mercoledì 31 dicembre 2014

FIRMA AWARDS 2014

Benvenuti signore e signori ai Firma Awards 2014, i premi più temporalmente sfasati del web. Avete fatto il pieno del meglio e del peggio dell'annata che va a terminare? Bene, qui avrete qualcosa di totalmente diverso per quel che riguarda le categorie più amate da Voi carissimo pubblico! Vale a dire, come se già non lo sapeste, Cinema, Libri, Serie Tv, Animazione e Fumetto (che tratteremo nei prossimi giorni in un post a parte).

Per chi non conoscesse questi prestigiosissimi Awards ecco il succo del discorso: qui troverete il meglio di quel che si è visto e letto durante il 2014 da queste parti, cioè quel che ho visto e ho letto io. Poco importa se il libro migliore è uscito magari nell'Ottocento e il film negli anni Settanta, in fondo a chi importa. Seguendo il motto del Bradipo bisogna prendere tutto con calma, anche gli stimoli esterni. Come dicevano i Chicago Does anybody really know what time it is? Does anybody really care? C'è davvero qualcuno che sappia che ora è? C'è davvero qualcuno a cui importa? Quindi per me tutto quel che è passato da queste parti nel 2014 è valido, mi troverete più sul pezzo giusto per qualche sottocategoria della voce Fumetto.

Per i curiosi è possibile spulciare i risultati delle passate edizioni cliccando sulla parola Awards.

Partiamo dalla categoria SERIAL TV per la quale il podio è stato selezionato tra diverse stagioni provenienti da tredici serial differenti. Questo è quel che mi ha concesso di seguire il tempo a mia disposizione, diverse serie brevi, alcune di media durata e solo un paio composte dai classici 22/24 episodi della serialità americana.

Terzo Classificato:
Carnivale di Daniel Knauf (Stag. 1 e 2)
Gran bella sorpresa che lascia come unico rammarico il fatto di non aver potuto seguire le vicende degli ambigui artisti circensi lungo l'arco delle sei stagioni programmate in origine dal loro creatore. Ottima ambientazione, personaggi e storie intriganti e la classica dicotomia bene/male a tenere banco tra misteri, visioni e sovrannaturale.

Secondo Classificato:
Sherlock di Steven Moffat e Mark Gatiss (Stag. 1, 2 e 3)
Eccezionale prova di scrittura da parte degli ideatori, una qualità che lo stesso Moffat sembra non essere più capace di esprimere negli script di Doctor Who, protagonisti e relative nemesi semplicemente perfetti con una coppia formata da Cumberbatch e Freeman che neanche Batman e Robin. Moderno e allo stesso tempo rispettoso della tradizione. Chapeaux.

Primo Classificato:
Black Mirror di Charlie Brooker (Stag. 2)
Sembrava impossibile bissare la qualità già stratosferica della prima stagione e invece gli inglesi ce l'hanno fatta alla grande. Semplicemente la serie più spietata, intelligente e imperdibile della produzione televisiva attuale. Doppio Chapeaux.

Altro da segnalare non c'è se non il continuo calo del serial dedicato al Doctor Who (ahimè) e la flessione qualitativa della comunque più che buona terza stagione di The Walking dead.

        



Passiamo alla categoria ANIMAZIONE per la quale quest'anno abbiamo all'attivo una quindicina di titoli. Nel caso non fosse chiaro in questa categoria farò rientrare solamente i lungometraggi d'animazione e in tecnica mista che ci è capitato di vedere durante il 2014 tra cinema e televisione. Come al solito candidati anche titoli vecchi e stravecchi.

E' stata dura, almeno sei o sette i titoli meritevoli di menzione, ho deciso però di premiare più il lato divertente dell'animazione (almeno per quel che riguarda il primo gradino del podio), quella che sono riuscito a godermi con mia figlia e mia moglie lasciando alle posizioni successive quella più impegnata.

Terzo Classificato:
Valzer con Bashir di Ari Folman
La difficile ricostruzione dell'esperienza che lo stesso regista si trovò a vivere durante la guerra libanese degli anni '80 narrata con uno stile d'animazione tanto particolare quanto efficace. Per riflettere e ricordare, ragionare su tragedie sempre purtroppo tremendamente attuali.

Secondo Classificato:
Una tomba per le lucciole di Isao Takahata
Uno dei capolavori dello Studio Ghibli nonostante non porti la firma del maestro Miyazaki, ancora dolore, guerra e morte per un film che mi è impossibile non premiare. In mezzo a tutto ciò la bellissima e fragile innocenza dei bambini. Imperdibile.

