giovedì 14 maggio 2015

STRADE DI FUOCO

(Streets of fire di Walter Hill, 1984)

Quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un blockbuster hollywoodiano da 14,5 milioni di dollari di budget (e siamo nel 1984) sembra trasformarsi in un affascinante b-movie che col passare del tempo assurge nell'empireo dei cult riconosciuti da un certo tipo di fan e da una parte della critica cinematografica. Un percorso che in fondo, conoscendo un minimo l'iter cinematografico di Walter Hill, potrebbe anche non sorprendere più di tanto, se nel curriculum del regista compaiono pellicole più mainstream come Danko, 48 ore o Chi più spende... più guadagna, non mancano veri e propri cult come I guerrieri della notte o interessanti e misconosciute pellicole quali Undisputed o I trasgressori (e tanto altro ancora qui non menzionato).

E' uno strano miscuglio di stili e generi quello adottato per la realizzazione di Strade di fuoco, una favola risaputa, quella della damigella in pericolo tratta in salvo dall'eroe, trasportata ai giorni nostri e imbevuta nell'immaginario degli anni '50 e in quello degli '80 in un amalgama che riesce a non stridere e cozzare ma a fondersi in maniera molto piacevole. Dai '50 arrivano molti costumi, il design di automobili e locali, alcune atmosfere, dagli '80 l'estetica da videoclip, altri costumi, molta musica, alcune location. L'insieme che ne risulta appare straniante, a volte anche posticcio ma efficace.

Ben dosato anche il passaggio dalle location all'aperto (in particolare la Lower Wacker Drive di Chicago) a quelle degli studios della Universal che ben rende i due quartieri principali della vicenda: Richmond e il degradato Battery dal quale provengono i bikers teppisti conosciuti come Bombers capitanati dal truce Raven (Willem Dafoe).


E' proprio Raven ad ordinare il rapimento della bella e famosa cantante Ellen Aim (Diane Lane) con intenti prettamente lussuriosi. La fan Reva (Van Valkenburgh) chiama in aiuto suo fratello Tom (Michael Paré), un reduce di guerra, per salvare la ragazza, ex fidanzata proprio di Tom. La ferita della vecchia relazione è ancora aperta, tanto più che nel seguire la sua vocazione e la sua carriera la bella Ellen si è sistemata con il suo manager Billy Fish (Rick Moranis) che finanzierà la spedizione di Tom nel territorio dei Bombers. Ad aiutare il ragazzo l'ex militare McCoy (Amy Madigan).


I dialoghi sembrano volutamente tagliati con l'accetta, così come i personaggi, come a rendere scambi di battute e caratteri quasi archetipici. Spesso il tutto sembra la forzatura di un gioco che però in fin dei conti funziona. E poi c'è la musica che avvolge il film dall'inizio alla fine, tra i maggiori artefici della soundtrack c'è l'ottimo Ry Cooder con la sua chitarra, poi tanto rock di matrice ottantiana con puntate da gruppo vocale dei vecchi '50, anche qui un miscuglio ben riuscito.

L'esito finale è molto particolare, a voi il giudizio finale su un opera che a mio avviso si è giustamente guadagnata l'etichetta di piccolo cult.


16 commenti:

  1. Lo vidi tempo fa. Aveva il suo perchè

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  2. Mi ispira! *__*
    Ho curiosato la OST (rapido ascolto da youtube): alcuni brani, mica male!

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    1. No infatti, anche la soundtrack fa la sua parte, una parte bella grossa.

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  3. sono un po' di anni che non lo vedo, lo amavo ma ora ho paura che possa essere invecchiato, ecco perché sono anni che lo evito...

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    1. Credo che un'altra visione tu gliela possa anche dedicare, a me non è dispiaciuto affatto.

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  4. Credo di non averlo mai visto e se l'ho visto l'ho totalmente rimosso.
    Dovrei dargli un'occhiata.

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  5. Non l'ho mai visto come si deve.
    E io sono fan di film simili^^

    Moz-

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  6. Mah, di certo è un film "strano", forse il più strano di Hill. Io l'ho visto solo un paio d'anni fa dopo averne sempre subito il "mito" per motivi generazionali, ma non so bene cosa pensare, mentre di altri "cultacci" del periodo come Repo man e Buckaroo Banzai ho un'idea precisa.
    Per esempio, hai scelto una bella foto di Dafoe, ma devi ammettere che in altre scene fa un villain più simile a Zed di scuola di Polizia, e anche quella faccenda della band dei neri, e Moranis... Ma è tutto il film che si mantiene ambiguamente su una linea non inquadrabile, né come fantasy serio né come parodia, nè come musical.
    Gli do' credito di avere inventato un'estetica interessante, un mondo alternativo dove le muscle car non sono morte e dove non si capisce bene da quale guerra salti fuori Paré (qualcuno su IMDB ha ipotizzato che si svolga nello stesso mondo di "Fuga da New York", qualche tempo prima). E' un film "sognante". Forse la migliore definizione l'hanno data sempre su IMDB descrivendolo come "un sogno di un quattordicenne che sogna una storia di eroi e di musica" o qualcosa del genere. E infatti c'è "I can dream about you".

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    1. Tutto sommato concordo con il tuo punto di vista, come scrivevo anche nel post i personaggi sono tagliati con l'accetta compreso quindi quello interpretato da Dafoe, anche il Billy Fish di Moranis lo è, anzi nei dialoghi è forse quello con cui più si calca la mano dell'inverosimile. E' una commistione di generi diversi (action, musical, etc..), anche spinta se vogliamo, ma che a mio avviso funziona. Nell'intro lo spettatore viene avvisato di essere in un tempo e in un luogo non ben definiti. Un melting pot di roba assortita straniante ma con il suo perché

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  7. Questo film ha fatto davvero epoca, non tanto per la recitazione che...vabbè.. ma per il clima e la scenografia. sarà pure stato un b-movie... ma avercene. Avevo 16 anni, che vi devo dire...

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    1. Esatto, è un film da vedere come un piccolo cult, non certo come un bignami della recitazione :)

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