domenica 30 settembre 2012

RIBELLE - THE BRAVE

(Brave, di Mark Andrews e Brenda Chapman, 2012)

La Pixar è tornata finalmente alla fiaba per grandi e piccini con esiti davvero ottimi. L'inversione di tendenza rispetto agli ostici (per i più piccoli) Wall-E, Up e Cars 2 è manifesta fin dal corto d'apertura intitolato La luna. Ad opera dell'italiano Enrico Casarosa il cortometraggio narra un breve episodio con protagonista un ragazzino che tra i consigli del nonno e quelli del padre dovrà trovare la sua strada. Cornice tenera intrisa d'atmosfere fiabesche.

L'approccio viene confermato dalla storia di Merida, la principessa coraggiosa futura reggente di un regno immerso nelle splendide terre si Scozia. Dal padre Fergus la ragazza dalla rossa chioma impara l'arte del tiro con l'arco mentre la madre Elinor, legata alle tradizioni e alle buone maniere, vede in lei la garanzia di un futuro di pace per il regno.

Quando la ragazza arriva ad essere in età da marito la regina vorrebbe accasarla con il primogenito di uno dei condottieri dei tre maggiori clan della Scozia: i McGuffin, i McIntosh e i Dingwall. A questo fine viene organizzato un torneo di tiro con l'arco dove il miglior guerriero otterrà la mano della giovine. Inutile dire come i tre contendenti siano dei perfetti imbecilli, Merida in qualità anch'ella di primogenito pretenderà di partecipare alla tenzone per rivendicare la propria indipendenza e la propria libertà. Da qui la storia prenderà sviluppi imprevisti.

C'è un po' tutto quel che serve per realizzare un ottimo film d'animazione in questa nuova uscita della Pixar. C'è il ritorno alla morale e al messaggio per i più giovani che non è principalmente quella dell'emancipazione femminile come si è letto da più parti quanto la più semplice ed evergreen ricerca del proprio destino, la fiducia in se stessi e la profusione e l'impegno affinché questo destino ci porti proprio dove noi vogliamo. Semplice ma sempre efficace. C'è un'animazione splendida nei dettagli, la fantastica chioma rosso acceso di Merida, il pelo degli orsi ma soprattutto i bellissimi paesaggi scozzesi ne sono solo alcuni esempi. Ci sono la giusta ironia e il giusto numero di scene divertenti, dei personaggi ben caratterizzati e accattivanti, c'è la magia e il sovrannaturale, le scene d'azione e la giusta dose di sentimento.

Un film che forse non mette sul piatto grande innovazione e grandi spunti di discussione ma che ha tutte le caratteristiche per diventare un nuovo classico. E poi vuoi mettere, finalmente una principessa un po' più tosta, di certo non guasta.

sabato 29 settembre 2012

10 VOLTI

Dopo una lunga pausa torna Indovina chi? con un nuovo nome e un rinnovato mini-torneo.

10 volti riprende esattamente lo schema del gioco che lo ha preceduto con regole rinnovate e più dirette per quel che riguarda l'assegnazione dei punti.

Senza troppi pasticci: bisogna indovinare chi siano i dieci personaggi proposti, un punto per ogni personaggio indovinato. Per ogni giocatore due soli tentativi al giorno per ogni volto. Chi indovina più di cinque personaggi nella stessa manche al primo tentativo avrà diritto a un punto bonus, due se li indovina tutti e dieci.

Il torneo finirà dopo la venticinquesima manche.

Nessun premio, solo un mare di gloria e il sangue degli avversari lasciati sul campo di battaglia.

Pronti... via!

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giovedì 27 settembre 2012

SPALDEEN AND SKULLY CAPS

Solo un paio di giorni fa ho finito la lettura di Paddy Clarke Ah Ah Ah! ed ecco che mi trovo immerso nell'infanzia di un altro ragazzino, un bambino cresciuto a un'oceano di distanza dal precedente. Questa volta non siamo a Barrytown nell'Irlanda di fine anni '60 ma a Brooklyn, New York City all'inizio del decennio successivo.

Il libro che sto leggendo è La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem, romanzo come il precedente in gran parte autobiografico. Di quest'opera vi parlerò più avanti, a lettura terminata.

