo anche due interessanti racconti illustrati dove almeno uno dei due non svolge affatto il compito di sterile riempitivo ma assume invece una buona rilevanza nel complessivo tratteggio dei personaggi creati dal duo francese.

Gli interessi degli autori, oltre a quello di sviare e sorprendere in maniera delicata il lettore, si focalizzano sull'intrigo e sulla letteratura con una particolare attenzione al mistery inglese, non per niente tra le comparse delle tre storie presentate possiamo trovare niente meno che la signora Agatha Christie. L'intreccio giallo è interesse anche dei principali protagonisti delle vicende narrate, il critico letterario Francis Albany, detective per diletto e necessità, e la scrittrice Olivia Sturgess che proprio con il mistery ha cementato il suo successo letterario. Protagonista de L'appuntamento a Sevenoaks è invece un altro scrittore di racconti gialli, il giornalista George Croft. Proprio le atmosfere del giallo danno il passo a queste storie stemperate di volta in volta dal surreale, dal ricordo e dal sogno.

In L'appuntamento a Sevenoaks, lo scrittore George Croft si trova a dipanare una matassa legata a un vecchio libro di racconti del mistero che lo porterà a ripercorrere le vicende dell'ambiguo Basil Sedbuk, scrittore di opere per il Black Theater e della sua prima attrice Myriam de Karla. Ne Il dossier Harding, forse il più convenzionale dei tre racconti, la coppia Albany/Sturgess indaga su di un caso di omicidio mentre  in Alla ricerca di Sir Malcom ci viene offerto un viaggio a bordo del Titanic con annesso enigma da risolvere.

Il lavoro degli autori è ottimo su tutti i livelli, tavole in cui ci si perde nei dettagli, personaggi ben delineati anche grazie agli episodi testuali, simpatici inside-jokes e citazioni letterarie e un certo gusto per il mistero ovviamente. E poi quell'aria così inglese che da dei francesi non te lo aspetti mica. Un'ottima lettura sotto tutti i punti di vista, il più sarà riuscire a recuperare qualcosa d'altro prodotto da questi due interessanti signori.

venerdì 13 luglio 2012

LA NOTTE DEL DRIVE-IN

(Drive-In/Drive-In 2 -Not just one of them sequels, di Joe R. Lansdale, 1988/89)

Joe Lansdale è da molti etichettato come scrittore di culto. All'interno della sua quasi sterminata produzione, La notte del Drive-In è considerata una delle letture più significative e caratterizzanti. Per quel che mi riguarda è la seconda volta che mi trovo alle prese con un libro di Lansdale dopo aver affrontato l'esordio del ciclo dedicato ad Hap e Leonard: Una stagione selvaggia.

Quello che voi vi chiederete in questo momento è: "Si, vabbè, ma il libro è bello o no?". Ok, ok. La risposta è: "dipende". Dipende principalmente da due cose. Numero uno: dipende da cosa vi piace, siamo di fronte a una narrazione molto particolare, non per tutti i gusti diciamo. Numero due: dipende dalla quantità media di cazzate per pagina che riuscite a sopportare. E dovete avere una tolleranza decisamente alta.

Ora preciso subito che alla parola cazzate usata poco sopra non voglio dare un'accezione per forza negativa. Le cazzate sono cazzate ma a volte risultano dannatamente divertenti, discorso questo che vale per quelle di Lansdale come per quelle che spariamo anche noi tutti i giorni. Insomma con le cazzate ci si fanno delle belle risate. Non voglio neanche dire che all'interno dei due racconti (il libro raccoglie Drive-In e Drive-In 2) ci si trovino solamente cazzate. Ma cerchiamo di andare più nello specifico.

Amate alla follia i B-movies, meglio se di genere horror, truci ed eccessivi dove magari potete trovare anche qualche sottotesto interessante ma poca e poca davvero credibilità? Bene, se la risposta è si, vi piacerà anche La notte del Drive-In. I film sopra citati vi fanno veramente cacare? Bene, tenete La notte del Drive-In sul davanzale del bagno, potrebbe tornarvi utile.

