sabato 30 novembre 2013

10 VOLTI (17)

Dice che il 17 porta male. Vediamo chi invece accumulerà punti in questa diciassettesima manche di 10 volti. Quanti di questi personaggi riconoscete? Questa volta la manche non è tematica, volti in rigoroso ordine sparso, 1 punto per ogni volto indovinato, 1 punto bonus se ne prendete più di cinque. Forza signori.

01 La Citata 21 pt.
02 Vincent 17 pt.
03 Bradipo 16 pt.
04 Babol 13 pt.
05 Luigi 11 pt.
06 Luca Lorenzon 11 pt.
07 L'Adri 10 pt.
08 Morgana 9 pt.
09 Eddy M. 8 pt.
10 Poison 8 pt.
11 Urz 7 pt.
12 Cannibal Kid 7 pt.
13 Umberto 4 pt.
14 Elle 4 pt.
15 M4ry 3 pt.
16 Frank Manila 3 pt.
17 Viktor 2 pt.
18 Zio Robbo 2 pt.
19 Beatrix Kiddo 1 pt.
20 Evil Monkeys 1 pt.
21 Ismaele 1 pt.
22 Blackswan 0 pt.
23 El Gae 0 pt.
24 Acalia Fenders 0 pt.



1)



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10)

venerdì 29 novembre 2013

MARVEL'S AGENTS OF S.H.I.E.L.D.

Con circa una decina di episodi all'attivo possiamo ora azzardarci a discutere un poco del serial tv targato ABC/Marvel Television dedicato a una delle squadre dell'agenzia governativa dell'universo Marvel: lo S.H.I.E.L.D. (Strategic Hazard Intervention, Espionage and Logistic Directorate).

Per i profani lo S.H.I.E.L.D. è l'organizzazione che fà capo al comandante Nick Fury (Samuel Lee Jackson) e che si occupa di problematiche legate alla gestione dei superumani e di artefatti dalle caratteristiche più disparate ma rigorosamente fuori dal comune (tipo il martello di Thor per dirne una).

Purtroppo nel cast della serie non è incluso Samuel Lee Jackson che al momento si è ritagliato solo un piccolo cameo dopo i titoli di coda della seconda puntata. A dirigere questo team operativo troviamo l'Agente Coulson (Clark Gregg), personaggio già visto in diversi Marvel movie e che trovava la morte per mano di Loki nel film The Avengers.

A completare il cast l'agente Grant Ward (Brett Dalton), l'inarrestabile Melinda May (Ming-Na Wen), il duo scientifico soprannominato Fitzsimmons composto da Leo Fitz (Iain De Caestecker) e Jemma Simmons (Elizabeth Henstridge) e la nuova arrivata Skye (Chloe Bennet) inizialmente una hacker affiliata all'organizzazione clandestina Marea Montante.

E' proprio dopo lo scontro di New York tra Avengers e Chitauri visto su grande schermo in The Avengers che prende le mosse la narrazione di Marvel's Agents of S.H.I.E.L.D.

La prima domanda che i fan dell'universo cinematografico Marvel si porranno guardando la serie è la seguente: ma l'agente Coulson non era crepato? E la risposta è... sì era crepato, però adesso è vivo e vegeto e guida un'unità operativa dello S.H.I.E.L.D. Come mai è vivo e vegeto e guida un'unità operativa dello S.H.I.E.L.D.? Non si sa, questo è uno dei fili conduttori della serie, sicuramente c'entra Tahiti ma il mistero è tutto da dipanare.

Il pilot prometteva bene, il ritmo c'era, la curiosità anche e inoltre i vari accenni alle pellicole cinematografiche targate Marvel davano potenzialmente al serial il ruolo di filo conduttore tra i vari film e palliativo per i fan durante le attese tra un film e l'altro. I riferimenti all'universo fumettistico non mancano, già dalla prima puntata si parla di H.Y.D.R.A., virus Extremis, del cinematografico tesseract, etc...



Nel corso delle puntate vengono sviluppati lentamente i vari personaggi su diversi dei quali nascono dubbi e domande. A chi va realmente la fedeltà di Skye combattuta tra S.H.I.E.L.D. e Marea Montante? Quale trauma c'è nel passato dell'agente Ward? Come ha fatto May a meritarsi il nomignolo di Cavalleria? Ma soprattutto come cazzo fà Coulson a essere di nuovo vivo? (C'è da dire che ai Marvel Fan una risposta è sicuramente venuta in mente. Chi ha detto LMD?).

Nel complesso quello che manca a questa serie sono un pizzico di verve in più sulla trama orizzontale, a mio avviso davvero troppo blanda, e qualche buono scrittore da piazzare sulle sceneggiature. Il prodotto alla lunga si rivela semplicemente un discreto passatempo per i fan della Marvel, non vedo come qualcuno non affetto da questa insana passione possa farsi coinvolgere troppo da questa serie. Anche per gli aficionados si tratta sempre e comunque di una visione discreta per passare un po' di tempo in maniera spensierata e nulla più. Rimanendo nel genere il serial della Distinta Concorrenza, Arrow, paragonato a questo sembra quasi un capolavoro per scrittura e intreccio.

