mercoledì 7 dicembre 2016

BEN HUR 1959 - 2016

(di William Wyler, 1959) - (di Timur Bekmambetov, 2016)

Qualche anno fa qualcuno ebbe la brillante idea di portare nelle edicole italiane i distillati, trattavasi di riassunti di libri celebri, un'iniziativa pensata con l'intento di avvicinare i tanti non lettori italiani alla letteratura, mutilando così l'opera di diversi autori. Il remake di Ben-Hur targato duemilasedici me li ha riportati alla mente, una sorta di bignami mal compilato e raffazzonato, un tentativo di riportare sugli schermi l'opera magniloquente e memorabile di un William Wyler in stato di grazia, decurtata di due ore di girato e aggiornata alla noia del blockbuster moderno. Il film è tra l'altro soverchiato in tutto e per tutto dalle scenografie artigianali di un kolossal di quasi cinquant'anni fa, uno scontro impari per mezzi tecnici nel quale ancora una volta Davide batte Golia; un po' come se mia figlia con il suo giochino per creare animazioni, fatto di scenografie e personaggi di carta, riuscisse a umiliare in un confronto diretto l'ultimo prodotto di casa Pixar.

L'ideale impari duello è ben sottolineato dall'accoglienza al botteghino dei relativi film, il primo costò nel '59 circa quindici milioni di dollari incassandone ben settecentoventi, il suo remake non è riuscito nemmeno (e giustamente) a coprire i costi di produzione. Inoltre se una pellicola di 219 minuti riesce a tener desta l'attenzione dello spettatore per tutta la sua durata, e in diversi passaggi addirittura a esaltarlo, mentre l'altra con soli 123 primi riesce solo a istillare pensieri di suicidio, qualcosa dovrà pur voler dire. Sul piatto, inoltre, ben 11 Oscar per il Ben Hur classico, una serie di pernacchie per quello moderno. C'è da dire che Bekmambetov potrebbe aver guardato direttamente al libro di Lee Wallace per articolare la sua versione della storia, ignorando totalmente il lavoro di Wyler. Beh, se così fosse non ci resta che esclamare "peccato!", dal suo predecessore il regista kazako avrebbe potuto imparare qualcosa, evitando magari i risultati negativi derivati da un confronto impietoso.

È interessante notare come in epoca moderna ogni tanto spunti fuori da parte delle case di produzione cinematografica il tentativo di rivitalizzare il kolossal o il peplum che dir si voglia (o come lo chiamavamo noi, il genere sandaloni), peraltro con scarsi risultati. Purtroppo lo spettatore di una certa età che ancora serba il ricordo dell'epoca gloriosa del kolossal, delle produzioni di Cinecittà, delle folle oceaniche di comparse e delle scenografie maestose dei tempi che furono, difficilmente potrà trovare interesse in prodotti spuntati e noiosi come questo, con attori che hanno il carisma degli stessi sandali usurati che in passato davano il nome al genere (Jack Huston, Toby Kebbell, chi sono costoro?). Il pubblico giovane che vuole andare al cinema a vedere un film spettacolare chiede invece ironia, trame coinvolgenti, dialoghi brillanti e azione che qui si concentra più che altro nella classica scena delle bighe (che poi bighe non sono), tra l'altro sequenza anche abbastanza riuscita. In tutta sincerità vedo più personalità e un'onesta attitudine all'intrattenimento nel 90% dei cinecomics di casa Marvel che in questo Ben Hur. Scontentati gli spettatori adulti, i cinefili, i giovani (e i produttori che hanno messo i soldi), chi ci resta?


Allora il consiglio per tutti è di andare a riguardare il Ben Hur con Charlton Heston, questo sì un vero kolossal, ancora oggi una meraviglia per gli occhi, un lavoro artigianale di una perizia pazzesca, una storia che si carica sulle spalle tutta la sua drammaturgia grazie a una recitazione d'altri tempi, teatrale, solenne, pudica nel rapporto tra sacro e pagano, nel parallelismo tra la storia del protagonista Giuda Ben Hur (Heston) e del suo nemico/amico Messala (Stephen Boyd) e quella del Cristo (Claude Heater), qui mai inquadrato in volto, ampiamente palesato nella versione targata 2016. Entrata nella storia del cinema la sequenza appassionante della corsa delle bighe (che anche qui bighe non sono), realizzazione da applausi a scena aperta, sequenza omaggiata con scarsi risultati anche da George Lucas in persona con la corsa degli sgusci nell'episodio I di Star Wars: La minaccia fantasma.

Non tutto per forza deve essere triturato e riproposto, a volte alcune cose è bene lasciarle lì dove sono, usarle come spunto, come ispirazione, ma con rispetto e devozione. Meglio una brutta idea originale piuttosto che non una vecchia e valida ma irrimediabilmente compromessa.

