venerdì 24 gennaio 2014

CINQUE LIBRI CHE...

Con Cinque libri che... la mia intenzione è quella di segnalarvi alcune opere di cui non ho avuto il tempo di parlarvi in maniera articolata (vuoi per vera mancanza di tempo, vuoi perché ormai il ricordo non è più così fresco) ma che meritano a mio avviso sicuramente una lettura. Alcuni di questi libri sono dei veri e propri capolavori, altri semplicemente scritti interessanti o divertenti. Questo appuntamento tornerà almeno per quattro o cinque volte per un totale di venti/venticinque libri. Fatemi sapere cosa avete letto e cosa ne pensate ;)

Ecco a voi titoli e sinossi.

1) Charles Bukowski - Post office
Henry Chinaski, alter ego largamente autobiografico di Charles Bukowski, è uno strano tipo di postino: si abbandona tutte le notti a grandi bevute e prolungati amplessi, ma alle cinque del mattino è puntualmente nel suo ufficio postale ad attendere gli ordini generalmente sadici del capo. I lunghi e ripetitivi giri per le consegne di lettere e plichi, compiuti con l'ansia di rispettare l'orario, si caricano - nel quadro decisamente grottesco dell'insieme - di spessori ora epici ora tragici, e fanno da costante contraltare oppressivo e concentrazionario all'edonismo sfrenato che subentra quando cala il sole.
Nelle sbronze di Henri non c'è alcuna pulsione autolesionistica: beve semplicemente perché gli piace, così come gli piace il sesso: essere liberi, per lui, significa procurarsi liberamente il maggior piacere possibile.
Ma l'ufficio postale, trasparente metafora della società organizzata, si erge come un asettico Moloch a contrastare in modo arcigno e implacabile quella libertà, al punto che l'unica possibilità di acquisirla e goderne resta il licenziamento, dall'ufficio come dalla società.
Ed è quello che Chinaski infine otterrà, preparandosi a un gioioso futuro da dropout. Scritto nel 1971, Post office è certamente il frutto migliore di un narratore che dell'autoemarginazione e dalla critica violenta al sogno americano ha fatto la marca distintiva del suo operare; senza mai smarrire, tuttavia, il filo di una superiore ironia, capace di rivolgersi docilmente e persuasivamente anche contro il personaggio di sé così amorosamente costruito.



2) Alexandre Dumas - Il conte di Montecristo
Vittima delle insidiose trame di due rivali e di un ambizioso magistrato, Edmond Dantès, un giovane ufficiale di marina, viene arrestato a Marsiglia il giorno stesso del suo matrimonio e rinchiuso per ben quattordici anni nel tenebroso castello d'If. Ma, fuggito avventurosamente dal carcere e divenuto ricchissimo grazie alla scoperta di un enorme tesoro, Dantès, che ha assunto il romantico nome di conte di Montecristo, può finalmente portare a termine la sua terribile vendetta.
Pubblicato per la prima volta nel 1844, questo romanzo, caratterizzato da una trama movimentata e ricca di colpi di scena, divenne subito popolarissimo imponendosi come modello della narrativa d'avventura del secolo scorso.






3) Auguste Le Breton - Rififi
Rififi è il capostipite del "romanzo di mala", il filone più truce e realistico del noir francese, portatore di uno sguardo disincantato sul mondo dei delinquenti nel secondo dopoguerra. Le esistenze dei protagonisti sono fatte di coltelli e donne di malaffare, di bische e locali fumosi. In questo libro, scritto ricorrendo ampiamente al gergo degli ambienti di malavita, Le Breton dipinge senza nulla concedere alla moda del giallo anglosassone o americano lo scontro tra delinquenti nordafricani, corsi e italiani. Il suo stile di scrittura ha influenzato profondamente non solo il linguaggio e la letteratura, ma anche la stessa mala francese.
Tony, detto il Lionese, è appena uscito dalla prigione, dove ha scontato una condanna di cinque anni. Radunata una banda di complici, organizza un audace colpo ai danni di una gioielleria.
Il bottino fa gola a tutto l'ambiente della mala e inizia così una lotta all'ultimo sangue tra le gang rivali: "le rififi", una rissa senza esclusione di colpi per le strade di Parigi. Da quando Le Breton ha inventato il termine, "rififi" è entrato regolarmente nel gergo della malavita.
Da questo libro Jules Dassin ha tratto il film omonimo, che gli è valso il premio per la miglior regia al festival di Cannes. I personaggi creati da Le Breton sono stati portati sullo schermo da numerosi interpreti di primo piano, tra i quali Jean Gabin, Lino Ventura e Alain Delon.