Altra pecca non da poco è il cast privo di particolari talenti attoriali, la Wen è eccessivamente granitica e monocorde, Dalton è il solito bisteccone americano e anche Gregg, pur potendo in qualche modo destare un po' di simpatia, non è questo gran fenomeno.

C'è da lavorarci ancora parecchio sopra, al momento ne consiglierei la visione ai soli veri appassionati dell'universo Marvel, per gli altri c'è in giro sicuramente di meglio. Piuttosto Arrow.

Skye, Simmons, Fitz, Coulson, May, Ward

giovedì 28 novembre 2013

BRADI PIT 81

Insieme a Jungle Man e dopo il nostro amico Bradi Pit, è innegabile che in un'ipotetica classifica di gradimento sui personaggi di questa strip il giaguaro ricopra una delle posizioni più alte. Eccolo, è tornato. Come dite? Nella strip non è che ci siano poi molti altri personaggi?

Ma che, scherzate?

Ecco la mia personale classifica:
01 Bradi Pit
02 Jungle Man
03 Il Giaguaro
04 Il figlio di Pit
05 Il ramo
06 Zanardi
07 Alf
08 Il pesce volante
09 La pentola a pressione
10 Lo scarabeo stercoraro (A.k.a. il Ruzzolamerda)

Qual'è la vostra classifica personale?


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lunedì 25 novembre 2013

DOCTOR WHO 50TH ANNIVERSARY

Dopo quella che a mio avviso è stata la stagione più fiacca di Doctor Who, il nostro Timelord preferito torna alla grande per festeggiare i suoi 50 anni di storia televisiva che gli consentono di sfoggiare il primato di serie sci-fi più longeva di sempre.

E' stata una bella festa di compleanno non c'è che dire, di quelle che lasciano il segno. Tra gli invitati, oltre al festeggiato interpretato dall'attuale Dottore in carica Matt Smith, hanno bazzicato questo grande party il superbo David Tennant (decimo Dottore) e la sua compagna Rose Tyler (Billie Piper), un John Hurt nei panni di un Dottore del tutto inedito, l'attuale companion di Smith, Clara Oswald (Jenna Louise-Coleman)  e nientepopodimeno che la regina Elisabetta I.

Steven Moffat, scrittore di questo episodio speciale, attinge a piene mani alla storia del Dottore costruendo un episodio di importanza fondamentale per tutta la cronologia di Doctor Who senza tuttavia tradirne gli assunti e arricchendola di particolari importanti con un'operazione di ret-con che, se pur induce il fan a farsi qualche domanda, risulta perfettamente digeribile e godibile, incastrandosi nella cosmogonia del Dottore senza far storcere il naso ai fan più esigenti (o almeno così dovrebbe essere per come la vedo io.)

Nell'ultimo episodio dell'ultima stagione di Doctor Who si accennava a un'incarnazione rinnegata del Dottore, indizio questo che darà il via alle vicende di questo speciale. Il Dottore e Clara vengono contattati dalla Unit e portati alla National Gallery di Londra dove si trova un quadro che rappresenta Gallifrey, patria del Dottore e di tutti i Timelord, il giorno della sua distruzione all'apice della guerra tra Timelords e Dalek. Fu in quel giorno maledetto che l'incarnazione rinnegata del Dottore (un anziano John Hurt) dovette prendere la decisione più dura e crudele della sua intera esistenza. Ad accompagnarlo nel fatidico momento un'inedita versione di Rose Tyler in veste di coscienza senziente di una terribile arma di distruzione galattica.

Per comprendere appieno le implicazioni della sua imminente decisione il vecchio Dottore dovra incontrare e confrontarsi con le sue future incarnazioni, nella fattispecie la decima (Tennant) e l'undicesima (Smith). Tutti i fan del Doctor Who sanno quanto eccezionale possa essere il Dottore quando c'è in gioco la vita di una moltitudine di persone, che effetto potrà fare vederne all'opera addirittura tre insieme?

Torna finalmente il giusto tono epico in un episodio incentrato tutto sulla figura del Dottore, dove i Dalek, gli Zygon, la Unit e in misura minore persino Rose e Clara sono pedine necessarie e allo stesso tempo accessorie per mettere in scena l'ennesima evoluzione e l'ennesima crescita di un personaggio mai così tridimensionale.

Nonostante l'ennesima rigenerazione sia alle porte, e sarà quella che probabilmente andando in controtendenza tornera a invecchiare il Dottore, tutto quello che ci rimane da fare è gridare Geronimo!, oppure Allons-Y se preferite, e augurare ancora una lunga, lunghissima vita al Dottore.


giovedì 21 novembre 2013

BRADI PIT 80

Ancora una volta il Bradi Pit nazionale, ma che dico... internazionale, con le sue doti carismatiche incontrollabili, riesce ad arringare folle e smuovere popoli. Per un mondo più giusto, vota Bradi Pit, vedrai che quando si mobiliterà la crisi ce la saremo lasciata alle spalle. Da un bel pezzo.