Jack, Bob e Randy sono un trio di amici meno che ventenni di buona famiglia che amano frequentare un locale dei bassifondi e impazziscono per le serate del venerdì sera all'Orbit, un Drive-In dalle proporzioni gigantesche. In programmazione all'Orbit solo film horror proiettati simultaneamente su sei diversi megaschermi per un pubblico pagante che conta migliaia di persone. Un venerdì sera, insieme al duro Willard, i tre si recano al Drive-In ma durante il corso della serata qualcosa va storto, maledettamente storto. Da quel momento la vita dei protagonisti del/dei romanzo/i si trasforma in un inferno insensato dal sapore tragico e grottesco allo stesso tempo. Non vi anticipo cosa succederà ai personaggi e come si evolverà la vicenda nel secondo e, se possibile, ancora più fuori di testa, dei due romanzi.


Un omaggio alla serie B e alle sue soluzioni strampalate, per alcuni versi mi è sembrato di assistere a un film sullo stile di Planet Terror (e questo è un complimento), in alcuni momenti ho avuto invece l'impressione di star leggendo un mucchio di cazzate (è questo lo è un po' di meno). Lansdale inserisce nella sua narrazione anche un sacco di contenuti riguardanti la società americana e la razza umana in genere, tocca trasversalmente consumismo e scarso rispetto per l'ambiente e tutta una serie di argomenti interessanti leggibili tra le righe. Alcuni davvero spaventosi a pensarci sopra.

La mia impressione è stata quella di aver letto un libro divertente in molte delle sue parti (alcune decisamente riuscite), leggero, dove però personaggi, situazioni e tematiche non vengono mai realmente approfonditi rimanendo sulla superficie delle pagine. Una storia il quale svolgimento spesso, sicuramente in maniera voluta, si affida all'effettaccio o alla cara e vecchia cazzata. Un omaggio al genere, al Texas e alla sua gente e a quello che vi pare, l'aura di culto che si porta dietro l'autore mi sembra però un tantino esagerata (stessa impressione che avevo avuto leggendo Una stagione selvaggia).

E stata già pubblicata una terza parte della saga del Drive-In e in tutta sincerità la leggerei anche volentieri senza aspettarmi però di trovarmi di fronte un grande libro. E come con il cinema: potete divertirvi con Planet Terror e poi guardare Shining. Potete leggervi il Drive-In e poi uno dei migliori romanzi di Stephen King ad esempio.

Joe R. Lansdale

giovedì 12 luglio 2012

BACK TO THE PAST: 1974 PT. 4

Ci lasciamo alle spalle anche il 1974 con quest'ultimo appuntamento dedicandoci prevalentemente alle sonorità progressive e simili. Iniziamo dal nostro stivale ascoltandoci un pezzo dei Biglietto Per L'Inferno, gruppo di Lecco che proprio in questo anno arriva all'esordio con il disco omonimo. Il brano Confessione riporta un dialogo tra un peccatore e un confessore con una vena decisamente provocatoria.



Lasciamo il Belpaese per spostarci in terra d'Albione dove esce Mirage, secondo album della progressive-band Camel. Celebre anche la copertina dell'album che richiama il logo delle omonime sigarette. Ascoltiamoci il brano di apertura dell'album: Freefall.



Dopo l'incidente che lo costrinse su una sedia a rotelle, Robert Wyatt compone forse uno dei suoi album più celebri. Alifib, caratterizzata in maniera impressionante dalla voce di Wyatt è uno dei momenti più struggenti di un album parecchio ostico. L'album si intitola Rock Bottom.



Tra i più grandi esponenti del progressive internazionale c'è il collettivo dei Gong che con You chiudono la trilogia di Radio Gnome Invisible. Lunghe e goduriose parti strumentali per un viaggio senza confini in questo caso verso l'isola di ognidove. The isle of Everywhere.




BRADIPIT 26

Si dice che l'unione faccia la forza. L'unione di due menti deviate faranno almeno uno sforzo? E allora che lo sforzo sia con voi!


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martedì 10 luglio 2012

INDOVINA IL FILM

Questo è un invito a tutti i frequentatori di questo blog, abituali e non. Da pochi giorni è cominciato sul blog di Morgana il secondo torneo/campionato/chiamatelocomevipare di Indovina il film.

Al momento ci siamo spartiti i primi due punti in palio il Cannibal Kid e il sottoscritto.