La storia narrata dallo scrittore di Brooklyn scatena fin da subito immagini evocative, la scrittura di Lethem ci trasporta come per magia nella Dean street dell'epoca, insieme ai bambini protagonisti del libro, per scoprire i loro svaghi e i loro giochi.

All'epoca andavano per la maggiore le Spaldeen (in realtà la dicitura corretta sarebbe Spalding), palline rosa che venivano usate dai ragazzi per simulare partite di baseball stradaiole o per giocare a pallamuro e simili. Bellissime le immagini d'epoca che si trovano in rete sull'argomento.


Altra attività diffusa nelle strade di Brooklyn in quegli anni erano le partite a Skully, giocate con gli skully caps, tappi di bottiglie (bibite gasate, birra, coca, etc...) riempiti di cera, su un campo tracciato sull'asfalto con del semplice gesso bianco.

Una partita a Skully


La grande popolarità delle palle Spaldeen tra i giovani newyorkesi è testimoniata anche dalla presenza delle stesse in una tavola dell'amichevole Uomo Ragno di quartiere, ne parla uno dei ragazzini coinvolti nell'episodio.



Alla fine dei giochi, al termine di pomeriggi estivi funestati dall'afa quale miglior rimedio del caro vecchio idrante.



"... prima degli anni di stagioni e di ore che avrebbe trascorso sulla strada, prima di Robert Woolfolk e di Mingus Rude, prima di Play that funky music, white boy, prima della Intermediate School 293 e di tutto il resto..."

BRADIPIT 33

Le giornate si accorciano, il buio scende presto e il freschino permette a tutti di farsi grandi dormite, incredibile ma vero, anche al nostro Bradi.


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martedì 25 settembre 2012

PADDY CLARKE AH AH AH!

(Di Roddy Doyle, 1993)

Paddy Clarke è uno di quei libri che ti fa sorridere fin dal principio, che ti coinvolge lentamente per poi farti accorgere a lettura terminata di averti regalato anche delle emozioni.

Siamo a Barrytown, città nella quale l'autore irlandese ha ambientato diversi suoi romanzi, Patrick Clarke detto Paddy è un bambino di dieci anni con una vita normale: la scuola, degli amici con cui giocare, un fratellino più piccolo con cui litigare, una mamma e un papà che gli vogliono bene.

Il libro, più che la storia del protagonista, ci presenta una serie di brevi episodi legati alla sua infanzia, ce ne descrive i gusti, le passioni come quelle per il calcio e per gli indiani d'america, il rapporto con i genitori e con gli amici nonché quello con il vicinato vittima delle sue marachelle giovanili. Il punto di forza del libro è lo stile di scrittura adottato da Doyle che ricrea in maniera credibile linguaggio e pensieri di un bambino di dieci anni che racconta le sue esperienze con una narrazione intrisa di umorismo e di tenerezza. Immersi in questo canone narrativo verremo coinvolti nelle scorrerie all'interno dei cantieri di una cittadina in forte cambiamento, nelle partite a calcio giocate per la strada (durante le quali tutti vorrebbero essere George Best), nelle disavventure scolastiche e nelle zuffe tra amici. Si sorride di fronte a molti di questi episodi, parecchi dei quali hanno il potere in qualche modo di riportarci ai tempi della nostra infanzia. Esperienze universali.

Il tono del racconto rimane leggero per la quasi interezza del libro, a tratti appassiona in altri momenti si lascia semplicemente leggere. L'impressione è quella di una piacevolezza alla quale manca quel qualcosa per fare il salto di qualità. Forse manca proprio quella sofferenza che rende titoli anche simili decisamente più coinvolgenti emotivamente.

Per rimanere in Irlanda e su storie con dei ragazzini come protagonisti potrei citare Le ceneri di Angela di Frank McCourt, libro di tutt'altro spessore emotivo.

Poi sul finale del libro si muove qualcosa, un qualcosa che mi ha fatto rivalutare l'intera lettura. Inizia piano, quasi con dei sussurri, come un gridare a voce bassa, per non farsi sentire. Come i litigi tra mamma e papà. Basta poco per scatenare emozioni, riflessioni profonde e a far risaltare responsabilità importanti, soprattutto quando sei un genitore.