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mercoledì 20 novembre 2013

BACK TO THE PAST: 1978 PT. 3

Continuiamo l'esplorazione dell'ambiente musicale del 1978 e ancora una volta andiamo a prendere in esame un singolo d'esordio, brano questa volta a opera di una band in procinto di divenire un nome storico per la musica del periodo e non solo. Il punk si è evoluto dando vita a nuove correnti, new wave, post-punk, etc... e dopo tanto tempo il pezzo Killing an arab continua a far discutere, tanto da costringere i The Cure a cambiarne il testo anche nelle loro più recenti esibizioni live in Kissing an arab.




Q: Are we not men?
A: We are Devo!

Bellissimo titolo per l'album d'esordio dei Devo prodotto da Brian Eno. Il brano di apertura di questa nuova avventura musicale è Uncontrollable urge.




Ancora un prodotto di Brian Eno questo secondo album dei Talking Heads. L'album è il primo successo della band di David Byrne, anche questa volta ci ascoltiamo il brano di apertura del disco: Thank you for sending me an angel.




Chiudiamo con I'm the fly degli Wire, estratto dal loro secondo album Chairs missing.


martedì 19 novembre 2013

THOR

(di Kenneth Branagh, 2011)

Non nutrivo particolari aspettative dalla visione del Thor di Kenneth Branagh, mi sono invece ritrovato di fronte a un film solido, con diverse buone frecce al suo arco, cose un pelo meno riuscite e il giusto rispetto per la versione Marvel del Dio norreno.

La scelta di Kenneth Branagh, il regista cinematografico probabilmente più shakespeariano al mondo, presentava i suoi rischi. Regia ingessata di stampo quasi teatrale per uno degli eroi più potenti della cosmogonia marvelliana? Niente di tutto questo. Lo stampo classico del regista ben si adatta a tutte le sequenze ambientate sulla divina Asgard, dimora di Odino (Anthony Hopkins) e degli Aesir, mentre risulta dinamica il giusto nelle sequenze terrene ambientate prevalentemente nel New Mexico.

Anche la scelta del bisteccone Chris Hemsworth si rivela vincente, il ragazzone in fondo è davvero un ottimo Dio del Tuono. Un po' sprecata nel ruolo della ricercatrice Jane Foster la sottoutilizzata Natalie Portman, in grado sicuramente di offrire prove più interessanti di questa.

Ottima la scelta di Tom Hiddleston nel ruolo di Loki, il giusto misto di malvagità, debolezza, crudeltà e sofferenza. Mi hanno lasciato decisamente più freddo le scelte di casting dei tre guerrieri e di Lady Sif (Jaimie Alexander), personaggi comunque utilizzati poco e svuotati della carica epica che dovrebbe loro appartenere.

Un po' troppo stanco l'Hopkins che interpreta Odino, re guerriero padre degli dei, ma in fondo ci può anche stare nell'economia della trama. Mi è piaciuta anche la resa della mitologia asgardiana, che con tutti i dovuti distinguo tra cinema e fumetto, ci offre una bella interpretazione di elementi come bifrost, il ponte arcobaleno, dell'architettura moderna e avveniristica dal taglio ultraterreno di Asgard e quella del guardiano del ponte, Heimdall (Idris Elba).



Nel complesso la trama non riserva particolari sorprese, arriva quel che ci si aspetta, qualcosa farà storcere il naso ai fan del fumetto come l'utilizzo del Distruttore, reso visivamente in maniera ottima ma davvero poco incisivo se paragonato alla forza inarrestabile che questa entità rappresenta per i Marvel fan. Di contro i soliti cameo (Stan Lee, Samuel L. Jackson, Straczynski, etc...) sono sempre apprezzabili, a far da collante tra i film dell'universo cinematografico Marvel ancora una volta la presenza dell'agente Coulson (Clark Gregg) dello Shield, protagonista anche della recente serie tv Marvel's Agents of S.h.i.e.l.d.

Ma che succede nel film? Ma niente, data la giovanile e testosteronica irruenza del Dio del tuono Thor, giovane pretendente al trono di Asgard, si riaccende l'astio mai sopito tra i giganti di ghiaccio di Jotunheim e gli dei nordici. Beh, lo zampino Loki ovviamente ce lo mette. Ne segue spargimento di sangue e gran cazziata da parte di Odino al suo figlio sconsiderato che sfocia in un esilio forzato su Midgard che il padre impone a Thor finché non sarà in grado di imparare l'umiltà e rientrare in possesso del magico martello Mijolnir, artefatto che può impugnare solo l'uomo che ne è davvero degno. Caduto sulla Terra privo ormai dei suoi poteri, Thor finisce tra le braccia della bella Jane Foster e viene scambiato dai più per un pazzo sconsiderato che vanaggia di dei, tuoni e martelli.

Poi le cose si mettono male, etc., etc., etc... Se ve lo racconto tutto io che gusto c'è? Guardatevelo che tra poco esce il secondo capitolo.

lunedì 18 novembre 2013

XIII

Dicevamo qualche giorno fà di XIII, poi si è divagato. Torniamo ora sul punto.