Certo che la sfida potrebbe diventare davvero interessante e il gioco sempre più divertente se tutti quanti noi partecipassimo. Esperti di cinema, semplici appassionati, curiosi, gente che passa per caso, etc...

Basterebbe buttare un occhio agli aggiornamenti del blog di Morgana (Spudoratamente linkato anche nel colonnino a destra) e partecipare appena la nuova immagine da indovinare spunterà fuori. Perché di questo si tratta, indovinare da che film è tratto il frame che Morgana propone.

Visto che da queste parti passano esperti di cinema e grandi appassionati ci sarà da sudare per scalare la vetta della classifica. L'invito è quindi esteso a tutti. Potrà Mr. Ford rimanere al palo mentre il Cannibale macina punti? Riusciranno i due bradipi (il papà di Bradipit Giuseppe e il Bradipo) a mantenere il passo? Potrà il torneo resuscitare cadaveri in via di putrefazione come lo Zio Robbo e coinvolgere espertoni di musica come Black, Viktor, Lozirion e The Evil Monkey? Ovviamente ci aspettiamo grandi cose anche dall'altra metà del cielo che sicuramente darà dei punti a noi maschietti. Allora attendiamo Elle, Newmoon, Arwen Lynch, Valentina, Nella, Babol, Stargirl e tutte le altre.

Invito esteso anche agli amici virtuali di più vecchia data come Luigi e Cyberluke e tutti quelli con cui ci si vede tutti i giorni: Michy, Urz, Adri, vi aspettiamo.

Mi perdoni chi non è stato nominato (ugualmente invitato) ma iniziate per fortuna a essere tanti. Per lo stesso motivo non ho linkato tutti i vostri blog ma sono facilmente reperibili nel colonnino a destra.

Ora la palla passa a voi e a Morgana. Chi partecipa? Magari lasciate un commento come sorta di adesione virtuale, Morgana facci sapere che ne pensi e spero di non aver fatto casino in quanto ho pubblicizzato la cosa di mia iniziativa.

In fondo più siamo più ci divertiamo come recitava anche (più o meno) un vecchio slogan di una campagna abbonamenti di una squadretta di cui ora non ricordo il nome :)

Ecco cosa vi aspetta:




lunedì 9 luglio 2012

WALT DISNEY STUDIOS

Puntate precedenti

Laura e Topolino
Dopo aver compilato una breve guida (senza pretese) al Disneyland Park mi concentrerò in un'unica soluzione sui Walt Disney Studios. Un paio di doverose annotazioni prima di inoltrarci tra le tante attrattive del parco.

Il Walt Disney Studios è più orientato verso la magia del cinema e dell'animazione e abbandona in parte lo spirito fiabesco del Disnayland Park. E' pieno di attrazioni divertenti ma l'atmosfera che si respira al Disneyland Park qui non è presente, più simile a un parco divertimenti che a un sogno.

Il secondo appunto è il seguente: la visita ai WDS va pianificata più attentamente rispetto a quella del DP. Anche qui non abbiamo trovato code particolarmente lunghe, il problema è dato dal fatto che oltre alle giostre ci sono parecchi spettacoli che ovviamente hanno degli orari ben precisi. Se si desidera vedere il maggior numero di cose è necessario organizzare in anticipo la propria giornata, anche perché alcuni spettacoli si accavallano tra di loro. Indispensabile procurarsi il programma della giornata.

Si entra ai Walt Disney Studios passando attraverso il Disney Studio, un'atrio ispirato agli studios cinematografici dove trovano posto i vari negozi e fast food che servono come punto di riposo per i visitatori stremati. Ai lati di quest'area ristoro si trovano due grandi sale cinematografiche/teatro dove vengono inscenati i due spettacoli indoor principali del parco. Al CinéMagique potrete assistere a un film interattivo durante il quale un attore in carne e ossa diventa protagonista sul grande schermo. Carino.
Molto divertente, soprattutto per i più piccoli, Animagique, uno spettacolo dove i pupazzi di famosi personaggi Disney inscenano siparietti tra musica, colori e luce bianca.

