giovedì 4 aprile 2013

LA COMPAGNIA DEL TEMPO

(In the garden of Iden di Kage Baker, 1997)

Perplesso. Non saprei come meglio definire il mio stato d'animo dopo aver concluso la lettura di questo romanzo. Grazie alla segnalazione di Luigi scoprivo qualche tempo fà che all'interno della collana mensile Urania nasceva una sottoetichetta chiamata semplicemente I Capolavori atta a ristampare romanzi significativi ormai fuori catalogo, una serie di recuperi orientati per lo più verso opere non troppo datate. Questo La compagnia del tempo è proprio il romanzo che ha l'onere e l'onore di inaugurare questa nuova e lodevole iniziativa.

Faccio una premessa doverosa esplicitando il fatto di non essere un assiduo frequentatore della letteratura di fantascienza, i miei parametri di paragone sono quindi scarsi per quel che riguarda la letteratura di genere (di questo genere si intende), solo un po' meno scarsi sulla lettura/letteratura tout-court.

Perplesso dicevo, ma perché? Probabilmente i fattori scatenanti perplessità sono due: in primis il fatto che mi aspettavo un romanzo decisamente diverso, problema sicuramente mio, in secundis l'dea errata di andare a leggere opere cardine della science fiction, trascurando il fatto che, appunto, le ristampe sono dedicate a opere più o meno moderne. Ancora problema mio direi.

Aspettative a parte, il romanzo della Baker, il primo del ciclo della Compagnia, è considerato un caposaldo della SF americana come sottolineato anche nell'editoriale del numero in questione di Urania. In linea generale diciamo che dall'esordio di un'iniziativa del genere mi aspettavo sicuramente di più. La compagnia del tempo sembra più un romanzo storico con qualche accenno a tematiche sci-fi che stanno alla base del racconto e dell'universo narrativo creato dalla Baker ma non ne sono la caratteristica predominante.

La Compagnia del titolo è la Dr. Zeus, un'organizzazione che in un remoto futuro ha scoperto i segreti dell'immortalità e del viaggio nel tempo.  La Compagnia seleziona alcuni umani e li trasforma in immortali, li educa e li rispedisce indietro nel tempo per garantirsi ricchezze e vantaggi e per offrire all'umanità del futuro possibilità smarritesi ormai nel corso delle epoche passate. Nel romanzo seguiamo le gesta di una piccola squadra della Compagnia composta da un facilitatore, Joseph, una zoologa e una botanica, la giovane Mendoza, sottratta in tenera età alle grinfie dell'Inquisizione Spagnola proprio grazie all'intervento della Compagnia. Nell'anno 1555 i tre si recano in Inghilterra presso la dimora di Sir Walter, proprietario di un giardino botanico fornitissimo dal quale Mendoza dovrà prelevare erbe e piante curative ormai introvabili nel ventiquattresimo secolo. Qui la giovane farà la conoscenza di Nicholas, intelligente servitore del padrone di casa, con il quale inizierà una relazione amorosa immortale/mortale.

Il racconto scorre bene, niente da dire, linguaggio semplice, momenti di noia praticamente assenti, etc., di contro non emoziona e non regala accadimenti degni di nota, il lato fantascientifico che ci si aspetta da un romanzo di fantascienza (perché ce lo si aspetta, non è così?) è relegato a mero contorno, più interessanti sono i risvolti storici legati alla religione, ai contrasti tra cattolicesimo e protestantesimo alle eresie e all'Inquisizione e finanche alla storia d'amore sui generis tra Mendoza e Nicholas (sui generis all'insaputa di quest'ultimo).

La lettura è scivolata via come un bicchiere d'acqua fresca bevuto però quando non stai proprio morendo di sete, non so se mi spiego. Per la partenza di questo nuovo progetto mi sarei aspettato qualcosa di più significativo invece il primo episodio di questa saga non solo verrà da me dimenticato presto ma non mi invoglia neanche a tenere d'occhio le prossime ristampe dedicate all'opera della Baker. Vediamo cosa ci proporrà la collana per le prossime uscite, attendo consigli da chi è più preparato di me sull'argomento.

Kage Baker

10 commenti:

  1. Credo di non aver mai letto un libro di fantascienza..però capisco cosa intendi..è stato un libro che è scivolato via, che hai letto, che hai gradito, ma che non ti ha lasciato nulla..nulla su cui riflettere o nulla a cui ripensare..ecco, è un libro che non ti mancherà.
    A me i libri piacciono davvero quando sul finale..anziché leggere più pagine rallento, perché non voglio che finisca..perché so che quel libro mi mancherà.
    Ma sai che questa foto l'ho già vista da qualche parte ?? Credo di "conoscerla" questa signora Baker..ma non riesco proprio a ricordare..
    Buona serata !

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    1. Personalmente la Baker non la conoscevo e non l'avevo neanche mai vista, purtroppo è scompara all'età di soli 57 anni nel 2010.