4) Warren Ellis - Con tanta benzina in vena
Michael McGill. Detective alla deriva. Assoldato da una misteriosa organizzazione di politicanti eroinomani per recuperare la prima, vera Costituzione degli Stati Uniti, smarrita da Richard Nixon in una casa di tolleranza. Quella attualmente in vigore sarebbe solo un'eterna seconda, un doppione, quasi un falso. Con l'aiuto dell'arrapante e arrapata Trix Holmes, Michael si lancia in un'odissea on the road dall'Ohio alla California, tra adoratori di Godzilla, impensabili sette segrete, pratiche sessuali inedite e strani rituali custoditi nei meandri di Internet, nel ventre oscuro e perverso di un'America nascosta, cattiva e demente. In un tour-de-force fulmineo, estremo, esilarante e agghiacciante, con un colpo di scena finale da maestro, Warren Ellis (l'astro indiscusso del fumetto anglosassone) firma non già una graphic novel su carta, ma "un proiettile a punta cava, un libro che spernacchia il politicamente corretto e fa a pezzi la santa morale a stelle e strisce" (Los Angeles Times Book Review).



5) Stephen King - It
In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. E quando, molti anni dopo, It ricompare a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia... Un viaggio illuminante lungo l'oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell'infanzia a quelli della maturità


8 commenti:

  1. Charles è piu' molto di piou' di quello che sembra.un genio assoluto.

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    1. Si, ho scelto Post office che rimane il mio preferito tra le cose che ho letto di Bukowski ma anche Pulp, Storie di ordinaria follia e chissà quant'altro andrebbero letti.

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  2. X i miei gusti Bukowski (che ho letto) e Ellis sono i più interessanti.
    Cmq interessante questa rubrica, proponila più spesso che puoi che mi annoto qualche buon titolo!

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    1. In totale penso che segnalerò venticinque libri per ora, poi si vedrà. Tutti quelli segnalati valgono la lettura, ovviamente a parer mio. In questa prima cinquina trovo quello di Warren Ellis il più divertente insieme a Post office, da leggere. Però come valore assoluto gli altri li metterei un gradino più in alto.

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  3. Ah, ma proprio così? Cinquine di libri alla volta? :)
    Post Office e IT li ho letti anch'io non so più quanti anni fa. Il classico di Dumas l'ho sfiorato un sacco di volte, ma non l'ho mai iniziato. Sarà che ho visto troppi adattamenti cinematografici. E quello di Warren Ellis ho sempre voluto prenderlo, ma è finito nel dimenticatoio, dando precedenza ad altre cose. Per come ne parli, però, sembrerebbe meritare.

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    1. Si, si, manate di libri, a cinque alla volta, come le dita. Ellis è il solito Ellis, sopra le righe, divertente e cazzaro oltre l'inverosimile. Io mi ci sono divertito parecchio, non un capolavoro ma una lettura molto, molto piacevole.

      Inoltre ti straconsiglio Rififi, ho l'impressione che potrebbe piacerti parecchio. Non è facilissimo da reperire credo, io lo presi in una di quelle collane dedicate al giallo in allegato a un quotidiano.

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  4. Buk è un grande, Post Office tra i suoi libri migliori ...forse il mio preferito.

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    1. Io non li ho letti tutti ma il ricordo più bello è legato sicuramente a Post office il primo che lessi di Buk. Comunque anche Pulp ad esempio mi è piaciuto tantissimo, fuori di testa :)

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