Poco più avanti, sempre per la gioia dei più piccoli potrete fare un giro sulle Cars Quatre roues rally, delle macchinine ispirate al film targato Pixar. Le emozioni forti, ma forti davvero, iniziano con il Crush's Coaster, le montagne russe ispirate al film Alla ricerca di Nemo. Salite a bordo di un guscio di tartaruga e venite sparati a velocità folle in stanzoni completamente bui mentre il guscio, oltre a seguire le varie evoluzioni dettate dai binari, gira anche su se stesso permettendovi di affrontare le tipiche salite mozzafiato delle montagne russe guardando anche verso il basso (al buio). Tosto, però ha resistito la mia Lauretta (urlando come una pazza) quindi potete farlo anche voi.

Si riprende fiato sull'ottovolante ispirato ad Alladin, Le tapis volants. Armageddon era chiuso per lavori quindi non so dirvi nulla al riguardo mentre non siamo riusciti a vedere per questioni di orario il Playhouse Disney Live on stage (spettacolo per bimbi credo).

Altra attrazione che abbiamo saltanto in quanto già carichi di emozioni forti è la Rock 'n roller coaster starring Aerosmith, altre montagne russe che davano l'idea di essere abbastanza spesse da affrontare. Spettacolare invece lo Stunt Show, dove veri stunt alla guida di auto attrezzate ricreano alcune scene di inseguimento e acrobazie classiche dei film d'azione. Uno spettacolo emozionante che riserva però troppi tempi morti tra un'esibizione e l'altra.

Lo Stunt Show dove l'auto rossa è l'eroe e le nere i farabutti

Divertente invece (anche se solo in francese e inglese) lo Stitch Live, uno spettacolino dove uno Stitch digitale coinvolge e prende un po' in giro il suo pubblico grazie all'aiuto di una spalla umana. Noiosetto invece l'Art of Disney Animation mentre la The Twilight Zone Tower of Terror l'abbiamo evitata. Trattasi della classica torre che ti porta in alto e poi ti fa cadere di botto verso terra.

Niente di che il giro sullo Studio Tram Tour che però regala almeno un momento che vale il prezzo della corsa (in realtà è gratis, avete già pagato tutto all'ingresso) e vi catapulterà all'interno di una scena catastrofica con tanto di esplosione e alluvione. Davvero ben realizzato.

Chiudono tre giostre abbastanza canoniche ispirate al mondo di Toy Story. Anche qui il divertimento è assicurato. Anche gli Studios hanno la loro parata dove i personaggi Disney sfilano su simpatiche automobiline. In fin dei conti però non c'è davvero paragone con la magia del Disneyland Park.

Pianta dei Walt Disney Studios

domenica 8 luglio 2012

LA GUERRA DEI MONDI

(The war of the worlds, di Byron Haskin, 1953)

Vede la luce nel 1953 per la terza volta lo scontro tra umani e marziani per il controllo del pianeta Terra concepito in origine da Herber George Wells. Pubblicato originariamente in forma di romanzo nel 1897, La guerra dei mondi aveva goduto già di una prima trasposizione nel 1938 come sceneggiato radiofonico. Adattato in questo formato dal quasi omonimo Orson Welles, la storia creò scene di panico tra il pubblico americano talmente era resa in maniera credibile nella sua narrazione radiofonica.

Nel 1953 arriva anche l'adattamento per il cinema a opera di Byron Haskin con il fondamentale contributo degli ottimi effetti speciali che valsero alla pellicola il premio Oscar in questa categoria l'anno seguente.

Ottimi sono infatti per l'epoca l'uso degli effetti speciali e del colore. L'invasione degli alieni da Marte nella tranquilla provincia americana è resa nel migliore dei modi possibile, i Tripodi (che qui non presentano le classiche tre zampe meccaniche ma si muovono su raggi magnetici) non hanno nulla delle tante soluzioni arrangiate e posticce riscontrabili in molti film datati. I primi contatti tra la razza umana e i marziani ci mostrano l'arrivo di esseri temibili e inquietanti, stessa maestria usata nelle scene di grande distruzione realizzate anche queste senza grosse sbavature. Qualche problemino nei momenti di incenerimento di cose e persone da parte degli alieni ma è solo un piccolo particolare.