Perché i bambini vanno sempre protetti, dalle nostre stanchezze, dalle nostre frustrazioni e dai nostri momenti no. Purtroppo sempre più spesso questo i grandi lo dimenticano.

Roddy Doyle

lunedì 24 settembre 2012

UNDERDOG - STORIA DI UN VERO SUPEREROE

(di Frederik du Chau, 2007)

Pare proprio che i tempi dei classici senza tempo della Walt Disney dedicati alle famiglie, vedi Mary Poppins, Pomi d'ottone e manici di scopa, Quattro bassotti per un danese, Il gatto venuto dallo spazio, Un maggiolino tutto matto e via discorrendo siano inevitabilmente tramontati. Anche in tempi più recenti (relativamente) il colosso dell'intrattenimento aveva proposto cose divertenti come Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi o i lungometraggi dedicati ai Muppet.

Ora come ora se fate un giro in rete anche prodotti come questo Underdog vengono considerati un buon intrattenimento per famiglie. Nulla di male nel film, pensato per i più piccoli e una volta tanto non per i genitori (cosa che considero positiva), un animale come protagonista che si va sul sicuro e i classici contenuti da storia a lieto fine.

Personalmente non l'ho trovato un gran prodotto, guardabile, una pellicola che ha colto nel segno in quanto Laura si è divertita parecchio, mia moglie si è addormentata dopo cinque minuti e io sono arrivato ai titoli di coda senza suicidarmi. Può bastare per un sabato sera di relax (certo che ci sarebbe di meglio da fare).

Guardandosi indietro però il divario risulta netto e palesemente a favore dei bei tempi andati. Sarà solo nostalgia perché quei bei tempi andati erano anche i miei o la produzione disneyana recente è davvero al ribasso?

La storia è piacevole nella sua semplicità fanciullesca: uno dei peggiori cani poliziotto del dipartimento di Capitol City, un beagle, dopo aver combinato un mezzo disastro, finisce nelle grinfie di uno scienziato dall'instabile equilibrio mentale. Accidentalmente il Beagle verrà esposto a sostanze chimiche che lo trasformeranno in un super-cane.

Dopo essere fuggito verrà adottato dal guardiano Dan (Jim Belushi) che lo porterà in dono al figlio Jack (Alex Neuberger) con il quale sta cercando di re-instaurare un rapporto dopo la morte della madre. Dopo un approccio inizialmente conflittuale e dopo che le capacita del cane, ribattezzato Shoeshine, si sono manifestate il ragazzo e l'animale diverranno inseparabili.

Starà proprio al nuovo eroe Underdog (con tanto di identità segreta), salvare Capitol City dalle macchinazioni dello scienziato Barsinister (Peter Dinklage) e del suo aiutante (Patrick Warburton).

Le caratteristiche per diventare un buon film per famiglie ci sono: il malvagio e il suo aiutante macchietta, il rapporto difficile padre/figlio, il legame con l'animale fuori dal comune, qualche ammiccamento a Superman e a Lilli e il Vagabondo, non mancano neanche una ragazzina e una cagnetta per far palpitare i cuori dei due protagonisti. Eppure ci si volta, si guarda indietro e sembra che manchi proprio qualcosa.

venerdì 21 settembre 2012

BACK TO THE ROOTS: DALLAS BLUES

Tin Pan Alley
Ogni tot mi viene voglia di qualcosa di nuovo (o un bel gioco, del cioccolato...). E meno male. Mi girava da un po' di tempo in testa l'idea di affiancare ai vari Back to the past qualcosa che approfondisse un minimo di più quello che è stato il passato della musica andando a recuperare aneddoti/episodi/cantanti/canzoni etc...

Anche qui, nulla di verboso o prolisso, principalmente spunti e argomenti spesso mutuati dalla rete stessa e rielaborati. Non una pretenziosa storia del rock (perché sempre qui si cade) che non ne sarei assolutamente in grado.

Però andar più indietro, argomentare, spulciare, capire, ascoltare, dire, fare, lettera, testamento...

E allora Back to the roots, alle radici del rock? Ma chi lo sa, vediamo cosa ne vien fuori.