Primo Classificato:
The Lego Movie di Phil Lord, Chris Miller e Chris McKay
Nonostante sia meno denso di contenuto rispetto agli altri due film che compongono il podio The Lego Movie si è rivelata la vera sorpresa dell'anno. Un film divertentissimo con un mix riuscito di animazione e stop-motion, grande lavoro sui pupazzetti che mantengono la loro caratteristica rigidità pur essendo espressivi e credibili, ottimo finale e messaggi non scontatissimi. Uno spasso.

         



Eccoci giunti alla categoria LIBRI, sicuramente quella alla quale sono più legato e interessato. Quattordici i libri che sono riuscito a portare a termine e godermi quest'anno, almeno due dei quali volumi di entità non indifferente. Nonostante le buone letture non siano mancate qui il podio mi si è delineato chiaramente fin da subito, deciso nelle tre posizioni di punta più dal gusto personale che non dal reale valore del libro in sè. Insomma, qualsiasi posizione del podio decidiate di assaggiare non cadrete male, ve lo assicuro.

Terzo Classificato:
Trilogia di New York di Paul Auster
Tre romanzi/racconti in un unico libro, un trittico magnifico e insondabile sulla perdita e sull'incertezza dell'identità. Chi siamo? Chi sono gli altri? Una lettura dove è anche importante il tema del linguaggio, stimolante e ammaliante come poche.

Secondo Classificato:
Di cosa parliamo quando parliamo d'amore di Raymond Carver
E' sempre elettrizzante la personale scoperta di un grande autore, dopo quella di Auster quella di Carver quest'anno è già la seconda. Una prosa essenziale quanto ficcante, in una manciata di brevi racconti la vita e le sconfitte dell'uomo. Irrinunciabile.

Primo Classificato:
Il sangue è randagio di James Ellroy
Di cuore. La chiusura della trilogia americana si rivela un ottimo romanzo degno di chiudere il cerchio di un'epopea iniziata con il favoloso American Tabloid. Dopo parecchi Ellroy minori la lettura di questo libro è stata una liberazione e l'infusione di nuovo entusiasmo per quello che lo scrittore losangelino ha in serbo per noi nei prossimi anni. Un must.

           



Chiudiamo questa prima giornata di premi con la categoria FILM per la quale sono stati presi in considerazione circa una quarantina di titoli, non molti in fondo e dai quali sono stati esclusi alcuni classiconi visti e rivisti diverse volte. Vi ricordo che qui troverete una selezione effettuata su tutti i film da me visti durante l'anno in corso (ancora per poco) indipendentemente dall'anno di uscita in sala del film. Insomma, conta solo quando il film è uscito a casa mia.

Terzo Classificato:
Carrie - Lo sguardo di Satana di Brian De Palma
Un classico che è stata quasi una riscoperta in quanto l'avevo visto forse nei primi anni della mia adolescenza. Da uno di quei libri riusciti alla grande di Stephen King un horror scaturito dal fanatismo religioso con una Sissy Spacek interprete strepitosa. Da recuperare assolutamente.

Secondo Classificato:
La banda Baader Meinhof di Uli Edel
Cronaca della nascita e dello sviluppo della RAF (Rote Armee Fraktion), nucleo terroristico della sinistra tedesca attivo dalla fine degli anni '60 in Germania e non solo, e del gruppo di militanti che faranno capo ad Andreas Baader, Gudrun Ensslin e in seguito a Ulriche Meinhof. Una pagina di storia narrata in maniera coinvolgente e imparziale dal regista Uli Edel.

Primo Classificato:
Onora il padre e la madre di Sidney Lumet
Cinema classico con la C maiscola quello di Lumet che per la sua ultima prova lascia in eredità un film grandissimo. L'uomo di fronte alla sconfitta, alle proprie decisioni e alle loro conseguenze. Dramma asciutto e vitale allo stesso tempo, grande cinema.

          


Appuntamento tra qualche giorno per tutto quel che riguarda la categoria Fumetto.

martedì 30 dicembre 2014

IL RITORNO DEL MOSTRO

(di Tiziano Sclavi e Luigi Piccatto)

Con l'ottavo numero della serie dedicata all'indagatore dell'incubo torna l'orrore tout-court, quello più vicino a noi, quello delle cronache, quello scatenato dalla pura e semplice follia, l'inspiegabile raptus omicida qui associato a ritardo e deformità. Sclavi ci presenta queste tematiche in un episodio che più di tutti quelli precedenti si legge d'un fiato, come se si stesse assistendo a uno di quei thriller cinematografici ben riusciti nei quali gli elementi risolutivi arrivano solo sul finale.