La storia prende da subito, una voce narrante fuga dall'inizio tutti i nostri dubbi. Esseri provenienti da Marte vogliono la nostra Terra. Arrivano sul nostro pianeta all'interno di meteoriti che col tempo si schiudono rivelando all'interno i temibili Tripodi meccanici (e appunto in parte alimentati da raggi magnetici in questa versione, personalmente preferisco la versione meccanica). L'impatto vicino a una cittadina della California viene seguito da vicino dalle forze dell'ordine e dallo scienziato Clayton Forrester (Gene Barry), casualmente a pesca da quelle parti. La potenza di fuoco dell'esercito americano riuscirà a contenere l'avanzata dei tripodi? O forse potrà farlo la scienza del professor Forrester o la fede del pastore Collins (Lewis Martin)? Ovviamente non sarò io a dirvelo e a rovinarvi la sorpresa.

Lo schianto in California sarà solo la testa di ponte di un'invasione senza confini orchestrata in maniera egregia per quello che poteva essere un ottimo blockbuster degli anni '50.

I tripodi alla conquista della Terra

venerdì 6 luglio 2012

YELLOW SUBMARINE

(di George Dunning, 1968)

In una terra fantastica dove si vive a suon di musica immersi nel colore e nell'amore arrivano i cattivissimi Biechi blu, strampalati esseri decisi a cancellare tutti i colori e distruggere ogni forma di musica e di allegria. Avvalendosi del temibile GLOVE, un guanto automatizzato, e delle mele giganti dello strampalato paese (APPLE vi ricorda qualcosa?) immobilizzano tutti i suoi abitanti.

Solo uno di loro riesce a fuggire a bordo di un sottomarino giallo e corre (metaforicamente) a cercare aiuto. Non essendo disponibili eroi come i Vendicatori o la Justice League of America il nostro esule dovrà accontentarsi dei Beatles. Ringo, John, Paul e George saliranno a bordo del sottomarino per porre fine ai soprusi dei Biechi blu.

Iniziano una serie di peripezie e di strani incontri, come quello con Geremia il Nowhere man, caratterizzati dal nonsense e dalla psichedelia, dalla furia pop e dall'allegra cromia dell'animazione di Heinz Hedelmann, decisamente alternativa per i canoni d'animazione del tempo. Un viaggio attraverso i sei mari, paesaggi di sfrenata e incongruente fantasia: un viaggio avanti e indietro nel Mare del tempo, un tuffo nel Mar della scienza, strani incontri nel Mare dei mostri, l'incontro con Geremia nel Mar del niente, un giro nello stravagante Mare delle teste e infine il decisivo Mare dei buchi che permetterà l'approdo a un mare finale, quasi fossimo in un videogioco, il Mare del verde (mi viene in mente The seven seas of Rhye per rimanere in tema musicale).

Il tutto nella più completa mancanza di senso, il cartone animato è però carico di simboli e situazioni che rimandano al mito del quartetto di Liverpool, alcune situazioni sono divertenti e ovviamente la colonna sonora vale da sola la visione del film. C'è la Banda dei cuori solitari del Sergente Pepe e poi ci sono i Beatles, ognuno con la sua personalità e la sua filosofia, ognuno con la sua caratterizzazione grafica e la sua piccola follia. Follia è proprio la parola chiave del film. I nostri eroi trasformano GLOVE in LOVE e fanno cose del genere, come si può resistere?

Certo, se i Beatles proprio non vi piacciono - cosa che potrebbe nascondere problemi ben più gravi - anche il film potrebbe non rivelarsi un'ottima scelta per voi, in caso contrario la pellicola vale almeno una visione. Se siete fan che ve lo dico a fare? Probabilmente l'avrete già visto.

In colonna sonora, oltre all'omonimo brano, pezzi come Eleonor Rigby, All togheter now, When I'm Sixty-Four, Lucy in the sky with diamond, All you need is love e altri ancora.

giovedì 5 luglio 2012

BRADIPIT 25

Indovinate un po' chi crea pallottole di merda allo scopo di trasportare il cibo verso il suo nascondiglio? Va bene che pestare la merda porta fortuna, però... no, no, non è il nostro Bradi, lui sicuramente non ne avrebbe voglia, ma la giungla è piena di cari e simpatici amici.


Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

mercoledì 4 luglio 2012

AIDA

(di Clemente Fracassi, 1953)

Ha senso l'opera teatrale riproposta in televisione? E ancora, ha senso l'opera teatrale recitata e ripresa per il cinema?

