martedì 18 novembre 2014

LA ZONA DEL CREPUSCOLO

(di Tiziano Sclavi e Montanari & Grassani)

A volte, quasi sempre a dirla tutta, dopo la vita ci aspetta la morte, l'ignoto, il mistero. Per qualcuno, per pochi eletti, dopo la vita c'è la zona del crepuscolo. Non pensate a questa come a qualcosa di simile al limbo della tradizione cristiana, non lo è affatto. Come hanno potuto scoprire Dylan Dog o ancor prima lo scrittore Edgar Allan Poe (che ne parla nel suo La verità sul caso di Mr. Valdemar) la zona del crepuscolo è una realtà molto più concreta e terrena, una realtà che prende corpo nel piccolo paesino di Inverary, incantevole borgo scozzese adagiato sulle sponde del Loch Fyne. E dire che nel lontano 1997 il paesino fu una delle tappe di quello che rimane uno dei più bei viaggi della mia vita, probabilmente all'epoca ero ancora molto lontano dallo scoccare della mia ultima ora e lo scorrere della vita ad Inverary mi sembrò uguale in tutto e per tutto a quello che solitamente caratterizza i piccoli borghi simili a quello. Probabilmente anche dieci anni prima, nell'Aprile del 1987, il borgo doveva sembrare all'occhio di uno straniero un posto sereno e rilassante, in armonia con la natura e con il mondo. E' proprio allora che il nostro indagatore dell'incubo si reca sul posto in seguito a una chiamata allarmante e delirante della giovane Mabel Carpenter. Dylan è convinto che la giovane non gli abbia raccontato la verità durante la sua telefonata (farfugliava qualcosa riguardo ai marziani) ma l'inquietudine della ragazza sembra maledettamente reale, il sesto senso di Dylan lo spinge così a recarsi a Inverary e a portare avanti un'indagine durante la quale il primo contatto umano lo avrà con un traghettatore di nome Charon che gestisce i trasporti sul lago a bordo di una sorta di vecchio veliero fantasma.

Torna il tema della morte e del dopo-morte e inevitabilmente ricompare, anche se solo evocato, lo spettro di Xabaras insieme ai vecchi ricordi che Dylan ha di suo padre che dello stesso Xabaras fu letale avversario. In questo numero sono diversi i temi toccati dalla sceneggiatura di Sclavi a partire da quello della piccola comunità chiusa, scenario sempre avvincente quando si trattano mistero e orrore. Altro tema importante è il trapasso, evento al quale risulta quasi impossibile arrivare ben preparati, di rimando potremmo riflettere su temi attuali come quello della scelta volontaria tra la vita e la morte, tra una vita che vita non è più e tra una morte definitiva e drastica. Si capisce come il fumetto popolare possa affrontare all'interno di un'ottima narrazione come è questa argomenti di massima importanza. Come già era successo per l'episodio Le notti della Luna piena le matite sono affidate al duo Montanari & Grassani dei quali continuo a trovare il lavoro un po' rigido e legnoso ma parecchio evocativo nella resa delle atmosfere notturne e nebbiose che fanno da cornice alla vicenda. E' grazie a episodi come questo che il mito di Dylan Dog ha continuato a sedimentare nell'affetto dei lettori e ha continuato a crescere fino ad oggi, seppure un po' sfiorito con l'andare degli anni l'indagatore dell'incubo non è ancora domo e sta tentando proprio in questi mesi di ritrovare una nuova giovinezza, campo nel quale non dovrebbe avere grosse difficoltà a districarsi.


8 commenti:

  1. Nemmeno io ho mai apprezzato il lavoro grafico di Montanari & Grassani (anzi, quando mi capitavano tra le mani i volumetti disegnati da loro spesso sbuffavo) però l'arco narrativo di Inverary, di cui ricordo meglio Ritorno al Crepuscolo, mi aveva affascinata molto!!

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    1. Io invece Ritorno al crepuscolo credo di non averlo mai letto, pensa però che emozione leggere la prima didascalia, Inverary, aprile 1987, un posto al quale assimilo bellissimi ricordi sprofondato qui nell'orrore. Brrrr!

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  2. Mamma mia, sia questo sia Ritorno al Crepuscolo mi erano piaciuti un bordello, all'epoca :)

    Moz-

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    1. Devo assolutamente recuperare il ritorno sulla scena del delitto.

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  3. A proposito di Dylan, i primi due episodi della nuova "vita" editoriale dell'indagatore dell'incubo non è che mi abbiano esattamente fatto gridare al miracolo... . Temo che riprenderò a leggerlo in biblioteca, son tempi grami , i soldi x piaceri come i fumetti devono andare "a colpo sicuro"! ;-)

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    1. Io ho letto al momento solo quello a colori, certo molto sperimentale se vogliamo ma anche io non mi sono strappato i capelli per quel numero. Proverò ancora qualche numero, poi si vedrà...

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  4. Ho sempre trovato la cover de La Zona del Crepuscolo una delle più affascinanti del fumetto popolare italiano. Per quanto riguarda la storia, in quel periodo Sclavi toccava uno dei suoi picchi migliori. E per quanto la coppia Montanari & Grassani risultasse un po' datata già allora, credo che abbiano sempre fatto il loro "sporco" lavoro.

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    1. Il duo compensa con la resa delle atmosfere quello che nel tratto non eccelle, fanno assolutamente il loro sporco lavoro. La copertina da il giusto senso di minaccia incombente, addirittura più di quello che scaturisce dall'albo.

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