martedì 27 gennaio 2015

DOUG WILDEY RIO

Ancora western per la collana Cosmo Color che questa volta guarda proprio alla (scarsa) produzione d'oltreoceano sul tema. Paradossalmente in campo fumettistico siamo sempre stati noi europei a occuparci in misura maggiore del mito della frontiera mentre i detentori di questo retaggio storico sembrano più interessati a occuparsi d'altro, che sia questo la figura del supereroe o qualsiasi deriva del fumetto indipendente o underground.

Rio è la creatura al quale Doug Wildey diede vita solo dopo aver attraversato tutta la storia dei comics americani lavorando in quelle che sono state molte tra le case editrici più importanti del settore nello scorso secolo.

Wildey iniziò proprio come disegnatore di storie western per case editrici minori come Youthful, Master Comics e Cross Publications agli inizi degli anni '50. Dal 1954 al '57 entra a far parte dell'organico dell'Atlas Comics (poi divenuta Marvel Comics) per la quale creò il personaggio di Outlaw Kid e disegnò numerose storie western e fantasy/horror apponendo la sua firma anche su collane celebri come Strange Tales. Collabora in seguito con la Dell Comics, con la Harvey e con la DC Comics per la quale lavora su serie come House of Mystery e House of Secrets.

Prende parte inoltre alla creazione e alla realizzazione della serie animata Johnny Quest di Hanna & Barbera passando poi a lavorare su altre serie per la tv tra le quali Herculoids nota anche in Italia.

Dalla metà degli anni '60 torna al fumetto di nuovo per la Dc Comics, per la Harvey e aggiunge al suo curriculum anche collaborazioni con la Archie Comics. A metà degli anni '80 finalmente si dedica a una sua creatura sia nelle vesti di scrittore che di disegnatore, per far questo torna al western e crea il pistolero Rio, fuorilegge redento che si imbatte lungo le sue avventure in diversi protagonisti che hanno contribuito a creare il mito del west. La serie esce per la Eclipse e avrà un seguito nei primi anni novanta grazie all'interessamento della Dark Horse Comics.


Grazie ai quattro numeri editi dall'Editoriale Cosmo ora è possibile leggere Rio anche dalle nostre parti. Doug Wildey's Rio è un'opera strutturata in più archi narrativi, usciti in anni diversi e realizzati con tecniche varie. La saga di Rio comincia con un tentativo di redenzione, il vecchio pistolero vuole rigare dritto e si incarica di venire a capo di una faccenda potenzialmente pericolosa che contrappone la cultura indiana e l'arroganza bianca. Lo fa direttamente per conto del Presidente degli Stati Uniti d'America Ulysses Grant. Questa prima storia, divisa in tre capitoli, contiene molti classici topoi del western ed è disseminata di diverse e molto ben riuscite scene madri. Già da questa prima avventura non mancano gli incontri con personaggi storici come quello fugace con il capo indiano Geronimo.

Personalmente a livello artistico è questa la storia che mi ha intrigato di più con le matite di Wildey presentate in uno splendido bianco e nero alternato a tavole in bicromia o con solo alcuni sprazzi di colore. Solo qua e là sono presenti alcune tavole nella classica quadricromia in voga nei comics americani. Ho trovato il lavoro di Wildey veramente magistrale, tavole splendide e inquadrature perfette, purtroppo Wildey ci ha lasciati nell'ormai lontano 1994, come mi sarebbe piaciuto che qualcuno gli avesse offerto di lavorare a un bel Texone.

Nel secondo volume Rio, uomo tutto d'un pezzo, convinto di proseguire per la sua strada di redenzione riesce addirittura a farsi appuntare una stella sul petto. Limestone è una cittadina tranquilla ma come primo incarico ci sarà da indagare sul rapimento di un bambino. A incrociare la sua strada niente meno che Jesse James e il codardo Robert Ford. Qui si passa al colore e purtroppo le matite di Wildey perdono un po' del loro fascino pur restando intatta l'atmosfera del west che l'autore si trova così a suo agio a riproporre sulla carta.

Stesso stile anche per il terzo volume che porta Rio verso San Francisco e a incrociare la sua strada con quella del giovanissimo giocatore di carte Jonny Hardluck e con quella del mitico Doc Holliday.

Il quarto tomo ci conferma che dove c'è Doc Holliday non possono mancare Wyatt e Virgil Earp. A chiudere questa bella proposta il recupero di un episodio incompleto che presenta tavole solo abbozzate alternate a tavole complete e ad alcune terminate solo parzialmente. E' l'ultimo lascito di un importante artista che grazie a Rio ho finalmente potuto conoscere.


10 commenti:

  1. Eh, cavolo, su un Texone avrebbe spaccato. Ha dei disegni davvero dinamici e cinematografici, con vignette "piene".

    Moz-

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    1. Concordo, Wildey sul Texone sarebbe stata davvero una bella cosa.

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  2. Ho sempre conosciuto Doug Wildey solo per Jonny Quest. Non sapevo molto della sua carriera fumettistica (fino a questo post)

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    1. Prima di leggere Rio non ne sapevo praticamente nulla nemmeno io :)

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  3. dal numero 18 su Cosmo Color un'altra serie western... :(
    Io di Rio ho preso solo il primo numero, che oltretutto aveva delle tavole doppie spezzate senza apparente motivo (spazio ce n'era) su fronte e retro di una stessa pagina.

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    1. A me che la collana Cosmo Color proponga così tanto western non dispiace affatto, comunque hanno anche Cosmo Color USA, Cosmo Color Extra, i vari speciali e ora anche Cosmo Pocket per variare l'offerta di materiale a colori in formato albo.

      Sulle pagine spezzate hai sicuramente ragione, mi sono fatto due calcoli ed eliminando il contenuto non indispensabile di pagina 3 (una sorta di frontespizio) avrebbero potuto far slittare tutto di una pagina e ricreare le tre tavole doppie che sono state spezzate. Errore? Comunque sia la lettura non ne rimane inficiata ma su scelte come queste ci vorrebbe un po' più di attenzione da parte della Cosmo anche perché qui far tutto per bene sembra effettivamente possibile e le tavole, soprattutto l'ultima in b/n bella piena, ne avrebbero molto guadagnato.

      Bravo Luca, sempre sul pezzo :)

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  4. Bravo Dario che hai speso così belle parole per un autore straordinario (a breve lo avrei fatto io) sempre troppo poco conosciuto. La Cosmo ha il merito di averlo portato alle masse offrendo uno dei suoi lavori più belli. A me manca da leggere ancora l'ultimo, ma l'avrò già sfogliato non so quante volte. Quel quarto volume (con quelle tavole inedite e incomplete, un po' mezzatinta un po' colore, poca china, tanta matita) è a dir poco stupendo.

    Poi vogliamo parlare di come respirano bene le sue tavole? Quelle tre quattro vignettone per pagina, quei balloon giganti, quei piano fotografici. Bello. L'avevo già detto? :)

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    1. Si, bello davvero, è stata una grande scoperta. Tanto di cappello alla Cosmo che continua a muoversi con grande maestria. Ora. se non ho capito male, porterà nello stesso formato (forse su Cosmo Color USA) in edicola L'Incal di Jodorowski. Ma ancora grazie.

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  5. mi unisco al plauso generale per il taglio cinematografico delle tavole, davvero stupende... Hai ragione, vederlo alle prese con un Texone sarebbe stato una favola! :-)

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    1. Oh già, un vero peccato non averlo potuto fare...

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