domenica 1 dicembre 2013

THE WALKING DEAD - FATTI PER SOFFRIRE

The Waking Dead (fumetto) è un'ottima serie, prometteva bene fin dall'inizio e col passare del tempo sono arrivate conferme su conferme a dar valore a questa affermazione. Seguendo la versione economica da edicola ho avuto modo finora di leggere più o meno una cinquantina di albi americani, l'equivalente di quattro anni di pubblicazione. Non voglio fare paralleli con il serial tv in quanto fermo ancora alla fine della prima serie.

Con il passare del tempo Robert Kirkman conferma il fatto che The Walking Dead non è una serie sugli zombie bensì sulle persone. Lo sviluppo dell'arco narrativo intitolato negli U.S.A. Made to suffer, nonostante sia il più crudele e spiazzante messo in scena finora, relega i non morti a mera tappezzeria, pericolosa, puzzolente e fatiscente quanto vi pare ma comunque tappezzeria. La perversione, il crimine, la follia arrivano ancora una volta per mano dell'uomo, nella fattispecie dal Governatore (e in misura minore dalla sua gente), personaggio che mi dicono sia riuscito a ritagliarsi uno spazio e un seguito notevole anche nella sua versione televisiva.

E' in momenti come quello che abbiamo avuto modo di seguire in questi mesi che il lettore non sa cosa aspettarsi e soprattutto non sa quanto aspettarsi. Grazie al Governatore e al personaggio di Michonne avevamo già assistito a momenti duri, fisicamente ed eticamente disturbanti che avevano fatto impallidire le comunque sempre presenti e difficili scelte etiche ai quali il cast di protagonisti si trova di fronte pressoché quotidianamente. Era difficile aspettarsi un'escalation a così breve distanza. Kirkman ancora una volta ci mette di fronte al fatto che The Walking Dead è la storia di un gruppo di persone costrette a vivere in una società senza più regole o leggi se non quelle legate alla morale e all'etica. E si sa che di etica e di morale ognuno ha la propria e tutte sono differenti. In un gruppo di persone quelli che a noi sembrano i protagonisti, i leader o semplicemente dei tasselli fondamentali per la narrazione qui non lo sono. Certo, lo sembrano, ma non lo sono. Ed è qui che Kirkman ti sorprende, creando, accudendo, curando, crescendo ma infine distruggendo assestandoti un bel pugno allo stomaco.

Chi si sofferma a riflettere sull'andamento di questa serie può capire quanto le potenzialità di una simile gestione siano infinite, molto più che in altre serie e in altri metodi di narrazione. In fondo anche noi che viviamo una vita "normale" quante ne sentiamo ogni giorno? Comportamenti scorretti, malefatte, gesti di grande altruismo, etc... Portando la nostra "normalità" in una situazione disperata quante di più potremmo sentirne? E se alla nostra cerchia di conoscenze aggiungiamo una persona in più? E un'altra e un'altra ancora?

Quando parlai di The Walking Dead tempo fà alle matite c'era Tony Moore. Nonostante amassi il suo tratto più di quello di Adlard, attuale disegnatore della serie, devo ammettere che nel cambio non ci abbiamo affatto perso. L'indole più oscura di Adlard è davvero ottimale per la resa delle atmosfere richieste dalla narrazione di Kirkman, l'alchimia sembra davvero perfetta.

In America si sono da poco festeggiati i 10 anni della serie, non posso che accodarmi agli auguri con un bel... cento di questi giorni!


2 commenti:

  1. Io ho i primi quattro o cinque volumi da fumetteria. Non me la sono sentita di riprenderli dal numero 1. Ma c'è anche da dire che questa edizione in albi formato bonelli, in edicola, non l'ho quasi più vista, dopo il numero 1.

    La serie a fumetti merita parecchi e prima o poi mi deciderò a ricominciare dal sesto volume. Credo.

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    1. Essendo arrivato al qunto volume da fumetteria a che punto sei? Cioè, numeri originali? Giusto per curiosità...

      Qui The Walking Dead arriva regolarmente, almeno una copia la si trova.

      La serie è davvero qualcosa di fuori dai canoni bonelliani da edicola, merita, merita.

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