Nemmeno in questo numero manca il lato inspiegabile della vicenda che assume i contorni della creatura all'apparenza indistruttibile, situazione forse meno affascinante di altre ma che connota la narrazione per quasi l'interezza dell'episodio. La creatura nella fattispecie è un garzone di stalla, Damien, ma andiamo con ordine...

Nel maggio del 1971 in Galles ha luogo quella che verrà in seguito conosciuta come la strage di Steele House. La giovane Leonora, rampolla della ricca famiglia Steele e ragazza non vedente, si sveglia una mattina ritrovandosi completamente sola nella grande casa di famiglia, fatto questo molto insolito data la sua condizione e vista l'assenza finanche dei domestici solitamente in servizio presso la famiglia. Non ci vorrà molto alla ragazza per imbattersi casualmente nei cadaveri della madre, del padre, del maggiordomo, della cuoca, del cameriere e dello stalliere. L'unico a mancare all'appello è il ragazzo ritardato Damien, aiutante dello stalliere sul quale inevitabilmente cadrà la colpa dell'atroce delitto multiplo.

Sedici anni più tardi la stessa Leonora è diventata una donna dura e decisa terrorizzata però dalla recente fuga di Damien dalla casa di cura dove era stato internato all'epoca della strage. Come testimoniato anche dal Dottor Pierce, Damien sembra essere diventato una creatura capace di resistere a qualsiasi cosa e privo di ogni senso del dolore. Per proteggersi da quello che non sembra più essere un uomo la bella Leonora ricorrerà ai servigi di Dylan Dog.

Sclavi scrive un episodio più convenzionale rimescolando un po' le carte sul finale come si conviene a una produzione orrorifica, le matite di Piccatto delineano in alcune tavole uno degli indagatori dell'incubo finora più essenziali e meglio riusciti. Purtroppo la qualità del tratto e in alcuni casi anche lo stile non rimangono costanti per tutta la durata dell'albo inanellando diverse tavole meno riuscito o curate. Il ritorno del mostro risulta meno intrigante di altre avventure dylaniate ma rimane comunque una buonissima lettura.


domenica 28 dicembre 2014

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO D'AMORE

(What we talk about when we talk about love di Raymond Carver, 1981)

Diciassette racconti brevi, diciassette momenti minimi in altrettanti scampoli di vita. Si dice che i racconti di Carver abbiano innovato l'essenza della scrittura americana e la sua forma. Definito spesso il maestro del minimalismo, all'autore vengono riconosciuti i meriti di aver saputo trasporre su carta la lingua parlata dall'uomo comune, quello che vive un'esistenza ordinaria o al limite straordinaria nella sua ordinarietà, e quello di aver saputo sviscerare aspetti essenziali della vita in pochi gesti quotidiani, in poche parole, descrivendo pochi oggetti.

Tutto questo calza, mi vien da dire leggendo questi racconti dove ogni singolo evento, anche quei pochi estranei alla maggior parte delle esistenze, vengono affogati nell'ordinario, nel vissuto noto a una moltitudine di persone. Sono racconti universali, situazioni riconoscibili da ogni lettore capace di sovrapporre con la fantasia un luogo ad un altro pur tenendo fermo il cuore di ognuno di questi brevi scritti.

Per la maggior parte della gente la vita probabilmente non è un biscotto inzuppato nel barattolo della felicità, non è un batuffolo rosa come qualcuno mi disse molti anni addietro, la vita che Carver ci presenta puzza di solitudine, disperazione, routine, gabbie, tradimento, alcool e insensatezza. Ciò nonostante odora forte di vita, una cosa che per quanto possa sembrare deprimente non è affatto da buttar via.

Forse a modo suo Carver parla d'amore come ci lascia intuire il titolo di questa raccolta di racconti e del breve episodio omonimo, più facilmente parla di sconfitta, dell'infrangersi del sogno. La scenografia è la provincia americana con le sue villette, i suoi paesotti, i suoi motel e le sue sale bingo, i suoi lavori e i suoi passatempi. Ognuno di questi elementi, combinato con uno qualsiasi degli altri, non sembra in grado di dare come risultato una situazione felice o quantomeno serena e appagante. Il tutto è descritto da Carver in poche immagini di una lucidità impressionante.

Un libro da leggere assolutamente, il cui senso è (forse) che le cose per molti uomini e per molte donne vanno semplicemente così, si giocano le carte che ci sono state date, non tutti sono bari, non tutti sono campioni. Quando tutto va bene la partita finisce più o meno in pari. Alle volte si perde.