10 commenti:

  1. Questo remake non l'ho mai preso nemmeno in considerazione. Sono di larghe vedute sull'argomento, ma su certe cose dovrebbe proprio vigere un divieto.
    Gioca coi fanti ma lascia stare i santi, si dice.
    E comunque la pochezza e gli intenti ciaciaroni di questo remake sono ben (hur) chiari sin dall'orribile serie di poster di gente che strilla in stile 300.

    Meglio "laser perde", come si dice da queste parti.

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    1. Su progetti simili o ci metti tutto l'impegno di questo mondo (cioè soldi, sì, ma anche un regista di peso, ottimi attori, effetti speciali degni, etc...), o lasci perdere. La terza via è lo sputtanamento totale... e infatti!

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  2. TUTTI questi prodotti spaziano dalla noia (nei casi migliori) al disgusto proprio tipo Noah, Ben Hur...

    Unico caso di "remake" di un classico kolossal tutto sommato riuscito è stato IMHO "Il Principe d'Egitto" (versione animata de "I 10 comandamenti"), che virava più sull'introspezione di Mosè e usando l'animazione come un'opportunità per non ricreare in CGI (il male del cinema contemporaneo: una volta se volevi realizzare qualcosa di strano dovevi pensare e ripensare a come farla con le tecnologie analogiche, oggi qualsiasi minchiata passa nella testa del primo regista si può realizzare...) cose che i maestri del cinema di una volta riuscivano a realizzare dal vero.

    Tra l'altro non capisco questo voler ricreare film così smaccatamente legati ad una tradizione religiosa che oggi non esiste più per svariati motivi (dai tempi cambiati a motivi essenzialmente pecuniari: li devi vendere a tutti i mercati e non solo a quelli cristiani!)

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    1. Se parli de Il principe d'Egitto della Dreamworks anche a me quello non era dispiaciuto, lo vidi un'estate al cinema. Concordo anche sull'utilizzo troppo esteso della CGI anche se questa, quando usata nel modo giusto, può dar vita a soluzioni interessanti.

      Sulla tua ultima riflessione posso solo dire che l'unica cosa che in questi casi si tiene d'occhio sono i soldi, non penso ci sia reale interesse all'aspetto religioso o altro, soldi, soldi, soldi...

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  3. Ciao. Sono fondamentalmente contrario ai remake (e ai reebot), che si tratti di "Ben Hur" o di "Colazione da Tiffany", se una storia esiste già in pellicola, è bene che quella resti!
    Piuttosto si dovrebbero dedicare risorse e attenzioni a tanti romanzi e saghe per decenni ignorati, tipo "John Carter di Marte", del quale la Disney è stata capace di realizzare una mediocre trasposizione del primo romanzo, rendendo quindi improbabile dei sequel; o ancora un film ispirato a romanzi di Hoffmann o poco noti di Stevenson...

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    1. Ciao Gas, io non sono contrario a priori, l'unica cosa che richiedo è il giusto impegno nella realizzazione di un'opera, soprattutto se si va a mettere le mani sulla storia del Cinema.

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    2. Proprio perché non si ha la certezza sull'impegno io preferirei che si investisse in qualcosa di nuovo per il grande schermo.
      Sono passati decenni ma la pellicola di "Ben Hur" di Wyler sta sempre lì a fare La Storia, io stesso ho il DVD originale, per cui il confronto vecchio/nuovo è pressoché inevitabile per chi si arrischia a vedere il remake avendo visto l'originale.
      Io poi ho anche la percezione che il cinema di oggi sia complessivamente peggio di quello del passato, prima ci mettevano trama e sentimento, oggi dominano make-up, sesso ed effetti speciali. Devi prendere qualche pellicola d'autore per ritrovare certe emozioni...

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    3. Concordo sulla tua analisi di fondo, infatti molto spesso le cose più interessanti del cinema moderno le trovo in pellicole meno note, che magari hanno avuto scarsa distribuzione e incassi limitati, pur con tutte le eccezioni del caso, ci sono anche film Hollywoodyani che visti nella giusta ottica mi soddisfano. Anche io non sono un grande sostenitore dei remake, semplicemente non sono contrario se ben realizzati. Certo che se fatti male, fanno più danno di un qualsiasi brutto inedito.

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  4. Il film del 59 lo considero un capolavoro, ma da vedere solo una volta nella vita...
    Il remake non mi stimola per nulla...

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    1. Il remake puoi tranquillamente evitartelo, l'originale pur essendo un capolavoro non è uno di quei film che riguardi due tre volte l'anno.

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