Che poi mica è facile andare a capire un fenomeno come la musica rock da cosa deriva, quando nasce. Solitamente chi afferma: "il rock nasce lì, oppure nasce là" fa riferimento solo a delle convenzioni accettate da esperti, storici e appassionati. Le influenze sono molteplici, le certezze molte meno.

Il rock nasce dal blues? Evoluzione del country? Altro? Difficile dirlo, soprattutto se prendiamo in esame il rock come lo conosciamo oggi con influenze che arrivano veramente da ogni parte.

Uno dei primi contributi alla nascita del genere lo diede Taddheus Cahill nel 1897 con l'invenzione del Telharmonium, primo strumento musicale elettrico. L'idea dell'inventore era quella di diffondere la musica (ancora non amplificabile) attraverso il telefono. Lo strumento, che non prese mai piede, può considerarsi sia un'antenato dell'organo Hammond sia il veicolo (nelle intenzioni dell'inventore) di una sorta di streaming ante-litteram.

Thelharmonium

Importantissimo il ruolo della cosiddetta Tin Pan Alley, come venne definita l'industria musicale di New York. Già dal 1885 gli editori musicali, che all'epoca commerciavano principalmente in spartiti e non in musica vera e propria, iniziarono a concentrarsi tra la 28esima strada e la Sesta Avenue di Manhattan dando una forte spinta ai futuri musicisti. Tra i promotori della vendita degli spartiti musicali troveremo in futuro niente meno che un giovane George Gershwin.

Ma torniamo al blues. Nel 1912 viene pubblicato il primo pezzo blues ad opera del direttore d'orchestra di origini tedesche Hart Wand. Un pezzo di storia sul quale gravano incertezze e mancanza di informazioni. Anche in rete non sono riuscito a reperire nessun video che abbia come traccia musicale l'originale Dallas Blues, il pezzo in questione.

Ma un pezzo sulla musica senza musica che pezzo è? (la battuta è scontata, non postatela nei commenti vi prego :)

Allora eccovi una compilation di brani che parte proprio con un accenno di Dallas Blues.


giovedì 20 settembre 2012

BRADIPIT 32

Ed ecco una tavola meravigliosa del nostro Bradi. La costruzione della stessa da parte di Giuseppe in questo caso è stata magistrale, a voi coglierne le sfumature. Per una volta abbandono le mie solite facezie e mi inchino.


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martedì 18 settembre 2012

G.I. JOE - LA NASCITA DEI COBRA

(G.I. Joe: The rise of Cobra di Stephen Sommers, 2009)

Per una volta partiamo dai premi. Il film è stato davvero bistrattato, candidato ai Razzie Awards nelle categorie peggior film, peggiore attore non protagonista per Marlon Wayans (e qui la statuetta ci stava tutta), peggiore attrice non protagonista per Sienna Miller (che è riuscita a portarsi a casa il premio con merito), peggior regia, peggior sceneggiatura per Stuart Beattie e soci (e questa era sacrosanta), peggior prequel/rip-off/remake/sequel, nonostante ciò ai Razzie è stata incoronata solo la Miller.

Ma come? Questa fetenzia di film si è portato a casa un'unica statuetta del peggio del peggio? E gli altri candidati che monnezza erano?

G.I. Joe non è che mi sia piaciuto poi tanto, giusto per chi non l'avesse capito. Non che le aspettative fossero così alte, però ricordo che ne lessi una discreta recensione su Film Tv, rivista dalla quale sono semi-dipendente, inoltre mi aspettavo una sorta di mini effetto nostalgia in quanto avevo ancora in mente i cartoni animati e le action figures dell'epoca in cui mio fratello era piccolo, quando si guardava la tele e si giocava insieme.

Invece niente, il vuoto. Trama: La MARS, che qui non produce barrette di cioccolato ma armi, vende dei missili di nuova concezione alla NATO. La squadra dell'esercito americano (nella quale militano Duke e Ripcord) incaricata di proteggere le armi ha la peggio in uno scontro con i futuri Cobra. Intervengono i G.I. Joe che risolvono momentaneamente la situazione.