Raymond Carver

sabato 27 dicembre 2014

DOCTOR WHO - LAST CHRISTMAS

C'erano diverse aspettative per questo speciale natalizio di Doctor Who, aspettative legate al destino di Clara Oswald (Jenna Louise Coleman) e al futuro della Coleman all'interno della serie. C'era un rapporto interrotto da scandagliare, c'erano cose da chiarire e importanti sacrifici da rendere palesi, c'era la speranza di un guizzo da parte dello scrittore Steven Moffat che per lo più, spiace dirlo, sembra averci un pochino preso per il naso.

Last Christmas non è un brutto speciale, ha il sapore però del colpo di spugna, del classico tormentone tutto cambia niente cambia, abbiamo sofferto, abbiamo dimenticato e ora amici come prima, pronti a lanciarci verso mille nuove altre avventure. Come dicevo la puntata non è male, ottimo spunto per uno speciale natalizio con un crossover tra il Dottore (Peter Capaldi) e Babbo Natale (Nick Frost) e la richiesta ai fan di sospendere la loro incredulità finanche oltre la media alla quale il Dottore ci aveva abituati. In fondo è la notte di Natale, se non ci concediamo un po' di magia ora allora quando? Così Moffat non si preoccupa minimamente di dare una spiegazione logica a quella che sembra essere la conclusione un  po' sottotono di una potenziale invasione aliena incastrando pezzi di plot in diversi sottostrati del reame del sogno entro il quale il Dottore, Clara e alcuni scienziati di stanza al Polo Nord vengono a trovarsi.

Il succo del discorso potrebbe essere questo: credi ancora alla magia del Natale? Riesci ancora a goderne? Se la risposta è sì non farai difficoltà a credere anche al Dottore, a una serie e a un personaggio che attingono alla fantasia più sfrenata, ingenua e forse fanciullesca di ognuno di noi e se ne beano. Poco importa che Doctor Who come serie sembra aver un poco perso la strada rispetto al passato, si poggi su scelte poco coerenti (poco felici?) come quelle prese in questo speciale natalizio. Il Dottore è la nostra fantasia residua, l'altra faccia di Babbo Natale.

Detto questo continuo a pensare che ci sia qualcosa nella storia più recente del personaggio che non sta girando al meglio. Stanchezza? Calo d'ispirazione? Quello che personalmente mi auguro per l'anno nuovo è forza nuova, un cambio di scrittura. Il Dottore di Capaldi sono convinto che possa dare di più, così come il personaggio di Clara impelagato continuamente in trame destinate a scoppiare lievemente come una bolla di sapone.

Altro rimpianto, tutto personale, è quello di non aver capito subito che Babbo Natale era quel Nick Frost, probabilmente mi sarei goduto lo speciale un pochino di più.


giovedì 25 dicembre 2014

REGALI 2014

Natale dall'atmosfera un po' dimessa ma forse anche per questo molto piacevole. Vigilia dai miei con mio fratello, Natale con i suoceri e mio cognato, nessun eccesso, quest'anno siamo riusciti a preservare anche la pancia che è riuscita ad arrivare a fine giornata senza esplodere.

Tutto molto tranquillo, nonostante l'atmosfera low-fi non sono mancati i regali che almeno a Natale si cerca di non farsi mancare mai niente.

Ecco allora la solita carrellata (che l'anno scorso però ho bucato) sui regali da me ricevuti in questa giornata, poi tra mia moglie e Lauretta in casa sono arrivate altre cose interessanti però il blog è mio e quindi mi concentrerò sui regali miei :)

Partiamo proprio dal regalo di mia moglie che ha pensato bene di sostituire i miei occhiali da sole ormai rotti con un bellissimo paio di Ray Ban, non chiedetemi il modello ma sono molto simili a quelli qui sotto.




Come aggiuntina una sempre comoda USB da 16GB che io ero rimasto fermo a 2.




La mamma e il papà, che non hanno troppa voglia di scervellarsi per il regalo, hanno sponsorizzato la sempre ben accetta tessera musei che è arrivata alla bella cifra di cinquantadue eurini. I suoceri invece hanno sganciato cash :)




Come aggiunta, con la collaborazione di mio fratello ecco arrivare l'immancabile e graditissima riserva di libri. Due i titoli, uno nuovo e un recupero di qualche anno fa: Ricatto di James Ellroy e Orgoglio, pregiudizio e zombie di Jane Austen e Seth Grahame Smith.






Chiudiamo con l'exploit di mio cognato con il bellissimo blocco note Marvel (non proprio quello della foto) con in copertina cose di Byrne, Kirby, forse Colan.


