mercoledì 4 maggio 2016

A-Z: ANTHRAX - AMONG THE LIVING

Probabilmente è proprio così, citando il buon vecchio Danny Glover posso ormai affermare che "sono troppo vecchio per queste stronzate!". Per quanto album come questo Among the living, reputato tra l'altro da molti il miglior lavoro degli Anthrax, possano aver avuto un valore assoluto in un dato periodo e per un dato movimento o genere musicale, io adesso come adesso non riesco più ad ascoltarli con una briciola di interesse, eccezion fatta per quelli che sono stati i miei ascolti più assidui dell'epoca, fenomeno ovviamente dettato da nostalgia e vissuto personale. L'album preso così e riascoltato ora come ora... mah! Cose che in qualche modo non mi appartengono più. Bisogna prenderne atto, nessuno ringiovanisce, né io, né gli Anthrax, né il loro sound datato 1987.

Ammetto che per me il gruppo newyorkese è sempre stato un ascolto saltuario e secondario anche per quel poco di passione metal che mi colse in più giovane età, nonostante venissero indicati come i mammasantissima dello speed/trash insieme a Metallica, Slayer e Megadeth a me non hanno mai convinto più di tanto, gli preferivo anche i Testament per dirne una (sempre inquadrando il tutto nell'ottica di ascolti comunque sporadici e poco assidui).

L'album contiene tutti gli elementi per fare la gioia di orecchie alla ricerca di furia trash, dagli intro inquietanti alle ritmiche più pese, dalle galoppate buone per l'headbanging spezzacollo alla doppia cassa sbatacchiata con precisione da piedi instancabili. Qua e là spiccano delle buone armonizzazioni tra gli strumenti e diversi passaggi dotati di energia coinvolgente. Eppure, ora come ora, mi sembra che nessun brano catturi in particolare l'attenzione e si elevi sopra la media (dell'album e del genere) tranne forse per Indians che magari a fine post ci ascoltiamo.

Spesso anche le liriche, pur nascendo da spunti interessanti o quantomeno sfiziosi, si perdono nella banalità e in costruzioni di testo incerte, in più il cantato dell'osannato (dai fan più che altro) Belladonna non mi sembra niente di eccezionale. Ma ripeto, sono io che sono troppo vecchio per queste stronzate. Se cercate il trash qui ne troverete a pacchi.

La cosa più interessante dell'album è la continua ricerca di spunti e la stesura di omaggi a vari personaggi, reali e non, provenienti dalla cultura pop, probabilmente amata da diversi dei componenti della band. Il pezzo d'apertura e che dà il titolo all'album è ispirato al personaggio di Randall Flagg, protagonista negativo de L'ombra dello scorpione di Stephen King (in rete si asserisce anche come il personaggio venga citato nel brano, cosa che a me invece non risulta) mentre sulla copertina del disco compare il reverendo Kane dal film Poltergeist II. Omaggio al celebre (almeno in Inghilterra più che da noi) Giudice Dredd è il brano I am the law che racconta le peripezie del personaggio tratto dai fumetti presentati sulla rivista 2000 AD mentre Efilnikufesin (leggetelo al contrario) è stata scritta con cordoglio per ricordare il bassista dei Metallica, Cliff Burton, perito in un incidente mortale. Ancora Stephen King come fonte di ispirazione per il pezzo Skeleton in the closet (dal racconto Un ragazzo sveglio dalla raccolta Stagioni diverse).

Deve piacere, però se avete bisogno di darvi una svegliata...



Among the living, 1987 - Island Records

Joey Belladonna: voce
Dan Spitz: chitarra solista
Scott Ian: chitarra ritmica
Frank Bello: basso
Charlie Benante: batteria, percussioni

Tracklist:
01  Among the living
02  Caught in a mosh
03  I am the law
04  Efilnikufesin (N.F.L.)
05  A skeleton in the closet
06  Indians
07  One world
08  A.D.I./Horror of it all
09  Imitation of life

9 commenti:

  1. La mia svolta metal arrivò nel '96 (circa) per colpa di un compagno di corso all'università, diventato poi caro amico, nonostante l'attuale lontananza. Per iniziarmi a questo enorme genere, partì dai grandi nomi, la mia curiosità fece il resto.

    Gli Antrax sono sempre stati un gruppo un po' sopra le righe, a mio parere. Sebbene contemporanei ai più blasonati 'tallica, non hanno mai fatto il salto di qualità da diventare un ascolto fisso nel mio stravecchio walkman :D tranne poche tracce (tra cui la cover "I'm eighteen" di Alice Cooper).

    Li ho apprezzati di più nel periodo in cui c'è stato Bush come frontman, infatti "Sound of White Noise" lo preferisco di gran lunga ("Only" è qualcosa che... come dire... gli inglesi dicono eargasm XD)

    Bella questa rubrica, possibile non mi ci sia mai imbattuto prima? O la mia memoria fa cilecca?

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    1. Only piaceva un sacco anche a me :)

      La rubrica c'è da molto tempo, ha una frequenza molto dilatata perché faccio un po' fatica a parlare di musica, mi piace tantissimo ma mi richiede parecchia fatica solitamente. Comunque puoi recuperare spulciando l'etichetta A-Z, non mancheranno ovviamente altri dischi e altre band :)

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    2. Ti mando degli integratori, ma continua! :D

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    3. Ma molto volentieri, grazie per l'incoraggiamento ;)

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  2. Eh eh eh! Io li ascoltavo al liceo, su cassettina :D Ora non credo potrei apprezzare, ma ai tempi mi divertivano parecchio!

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  3. Insieme a Spreading The Disease è il mio preferito. Li ho consumati in età adolescenziale e ancora oggi li ascolto volentieri. Sarò blasfemo ma dopo tutti questi anni li trovo molto "pop". :-) E comunque anch'io nei big Four avrei preferito i Testament al combo di Ny.

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    1. Penso che il piacere di ascoltare alcune sonorità, una volta passato il loro tempo, affondi inevitabilmente nei ricordi, nel significato che per noi può aver avuto un certo tipo di musica piuttosto che un'altra. Poi magari rinascono a nuova vita per le nuove generazioni, proprio l'altro giorno parlavo con un ragazzo giovane che è innamorato dei Testament e se li sta godendo oggi.

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    2. Il bello d'esser giovani e il piacere di scoprire nuove cose, soprattutto con i mezzi che oggi offre la tecnologia. Un po' d'invidia c'è! :-)

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