      Il libro mi ha dato l'impressione di scivolar via senza colpo ferire, un po' così...

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  2. Peccato, perché la copertina era molto promettente ... forse è stata scelta per sopperire al suo contenuto? ...

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    1. Ma, non so, magari a molti è piaciuto, questione di gusti. Io ci ho trovato proprio pochino.

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  3. L'hai già letto, dunque. Io sono rimasto un po' indietro e domani posto la mia recensione di un BEL romanzo di fantascienza. Questo della Baker devo ancora leggerlo, ma devo dire di essere abbastanza curioso. Forse proprio per via del fatto che non sei lettore assiduo di fantascienza, magari ti aspettavi qualcosa di diverso, come dici anche tu.

    La collana in questione in realtà si alternerà alla serie regolare bimestralmente. In un anno di Urania, in pratica, sei numeri saranno destinati agli inediti e sei alle ristampe di prestigio. La cosa ha dato fastidio a chi è collezionista da anni e si ritrova gli stessi titoli davanti. Per i prossimi numeri si sono fatti dei nomi, ma nulla di particolarmente eclatante.

    >> il lato fantascientifico che ci si aspetta da
    >> un romanzo di fantascienza (perché ce lo si aspetta,
    >> non è così?)

    In realtà non è proprio proprio così. Il genere narra dell'impatto di un accadimento scientifico o tecnologico (e le relative conseguenze) sulla società. In quest'ottica basta la premessa che la Dr. Zeus ha inventato viaggi nel tempo e immortalità per rendere questo romanzo un romanzo di fantascienza.
    Qualcosa di Dick mi sembra di ricordare che l'hai già letto. Alcuni dei suoi capolavori hanno molto poco di "fantascientifico", se non appunto una premessa di partenza (vedi "L'Uomo nell'Alto Castello", tradotto anche come "La Svastica sul Sole").

    Nel caso del romanzo del quale parlerò domani ("Universo Senza Luce" di Daniel Galouye), la fantascienza sarà anche più velata, se così possiamo dire. L'impatto "scientifico" si svelerà al lettore solo alla fine. Tutto il resto potrebbe sembrare l'adattamento di un episodio di "Ryu il ragazzo delle caverne" (scherzo, il romanzo di Galouye è un bel romanzo).

    Mi spiace che non ti abbia preso particolarmente. Ne ho letti parecchi anch'io che non hanno lasciato ciccia. Ma in quel caso, quando volevo qualcosa di memorabile da leggere, sapevo bene dove pescare (Dick, Asimov, Bradbury, Vonnegut, Huxley, Orwell, Heinlein, Gibson...).

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    1. Ciao Luigi e grazie per il commento bello lungo :)

      Il genere narra dell'impatto di un accadimento scientifico o tecnologico (e le relative conseguenze) sulla società.

      Su questo punto concordo in pieno, il problema che ho riscontrato nel romanzo, senza spoilerare contenuti, è il fatto che le tecnologie e i progressi ottenuti dalla Compagnia non hanno conseguenze particolari sulla società all'epoca in cui è ambientato il romanzo, ma su pochi individui (i componenti della pattuglia della Compagnia stessa) e in maniera a mio avviso poco significativa. La cosa mi ha un po' spiazzato. Penso che ne La svastica sul sole le cose siano un po' differenti anche se non ho letto il romanzo. Credo sia una cosa tipo Fatherland di Harris, non so se lo conosci.

      Ma questo potrebbe essere un particolare anche irrilevante, se un genere sconfina in un altro poco male... è proprio che il romanzo non mi ha preso :)

      Devo andare sui classici :)

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  4. Madonna, ma quanto ho scritto???

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Secondo me ti sbagli di grosso. Certo dipende da cosa uno ha bisogno di leggere in un dato momento, ma a me il primo della Baker ha dato così tanto che ora sono alla disperata ricerca dei restanti libri della saga. E non sono uno da letture che "scivolano via". Io lo consiglio a chiunque non abbia un approccio cinico e a chiunque sappia cogliere uno la potenza di ciò che è successo nel primo numero e due i messaggi non espliciti su eco-nomia, religione, e comparazione acronica del pensiero umano.

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    1. Ciao Fanciullino, benvenuto da queste parti. Ovviamente tutto va a gusti e rispetto il tuo apprezzamento per l'opera, tra l'altro le successive puntate della saga dovrebbero venire ristampate in futuro proprio su Urania. Personalmento non penso di avere un approccio cinico alla lettura, alla visione di film o di fumetti, etc... come potrai vedere anche tu se avrai voglia di fare un giro nel blog. Il maggiore interesse, come dici tu e come accennavo anche io, l'ho trovato nei temi legati alla religione, per il resto semplicemente la costruzione della vicenda non mi ha preso nè coinvolto, da qui il mio giudizio. Sono comunque lieto che il post abbia dato adito a scambi di vedute. Torna a trovarmi in futuro :)

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