Approfitto di questo post spensierato per fare nuovamente gli auguri di buone feste a tutti voi, soprattutto a chi per un motivo o per l'altro si trova in un periodo di difficoltà, sofferenza e dolore. Per voi un affettuoso abbraccio speciale.

mercoledì 24 dicembre 2014

BUON NATALE

Sinceri auguri di buon Natale a voi tutti...


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lunedì 22 dicembre 2014

DEEPWATER

(di David S. Marfield, 2005)

Deepwater, unica fatica da regista di David S. Marfield (almeno a quel che mi risulta), è un discreto thriller con atmosfere ambigue e interessanti. Passato quasi sotto silenzio è uno di quei film che non hanno davvero nulla di eccezionale, nè nella trama nè nella recitazione nè nella messa in scena, eppure si guardano con piacere e presentano alcuni passaggi e diversi momenti intriganti. I meccanismi narrativi adottati sono ormai consolidati, lo spettatore navigato può anche aspettarsi e addirittura anticipare alcune dinamiche, ciò nonostante il fascino sempreverde di alcuni luoghi e situazioni difficilmente può tradire in toto.

Il giovane Nat (Lucas Black) viene dimesso dopo un periodo di convalescenza con una caviglia ancora malandata. Il sogno del giovane è quello di recarsi in Wyoming per aprire un allevamento di struzzi. Durante il viaggio verso la sua meta, affrontato senza soldi e senza grosse prospettive, Nat salva la vita a Finch (Peter Coyote), un uomo coinvolto in un incidente stradale. Mentre il ragazzo accompagna l'uomo a casa inizia a sospettare che questi sia coinvolto in strani traffici e ambienti loschi. L'uomo per sdebitarsi offre al giovane un lavoro che consiste nel rendere nuovamente presentabile la sua proprietà: il Deepwater Motel, un albergo nei pressi del lago e immerso nella vegetazione che ha bisogno di una ripulita e di una buona mano di vernice alle pareti. Il ragazzo accetta ma nei giorni seguenti inizia a vedere e sentire cose che aumentano in lui i sospetti verso le attività di Finch. A complicare la situazione ci si mette anche l'avvenente e giovane moglie di quest'ultimo, Iris (Mia Maestro), che scatenerà il desiderio nel giovane Nat.

Peter Coyote e Lucas Black

Il regista gioca con le atmosfere che regala la provincia americana ammantando di ambiguità e sospetto le situazioni offerte allo spettatore. Nel far questo segue la scia di maestri che hanno sicuramente fatto meglio di lui, il risultato che ne vien fuori, garantito anche da sequenze visionarie che non si capisce se siano sogni, ricordi, premonizioni o visioni, non è da buttar via. Alcuni caratteristi dai volti noti come lo stesso Coyote o il conosciuto un po' da tutti Michael Ironside (una vera faccia di bronzo) garantiscono credibilità alla vicenda.

Un film sicuramente di seconda fascia non privo di qualità, soprattutto alla luce del fatto che di esordio si tratta. Non mi sarebbe dispiaciuto vedere in cosa avrebbe potuto evolversi il percorso del regista che però sembra essersi fermato a quest'unica esperienza. Chissà, in fondo non è mai troppo tardi per nessuno.

Peter Coyote e Mia Maestro

domenica 21 dicembre 2014

I PUFFI 2

(The smurfs 2 di Raja Gosnell, 2013)

Si dice che errare è umano ma perseverare diabolico. E sì che si era già incappati nella cocente delusione offertaci dal primo film dedicato alle creature di Peyo, con questo secondo capitolo la musica non cambia. E' noia, forse più che nel film precedente, l'andamento prevedibile è in linea con il passato. Anche questa volta i puffi si troveranno a dover interagire con gli umani, lo scenario è la ville lumière dove Gargamella (Hank Azaria) è divenuto un illusionista di grande fama con permesso di esibirsi persino all'Operà parigina. Sempre alla ricerca della magia sprigionata dai puffi blu il mago e il fido gatto Birba fanno rapire Puffetta da due puffi grigi creati in laboratorio da Gargamella stesso: Pestifera e Frullo. Come accadeva già nel primo film il gruppo di puffi che correrà al salvataggio di Puffetta e che interagirà quindi con gli umani è assai ristretto e formato da Grande Puffo, Puffo Vanitoso, Tontolone e Brontolone.

Il cast umano è arricchito, se così vogliamo dire, dal padre adottivo di Patrick (Neil Patrick Harris), un omone esuberante di nome Victor (Brendan Gleeson) e dal figlio di Pat e Grace (Jayma Mays), il piccolo Blue. L'aspetto educativo punta questa volta sull'amore per la figura paterna e quello che da questa si riceve anche quando non è quella biologica. Ad assolvere questo compito troviamo da una parte Victor, mai troppo amato dal figlio adottivo Patrick, e dall'altra il Grande Puffo, sorta di figura paterna per Puffetta.

