martedì 6 agosto 2013

1984

(Nineteen Eighty-Four di George Orwell, 1949)

1984 è con tutta probabilità il libro più famoso del filone dedicato alle derive distopiche della società moderna, in questo caso quella del 1948 anno in cui il romanzo vide la sua definitiva stesura. Orwell con l'intenzione di mettere in guardia i suoi lettori e condannare in maniera decisa ogni sorta di stato totalitario (anche se leggendo 1984 si pensa principalmente al comunismo staliniano) confeziona un romanzo eccezionale e annichilente nel suo pessimismo privo di speranza e consolazione.

Nonostante lo scenario opprimente e allo stesso tempo intenso come un colpo in pieno volto, costellato di situazioni che non possono non sollevare un senso di rifiuto estremo, l'attrattiva scaturita dal racconto di Orwell nei confronti del lettore è pressoché totalizzante. Impossibile non entrare con tutti i sensi nel mondo repellente nel quale si trovano a vivere le loro esistenze Winston Smith, Julia, O'Brien e l'odioso e odiato Grande Fratello.

Dopo una guerra su base mondiale il nuovo assetto geopolitico è diviso tra tre superpotenze: l'Oceania, l'Eurasia e l'Estasia in perenne conflitto tra di loro. L'Oceania è governata dal Socing (abbreviazione per Socialismo Inglese) al capo del cui Partito predomina l'invisibile e inafferrabile Grande Fratello. Winston, dipendente del Ministero della Verità, conduce un'esistenza priva di grosse emozioni, la sua vita è monitorata 24 ore su 24 dai televisori tramite i quali il Grande Fratello "ti vede". La popolazione, in particolar modo i membri del partito, non è libera nelle azioni, non è libera nei sentimenti e soprattutto non è libera nei pensieri. Mai fare qualcosa contro i principi del Socing, mai parlare male del Partito, mai pensare negativo nei confronti del Grande Fratello se non si vuole essere accusati di psicoreato dalla psicopolizia. Nessuna relazione amorosa o sessuale è consentita se non quella tra marito e moglie al solo scopo però di procreare e donare nuova linfa vitale al Partito. Il piacere fine a se stesso è bandito.

Winston però odia quello che la sua vita è diventata e odia il Grande Fratello. Nel suo intimo è convinto che altre persone la pensino come lui anche se sono costrette a non darlo a vedere. O'Brien al lavoro, forse qualcun altro... e poi l'incontro con Julia che cambierà la sua vita. Si vocifera addirittura di una cospirazione ai danni del Partito, ma le informazioni non sono accessibili, la memoria è rimossa, la storia riscritta in questa società dell'oppressione.

Alcune delle tematiche e delle trovate inserite da Orwell in questo suo romanzo sono semplicemente agghiaccianti nei loro sviluppi, in particolar modo se pensiamo a quello che la razza umana è riuscita a fare e ancora sarebbe capace di infliggere ai propri simili per la pura sete di infinito e sconsiderato potere.

Immaginate una società dove la storia viene continuamente riscritta a uso e consumo del Partito al potere, cancellata dai giornali, dai libri di storia e modificata a proprio vantaggio, sostituita con una nuova versione che finisce per diventare vera, perché col tempo, della precedente non c'è più memoria.
Immaginate una società dove non si è liberi di pensare e di esprimersi se non all'interno di un'ortodossia indicata dal Partito al potere.
Immaginate una società dove è necessario imparare a negare fatti condiderati veri e assodati fino al giorno precedente, pena la tortura e poi la morte. Immaginate una società dove un'affermazione innocente come il fatto che la vostra mano abbia cinque dita non sia da considerarsi necessariamente veritiera se questa non sta bene al Partito.
Immaginate una società dove finanche la lingua viene continuamente modificata e alleggerita di tutti quei vocaboli che possono portare la persona a pensare fuori dall'ortodossia. Una lingua dove parole come onore e democrazia sono state bandite.

Una descrizione di un futuro razionalmente irricevibile ma che lascia molto da pensare e davvero tanto amaro in bocca. Uno di quei libri da leggere per forza, dai quali si fa fatica ad uscire una volta entratici. Consigliato vivamente a tutti.

George Orwell (Eric Arthur Blair)

12 commenti:

  1. E allora a questo punto io ti consiglio di guardare il film Orwell 1984, di Michael Radford, che Urz definirebbe "vincitore del Premio Spissume" (e anche "Due Coglioni"!), che neanche lui ha visto, ma che ti consiglierebbe invece, a sua volta, Brazil, di Terry Gilliam.

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    1. Brazil non mi aveva fatto impazzire, preferivo dello stesso regista L'esercito delle 12 scimmie. Cercherò di recuperare questo Orwell 1984, thanks!

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  2. Un Capolavoro della Letteratura di tutti i tempi.

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  3. Imprescindibile. Fondamento della mia libreria.

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  4. Thomas Pynchon è un grandissimo estimatore di 1984 di Orwell, ne ha curato una riedizione americana scrivendo una prefazione che credo sia possibile trovare in Rete [Stephen King ha scritto invece una prefazione a Il Signore delle Mosche, sempre nella stessa collana]; Pynchon ha sempre definito l'edonismo reaganiano degli anni ottanta la parabola reale della distopia orwelliana, tanto da ambientare uno dei suoi romanzi più riusciti e critici nei confronti di quel decennio, Vineland, nel 1984, e interrompendo un silenzio letterario durato 17 anni [da L'arcobaleno della gravità, pubblicato nel 1973 a Vineland, appunto, pubblicato nel 1990].
    Penso che il film che sia riuscito meglio, rispetto a Brazil, a rievocare il senso di angoscia esistenziale del libri sia L'uomo che fuggì dal futuro (THX 1138), di George Lucas.

    [Quel Coglione Di] Zio Robbo

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    1. Grande Lo Zio, commento pieno di spunti: di Pynchon ho solo V in libreria che conto di leggere nei prossimi 50/60 anni (al momento sono su un romanzo breve di Coe), se fila tutto liscio possiamo ampliare le letture dell'autore con il cartoccio in testa. L'uomo che fuggì dal futuro ancora mi manca. Nel filone totalitario/distopico non possiamo fare a meno di segnalare V for Vendetta del grande Alan Moore.

      Prevalga l'Inghilterra.

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  5. Non c'è un aggettivo per descrivere 1984. Posso solo dire che leggerlo mi ha fatto male.
    Se non lo hai visto, ti consiglio il film.

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    1. Sì, in effetti la lettura e la riflessione post-lettura fanno male! Tenterò il recupero del film.

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  6. E poi una ri-spolveratina alla Fattoria degli Animali non farà mai male.

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    1. Eh, si. Quello l'ho già letto almeno un paio di volte.

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