sabato 2 maggio 2015

MARVEL 1602

(di Neil Gaiman e Andy Kubert, 2003/2004)

E' lecito pensare che tutte le volte Neil Gaiman metta mano sui personaggi Marvel o Dc Comics i fan si aspettino grandi opere e narrazioni memorabili. Se nella fattispecie non ci troviamo di fronte al capolavoro sperato è indubbio che gli otto numeri di Marvel 1602 garantiscano un sano intrattenimento e compongano un'ottima storia, ben narrata, avvincente quanto interessante e ben supportata dai disegni di Andy Kubert.

L'idea di base non è niente male, Gaiman decide di trasportare alcuni dei più celebri eroi Marvel nel 1602 anticipando di tre secoli e più, all'interno di un corposo What If?, la comparsa dei supereroi, adattandoli per look, nomi e comportamento alla vita del primo Diciassettesimo secolo inglese. Ognuno dei personaggi coinvolti mantiene grossomodo le caratteristiche che l'hanno reso celebre nel Marvel Universe classico, i personaggi non vengono snaturati ma ricontestualizzati.

La regina Elisabetta regna su un'Inghilterra tollerante verso gli occulti, persone con capacità particolari. Al suo fianco Sir Nicholas Fury, una sorta di capo militare e comandante del servizio segreto di sua maestà, e quello che può essere definito sia medico che mago di corte, il Dottor Stephen Strange. Ma la regina avrà vita breve, con la successione al trono di Giacomo VI di Scozia le cose cambieranno, per gli occulti la vita diverrà più dura e non dovranno più guardarsi solo dal Grande Inquisitore Enrico e dai suoi due pupilli: Petros e Sorella Wanda.

Ma non è solo questo a preoccupare Strange e Fury, strani fenomeni meterologici sembrano indicare che la fine del mondo si stia avvicinando con largo anticipo. Solo un vecchio manufatto dei cavalieri templari sembra sia in grado di porre rimedio a questi strani fenomeni, un oggetto in viaggio nell'Europa continentale e ora in possesso di un vecchio, un artefatto che dovrà recuperare il cieco Matthew, incaricato da Fury, accompagnato dalla bella Natasha. Ma sarà davvero quella la chiave di volta per risistemare le cose o avranno un ruolo importante nella vicenda l'indiano Rojhaz e la sua protetta Virginia Dare? E che parte avranno i giovani talentuosi di Carlo Javier e il Conte Otto Von Doom?

Devo ammettere di aver apprezzato parecchio 1602 nonostante io non sia un fan sfegatato delle rivisitazioni in chiave alternativa dei supereroi, ma come sostengo da sempre non sono i personaggi, gli scenari, i generi a fare una buona storia bensì l'autore che la scrive che in questo caso è stato sufficientemente bravo da cancellare ogni mia remora. Ognuno dei personaggi coinvolti, che sono molti ma non troppi (e in questo Gaiman è stato bravo a non eccedere) hanno il giusto spazio e la loro funzione narrativa, i disegni di Kubert, colorati da Isanove saltando il passaggio a china, si adattano bene a epoca e atmosfere narrate da Gaiman. Ne risulta un bel volume, una lettura piacevole inserita in un contesto tutto sommato parecchio interessante. Certo, non una capolavoro ma come si dice... ad avercene.


11 commenti:

  1. Concordo su quasi tutta la linea. Un matrimonio d'interesse perfettamente riuscito (Gaiman doveva monetizzare per portare avanti la causa contro McFarlane, pare che i suoi Eterni non siano allo stesso livello): l'ennesimo What If si è rivelato invece un fumetto originale e ben costruito, con parecchia sostanza e oltretutto con un finale molto buono - mi riferisco alla rivelazione della vera identità di Rojaz e delle sue motivazioni.
    Per quanto abbiano cercato di abbellirli e nobilitarli, però, i disegni di Kubertino non li ho digeriti facilmente...

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    1. Kubert non credo sia tra i migliori disegnatori sulla piazza, ce ne sono tanti che amo di più, qui però ho trovato i suoi disegni funzionali all'opera tutto sommato. Sull'identità di Rojhaz anche io non avevo capito nulla, ben congegnata la rivelazione al riguardo. In fin dei conti 1602 me la son proprio goduta.

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  2. Non conoscevo questa storia scritta dal buon Neil ( che io amo incondizionatamente ), però Andy Kubert lo ricordo dai tempi degli X-Men nel decennio tra il '90 e il 2000 e tutto sommato non mi dispiaceva affatto.
    Non pensavo fosse ancora alla Marvel.

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    1. Intendiamoci, anche a me Kubert non dispiace, diciamo che ci sono parecchi disegnatori che gli preferisco. Non so se ora stia facendo qualcosa per la Marvel, conta che la miniserie 1602 è ormai vecchia di una decina d'anni e più.

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  3. 1602 è una cosa buona venuta fuori in tempi insospettabili. Che dovesse monetizzare o meno, Gaiman ci ha messo del suo e l'ha fatto bene. E' una storia che si fa ricordare davvero bene, in quanto ad atmosfere. E i disegni di Kubert mi erano piaciuti, ricordo. Non avrà lo stesso impatto del padre, ma rimane un gran bel cartoonist.
    Il seguito di Toppi, invece, devo ammettere di non averlo mai letto.

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    1. Toppi fece solo le copertine, magari l'avesse pure disegnato! ;)
      Comunque il seguito non era male, avevo apprezzato il fatto che andasse a colmare dei buchi nel cast della prima serie, ad esempio introducendo Iron Man e l'Uomo Ragno del 1602.

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    2. Il seguito nemmeno io l'ho mai letto, non ce l'ho nemmeno in casa e quindi per un po' di sicuro nisba. Nel volume che ho io ci sono però alcune illustrazioni di Toppi.

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    3. Non avendolo mai avuto sotto gli occhi e ricordando le cover di Toppi, chissà perché ero convinto che fossero suoi anche i disegni. E invece sono di Greg Tocchini, ho visto (1602: New World). Nel caso dovessero ristamparlo in qualche modo, gli darò un'occhiata. Cosa che non sapevo, invece, è che da 1602 sono nati due miniserie spin off: Spider-Man 1602 e 1602: Fantastic Four.

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    4. Beh, se è tutto scritto da Gaiman un'occhiata gliela darei volentieri, in caso di una ristampa economica si potrebbe pure fare.

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    5. Gli autori sono altri (se fosse stato ancora Gaiman me lo sarei ricordato). Sai che penso che forse i due spin-off non sono nemmeno stati tradotti in italiano?

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    6. Hai ragione, i sequel sono ad opera di Greg Pak e Greg Tocchini (New World), Peter David e Pascal Alixe (F4) e Jeff Parker e Ramon Sosanas. Diciamo che per ora va bene così, non è un recupero per me indispensabile.

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