Lo scontro tra le due fazioni per il possesso dei missili si protrarrà fino alla fine del film senza regalare emozioni, senza rinverdire sopiti ricordi, senza divertire e senza mai essere convincente. Sceneggiatura? Recitazione? Ironia? Ma per favore, quale? Quella di Wayans? Irritante a dir poco, ho sperato per tutto il film che i Cobra lo uccidessero. Ovviamente quei deficienti non ci sono riusciti. I personaggi poi, Zartan (Arnols Vosloo) che ruolo aveva ad esempio? L'hanno inserito solo per garantirsi il cliffhanger finale? La raffazzonata relazione tra Ripcord (Wayans) e Scarlett (Rachel Nichols), il mistero legato alla Baronessa (la Miller), il vecchio amore tra lei e Duke (Channing Tatum), tutti elementi atti a riempire in qualche modo, il peggiore tra l'altro, le due ore di durata della pellicola.

Un poco più argomentata la relazione sui due fratelli rivali, i ninja Snake Eyes e Storm Shadow, tra i pochi personaggi riconoscibili dei vecchi Joe insieme a Duke e Scarlett. Insoddisfacenti anche gli effetti speciali, l'impressione che danno i numerosi mezzi dei Joe è proprio quella di giocattoloni, da un momento all'altro mi aspettavo di veder spuntare la mano di un bambino ad afferarli come accade nelle migliori pubblicità.

Un'unica rutilante sequenza di scene d'azione con poco senso, fredde e mai coinvolgenti. Ben vengano anche i blockbusteroni just for fun ma che almeno, per favore, siano divertenti e ironici (vedi The Avengers per esempio).

Neanche con tutta la buona volontà, neanche in nome dei tempi andati. Magari salviamo giusto i pochi minuti di Dennis Quaid, il tosto Generale Hawk.

lunedì 17 settembre 2012

BACK TO THE PAST: 1975 PT. 2

Riagganciandomi al post precedente, per la seconda parte di questa grandissima annata (indovinate un po' chi ci è nato?) inizio con il proporvi la cover di Baby please don't go di Big Joe Williams interpretata dagli incontenibili Ac/Dc in versione scolaretto/scolaretta. Imperdibile.



Per il loro terzo album gli Aerosmith scelgono come titletrack l'energica Toys in the attic. Il pezzo, scritto da Perry e Tyler, contribuirà a rendere l'album uno dei più grandi successi del gruppo che nei seventies era ancora in grado di produrre un ottimo rock sanguigno.



Non può mancare nemmeno la citazione al primo amore che, si sa, non si scorda mai. Nel 1975 esce A night at the opera, uno dei migliori album della band britannica dei Queen. Apertura aggressiva con Death on two legs, brano dedicato con poco amore a un ex-manager.



Chiudiamo con un pezzo dei Nazareth dall'album Hair of the dog. Proprio il pezzo che dà il titolo all'album è stato ripreso in seguito anche da band molto celebri (i Guns n' Roses ad esempio) che hanno contribuito ad aumentarne la popolarità.

sabato 15 settembre 2012

A-Z: AC/DC - HIGH VOLTAGE

Nel 1974 a Sydney, Australia, nasce una delle più popolari rock band di tutti i tempi. I fratelli Young (Angus, Malcolm e George), originari della Scozia, danno vita insieme a Bon Scott (voce) agli AC/DC. Nello stesso anno, grazie alla produzione di George che suona anche il basso, vede la luce High Voltage, album d'esordio della band australiana distribuito per il solo mercato dell'isola.

Ai tre fratelli Young (Angus e Malcolm alle chitarre e George al basso) e al cantante Bon Scott si affiancarono dietro le pelli diversi musicisti. Questa prima versione dell'album comprendeva anche la cover di Baby please don't go di Big Joe Williams.

La formazione acquista stabilità e forma compiuta dal successivo T.N.T., album del 1975 con l'innesto di Mark Evans al basso in sostituzione di George Young e Phil Rudd alla batteria. anche in questo caso l'album contiene una cover: School days di Chuck Barry. La distribuzione rimane però limitata all'Australia.

Solo nel 1976 arriva il salto a livello mondiale della band con High Voltage edizione internazionale, una sorta di compilation assemblata mischiando i pezzi dei primi due album del gruppo. Vengono eliminate le cover e scelti due pezzi dalla prima edizione di High Voltage e ben sette dal secondo album T.N.T., i nove pezzi andranno a comporre la tracklist definitiva dell'album.