Esterno giorno. Una casa isolata sulla spiaggia, la distesa di sabbia declina verso una formazione di scogli. Un mare agitato si frange sulle rocce. Attirato dal suo cane, l'anziano Abe ritrova tra gli scogli un uomo privo di conoscenza. Con l'aiuto della moglie Sally, Abe trascina lo sconosciuto in casa e corre in cerca d'aiuto. La donna inizia a spogliare l'uomo, sulla spalla un numero XIII tatuato in cifre romane.

L'uomo è ferito alla testa, una ferita d'arma da fuoco, una vicina di casa della coppia d'anziani, ex chirurgo radiato dall'albo, salva la vita all'uomo misterioso che con sè non porta documenti. Un tatuaggio sulla spalla e una chiave cucita nel colletto della camicia gli unici possibili indizi sulla sua identità. Riassorbito il trauma, l'uomo si risveglierà completamente privo di memoria.

XIII è una serie degli autori Jean Van Hamme e William Vance, entrambi originari del Belgio, edita dalla casa editrice francese Dargaud e ispirata al libro di Robert Ludlum Un nome senza volto, libro dal quale nasce anche la saga cinematografica di Jason Bourne con quel The Bourne Identity interpretato da Matt Damon nei panni del protagonista.

La serie a fumetti nata nel 1984 segue vicende diverse da quelle narrate nel film; non avendo letto il libro non azzardo paralleli con la fonte letteraria. Se non siete vissuti sulla Luna negli ultimi anni avrete ormai capito che siamo dalle parti della narrativa thriller, mescolata per bene con buone dosi d'azione, di spy-story e di complotti.

Il nostro numero XIII dovrà adoperarsi per riportare a galla il suo passato, compito che si rivelerà affatto semplice a causa dei numerosi depistaggi e veri e propri attentati alla sua persona. Di contro lo smemorato, senza ricordarne il perché, si rivelerà essere un uomo capace di reagire e sopravvivere anche alle situazioni più estreme. Chi è il numero XIII e che significato ha il tatuaggio che porta sulla spalla?

Lo scrittore Jean Van Hamme imbastisce un intreccio davvero complicato dove ogni rivelazione è seguita da un ulteriore segreto, questo gioco di misteri verte principalmente sulla vera identità del numero XIII e sul suo passato, il tutto inserito in uno scenario complottistico che coinvolge poteri forti, politica, militari, criminali e poveri innocenti.

Il gioco funziona in maniera perfetta per tutto il primo ciclo di storie di Van Hamme e William Vance durante il quale la storia risulta sempre avvincente e coerente pur nel suo sviluppo intricato. Le matite di Vance sono sempre di alta fattura nonostante la resa di stampa dell'edizione Aurea di qualità altalenante talvolta le penalizzino. La cura nel dettaglio e nella ricostruzione degli scenari sono un valore aggiunto per questa saga coinvolgente.

Esaurito il corpo centrale della trama la coppia di autori, dopo un anno di pausa nel 1989  (in Francia di albi ne escono più o meno uno l'anno), riprendono la saga di XIII concentrandosi in misura maggiore sul passato di questo uomo del mistero. Sicuramente si divaga un po' aggiungendo nuovi comprimari e scenari esotici, indagando l'albero genealogico del protagonista e inserendo nuove minacce. Tutta la saga riesce comunque a mantenere una certa coerenza di fondo che rende l'intero ciclo dei due artisti degno di essere letto, la serie garantisce comunque una buona tenuta per un intrattenimento sempre piacevole. Nell'episodio intitolato La versione irlandese si possono ammirare le matite di Jean Giraud (Moebius) che offre una prova un pelo meno realistica rispetto a quelle di Vance ma di ottima fattura.

Ora in Francia la serie è passata nelle mani di Yves Sente e Youri Jigounov, le vicende si allontanano ancora di più dall'idea originaria, in maniera anche pretestuosa se vogliamo, purtroppo l'edizione Aurea qui si interrompe a causa della carenza di materiale originale. A conti fatti XIII si è rivelata davvero la buona lettura che mi aspettavo, rimane incerto il futuro di questo fumetto almeno per quel che riguarda la sua versione economica.

Vedremo mai il resto delle vicende del numero XIII nel formato economico Aurea? Ai posteri l'ardua sentenza.

giovedì 14 novembre 2013

BRADI PIT 79

Freddure da guerra fredda, quasi ghiacciata!



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mercoledì 13 novembre 2013

CACAO

(Cacau di Jorge Amado, 1933)

Lotta di classe. Un concetto denso di significato, di storia e di vita. Un concetto che oggi si è purtroppo tramutato in guerra dei poveri. E' così, non c'è niente da fare, lo vedo tutti i santi giorni. Tutti i maledetti e schifosissimi giorni che Dio manda in Terra è la stessa storia. La guerra dei poveri.

Che ci siano i profittatori, gli sfruttati, chi sta meglio e chi sta peggio è una storia vecchia come il mondo probabilmente. Ma che non ci siano più guide valide, solidarietà e comprensione tra simili è una cosa davvero triste ed è una cosa che, nel nostro piccolo ovviamente, ci condanna. Ci condanna alla guerra dei poveri.