Tenendo conto che, al contrario di quanto accaduto con il film precedente, Laura non si è addormentata ma ha anzi gradito il film, il target giusto è probabilmente quello dei bambini non piccolissimi ma al di sotto dei dieci, anche la morale un tanto al chilo in questi casi può andare a segno. Inoltre ho trovato la Mays meno pedante, la presenza di Gleeson un tantino rinfrescante e più naturale l'interazione tra i puffi animati e gli attori in carne e ossa rispetto alla prima pellicola. Anche valutando questi piccolissimi aspetti positivi il film rimane di una noia disarmante, anche l'interpretazione di Azaria, unica nota di colore nel capitolo precedente, qui non si discosta dal p(i)attume generale.

Essendo un papà che solitamente si diverte a guardare i film con la sua bambina il mio consiglio è questo: cari papà, fate vedere questo film ai vostri bambini in compagnia della mamma, voi, cari papà, approfittatene per farvi i fatti vostri per quell'oretta e mezza e più.


giovedì 18 dicembre 2014

BRADI PIT 117

Se vi capitasse a tiro...


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martedì 16 dicembre 2014

ORGOGLIO E PASSIONE

(The pride and the passion di Stanley Kramer, 1957)

Ma voi lo guardereste un film per vedere trasportare un cannone da una parte all'altra della Spagna per ben centotrentadue minuti? Beh, noi l'abbiamo fatto e alla fin fine non è stato poi neanche così male. Certo, Frank Sinatra nel ruolo del rivoluzionario spagnolo... ma, si , dai, in fondo lo si può pure accettare, Cary Grant che fa l'ufficiale inglese lo trovate ovviamente a suo agio e Sophia Loren la si apprezza più che altro per il ballo di flamenco.

Nel nostro percorso alla scoperta (o ri-scoperta) dei classici con protagonista Cary Grant, del quale mia moglie è non tanto segretamente infatuata, questa volta ci siamo imbattuti in un film storico invece che nella più usuale commedia. Siamo all'epoca delle conquiste napoleoniche (1810 per la precisione), i francesi invadono la Spagna grazie alla loro superiorità militare. Durante uno scontro con gli invasori gli spagnoli lasciano sul campo un prezioso cannone che fa gola all'ufficiale inglese Anthony Trollope (Cary Grant) deciso ad adoperarlo sul fronte di Saint Ander contro i francesi. Trollope è però in Spagna solo, senza uomini a disposizione, deve quindi affidarsi ai guerriglieri spagnoli guidati da Miguel (Frank Sinatra) il quale accetta di aiutare l'inglese a patto che il cannone venga prima utilizzato per liberare la città di Avila. Inizia così un viaggio interminabile e pieno di insidie attraverso la Spagna occupata dai francesi durante il quale i due uomini avranno modo di confrontarsi e conoscersi e Trollope di innamorarsi della bella Juana (Sophia Loren), donna di Miguel.


Ammettiamolo pure, la gran parte delle commedie che vedono Cary Grant protagonista risultano per lo spettatore più appaganti di questo film d'avventura con ambientazione bellica. Ciò nonostante si segue con piacere il difficile viaggio di questo cannone nella speranza che il suo uso possa riparare qualche torto, anche il confronto tra due caratteri diversi come quelli di Trollope e Miguel, più pietoso il primo, un po' meno il secondo, regala qualche buon momento. La regia di Kramer, datata 1957, offre qualche bella inquadratura e non delude, la storia d'amore invece sembra un po' un paletto che sta lì perché la storia d'amore deve esserci per forza.

La forza di film come questo è la possibilità di essere visti anche da bambini senza che questi rimangano turbati nonostante i temi toccati legati alla guerra sollevino argomenti importanti e inusuali su cui riflettere. Insomma, non essendoci abuso di sangue e ferite, praticamente assenti, è possibile far riflettere i bambini di una certa età sui danni provocati da una guerra in maniera meno traumatica che non assistendo per caso a un qualsiasi servizio di un qualsiasi telegiornale visto di sfuggita.

In soldoni nulla di eccezionale ma abbastanza apprezzato da queste parti.


domenica 14 dicembre 2014

COVER GALLERY - ADVENTURE TIME

Adventure Time 1 (Chris Samnee Variant)
Iniziamo la seconda tornata di Cover Gallery con le copertine tratte dalle avventure di Finn l'avventuriero e Jake il cane vecchiotto. Prima di avventurarci nelle lande della terra di Ooo, vi ricordo, per chi non l'avesse ancora fatto, che potete votare le cover della prima finalina che presenta le immagini vincitrici della tornata precedente. Sotto con i voti allora.

