lunedì 27 aprile 2015

C'È DEL MARCIO

(Something rotten di Jasper Fforde, 2004)

Come non si dovrebbe entrare in una sala cinematografica a film già iniziato, allo stesso modo sarebbe consigliabile non iniziare a leggere una saga letteraria a partire dal quarto episodio. Di norma non sono uso a commettere errori di questo tipo tanto più che salire a bordo a corsa iniziata è una cosa che mi infastidisce parecchio. Ciò nonostante è successo. Perché? Chi lo sa. Probabilmente leggendo qualche recensione del libro in questione o cogliendo qualche consiglio di un amico mi sono perso il piccolo particolare che sottolineava come questo C'è del marcio fosse il quarto romanzo dedicato alle gesta della detective letteraria Thursday Next (che suona un po' come Giovedì Prossimo).

Vabbè, ormai è andata e poco male. La sensazione di essere entrati nella storia in media res comunque si fa sentire, tanto più che l'universo creato da Jasper Fforde e nel quale si muove la protagonista Thursday Next, presenta molte differenze dal nostro e coglierne i meccanismi e i retroscena in un libro che non te li spiega tutti (probabilmente perché già assodati nel corso degli episodi precedenti) non risulta poi così facile.

Intendiamoci, in C'è del marcio è presente una storia che inizia e finisce tra le sue pagine e che il lettore può seguire con poca fatica, ci sono anche però numerosi riferimenti ad eventi precedenti, a personaggi già noti al fan della saga e a stranezze assortite che riguardano l'universo narrativo in cui la vicenda si svolge che lasciano il lettore occasionale (come sono io in questo caso) discretamente spiazzato.

Ma qual è il succo della vicenda? Bella domanda!

Thursday Next è un agente di GiurisFiction, una sorta di investigatrice/poliziotta che si occupa di mantenere l'ordine nel mondo dei libri e dei personaggi letterari garantendo il corretto svolgimento delle trame così come sono state pensate dai loro autori. Ma quello che accade nei libri non è il mondo reale, Thursday vive a Swindon, un paesino dell'Inghilterra, in un mondo che dovrebbe essere il nostro. Solo che Thursday può saltare nel mondo dei libri, vive con sua madre e con il suo figlioletto Friday, a volte si avvale dell'aiuto di una baby sitter che è un gorilla, ha un padre che lavora per la Crono Guardia (che gestisce il flusso temporale), non disdegna di andare e tornare dal regno dei morti e come colleghi ha personaggi del calibro di Mrs. Tiggy-Winkle, un porcospino di due metri, l'imperatore Zhark e il gattto del Cheshire più noto come Stregatto.

Questo è solo il 10% circa delle stranezze che potete trovare all'interno di questo, e suppongo degli altri, libri di Fforde. Nello specifico la trama di C'è del marcio poggia sul ritorno alla vita reale di Thursday dopo le peripezie affrontate nel libro precedente. In particolare c'è da dirimere l'intricata situazione in cui versa l'Amleto di Shakespeare il cui protagonista si trova colmo di dubbi nel mondo reale mentre il romanzo di cui è protagonista viene imbastardito con Le allegre comari di Elsinore, ci sono da sventare la Terza Guerra Mondiale e la distruzione della Terra per mano di Yorrick Kane al cui servizio c'è la potente Goliath Corporation, mega azienda che sta tentando di tramutarsi in religione. La profezia di St. Zvlkx, santone proveniente dal XIII secolo, indica nella vittoria di Swindon al Superhoop, il torneo nazionale di croquet, l'unica possibilità di salvare il mondo. Peccato che Swindon sia anche una delle peggiori squadre di tutto il campionato. In più Thursday vorrebbe indietro suo marito Landen sradicato dalla vita reale in una delle precedenti avventure. Insomma la carne al fuoco è davvero tanta e le trovate fuori di testa ancora di più.

