giovedì 18 febbraio 2016

A-Z: ANT TRIP CEREMONY - 24 HOURS

Gli Ant Trip Ceremony furono una rock band dedita alla creazione di musica psichedelica nata in uno dei periodi più promettenti per il genere. Siamo nel 1967 e il gruppo nasce e muore nell'arco di un paio d'anni legando indissolubilmente la sua breve vita all'esperienza al college di uno dei suoi fondatori, tal Steve Detray. La band come già detto durerà ben poco e non lascerà segni significativi nella storia della musica e nemmeno in quella più ristretta legata alla sola psichedelia. Unica testimonianza rimasta del loro passaggio è proprio questo primo e ultimo album dal titolo 24 hours, un titolo quasi profetico che in maniera beffarda sembra preannunciare la vita così effimera della band. E sì che la leggenda vorrebbe l'album prodotto addirittura dal noto David Crosby, cosa che non è, la voce nasce da un semplice caso di omonimia. Eppure la poca fortuna della band, che si scioglie senza tragedie in maniera del tutto naturale con l'esaurirsi dell'esperienza di studio di Detray, non trova riscontro nelle loro esibizioni live a cavallo del '67 e del '68, periodo in cui i loro show sembra fossero molto apprezzati per la capacità del gruppo di proporre celebri cover dilatandole a dismisura durante le loro esibizioni e dando un sapore fortemente psichedelico a brani nati più classicamente rock o blues. Purtroppo ben poco di questa loro attitudine traspare dalle tracce dell'album, dove il brano più esteso supera di poco i sette minuti (lo strumentale Elaborations) e dove anche le cover presentate non sfociano in improvvisazioni e rielaborazioni che avrebbero potuto rivelarsi degne di nota.

Non per questo l'album non può dirsi comunque piacevole sebbene nel complesso risulti forse un po' troppo uniforme. Però 24 hours ha il sapore giusto, quello necessario a trasportarti indietro nel tempo, sensazione aiutata probabilmente dai suoni dei vari strumenti usciti da una produzione già all'epoca non delle più moderne. I suoni suadenti e strascicati si uniscono alla voce debosciata di Roger Goodman, un insieme capace di cullare l'ascoltatore che intravede viaggi mentali, portali aperti su tunnel di luci e oscurità, ponti mentali verso luoghi piacevoli e avvolgenti, sensazioni di calore fomentate all'epoca sicuramente da roba buona. A dare quel tocco in più entra l'armonica, il mood è quello risaputo della psichedelia meglio esplorato da giganti che a farne qui i nomi si proporrebbero paragoni troppo scomodi e ingiustificati. Anche le cover riconducono allo stile Ant Trip Ceremony, a volte per la voce vibrata del cantante a volte grazie ai suoni di tutto il gruppo, tra pezzi lenti e qualche accelerata l'album scorre lungo il suo percorso nonostante non manchino gli imbastardimenti del rock di Hendrix, del blues di Willie Dixon o del funky soul di Allen Toussaint.

Non è stato il pezzo che ha cambiato la psichedelia e nemmeno mai lo sarà, un buon ascolto per chi apprezza il genere e un pezzo da collezione per i cultori, in origine 24 hours fu stampato in sole 300 copie, poi la band svanì e buonanotte ai suonatori.



24 hours, 1968 - Collectables

Steve Detray: chitarra solista
George Galt: strumenti vari
Roger Goodman: voce
Gary Rosen: basso
Jeff Williams: batteria
Mark Stein: percussioni

Tracklist:
01  Locomotive lamp
02  What's the matter now
03  Violets of dawn
04  Riverdawn
05  Hey Joe
06  Outskirts
07  Little baby
08  Get out of my life
09  Four in the morning
10  Sometimes I wonder
11  Pale shades of grey
12  Elaborations

2 commenti:

  1. Finalmente l'ho ascoltato! Ed è vero, apprezzabile ma forse mancava qualcosa già allora...

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    1. Sì, forse manca il guizzo giusto o il pezzo memorabile, però in un'ottica molto retrò non è poi malaccio :)

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