Tornando alla Cover Gallery di questa settimana posso dirvi di aver preso in esame soltanto i primi tre numeri della serie regolare di Adventure Time attingendo alla mole infinita di variant cover realizzate per pubblicizzare la serie. Artisti sempre diversi quindi per una decina di immagini, più o meno come al solito. Fatemi sapere quelle che vi garbano di più. Ed ecco a voi il solito pistolotto precompilato.

Come per gli scorsi appuntamenti e come accadrà nei prossimi, vi chiedo di segnalare le vostre cover preferite (per un massimo di tre) in modo da organizzare un'eventuale mostra virtuale con le migliori illustrazioni proposte nei vari Cover Gallery. Ovviamente il voto è completamente libero, si può giudicare il tratto del disegnatore, la costruzione della copertina, il soggetto, lo stile, l'eventuale citazione, etc..., insomma, quello che più vi piace, non ci sono regole. E magari questo pistolotto ve lo beccherete copincollato tutte le prossime volte, come memento :)

PS: la cover in apertura di post è votabile come le altre.


Adventure Time 1 (Jeffrey Brown Variant)



Adventure Time 1 (Kassandra Heller) 2nd print



Adventure Time 1 (Kassandra Heller) 3rd print



Adventure Time 1 (Sanford Green Variant)



Adventure Time 2 (Dreistadt/Gibson Variant)



Adventure Time 2 (Emily Carroll Variant)



Adventure Time 2 (Kassandra Heller) 2nd print



Adventure Time 3 (Elena Barbarich Variant)



Adventure Time 3 (Stephanie Buscema Variant)

sabato 13 dicembre 2014

IL SANGUE E' RANDAGIO

(Blood's a rover di James Ellroy, 2009)

Convergenze. Connessioni. Confluenze. Queste le chiavi di lettura di questo libro, della trilogia americana e di tutta la migliore prosa di James Ellroy. Il viaggio iniziato nel lontano 1995 con American Tabloid e proseguito nel 2001 con Sei pezzi da mille si conclude nel migliore dei modi con questo Il sangue è randagio. Personalmente trovo che pur non raggiungendo le vette altissime regalateci in American Tabloid quest'ultimo tassello della trilogia superi di gran lunga il capitolo centrale (comunque ottimo) inserendosi tra le cose migliori scritte da Ellroy in tutta la sua carriera. Dopo un lungo periodo interrogatorio durante il quale mi è capitato di leggere diverse opere che considero secondarie dello scrittore losangelino, l'amore per i suoi scritti è tornato a splendere con forza grazie a questo tomo gigante (859 pp.) che mi ha impegnato per quasi tre mesi.

Continuità. La storia riprende dal 1968, proprio dove ci eravamo lasciati nel romanzo precedente, dopo gli omicidi di Robert Kennedy e Martin Luther King. Wayne Tedrow Jr., il ragazzo che aveva i sei pezzi da mille, è cresciuto, è diventato un'altro. L'America sta cambiando, la Storia sta cambiando, l'innocenza è irrimediabilmente perduta e i focolai di protesta attecchiscono. In questo scenario Ellroy colloca dal principio, come già fatto in passato, tre personaggi che saranno il motore di molte delle vicende che accompagneranno il lettore fino al 1972. Il sopra citato Wayne Tedrow sempre più deciso e divorato dai sensi di colpa, il castigamatti Dwight Holly, uomo di J. Edgar Hoover e sorta di fratello maggiore per Wayne e il pivellino con la mania del voyeurismo Don Crutchfield. Se possibile questo romanzo risulta ancora più corale dei precedenti, un romanzo dove i coprotagonisti assurgono in maniera evidente a ruolo di prime donne, ogni personaggio tratteggiato con perizia e con una storia dettagliata alle spalle, in questo il lavoro di preparazione e programmazione delle vicende da parte di Ellroy sembra avere del maniacale, l'ossessione dello scrittore è trasferita in quelle molteplici dei personaggi o viceversa.

Le figure femminili, spesso vittime nei racconti di Ellroy ma coperte sempre da grandissimo amore e rispetto da parte dello scrittore, sono qui il vero perno delle vicende, donne fantastiche, forti, decise, libere, ferite e compromesse, capaci di gesti inusitati e grandi sacrifici. Le loro storie convergono, confluiscono e si connettono alle vite di numerosi altri protagonisti impegnati a modellare Storia e società a loro immagine e somiglianza.