La band arriva al lancio mondiale con alle spalle già due dischi di platino, numerose serate live macinate e uno stile ormai consolidato e riconoscibile. L'hard rock degli AC/DC affonda le mani nelle radici blues della musica, il loro piglio provocatorio e scanzonato, l'approccio viscerale alla chitarra di Angus Young e la voce roca di Scott ne fanno un insieme d'eccezione, autentico e ribelle allo stesso tempo. Eleganti? No! Semplicemente genuini e maledettamente efficaci.

I primi due pezzi dell'album sono una chiara dichiarazione d'intenti, quello che conta è la musica, il rock 'n' roll, anche se costa fatica, sudore e pazienza. In fondo It's a long way to the top if you wanna rock 'n' roll. Nel primo riff di chitarra c'è già tutta una carriera ormai quasi quarantennale, è una strada lunga ma i ragazzi ce l'hanno fatta (anche se non sono più tutti con noi). La voce di Scott graffia da subito (anche se io sono più legato a Johnson) e il ragazzo si cimenta anche con la cornamusa in onore della cara vecchia Scozia. Un grande attacco. I fraseggi di Angus e Malcolm li conosciamo e sono impeccabili, la sezione ritmica tiene botta, semplici ed efficaci.

Diversi i pezzi contenuti nell'album che diverranno celebri e che continueranno ad apparire nel corso degli anni negli infuocati live show della band (ho avuto la fortuna di vederli e ne so qualcosa): The Jack, che scandisce spesso gli spogliarelli live dello scolaretto più temuto del rock (Angus Young), Live Wire, T.N.T. e la stessa High Voltage.

I testi sono puro rock 'n' roll, la musica offre gli spunti più interessanti ma non mancano le storie dedicate al gentil sesso (The Jack, She's got balls, Can I sit next to you girl), storie decisamente poco romantiche dove il doppio senso è spesso dietro l'angolo. Testosterone e tracotanza di contorno, nonostante ciò tutto funziona. Il rock è anche (o soprattutto) questo.

PS: gli AC/DC occupano la seconda posizione nella classifica degli album più venduti di tutti i tempi (da quando ci sono i dati almeno), infatti l'album Back in black è secondo solo a Thriller di Michael Jackson.



High Voltage (International edition), 1976 - Atlantic Records

Bon Scott: voce, cornamusa
Angus Young: chitarra
Malcolm Young: chitarra
George Young/Mark Evans: basso
Phil Rudd: batteria

Tracklist:
01 It's a long way to the top (if you wanna rock 'n' roll)
02 Rock 'n' roll singer
03 The Jack
04 Live wire
05 T.N.T.
06 Can I sit next to you girl
07 Little lover
08 She's got balls
09 High voltage

giovedì 13 settembre 2012

MARVEL VINTAGE 11

Puntate precedenti.

Il 1947 continua sulla scia dell'anno precedente. Una delle poche testate che la Timely ancora dedicava ai supereroi chiude con il diciannovesimo numero. Parliamo di All-Winners Comics che dal ventesimo numero e per una sola uscita diventa All Teen Comics. Ancora storie adolescenziali a scapito degli eroi in calzamaglia, come editor il sorridente Stan Lee.

Cover di All Teen 20 di Mike Sekowsky (Gen. '47)


Il genere va per la maggiore così anche Krazy Komics e le sue storie umoristiche dal numero 27 si trasformano in Cindy Comics, insieme alla protagonista in questo numero appare anche Margie, direttamente dalle pagine del suo comic-book. Chiude anche Kid Movie Komics per lasciar posto a Rusty Comics.

Cindy Comics 27 (autunno '47), artista sconosc.

Rusty Comics 12 (apr. '47), artista sconosciuto


Nel delirio di pubblicazioni, cambi, rilanci, aggiustamenti, i pasticci sulle testate Timely non hanno fine. All Teen torna ad essere per un unico numero All-Winners Comics per cambiare ancora una volta il numero successivo e lanciare Hedy De Vine Comics, ennesimo albo con protagonista femminile.

