sabato 26 gennaio 2013

INTERNAZIONALE (2)

Questa settimana, a differenza di quel che è accaduto la settimana scorsa, i contenuti più interessanti del nuovo numero di Internazionale li ho trovati proprio nell'articolo di copertina: Quattro giorni a Davos, di Emmanuel Carrère ed Hélène Devynck per il francese XXI.

Davos è una località della Svizzera dove ogni anno si organizza, dal 1971, un forum economico che vede tra gli ospiti capi di stato, personalità influenti e manager e direttori delle imprese/industrie che stabiliscono le politiche economiche mondiali, i cosiddetti poteri forti. (insomma uno di quei posti da far saltare per aria quando sono tutti dentro :).

Va da sè che non è un posto dove può accedere chiunque.

I due autori dell'articolo (uno scrittore e un giornalista) sono stati introdotti al summit dal giovane Félix Marquardt:

"inventore delle A thing: le cene dell'Atlantico. A metà strada tra un think tank e un'agenzia di pubbliche relazioni, le cene dell'Atlantico riuniscono intorno a leader politici che passano a Parigi uomini d'affari e diplomatici, ma anche scrittori artisti e rapper".

Insomma, uno che si muove tra la gente che conta e ha accesso a posti inavvicinabili per altri.

Il primo incontro della coppia è quello con Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca Centrale Europea.

"Prima domanda: "Se  fossimo venuti qui nel 2007 avremmo certamente intervistato persone che anticipavano l'imminente crisi dei subprime, di cui non avevamo nessuna idea. All'epoca non conoscevamo neanche la parola. Allora ci chiediamo, cosa può essere oggi l'equivalente? Qualcosa che non conosciamo e che forse lei ci può anticipare?". [...] In ogni caso (Trichet che non risponde) si alza dicendo che sarebbe meglio rivedersi a Parigi per un'intervista di cui saranno prima fissate le regole.

Iniziamo bene, le domande scomode (ma forse neanche poi tantissimo) ai potenti non piacciono. Il punto che preme portare alla luce ai due scrittori, che è quello che preme un po' a tutti noi è più o meno il seguente:

[...] un capitalismo finanziario ossessionato dal profitto, insensibile alle sue conseguenze sociali e alle vertiginose diseguaglianze che contribuisce ad accentuare da trent'anni, senza nessuna regolamentazione. Un capitalismo che privatizza i guadagni e socializza le perdite, che considera gli Stati come un'eredità sovietica, ma che conta su di loro per essere aiutato quando gira il vento, e che di crisi in crisi trascina i paesi occidentali verso un naufragio nel quale le classi medie sembrano destinate ad affogare, mentre i responsabili vengono salvati in elicottero. [...]

 Ma a Davos si ha coscienza di questo?

La risposta è inequivocabile: no.

Ecco come ragionano i ricconi che vivono sulle nostre spalle (perché non è che vivano da qualche altra parte).

[...] Disillusione? Crisi? Disuguaglianze? Va bene, se proprio ci tenete, ma come dice il cordiale e caloroso amministratore delegato della Western Union bisogna essere chiari: se i manager non ottengono i compensi che meritano, se ne andranno altrove. e poi, cosa vuol dire capitalismo? Se una persona ha cento dollari di risparmi e li deposita in banca sperando di averne presto 105, è un capitalista come me e voi. Ha detto proprio "come me e voi", e anche se guadagnamo uno stipendio più che decente, anche se non conosciamo lo stipendio esatto dell'A.D. della Western Union, per non parlare delle sue stock option, quel "come me e voi" merita il premio miglior battuta di Davos. [...]


Il bello è che questi qui sembrano realmente convinti di essere nel giusto, di essere una specie di congrega di filantropi in mobilitazione univoca verso la salvezza e l'elevazione di questo mondo schifoso.

Ed ecco invece quel che pensa della questione l'anfitrione Félix Marquardt:

[...] gli occidentali lo definiscono in termini di crisi e di disastro, ma per i paesi emergenti il discorso è completamente diverso, il nostro disastro è il loro trionfo. In altre parole, se nel tempo in cui cinque cinesi o indiani passano dalla povertà alla classe media, due europei o statunitensi fanno la strada inversa, ebbene non è un cattivo affare. L'unico problema è che questo non ci farà piacere. Noi eravamo i ricchi e loro i poveri, ma la situazione sta cambiando. [...]  Siete voi i pavidi, i retrogradi, le vostre facce spaventate da lettori di Le Monde Diplomatique sono solo le maschere del vostro panico. Sì, i vostri paesi stanno diventando il nuovo terzo mondo. Sì, i vostri piccoli risparmi si stanno volatilizzando. E se ci sarà una nuova rivoluzione del 1789, non sarà quella del 99 per cento di occidentali medi contro l'1 per cento di occidentali ricchi, ma quella degli ex dannati della Terra contro i loro ex padroni coloniali, cioè voi.

Che da questo punto di vista ti butta in una depressione totale e ti fa pure sentire un pochino in colpa.

L'articolo poi continua con una miriade di spunti di riflessione e motivi per acuire il proprio disprezzo verso questa bella gente.

Ci lascia però anche con una visione di speranza, palesata questa dall'opinione Mohamed Yunus, inventore del microcredito e premio Nobel per la pace:

[...] ci sono tutte le condizioni per una grave catastrofe globale, irrimediabile, ma che secondo lui riusciremo a salvarci perché non avendo più scelta diventeremo migliori, lasciando da parte il nostro egoismo, affrancandoci dalla tirannia del nostro ego e di quello che comporta: paura, cupidigia, competizione. Dice che grazie all'aiuto di internet troveremo entusiasmante e divertente - forse non noi ma i nostri figli - inventare gli strumenti di questa liberazione. Che entro una o due generazioni il nostro mondo frenetico e disperato, con la sua ossessione per il denaro, sarà diventato del tutto incomprensibile per i nostri discendenti: vivevano davvero così? [...]

Speriamo.

4 commenti:

  1. In realtà, possiamo solo sperare...un saluto da Padova, o giù di li :)

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  2. Tra le migliori riviste in circolazione.Sono stato anche assiduo lettore per un pò di tempo.Ora, purtroppo,solo occasionale.

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  3. L'attuale sistema economico è ormai un gioco di equilibri perverso e di proporzioni spaventose, sul quale noi non abbiamo alcun controllo.
    Francamente, non credo alle "rivoluzioni bianche" dove milioni di persone ritirano i loro risparmi in massa o boicottano certe banche o certe forme di credito: se messe in atto, funzionerebbero, ma semplicemente la gente non le fa.
    Come diceva quel tizio, finché avremo qualcosa da perdere, non ci sarà nessuna rivoluzione.

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    1. Credo anche io che sarà così, che poi basterebbe far le cose un tantinello più eque, non si chiede il mondo. E' che proprio non è nei nostri geni. Ma prima o poi dovrà arrivare il meteorite :)

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