Sono gli anni dei movimenti in difesa dei diritti dei neri, Pantere Nere, Fronte di Liberazione Mau Mau, l'Alleanza della Tribù Nera sono tutte organizzazioni da arginare per tipi come Hoover e Holly, mentre Wayne sarà impegnato sul fronte della malavita organizzata facendo da intermediario tra mafia, Howard Hughes e i dittatori di nuovi Stati da sfruttare come Repubblica Dominicana e Haiti. Mentre si affievoliscono gli echi della questione cubana prenderanno sempre più piede la magia e il voodoo haitiano, erbe e smeraldi, miscele pericolose che costeranno la vita a più d'una persona. E ancora: Nixon, comunismo, gioco d'azzardo, ossessioni, vendette e tutto quello a cui ormai Ellroy ci ha abituati e con cui ci ha viziati.

A volte negli intrecci dello scrittore sembra di perdersi, di non cogliere, di non sentire il CLIC indispensabile a connettere, a far confluire le piste, a far convergere le storie. Ma ci penseranno gli stessi protagonisti a chiarire tutto, a far tornare i conti e anche, una volta voltata l'ultima pagina, a farci sentire un po' più soli. La trilogia si è chiusa ma dopo il '74 c'è stata ancora Storia, Storia che va scandagliata, riletta, messa in discussione e re-ipotizzata. Speriamo che Ellroy torni a farci su un pensierino, sarebbe un'ottima notizia.

James Ellroy

venerdì 12 dicembre 2014

giovedì 11 dicembre 2014

BRADI PIT 116

Mai sottovalutare i piccoli, i piccoli la sanno lunga.


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martedì 9 dicembre 2014

LA VALLE DEL TERRORE

(di Claudio Nizzi e Magnus, 1996)

Dieci e lode. Non sono uso a dare voti alle varie opere delle quali mi capita di parlarvi. Che metro di giudizio usare? Come equiparare opere magari molto diverse tra loro? In questo caso non ci sono riserve e non ci sono problemi. Non ci sono tentennamenti. Dieci e lode. Facile, direte voi, è il Texone di Magnus! E' vero, è il Texone di Magnus.

Però. La cosa atipica per un amante del fumetto quale stoltamente credo di essere (e lo dico mostrando tutto il mio rispetto per questo favoloso mezzo narrativo), è quella di non essere mai stato un adoratore delle creazioni di Magnus e Bunker, alcune prettamente per ignoranza e scarsa frequentazione (Satanik, Kriminal ad es.), altre per affiatamento solo superficiale (Alan Ford). Mettiamoci anche la poca affinità con la scansione della tavola a due vignette e il gioco è fatto. Lo so, per molti è eresia, e che vi devo dire? Verrò scomunicato e pace.

Partendo da questi presupposti non era per me così scontato arrivare alla conclusione che il Texone di Magnus è una Mervaglia con la m grande. Tutti sapranno che questa è stata l'ultima monumentale fatica di Roberto Raviola, in arte Magnus, prima della sua morte, opera che è costata il duro e certosino lavoro del disegnatore bolognese per un arco di ben sette anni, tanto c'è voluto a mettere il punto a La valle del terrore, nono appuntamento dedicato al Tex gigante.


Magnus ci lascia una storia da ammirare e riammirare, uno dei Texoni dove la qualità delle matite, sempre altissima, risulta tra le più omogenee e priva di qualsiasi caduta di tono. Il livello di dettaglio, di studio e di impegno messo in ogni tavola è semplicemente spaventoso, il tasso di realismo spropositato. Ad esempio nel Texone di Magnus piove da uscirne bagnati, non ci si crede, è possibile perdersi nelle stanze, tra gli arredi, nelle trame e nei tratteggi per minuti interi per ogni singola tavola. I volti di Magnus, così caratterizzanti, pensavo potessero stonare o risultare fuori luogo in una storia texiana e invece ne arricchiscono il mito piegandosi umilmente alle esigenze di quella che è una storia di Tex con tutti i crismi baciata inoltre da una delle più intriganti sceneggiature di Nizzi che permettono a Magnus di cesellare ottime cose anche a livello di atmosfera e tensioni creando umori vicini anche a un certo gotico americano (o almeno così mi è sembrato).

Un albo rispettoso e allo stesso tempo fuori dagli schemi in maniera unica, questo è quello che dovrebbe essere il vero scopo e il giusto approccio al Texone. Mai più senza. Mai più senza quelle ombre, quelle espressioni folli, stralunate, caparbie, terrorizzate. Mai più senza quegli occhi sgranati, quella pioggia e quel vento. Uno di quegli albi da custodire gelosamente.

Voto: 10 e lode.


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