"Perché non hai ammazzato Colodino? Perché gli volevi bene?"
"Mi piaceva, Colodino... Non l'ho preso perché era affittato come noi. Uccidere un
coronel va bene, ma uno che lavora non lo ammazzo. Non sono un traditore..."
Solo parecchio tempo dopo ho saputo che il gesto di Honorio non si chiamava generosità. Aveva un nome più bello: Coscienza di Classe.


Perché se siamo i primi a venderci e a non fare la cosa giusta, allora che cosa siamo?

Forse tutto ciò è ingenuo, sorpassato, sicuramente utopico. Questo è il pregio più grande del romanzo breve Cacao. Quello di far riflettere e riportare alla mente bisogni ormai persi, sostituiti da brutta televisione, nuovi telefonini e social network alienanti.

Tolte le riflessioni che smuove, Cacao non è un romanzo eccezionale, non secondo i miei canoni almeno. In genere non sono un grande fan della letteratura di origine latina, preferisco altro. La storia in parte autobiografica di Jorge Amado non si può definire avvincente o emozionante, è però un romanzo giusto, un romanzo proletario come voleva essere nelle intenzioni di un autore che muoveva i primi passi nel mondo della scrittura, siamo nel 1933 e questo per Jorge Amado è il secondo romanzo.

Il protagonista senza nome del racconto proviene da una famiglia agiata caduta in disgrazia, originaria del Sergipe, Nord-Est del Brasile. Finirà a lavorare nelle piantagioni di cacao del coronel Mané Frajelo (Manuel Flagello) insieme ad altri affittati che diverranno suoi fratelli come l'ex assassino Honorio, il carpentiere Colodino e il mulatto Joao Grilo.

La vita nelle piantagioni, la fatica e le piaghe, il rapporto con le donne, i momenti di riposo nel paese di Pirangi, le prostitute di Rua Da Lama, ma soprattutto l'umiliazione e lo sfruttamento. Una vaga speranza sullo sfondo, una nuova coscienza in nuce.

Vale la pena di leggerlo Cacao, per ritrovare (o cercare di) un qualcosa che sembra oggi irrimediabilmente perso.

Jorge Amado

martedì 12 novembre 2013

XIII E DUE PAROLE SULLA BEDE'

Giunge a conclusione, perlomeno momentanea, la ristampa economica a opera di Editoriale Aurea del fumetto franco-belga XIII. Nei dieci numeri della collana abbiamo potuto assistere alle innumerevoli peripezie del numero XIII, individuo che definire dal passato misterioso risulta estremamente riduttivo. La saga in Francia non si è ancora conclusa, ne è uscito proprio in questi giorni il ventunesimo episodio, unico inedito della ristampa Aurea eccezion fatta per un episodio puramente riassuntivo saltato a piè pari dalla casa editrice romana.

Nascono ora spontanei due piccoli quesiti: le future uscite, nel paese d'origine parecchio dilatate nel tempo, verranno poi proposte da Aurea nella stessa collana e con lo stesso formato? Dobbiamo aspettarci in futuro un undicesimo numero? E, in caso di risposta negativa, ha senso investire su ristampe di serie ancora in corso esaurendo il materiale a disposizione in tempi relativamente brevi per lasciare poi la serie nel limbo a tempo indeterminato o addirittura chiuderla? Per ora non mi interessa cercare risposte, avere la vostra opinione decisamente di più.

Dopo l'esplosione della bande dessinée in formato bonellide lanciata dalla GP Publishing, casa editrice che ha ormai abbandonato il campo in questo segmento di mercato, sono la Cosmo Editoriale e l'Aurea a portare avanti il discorso nelle edicole italiane. La realtà più florida del settore sembra essere proprio la Cosmo che continua a sfornare novità e ad osare più della concorrenza. Grande merito quello di aver portato a conclusione alcune opere lasciate incomplete dalla GP Publishing come Durango o Lo Sparviero, scelta che dimostra un certo rispetto per il lettore oltre che interesse economico, anche nella scelta di adattarsi alla grafica adottata dal precedente editore garantendo così al collezionista una giusta continuità estetica.

Dal canto suo l'Aurea dà l'impressione di voler tirare un poco i remi in barca avendo sospeso la pubblicazione di Bob Morane dopo cinque uscite e rimanendo in edicola con il solo Blueberry (parliamo sempre e solo di formato bonellide o quasi). Si era vociferato tempo addietro di una possibile pubblicazione di Luc Orient e di Bernard Prince ma non mi risulta che le voci siano state confermate.

A che punto siamo quindi e cosa possiamo aspettarci dal futuro? Personalmente, dopo un grande entusiasmo iniziale, ho abbandonato quasi tutte le pubblicazioni in questo formato, per i motivi più diversi. Per quel che riguarda Aurea il discorso è molto semplice: XIII è finito, Bob Morane l'hanno interrotto e Blueberry mi faceva male agli occhi. Proprio così, alla lunga la riduzione delle tavole si è fatta sentire creando almeno su Blueberry una sensazione di fatica visiva che per molti altri fumetti non provo. E sì che le storie del soldato Blueberry mi piacevano anche parecchio, però proprio non reggevo più. Troppi particolari, baloon per me faticosi da leggere con la tavola ridotta. Poi non è che io stia proprio ringiovanendo.