E io che ne so, per chi mi avete preso?  Io non ci capisco niente di opera e teatro. Lo so che questo non è un vanto e non gioca a mio favore, però una delle regole che mi sono autoimposto per sviluppare questo blog è la massima onestà. Quindi potete leggere tranquillamente come ignorante, niente più, niente meno.

Però l'opera ha sempre intrigato mia moglie e l'altro giorno ci siamo cimentati nella visione di questa versione dell'Aida di Verdi realizzata nel 1953 per il cinema. La storia è recitata da un cast internazionale di attori tutti doppiati da affermati cantanti lirici. Sono praticamente assenti parti recitate ad esclusione di una voce narrante che interviene in alcuni frangenti (in realtà in poche occasioni).

Cosa dire? Considerata la durata non eccessiva e nonostante il genere non sia proprio accessibile ai non appassionati, il film scorre abbastanza agilmente verso la sua conclusione dando agli ignorantelli come me l'occasione di ampliare le proprie conoscenze.

Le parti cantate non sempre sono comprensibili, a mio avviso l'ideale sarebbe guardare film del genere con i sottotitoli. Le voci pare siano di prim'ordine. Sophia Loren che interpreta Aida è doppiata dal celebre soprano Renata Tebaldi, Radames interpretato da Luciano della Marra è doppiato dal tenore Giuseppe Campora. Lois Maxwell doppiata dal mezzosoprano Ebe Stignani da corpo ad Amneris, la figlia del faraone.

Nonostante la difficoltà in alcune parti ad interpretare dialoghi e pensieri cantati dei personaggi, la semplicità dell'intreccio favorisce la comprensione anche ai più inesperti.

Aida è una schiava etiope che diventa l'ancella di Amneris, figlia del faraone d'Egitto. Aida è però anche la figlia del Re etiope, Amonastro. Il condottiero egizio Radames è innammorato della bella schiava, riamato a sua volta sia da Aida che da Amneris. Intreccio sentimentale che non può far altro che sfociare in tragedia.

La recitazione è parecchio impostata ma credo che in fondo sia quasi inevitabile in un'operazione del genere. Le scenografie sono parecchio colorate e fastose, non male. Ovvio che il film non offre un divertimento sfrenato però si può fare, vedi mai che possa piacere anche ai non appassionati.

martedì 3 luglio 2012

TIJUANA, MON AMOUR

(di James Ellroy, 1999)

Quello che era in origine solo uno dei racconti contenuti in una raccolta più voluminosa, esce in Italia nella collana asSaggi (e infatti è proprio solo un assaggio) della Bompiani spalmato in un'ottantina di pagine che si leggono in un lampo, al prezzo di 6,50 euro. Meglio sarebbe stato includere il racconto nella sua collocazione originaria, la raccolta Corpi da reato ma tant'è... Per chi come me è fan dell'autore e vorrebbe leggere tutto il pubblicato di Ellroy, non resta che rivolgersi alla rete per recuperare il libro a un prezzo accettabile (infatti lo trovai a un paio d'euro prima che passasse la legge ammazza Amazon).

Con Tijuana mon amour, e il titolo già è una piccola perla, si torna ad immergersi nel marciume dell'America anni '50, nei vizi di Hollywood e nel fetore Losangelino, nella violenza e nella diffamazione dentro le quali soli i personaggi di Ellroy sanno muoversi così bene.

Torna alla ribalta il fogliaccio Hush-Hush tanto caro all'autore insieme a uno dei suoi imbrattacarte di punta, il diffamatore per eccellenza Danny Getchell. Sullo sfondo il processo per l'omicidio di Mabel Monahan alla fine del quale viene condannata anche la giunonica Barbara Graham. In primo piano invece l'inchiesta Dischi puliti venuta alla luce anche grazie al contributo del nostro prode reporter. Si dice che il Dj Flash Flood stia spingendo, pare in cambio d'incontrovertibile mazzetta, l'ultimo singolo di Linda Lansing complice anche l'inter(s)essamento della divina voce, proprio lui, The Voice, il grande e qui cristologico, Frank Sinatra.

Eventi che entreranno in connessione grazie all'indagine assolutamente interessata del nostro eroe indiscutibilmente non privo di macchie. Ci troveremo invischiati nel solito vortice di sesso, violenza e corruzione tanto caro ai personaggi di Ellroy e in un traffico di pellicce delle quali proprio la Lansig fa da testimonial. Un traffico che ci porterà dritti-dritti tra le meraviglie di Tijuana in compagnia del nostro Getchell e della parte più celebre del Rat Pack.

