domenica 2 marzo 2014

SWAY

(di Zachary Lazar, 2008)

Quanti e quali sono nella storia, nell'arco di una vita o di un determinato periodo i grandi punti di svolta, quei momenti in cui è chiara la percezione che le cose stanno cambiando, in meglio o in peggio, con tutte le conseguenze che ne derivano? Proprio in questi anni potremmo star vivendo uno di questi momenti che si porterà dietro con tutta probabilità conseguenze nefaste. E ancora: la perdita dell'innocenza. Quante volte abbiamo sentito quest'espressione usata in relazione agli argomenti più disparati? La perdita dell'innocenza di un individuo, di una nazione, di una generazione fino ad arrivare a legarla anche a forme di espressione o di comunicazione. La morte di Gwen Stacy è il momento in cui il fumetto supereroistico perse l'innocenza, sarà capitato di sentirlo a chi è appassionato di comics, e questo è solo il primo esempio che mi viene in mente.

Zachary Lazar nel suo secondo romanzo ci trasporta nel periodo di transizione tra due decenni, quello dei '60 e quello dei '70, nel quale si respira forte quell'aria di cambiamento. Dall'estate dell'amore, dai movimenti pacifisti, dalla controcultura americana, dall'ampliamento delle soglie della percezione, alla guerra del Vietnam, agli scoppi di violenza e i casi di omicidio legati alla famiglia Manson. Da una visione di pace e amore a una di violenza e orrore.

Il libro di Lazar non è un saggio storico su quegli anni e sugli eventi che li hanno caratterizzati, è più un'immersione nelle sensazioni che aleggiavano nell'aria in quel tempo, viste, vissute e narrate grazie a un miscuglio di invenzione e realtà storica, per mezzo delle esistenze di alcuni personaggi noti e meno noti al grande pubblico. Dai primi passi mossi da tre musicisti inglesi di nome Keith, Mick e Brian fino all'esplosione di una delle più grandi rock band di sempre, i Rolling Stones. Le vicende di un gruppo musicale in fortissima ascesa e i cambiamenti nelle loro vite, nella loro visione, nelle persone che gravitano nella loro orbita. Parallele scorrono le esistenze di Bobby Beausoleil, musicista e attore macchiatosi di uno dei delitti attribuiti alla cricca di Charles Manson e quella di Kenneth Anger, regista sperimentale e d'avanguardia che inserirà in alcune sue produzioni contribuiti dei Rolling Stones, così come quelli di Beausoleil.

In qualche modo le speranze di una vita diversa, sicuramente più libera e meno incasellata, si troveranno a collidere con quello che è il lato oscuro dell'esistenza, elemento di grande fascinazione che si riscontrerà nel lavoro di Anger, nella musica degli Stones e nei gesti di Beausoleil.

Il periodo storico che fà da cornice e da motore agli eventi, alcuni anche minimi all'apparenza, narrati in questo Sway è di sicuro inzuppato di fascino, il libro di Lazar pur non essendo una lettura immancabile, è una piacevole occasione per immergersi in quegli anni e in alcune considerazioni e visioni proprie di quel dato momento. In più ci apre scorci di vita più o meno romanzati di personaggi che hanno vissuto molto intensamente. Era il tempo dell'amore o della semplice promiscuità? Dell'ispirazione o dell'autodistruzione? Era l'era dell'Acquario o il tempo del maligno? Nonostante le esistenze sregolate di molti protagonisti che troviamo nel libro, la maggior parte di essi sono ancora tra noi, testimonianza vivente di un tempo ormai perduto.

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