giovedì 8 settembre 2016

LA STIRPE MALEDETTA

(di Alfredo Castelli, Franco Bignotti e  Angelo Maria Ricci)

Per il quarto appuntamento con il detective dell'impossibile, Alfredo Castelli decide di condurci attraverso i misteri dell'antica Etruria portando così per la prima volta Martin Mystère nel nostro bel paese e ancora una volta bastano poco più di una sessantina di pagine al nostro autore per delineare e sviluppare una nuova avventura del buon vecchio zio Marty.

Riguardare ora queste tavole a distanza di anni e anni fa un effetto straniante, è curioso vedere come il disegnatore Bignotti si sia prodigato, nella prima tavola ad esempio, a tratteggiare l'auto guidata da Beverly Howard (già incontrata ne La vendetta di Ra) con le sembianze di una Ritmo, auto protagonista (più o meno) delle nostre infanzie e ormai da tempo dimenticata. È proprio vero che non stiamo ringiovanendo!

La teoria è quella più volte accennata tra le pagine di Martin Mystère e cioè quella che sostiene l'influenza di civiltà tecnologicamente avanzate sui popoli primitivi, primitivi in senso lato (in questo caso gli etruschi),  e da questi scambiati per dei o divinità varie, divinità che in qualche modo hanno portato la conoscenza, che sia questa legata alla scrittura, alle tecniche agricole o a concetti più astratti come la proprietà privata.

Ritroviamo Beverly Howard dopo la morte del padre avvenuta nel secondo episodio della serie. La bella ragazza è alla volta di Viterbo alla ricerca di un tombarolo che era in contatto epistolare con il Professor Howard e che apparentemente avrebbe dovuto comunicargli importanti scoperte legate agli studi portati avanti dal professore sulla civiltà etrusca. Le cose ovviamente non fileranno proprio lisce ma per fortuna di Beverly (e con rammarico da parte della gelosa Diana) anche Martin e Java si trovano in Italia, pronti ad accorrere in suo aiuto.

La vicenda si svolge nella zona di Macchia Grande dove strani avvenimenti e fenomeni inspiegabili si susseguono con radici che affondano nel passato remoto.

Il pregio maggiore dell'episodio, meno affascinante di altri a dirla tutta, è quello di costruire un accenno di continuity nella serie, con i personaggi ricorrenti ma soprattutto con il riproporre teorie e simbologie che sembrano assumere una certa importanza nell'economia della serie.

Nella seconda parte dell'albo trova posto Orrore a Providence, storia che si concluderà nell'albo successivo e della quale si parlerà magari la prossima volta.

12 commenti:

  1. personalmente l'idea dei due "ibernati" di atlandide che diventavano divinità etrusche mi affascinava molto..forse la storia era troppo breve ed andava sviluppata in modo migliore...

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    1. La teoria, riproposta più volte, ha il suo fascino, altre storie mi hanno stregato di più, ma lì entra in gioco il gusto personale, con Martin Mystère indubbiamente Castelli ha fatto un lavorone.

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  2. Ti avevo scritto in un'altra occasione, (mi pare che fosse un post dove ci invitavi a parlare di come ci eravamo avvicinati al fumetto) dell'importanza che ha avuto Martin Mystere (e quindi Castelli) per farmi tornare nei primi anni 90 a leggere fumetti, cosa che tra il liceo e i primi anni di università avevo completamente smesso di fare.
    Quindi mi fa molto piacere che tu stia facendo questo recupero filologico in favore dei tuoi lettori. Grazie BVZF, buon vecchio zio Firma!

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    1. Questi recuperi filologici divertono soprattutto me, quindi grazie a voi tutti che leggete e commentate e mi invogliate a continuare a proporveli :)

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  3. Mi pare di averlo letto ma me ne ricordavo assai poco.
    A me Bignotti piaceva tantissimo, soprattutto su Mister No. Rivisto oggi non è certo più la stessa cosa!

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    1. Sì, su MM sono passate matite che incontravano sicuramente di più il mio gusto :)

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  4. A proposito del BVZM da domani la collezione storica a colori come già era toccato a Tex, Dylan e Zagor.
    Sono molto curioso, ma penso sarà sicuramente un prodotto ben curato, soprattutto se è stato un minimo coinvolto anche Castelli.

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    1. Credo di sì, però feci già l'errore di prendere in quel formato i Texoni ai quali proprio il colore non donava (infatti li regalai a mio padre e io li ripresi in B/N classico), non ripeterò lo stesso errore (oltre al fatto che l'iniziativa è per me economicamente insostenibile).

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  5. Io in edicola comprerò il primo volume per valutarlo, poi nel caso fosse molto valida come edizione me la recupererò nei mercatini, sono 20 numeri previsti,quindi l'impresa, almeno passando per l'usato, potrebbe essere accettabile.

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    1. Certo, se riesce il recupero a prezzo modico potrebbe valerne la pena anche se continuo a essere contrario alla colorazione, sarebbe bello avere la possibilità di vedere una ristampa di MM in B/N, magari a prezzi più bassi.

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  6. In effetti la colorazione se non è fatta bene può avere un che di "plasticoso". La differenza potrebbero farla viceversa il formato più grande e gli extra (testi a commento, approfondimenti ecc).

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    1. Sfogliato stamattina. La colorazione Bonelli continua a non convincermi.

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