Altro paio di maniche per quel che riguarda la Cosmo che mi sembra sempre molto attiva e reattiva. Ultimamente, per disinteresse a tematiche e serie proposte (ma solo per gusto personale), l'unica cosa alla quale ho dato un'occhiata è Wanted e probabilmente darò un'occasione anche al Bouncer di Jodorowsky e Boucq. Proprio da Wanted, insieme a un paio d'altre cosette, arrivano le sorprese e le speranze per il futuro. Questa serie western è inserita nella nuova collana Cosmo Color che abbandona la concezione di formato bonellide in bianco e nero per il fumetto franco-belga e riporta la bedè a un formato molto simile a quello d'origine, riacquistando il colore ma riuscendo a mantenere prezzi molto bassi, parliamo di 3,50 euro. Certo, la copertina non è cartonata e in ogni numero viene stampato un singolo albo, proprio come accade in Belgio o in Francia. Meno pagine, però si torna a potersi godere la tavola grande e un'opera pressoché identica a come gli autori l'hanno concepita. In più c'è il colore che però, come dissi tempo addietro, per me non è necessariamente un valore aggiunto, basta guardarsi qualche tavola originale per valutare la veridicità della mia affermazione.

La differenza la fà il prezzo. Ho sempre sostenuto la bedè in formato economico per motivi ovvi di spesa. Se la strada battuta da Cosmo Color funzionerà in non posso che benedirla. In fondo si avrebbe a 3,50 euro qualcosa che in quel formato di solito costa molto, molto di più.

Ci sono almeno altre due pubblicazioni che, con i dovuti distinguo, lasciano ben sperare in questo senso. Parlo delle uscite allegate alla Gazzetta dello Sport: Michel Vaillant a 2,99 euro per un episodio originale e Lucky Luke a 3,99 per ben due episodi originali. Allora si può fare! Beh, forse almeno. Teniamo conto che la forza economica della Gazzetta probabilmente permette maggiore copertura dei costi rispetto a quel che può permettersi una Cosmo Editoriale, però i segnali positivi ci sono e nessuna delle suddette edizioni mi sembra un prodotto raffazzonato, anzi.

Che sia la nuova strada da battere? Lo spero e me lo auguro.

Cazzo, ma io dovevo parlare di XIII. Vabbè, magari domani.

lunedì 11 novembre 2013

VISIONI 51

Altro artista del quale in rete si trova solo qualche fredda bio composta da dati, scuole frequentate e premi incasellati uno dietro l'altro in maniera decisamente fredda. Tracy Stuckey, di stanza in Colorado, contamina paesaggi contemporanei con elementi tratti dal vecchio west: armi, cavalli, lazi, cappelli e copricapi indiani.

Elementi contrastanti ben amalgamati in queste opere interessanti. Eccone una carrellata.


Duel



Giddy up



Boneville barbeque



Red rocket rider



Target



Three buttons down at the rodeo



Bang bang blankets



Super Western



The Tornado

domenica 10 novembre 2013

LA MENTE SGOMBRA E IL CULO SULLA SEDIA

Proprio così, la mente sgombra e il culo sulla sedia.

Ultimamente ho riflettuto parecchio su cosa fare per il blog, per migliorarlo e offrire un intrattenimento più piacevole e coinvolgente per i lettori più assidui. In aiuto sono arrivati anche i post di Viktor e di Acalia che hanno rinvigorito le mie riflessioni sull'argomento.

Torniamo quindi alla mente e al culo. La mente sgombra e il culo sulla sedia sono le conditio sine qua non per la stesura di un post decente. E' dura, davvero dura. La mente sgombra vuol dire arrivare a casa dopo aver affrontato un pendolarismo di 60 km A/R e 6,5 ore di lavoro frustrante, vuol dire sopravvivere ai ritardi dei bus, alla mancanza d'aria della metro, alla fetenzia dei vagoni di Trenitalia e agli ammortizzatori della navetta aziendale e essere ancora lucido a sufficienza per pensare. Dopo aver ovviamente sbrigato altre quotidiane incombenze per le quali i miei livelli di stress si alzano ulteriormente. Purtroppo anche questioni di routine hanno la capacità di mandarmi in tilt, soprattutto se reiterate nel tempo. Ammetto di essere io in difetto, purtroppo è così e non so che farci. Tutto questo per dire che avere poi la mente lucida una volta a casa non è così semplice. Inoltre c'è da considerare la fatica, che a scrivere all'una di notte c'è il rischio di ritrovarsi con la testa infilata nel monitor del PC oramai sfondato, traballante imitazione di abusata scena da film horror. Poi adesso fanno sti monitor sottili che le teste neanche ci entrano più. Altra condizione fondamentale è quella di sgombrare la mente ed essere nella giusta condizione per concentrarmi un minimo nello stesso momento in cui ho il tempo di poggiare il culo sulla sedia senza pensare o dover fare altro. Mi capita, per carità, non tanto spesso però. Ad esempio ora non sono nel giusto mood mentale, bombardato dall'audio di Mostri contro Alieni e con la mia dolce metà influenzata e dolorante nella stanza accanto.

