domenica 11 settembre 2016

COUS COUS

(La graine et le mulet di Abdellatif Kechiche, 2007)

Per quel che ho potuto vedere mi sembra che il cinema di Abtellatif Kechiche sia uno tra i più vivaci e vitali tra quelli proposti negli ultimi anni; e vitali sono le storie, i personaggi ma anche il tipo di visione, il modo di muovere la camera, tutti aspetti che trasudano vita, è un cinema che dà l'impressione di raccontar persone e non personaggi, persone vicine per provenienza e appartenenza allo stesso regista.

Paese portuale della Francia. Slimane (Habib Boufares) è un uomo di circa sessant'anni che ha perso il suo lavoro ai cantieri navali. La sua è una famiglia francese di origini maghrebine molto allargata, Slimane è infatti separato dalla moglie Souad (Bouraouïa Marzouk) e ora vive in una pensioncina, frequenta la proprietaria Latifa (Hatika Karaoui) che ha una bella e giovane figlia, Rym (Hafsia Herzi) che vede Slimaine come un padre. Poi ci sono figlie e figli naturali, nuore, generi, nipoti e nipotine, colleghi e amici.

La perdita del lavoro però porta scompiglio, dopo gli inevitabili momenti di crisi Slimaine decide di ricominciare rimettendo a nuovo un vecchio relitto e trasformandolo in un ristorante dove il piatto forte sarà il cous cous di Souad. Il progetto, che si scontrerà con l'inevitabile burocrazia francese, sarà seguito in prima battuta da Rym e coinvolgerà poi tutta la famiglia allargata. Nel mezzo drammi, gioie, amori, tante chiacchiere e tavole imbandite che scandiranno le giornate di una famiglia davvero bella da vedere.

Le riunioni di famiglia, i dialoghi, gli scambi tra gli attori sono la cosa più interessante del film, valorizzati al meglio da una camera in continuo movimento, pronta a seguire i personaggi e a renderli ancor più vivi di quanto già i bravi attori riescano a fare. C'è tutto quello che può esserci in una grande famiglia: amore, affetto, problemi, tradimenti, gelosie, complicità e via di questo passo.


Con l'avanzare della vicenda Kechiche non risparmia derive di forte sensualità, accenni di dramma e un finale dal sapore thriller legato proprio al destino dell'importantissimo (e invogliante) cous cous. Leggendo qualcosa qua e là sul film tornano alla mente le polemiche e i malumori dovuti alla mancata vittoria a Venezia di Cous cous a favore invece del, mi dicono, molto più ingessato e freddo Lussuria di Ang Lee. Non avendo visto quest'ultimo non azzardo paragoni, però un premio a questo Cous cous glielo avrei dato più che volentieri.

8 commenti:

  1. Un capolavoro, e non trovo altre parole per descrivere un film perfetto come questo.

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  2. Bellissimo, mi è piaciuto il taglio quasi "da documentario" (non uso documentaristico, perché appunto si parla di una comunità di persone nella loro complessità di relazioni emotive, non c'è nulla di piatto o asettico). Peccato per la traduzione, che "spiega", del titolo originale :P

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    1. Forse da noi che il cous cous non l'abbiamo come tradizione culinaria, La graine et le mulet sarebbe stato un po' ostico, chissà. In fondo il concetto è quello :)

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  3. Bel film, divertente profondo e anche sensuale, hai ragione. Poi ho preparato il cous cous a pranzo, quindi sono parziale :D

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    1. Cavolo, quel cous cous mi faceva venire l'acquolina...

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  4. Non l'ho visto e ti ringrazio per questo post, rimedierò quanto prima! :)

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