mercoledì 28 maggio 2014

THE WALKING DEAD - STAGIONE 3

Mai come in questa stagione The walking dead si dimostra metafora dell'essere umano e mai come ora i pur pericolosi e sempre in agguato non morti assurgono a ruolo di disgustosa e pericolosa tappezzeria. Il gruppo di sopravvissuti guidato dall'ex agente sotto pressione Rick Grimes (Andrew Lincoln) trova rifugio all'interno di una prigione, luogo vasto e non totalmente esplorato ma comunque molto ben difendibile da attacchi di vivi e (non) morti.

Sono gli uomini i veri avversari di questa terza annata del riuscitissimo serial ideato da Robert Kirkman. Diversi gli incontri con altri gruppi di sopravvissuti che Hershel (Scott Wilson), Rick, Lori (Sarah Wayne Callies) e compagnia bella dovranno affrontare e gestire nel corso di questa serie. Il più importante sarà indubbiamente l'incontro/scontro con gli abitanti di Woodbury, paesino fortificato comandato dall'ambigua figura del Governatore (David Morrisey).

Si espande inoltre il cast con l'arrivo di personaggi di grandissimo fascino a partire proprio dal Governatore fino ad arrivare al nuovo membro del gruppo di Rick, l'enigmatica Michonne (Danai Gurira). Nel complesso la terza annata non raggiunge i livelli d'eccellenza della seconda stagione pur salendo di ritmo nella fase conclusiva della stessa. L'incedere degli eventi mi è sembrato un po' più blando e i dilemmi morali di fronte ai quali i personaggi si sono trovati solo un filo meno emozionanti (comunque terribili). Ciò non toglie che la serie navighi su una qualità media altissima e continui a proporre tutte quelle caratteristiche alle quali ci aveva abituato in precedenza.

Il problema grosso questa volta è stata l'aspettativa. Avendo letto il fumetto mi aspettavo un incedere degli eventi decisamente più d'impatto di quello visto nella serie tv, soprattutto per quel che riguarda lo scontro con il Governatore. Ancora una volta Kirkman scombina le carte e cuce addosso ad Andrea (Laurie Holden) un ruolo di primissimo piano nella vicenda legata a Woodbury, cosa che sulla pagina stampata accadeva a Michonne, personaggio capace di dare tutt'altra direzione e intensità alla contesa. Questa fase della narrazione è stata nel fumetto una delle più truci, cruente e disturbanti, nell'economia della quale anche un personaggio come Tyreese (Chad L. Coleman) assumeva un ruolo più che fondamentale mentre nel serial tv è stato relegato a mero attore secondario.

Michonne

Nel complesso la vicenda, che probabilmente verrà ripresa nella serie successiva che non ho ancora visto, ha regalato meno di quel che avrebbe potuto. Un meno che però è moltissimo per chi non è a conoscenza degli sviluppi narrati nel fumetto.

Plaudo comunque a una serie nella quale non ci si può affezionare troppo ai personaggi perché è la storia a comandare e non gli attori, come nel mondo reale è la vita, il destino, Dio o chiamatelo come volete, ad avere l'ultima parola, raramente l'abbiamo noi. In situazioni straordinarie voi cosa fareste? Come riuscireste ad uscire dalla merda? Cosa sareste disposti a fare? Vi carichereste di responsabilità? Continuereste ad avere fede? Impazzireste? Trovereste conforto nelle braccia di qualcun altro? Meditate gente, meditate. Questa è la vera forza di The walking dead.


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