Però queste sono solo riflessioni libere, non un commento ad un'opera, può darsi che io ce la faccia lo stesso. Almeno il culo sulla sedia ce l'ho.

Il punto dolente nella gestione di questo blog, proprio a causa di quanto scritto sopra, è a mio avviso (ma ditemi cosa ne pensate voi) il diradarsi di alcuni appuntamenti semi-fissi che movimentavano in misura maggiore queste pagine fino a qualche tempo fà.

Proprio per la maggiore fatica richiesta dalla stesura dei pezzi a tema musicale ad esempio, questi si sono un po' diradati. Le rubriche A-Z, o la disamina sui dischi in vinile, l'appuntamento con il Back to the roots si sono diluiti parecchio. Chiedo a chi seguiva questi pezzi con interesse di portare pazienza, mi sono ripromesso di tentare di rimediare.

Stessa cosa vale per Marvel Vintage, esperimento che mi aveva appassionato parecchio ma al quale non sono riuscito ad imprimere la giusta direzione. Anche qui sto cercando di organizzarmi.

Inoltre è forse il caso di evitare di pubblicare nel week-end post su film, libri, musica, etc... l'impressione è che nel week-end i blog si adagino parecchio e così anche i lettori. Insomma, l'idea è quella di riprendere pian piano tutto quello che di valido (spero) c'era nel blog fino a qualche tempo fà.

Idee? Pensieri? Fatemi sapere.

venerdì 8 novembre 2013

ELMORE LEONARD - TUTTI I RACCONTI WESTERN

(The complete western stories di Elmore Leonard, 2004)

Il volume che raccoglie i racconti a tematica western scritti da Elmore Leonard è datato 2004. In realtà questa corposa raccolta copre un lasso di tempo che va dal 1951, anno d'uscita de La pista Apache, fino al 1994, anno in cui venne pubblicato l'ultimo racconto qui presente: Il ritorno dell'eroe. Come usava allora più che oggi, i trenta racconti di questa antologia furono pubblicati in origine su riviste letterarie, alcune dedite in particolar modo al genere western: Argosy, Dime Western Magazine, 10 story Western Magazine, etc...

Ammetto di essermi trovato spiazzato cercando di entrare nel giusto feeling con l'opera western di Leonard e davvero non riuscivo a capirne il perché. Ci ho pensato un po' sopra e infine mi sono fatto una mezza idea. Non avevo praticamente mai pensato al genere western in una forma slegata dall'immagine. Al massimo a qualche sua contaminazione con altri generi, mai a quello classico. Ad esempio il western per me è sempre stato cinema, è sempre stato fumetto. Nomi, volti, scenari, situazioni ben impressi nella mente. Il western è sempre stato Eastwood e Leone, è sempre stato Ford e Wayne, è sempre stato Bonelli Tex, è sempre stato Il mucchio e I magnifici sette, ma se volete anche Django Unchained o Ritorno al futuro parte III. E' sempre stato immagine, spazi aperti, polvere, magnifiche formazioni rocciose e deserto, cavalli e pistole. E' sempre stato il suono delle revolverate e lo scalpiccio degli zoccoli.

Finora non è mai stato per me letteratura, non che io ricordi almeno. Certo, certo, L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì. Ma siamo al di là del western, c'è di più, binari paralleli o secanti, come vi pare, oltre la tradizione. Ci sarà stato indubbiamente altro nella mia vita da lettore, ma non questo western, non il Western, almeno non credo. Così, alla veneranda età di quasi quarantenne, scopro la letteratura western grazie a questo signore classe 1925.

E la scopro anche bene, perché superato l'iniziale spaesamento queste 673 pagine me le sono davvero godute. Se vogliamo proprio trovare un difetto all'antologia è che per 673 pagine ci trovate solo western e se il genere non è nelle vostre corde il libro potrebbe anche non piacervi (ma non è detto). Non dubitando però della vostra scaltrezza sono sicuro che ai non amanti del genere non possa mai venire in mente di comprarsi un libro intitolato Tutti i racconti Western. Neanche fosse stato scritto dal vostro scrittore preferito. Beh, magari in quel caso potreste anche farci un pensierino sopra.

Per i lettori ai quali non compaiono sfoghi cutanei al solo udire la parola western la lettura è caldamente consigliata. In racconti mediamente brevi Leonard è capace di tratteggiare uomini più che vicende, di far maturare giovani soldati, di far riacquistare la dignità a uomini ormai persi, di far sbocciare amori e di far finire intere esistenze, così con un unico colpo secco. In fondo nel west andava così. C'erano grandi uomini e uomini vili, prepotenti e uomini giusti. C'erano donne a rendere più grandi uomini già di per loro non male. Una varietà di situazioni che hanno ispirato opere come I tre banditi o Quel treno per Yuma.

Una prosa scorrevole che accompagna il lettore pagina dopo pagina senza fatica alcuna, la dote della naturalezza propria del grande narratore. In altri scritti dell'autore non avevo avuto questa impressione, non era emersa la facilità con cui Leonard racconta una storia. Non che avessi letto molto altro dello scrittore, però quel poco non era a questi livelli, un problema più di contenuto probabilmente che non di forma.