In Messico bisogna essere pronti a tutto, personaggi e situazioni senza freni e come al solito nessun eroe, nemmeno il protagonista. Dietro lo scintillio del mondo dorato di Hollywood si nasconde la pece, dietro la facciata rilucente lo sporco, uno sporco che nessuno come Ellroy è in grado di portare alla luce.

PS: il racconto è narrato con uno stile linguistico degno di essere studiato, sicuramente non facile e a volte spiazzante, però che maestria signori.

domenica 1 luglio 2012

A-Z: ABBA - GOLD

Abbandoniamo le compilation e le soundtrack per dedicarci finalmente ai vari gruppi che ho ascoltato, ammirato, disprezzato, amato o anche per lo più ignorato nel corso di tanti lunghi anni da ascoltatore.

Non è facile iniziare con una band di portata mondiale come gli Abba. Alfieri del pop per tutti con qualche incursione anche nella disco music, il gruppo svedese ha venduto nella loro carriera una mole sterminata di dischi (wikipedia parla di circa 375 milioni) . Dire che gli Abba sono il gruppo pop più famoso della scandinavia sarebbe riduttivo visto il loro successo mondiale che, sembra strano, ha mosso i primi grandi passi tra l'Australia e la Nuova Zelanda.

Al momento di esordire con il moniker Abba, il gruppo era già formato da due coppie sposate: Bjiorn Ulvaeus e la moglie Agnetha Faltskog e i coniugi Benny Andersson e Anni-Frid Lyngstad. Nel corso degli anni entrambi i matrimoni finirono con una separazione.

Il gruppo esordì nel 1973 con l'album Ring Ring che non ottenne però ancora grande successo, i primi risultati davvero positivi iniziarono a vedersi solo nel 1974 con l'album Waterloo.



Personalmente non ho mai seguito la carriera del combo svedese, mi sono informato sulle loro vicende giusto per stendere questo post. Nel 2008 però uscì nelle sale cinematografiche, diventando il fenomeno del momento, il musical Mamma mia! interamente corredato dalle canzoni degli Abba. Chiunque me ne diceva un gran bene così, dopo qualche mese, anche io mi deliziai con la visione di questo film. Lo trovai veramente una cagata pazzesca come neanche la celebre corazzata. Nello stesso periodo mi procurai anche questo greatest hits del gruppo: Gold.

In effetti anche della pellicola quello che rimaneva allo spettatore erano le melodie appiccicaticce di questi brani che ti si incollano in testa. Il talento per la composizione easy listening del combo è innegabile, i ritornelli contenuti in questa raccolta li conoscono anche le pietre e nel loro genere gli svedesi possono essere tranquillamente definiti maestri. Io non è che mi ci trovi poi tanto nel loro sound, però ammetto che i brani sono di facile presa e alcuni anche divertenti.

Anche nei brani dove i testi non sono puramente sentimentali e non narrano di donne striscianti al cospetto dell'uomo perfetto (non me l'aspettavo tra l'altro questo servilismo), la scelta dei suoni e delle aperture melodiche del combo non permette a sentimenti quali dolore o malinconia ad esempio, di emergere seriamente. Insomma mi sembra si respiri sempre aria di festa (con qualche eccezione ovviamente).

Diciamo che i pezzi degli Abba si ascoltano volentieri, non rientrano sicuramente nei miei ascolti preferiti. Just for fun come si dice... però alcuni dei pezzi più vicini alla disco...

L'album Gold ha venduto circa 28 milioni di copie diventando l'album di maggior successo degli Abba.



Gold: settembre 1992

01 Dancing Queen
02 Knowing me, knowing you
03 Take a chance on me
04 Mamma mia
05 Lay all your love on me
06 Super trooper
07 I have a dream
08 The winner takes it all
09 Money, money, money
10 S.O.S.
11 Chiquitita
12 Fernando
13 Voulez-vous
14 Gimme! Gimme! Gimme! (a man after midnight)
15 Does your mother know
16 One of us
17 The name of the game
18 Thank you for the music
19 Waterloo