lunedì 28 gennaio 2013

PORCO ROSSO

(Kurenai no buta di Hayao Miyazaki, 1992)

Ancora un bel prodotto firmato da Miyazaki e dallo studio Ghibli. Fose non siamo ai livelli de Il mio vicino Totoro o de La città incantata ma motivi per apprezzare Porco Rosso non ne mancano. Intanto la storia è ambientata completamente in territori italiani, cosa davvero poco usuale per un film d'animazione giapponese, inoltre il protagonista è condannato misteriosamente a un'esistenza in forma suina, unico in tutto il film, senza che Miyazaki ce ne dia spiegazione alcuna (o quasi).

Porco Rosso è Marco Pagot, ex aviatore e ora indipendente del cielo, trasformato misteriosamente in suino e autorelegatosi a una vita per lo più in solitaria. Abbandonata l'aviazione regolare, Porco si dedica alla riscossione di taglie, cacciatore dei vari pirati dell'aria nel periodo fascista. Pilota quasi imbattibile si troverà a confrontarsi con l'americano Donald Curtis, a collaborare con la giovane Fio per la ricostruzione del suo idrovolante e a fare i conti con i suoi sentimenti per la bella Gina. Sullo sfondo gli aerei dei fascisti, vecchi compagni, i navigli milanesi e il mare Adriatico.

I temi cari alla tradizione dello studio sono presenti anche se in maniera meno marcata rispetto ad altre pellicole firmate da Miyazaki. La mutazione del protagonista è centrale anche se trova poche spiegazioni, grande importanza hanno anche le figure femminili e ancora una volta una giovincella avrà un ruolo predominante, forse più importante di quel che si veda a una prima occhiata. I disegni degli spazi aperti sono come sempre favolosi e la storia è immersa nell'azzurro del cielo e del mare.

Curioso sentire chiamare i protagonisti: Marco Pagot, Arturo Ferrarini, Fio Piccolo, la signora Gina, etc..., il film, accurato e documentato nei riferimenti aeronautici, è un bell'omaggio per il nostro paese. Nonostante il lato magico sia messo un po' da parte la narrazione rimane comunque sognante, come si addice all'animazione del maestro giapponese.



L'unica pecca risulta essere il finale che oltre ad offrire poche spiegazioni (che potrebbe anche non essere un male) risulta decisamente affrettato e si conclude improvvisamente, proprio quando si avrebbe voglia di guardarne ancora un po'.

Certo è che se questo Porco Rosso si può considerare quasi un film minore dell'opera di Miyazaki ci si chiede come si possano considerare alcuni di quei cartoni animati in digitale prodotti un tanto al chilo e magari gonfiati anche per il 3D. Via su, ricominciamo a far disegnare la gente brava che ne vale la pena.

8 commenti:

  1. Forse non ai livelli del Capolavoro Totoro, ma un film splendido e toccante.
    Uno dei miei preferiti del Ghibli.
    Bellissimo.

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    1. Mi sa che di scarsini non ne hanno fatti :)

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  2. L'ho visto giusto l'anno scorso, un po' "trascinato" dalla compagnia, considerata la mia avversione al cinema d'animazione. ;)
    Pur riconoscendo la bravura e la poetica di Miyazaki, mi ha lasciato un po' freddino.
    Ma è un problema mio. :D

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    1. In fondo se il genere non piace, non piace, c'è poco da fare. Ma la parte grafica dei film di Miyazaki come la trovi?

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  3. anche a me è piaciuto molto..secondo me è uno dei suoi film diretto soprattutto agli adulti...

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    1. In effetti può esser vero anche se Laura comunque apprezza parecchio i film dello studio nonostante abbia solo 6 anni. Non le è piaciuta molto la scena della scazzottata sulla spiaccia, personaggi troppo lividi, qualsiasi accenno di violenza, anche minima, la disturba.

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  4. E' nella parte bassa della mia personale classifica su Miyazaki. Mancano la dolcezza di Totoro e la poesia de La città incantata, restano invece dei disegni fantastici ma con un finale un po' così...

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    1. A me forse mancano ancora un po' di lavori del regista per stilare una classifica. Al momento direi che non ci sono posizioni basse, semplicemente Totoro e La città incantata stanno sopra, lassù in alto, ma anche tutto il resto mi sembra ragguardevole :)

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