Insomma, esiste anche la letteratura western, e non è niente male.

Questo post è dedicato con grande umiltà e riconoscenza a Elmore Leonard, purtroppo scomparso il 20 Agosto ultimo scorso.

giovedì 7 novembre 2013

BRADI PIT 78

Omaggio ad Andrea Pazienza.



Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo linkandolo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

martedì 5 novembre 2013

VINCENZINA

Così anche la Vince è finalmente arrivata su carta. L'esordio non poteva verificarsi che a Lucca Comics and Games, vetrina importantissima per chiunque bazzichi il mondo del fumetto in tutte le sue declinazioni. Vincenzina, sorella virtuale del qui più noto Bradi Pit, è già stata ospite e protagonista su Balloons - Il blog delle Comic strip ed ha fatto la sua comparsa anche sul blog dell'Orablù.

Dopo tanto peregrinare Vincenzina si è accasata presso la Red Publishing casa editrice specializzata in grafica e design, materie affatto estranee al babbo di Vincenzina stessa, Giuseppe Scapigliati. Il libro lo trovate qui e sempre qui potete acquistarlo. Se vi capita di dover fare un regalo, anche a voi stessi perché no, dategli un'occhiata, non ve ne pentirete.

Se volete, potete darci una mano a far conoscere il personaggio. Attraverso Facebook o come preferite voi, Giuseppe ringrazia sentitamente.



Approfitto dell'occasione per offrirvi un piccolo assaggio del personaggio. Nel libro oltre alle strip di Vincenzina trovate anche splendide illustrazioni che la vedono protagonista.

Cliccate sulle immagini per ingrandirle.














lunedì 4 novembre 2013

LUCCA COMICS 2013

Secondo appuntamento consecutivo (e in assoluto) per me con il Lucca Comics and Games, manifestazione che per svariati motivi mi sono goduto ancor più dell'anno scorso. Innanzitutto è risultata vincente la scelta dell'auto a discapito del treno, con l'amico Luca in circa tre ore e mezzo abbiamo raggiunto il centro di Lucca il mattino del 1 Novembre, anche la ricerca del parcheggio non è stata un trauma, dura sì ma fattibile.

Grazie all'appoggio di Giuseppe che presentava il libro di Vincenzina e che aveva diritto a un paio di ridotti espositori, anche l'ingresso in fiera è stato decisamente rapido.

L'afflusso massiccio di pubblico ovviamente ha creato folle degne di un evento di così grande richiamo (sembra si sia nuovamente battuto il record di presenze), ciò nonostante la mia impressione è stata quella di padiglioni più vivibili rispetto all'anno precedente. Forse è stata semplicemente fortuna nella scelta dei tempi, forse il fatto di aver spostato Panini Comics/Disney e il materiale Lion/Dc in uno stand a parte ha decongestionato il padiglione principale con gli altri editori: 001, Bao, Coconino, J-Pop, Star, Tunuè, etc...

Intendiamoci, c'era casino, sempre troppo, però mi sono trovato decisamente meglio dell'anno scorso, Lucca poi è stupenda, il tempo ha retto bene nel complesso, eravamo anche logisticamente ben piazzati per la notte, insomma è andato tutto davvero bene.

L'atmosfera è come sempre resa magica e divertente dalla miriade di cosplay, gente sempre gentile e disponibile a mettersi in posa per una foto e a scambiare due chiacchiere, abbiamo parlato con un Iron Man sfinito che si era portato addosso più di 20 kg. di armatura (fantastica) per tutto il giorno, vera devozione alla causa.

Quest'anno sono riuscito anche a entrare al Japan Palace andandoci a pomeriggio inoltrato, cosa che non mi era riuscita l'anno scorso, in compenso non ci è stato possibile entrare allo stand della Warner e nell'area Games causa code (diciamo anche che il nostro interesse non era così alto da giustificare attese simili).

So di aver bucato l'incontro con qualcuno di voi che è passato a trovarci allo stand della Vince mentre io ero in girula e Giuseppe senza telefono per chiamarmi (gli organizzatori non forniscono prese di corrente per ricaricare i telefoni, almeno nella Self Area, mah!). Mi dispiace davvero tanto e mi scuso, però avete avuto modo di fare due chiacchiere con Giuseppe che è sempre un piacere.

Sono riuscito però a incontrare Valentina e Matteo ed è stato davvero un grandissimo piacere. Due persone carinissime e simpatiche delle quali vi consiglio di seguire il blog sempre ricco di un sacco di spunti interessanti argomentati con passione e competenza (lo trovate qui). Mi è parso di scorgere da lontano anche quel Magneto di Cyberluke ma non mi è riuscito di raggiungerlo tra la folla.

Interessanti anche alcune delle mostre di Palazzo Ducale come quelle dedicate a Terry Moore, Giulio De Vita, Guy Delisle e a Herman.

Nel frattempo Vincenzina ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell'editoria, andatela a trovare, ve ne innamorerete. La trovate qui.

 

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