Hedy De Vine 22 (ago. '47), art. sconosciuto


Anche All-Surprise Comics e Fuzzy Tunes cedono il passo all'universo femminile e rispettivamente con la tredicesima e la ventiquattresima uscita diventano Jeanie Comics, che presenta almeno una storia scritta dallo stesso Stan Lee, e Junior Miss. Il filone teen continua anche con Teen Comics: Kurtzman e Sekowsky tra gli autori.

Jeanie Comics 13 (apr. '47) cover di Al Jaffee

Junior Miss 24 (apr. '47), art. sconosciuto


Teen Comics 21 (apr. '47), art. sconosciuto


Per vedere qualcosa di diverso dobbiamo aspettare l'autunno del 1947, la cancellazione di Wacky Duck e la nascita di Justice che in maniera singolare verrà rinumerato partendo dal numero 1 (e finalmente ci viene da dire). Tema poliziesco, il sottotitolo recita F.B.I in action, torna anche Syd Shores alle copertine. Lo stesso artista disegna la cover di Official True Crime Cases, testata che prende il posto di una delle colonne portanti della Timely supereroica. Chiude infatti con il numero 23 Sub-Mariner Comics, i fan salutano anche il principe di Atlantide.

Cover di Justice 1 (aut. '47), di Syd Shores

Official True Crime Cases 24, di Syd Shores

Piano piano anche le varie testate dedicate agli animaletti antropomorfi che dilagarono negli anni precedenti iniziarono a sparire. Il filone rosa/teen eclissa tutto il resto. Una piccola e ancora incerta diversificazione nelle nuove uscite si affaccia sul mercato grazie alle crime stories. Sono pochi i titoli supereroistici ancora non toccati dalla falce del mercato. Si può notare come in alcune cover inizi a campeggiare il marchio Marvel, sigla che diverrà poi il nome simbolo della casa editrice negli anni '60. Prima si dovrà passare però attraverso l'era Atlas.

Continua...

BRADIPIT 31

Ora si che vale la pena pagare il canone, perché un abbonato ha sempre un posto in prima fila, anche nella giungla. Li davanti, affianco al giaguaro.


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mercoledì 12 settembre 2012

IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Sembra quasi incredibile eppure anche questo momento è giunto. In un attimo. La stavamo guardando poco tempo fa che cercava di mettersi in piedi, la ascoltavamo parlare di Laura in terza persona, quasi fosse un'entità a lei estranea. Forse ci siamo distratti un momento, per ascoltare qualcosa, per cogliere un particolare intuito con la coda dell'occhio. Ci siamo voltati e lei era lì con il suo sorriso smagliante, il grembiulino blu, lo zaino in spalle, pronta per andare a scuola. A scuola. Ma come? Come è potuto succedere? Quando è successo?

Stamattina, contenta come una Pasqua, rilassata (mentre invece mamma e papà hanno dormito maluccio), ha fatto colazione, si è lavata, vestita, ha messo il suo grembiulino blu, si è tirata su lo zaino e via, si parte. La mamma ha versato le sue lacrime già da ieri, nel momento di preparare la prima cartella (ai nostri tempi c'era la cartella, quella rigida, mica c'erano gli zaini).

A scuola a piedi, reportage fotografico e attesa davanti l'ingresso per entrare. Quelli agitati eravamo noi, mica lei. Lei era pronta per la scuola. E sì che più volte le avevamo intimato di rimanere piccola, di non crescere troppo (e troppo in fretta). Ma mica ce l'abbiamo fatta. Eccola lì. Bellissima.

E così tutti dentro, genitori compresi, in un'aula affollata che si è presto tramutata in una grande sauna. Le ultime cose, le maestre e poi siamo dovuti andar via, con calma. Una mano tenuta un pelo più a lungo del solito, tutto qui. E poi la scuola.

E' uscita, dice che le piace. Ci ha raccontato cosa ha fatto, solitamente la si deve pregare un po' ma oggi no. Ci ha chiesto se domani ci può tornare. Che dobbiamo fare? Ce la mandiamo?

martedì 11 settembre 2012

VISIONI 42

E' un po' di tempo ormai che non inserisco da queste parti delle belle vedute fotorealistiche, quei bei paesaggi urbani che mi piacciono tanto. Prendiamo questa volta in considerazione il notevole lavoro di Nathan Walsh, talentuoso artista contemporaneo.


