venerdì 6 giugno 2014

UN MARITO PER CINZIA

(Houseboat di Melville Shavelson, 1958)

Dopo la morte della moglie, l'impiegato al ministero Tom Wiston (Cary Grant) si ritrova con tre piccoli figli da accudire e con i suoceri fermamente intenzionati ad assumerne la tutela.  Nonostante Tom abbia un lavoro che lo impegna a tempo pieno e una cognata più che disponibile a entrare nella sua vita in pianta stabile, decide di assumersi le sue responsabilità e portare i bambini a Washington DC in un appartamentino quantomeno inadeguato alle esigenze della famiglia. Il rapporto con il piccolo Roberto (Charles Herbert) e i più grandi Davide (Paul Petersen) ed Elisabetta (Mimi Gibson) non è dei più facili, è dura compensare la mancanza di una madre per un papà spesso assente. Durante una serata in città è proprio Roberto a scappare e ad imbattersi nella bella Cinzia Zaccardi (Sophia Loren), figlia di un noto direttore d'orchestra. Anch'essa figlia infelice, Cinzia cercherà di ricucire il rapporto tra padre e figli assumendo il ruolo di improbabile governante, entrerà pian piano nelle grazie di Tom e dei bambini fino a trasferirsi con loro nella casa galleggiante del titolo originale.

Nonostante il titolo italiano sia fin troppo rivelatore e lontano dall'originale, questa volta non mi sento di condannare la scelta dei traduttori che hanno pensato bene di porre l'attenzione sul personaggio interpretato dalla nostra Loren, attrice che in quegli anni andava qui da noi per la maggiore. La commedia si rivela risaputa ma molto garbata come spesso avviene con i film che vedono protagonista Cary Grant. Nella filmografia dell'attore di origini inglesi questo Un marito per Cinzia non è sicuramente una delle pellicole che spiccano in misura maggiore, anche l'alchimia con la Loren non riserva emozioni particolari. Il film però si guarda con piacere, non mancano gli episodi divertenti e si può contare su quel gusto genuino d'esser catapultati per un paio d'ore in un altro tempo, in un mondo ormai quasi totalmente scomparso.

Cary Grant è una sicurezza, un marchio di fabbrica inattaccabile per commedie di questo tipo, la Loren non lascia il segno, bella è bella ma neanche da far girar la testa, almeno non in questo film, tutto il resto funziona come deve funzionare. Deve piacere, c'è poco da fare, mettersi lì per passare un po' di tempo senza grosse pretese, in fondo molto spesso capita di guardare cose decisamente peggiori.


2 commenti:

  1. davvero lieto di aver trovato un altro estimatore di Cary Grant. A fronte di tanta robaccia contemporanea, anche io di tanto in tanto preferisco lasciarmi stregare dal garbo dell'attore più elegante di sempre ;-) (PS era il preferito di mia mamma, e ogni volta che lo vedo in tv mi blocco col telecomando immaginandomela che dice "lascia, lascia che c'è Gheri Grent" ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Invece qui da noi l'estimatrice è mia moglie che lo venera ancor oggi come uomo più affascinante del mondo. Io lo apprezzo tantissimo come attore, ha interpretato grandi film, molti assolutamente spassosi. Qui sul blog ne ho parlato diverse volte e tornerò sicuramente a farlo in futuro, così che quando passerai di qui potrai dire:" aspetta un po' che si parla di Gheri Grant" :)

      Elimina