Usando un modo di dire imparato da poco grazie all'amico Luca posso affermare: "Not my cup of tea". La prosa di Fforde è scorrevole e alcune delle situazioni proposte si rivelano effettivamente divertenti, il problema del libro (giudizio parametrato sui miei gusti ovviamente) è l'eccessivo accumulo di situazioni incredibili, surreali, grottesche e ridicole che si affastellano senza soluzione di continuità una sull'altra. Davvero troppo. Inoltre, anche se alcune ambiguità del racconto si chiariscono con il dipanarsi della trama, non ci si raccapezza sull'origine di altre situazioni e sul perché il ridicolo e il grottesco così diffusi in questo mondo siano così normali e all'ordine del giorno. Nel complesso la lettura non è spiacevole se si ignora il senso di straniamento provocato dall'essere entrati a storia iniziata, di contro la lettura di C'è del marcio non mi ha invogliato a recuperare gli altri libri scritti da Fforde. Però se quanto sopra descritto può rientrare nelle vostre corde una possibilità potreste anche dargliela.


6 commenti:

  1. L'effetto di straniamento è senz'altro dovuto dall'aver iniziato dal IV volume del ciclo! XD
    Ho letto, finora, i primi tre e mi son piaciuti parecchio! Letture leggere e divertenti, ci sono molti rimandi (strampalati) ai classici!
    Inoltre, il mondo reale in cui vive TN si trova in una sorta di universo parallelo: ok, si parla di Londra e di fatti storici, ma tutto è ridisegnato da Fforde!
    Insomma, penso che essere entrato "a gamba tesa" in questo folle mondo, sia stato un peccato! :P

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    1. Ciao Glò, sono sicuro che l'effetto straniante sia dovuto all'essere entrato in corsa nella saga, leggendo solo questo libro ad esempio non mi ero reso conto che il tutto sia ambientato in un'universo parallelo (o qualcosa di simile), avevo sempre il dubbio che tutte le stranezze presenti nel libro derivassero da qualcosa successo nei libri precedenti. Capisco anche che le letture dei libri di Fforde possano risultare divertenti, anche io in fin dei conti non ho patito la lettura pur non godendomela appieno. E' solo che per i miei gusti a volte il tutto mi sembrava un po'... troppo, ecco. :)

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  2. E invece ti dirò... questa recensione mi spinge a cercarne la lettura!
    Io come te amo seguire quel senso cronologico (a volte solo logico) che le "saghe" richiedono. Pensa che quando mi accinsi a legger la prima volta la pentalogia dei Malaussène di Pennac, anziché seguire l'ordine di uscita dei libri, li lessi conoscendo il senso cronologico della trama (sapendo che avrei dovuto legger prima il terzo edito e poi il secondo)! Avevo paura di rovinarmi la lettura! *_*
    Ma tornando a "Giovedì", mi hai incuriosita davvero tanto, sai? :)

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    1. Sono contento, in fondo lo scopo di blog come questo è proprio quello di passarsi qualche suggerimento, qualche conoscenza, incuriosire ed essere incuriosito, poi ogni commento letto e scritto va sempre interpretato e mitigato secondo i gusti di chi lo sta assorbendo. E poi è giusto che in caso di curiosità ognuno tocchi con la propria mano, in fondo per chi ha feeling con narrazioni di questo genere l'opera di Fforde non si rivelerà affatto deludente.

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  3. Ho letto solo il primo romanzo della saga, Il caso Jane Eyre e, come diceva anche Glò, è pieno zeppo di riferimenti alla letteratura classica, soprattutto quella britannica ovviamente. Forse proprio questo particolare ha catturato la mia attenzione durante la lettura, infatti ti consiglio di recuperarlo.
    Aggiungo che non ho letto in toto il tuo post per paura di spoilerarmi qualcosa, l'ho fatto leggere prima alla mia ragazza che mi ha indicato le parti da saltare perchè, e qui cito, "altamente spoilerose" ahahah

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    1. Di norma cerco sempre di non spoilerare, sulla trama del libro in questione c'è qualche elemento ma pochi cenni allo sviluppo, non so se il mio commento spoilera qualcosa sui libri precedenti, non avendoli letti... :)

      Visto che ne parlate tutti così bene non è escluso che un giorno non recuperi l'esordio di Fforde, al momento però non rientra nei miei programmi :)

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