Barcelona



Little Russia



New York



Prague



Trafalgar



Venice



Verona II

sabato 8 settembre 2012

IL CAVALIERE OSCURO - IL RITORNO

(The Dark Knight rises, di Christopher Nolan, 2012)

Il terzo è ultimo capitolo dell'era Nolan dedicato al cavaliere oscuro è un film imperfetto per la perfetta chiusura del cerchio. Quasi un controsenso ma nelle mani di Nolan sembra riuscire qualsiasi gioco di prestigio. Chi ha già visto il film sa di cosa parlo, chi non l'ha fatto avrà quasi sicuramente letto commenti sparsi qua e là nella blogosfera riguardo le varie incongruenze presenti nel film (qui un ottimo esempio).

Il compito è assolto, il ciclo è finito, il sipario è calato e io personalmente sono uscito dalla sala completamente appagato. Certo, come dicevamo prima, ci sono delle sbavature ma in fin dei conti a chi importa? Abbiamo assistito a quella che è la miglior interpretazione di Batman per il cinema (con buona pace anche del primo splendido Batman di Burton), un'emozione che ci consente di poter sorvolare su alcuni dettagli (insignificanti o meno che siano).

Uno spettacolo avvolgente per l'intera durata di una pellicola molto lunga, un film che cattura l'attenzione dello spettatore, un film dove Batman non è neanche protagonista assoluto, dove la scena gli viene rubata a turno dal suo alter ego Bruce Wayne (l'ormai inattaccabile Christian Bale) e dalla sua nemesi Bane (un grande Tom Hardy in grado di recitare in maniera convincente con a disposizione una percentuale minima di mimica facciale).  Un villain che scatena paure come pochi, il male e il caos incarnati, una presenza ingombrante e degna del suo avversario, almeno fin quasi alla fine del film dove sarà protagonista di una di quelle piccole cadute di tono riscontrabili lungo le due ore e quarantacinque minuti del film. Fugati anche tutti i dubbi sulla scelta di Anne Hathaway nel ruolo di Selina Kyle, molti furono gli scettici riguardo questa scelta di casting eppure Nolan ha avuto ragione anche in questo caso (io non mi stancherei mai di guardarla questa Catwoman e anche qui con buona pace di Michelle Pfeiffer, ma questi son gusti personali). E poi cos'altro? Una Gotham City realistica e ferita come mai prima, lontana dalla sua controparte a fumetti ma dannatamente vicina alla No man's land batmaniana per solitudine e anarchia. A Gary Oldman non rimane che recarsi all'anagrafe e cambiare il suo nome in Jim Gordon. Sorpresa finale per l'ottimo Gordon Levitt nei panni dell'agente Blake, uno dei personaggi più interessanti introdotti in questo terzo capitolo, a completare il cast ancora gli ottimi Morgan Freeman e Michael Caine con l'ennesimo nuovo ingresso per Marion Cotillard (Miranda Tate).


E' in fondo la solita vecchia storia, la caduta, la sofferenza, la ricerca e il riscatto. La motivazione, il fine ultimo per cui affrontare le cose. Così, sbattuteci in faccia nella maniera più spettacolare e intelligente possibile. Siamo di fronte a un blockbuster, ma un blockbuster di Nolan non è un blockbuster qualsiasi e il regista l'aveva già dimostrato in passato (con Inception ad esempio). Non si poteva forse chiedere di più a questo capitolo finale (magari un po' di attenzione in più alla scelta delle voci italiane), monumentale e giustamente denso, una densità che non permette la perfezione ma consente riflessioni e divertimento allo stesso tempo e di questi tempi non è poco, per niente.

Non ho detto praticamente nulla della trama ma oramai ne hanno parlato tutti, è quasi superfluo.

giovedì 6 settembre 2012

BRADIPIT 30

Torna, con la dovuta calma, dopo stressanti vacanze anche il nostro Bradi. Ormai dopo trenta appuntamenti e qualche speciale dovreste conoscere il soggetto, ma noi sappiamo che volete saperne di più. Ecco in arrivo un'interessante (?) novità. Bradi sbarca in TV...


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