sabato 18 marzo 2017

SHERLOCK - STAGIONE 4

Dopo un intermezzo ambientato nel 1895 nel quale Benedict Cumberbatch e Martin Freeman impersonavano le controparti classiche dei loro personaggi abituali (ne L'abominevole sposa), intermezzo a mio modo di vedere non perfettamente riuscito, si torna ai canonici tre episodi per una quarta stagione che si è fatta attendere un po' più del dovuto causa i numerosi impegni dei due protagonisti ormai divenuti vere e proprie star lanciatissime anche al cinema.

Sherlock rimane un bellissimo balocco con cui trastullarsi, tanto più in questa stagione durante la quale Moffat e Gatiss premono a tavoletta sul pedale dell'acceleratore incorrendo però nel rischio di perdere in più occasioni il controllo del mezzo. Mi consola vedere come l'episodio migliore in termini di scrittura sia quello imbastito in solitaria proprio da Steven Moffat, cosa che mi lascia ben sperare anche per il prosieguo di Doctor Who, serial scritto dallo stesso sceneggiatore.

Nel primo episodio, in attesa del preannunciato ritorno di Jim Moriarty (Andrew Scott), Sherlock viene coinvolto quasi casualmente in un'indagine relativa alla distruzione di sei busti raffiguranti Margaret Thatcher, una strana vicenda che si ricollegherà al passato di Mary (Amanda Abbington), la dolce moglie di John, andando a fortificare il legame della stessa con lo strambo amico sociopatico, incrinando però, forse per sempre, il rapporto tra i due pards che sembrava ormai tanto peculiare quanto indissolubile. Non mancano di certo le emozioni, ma tutta la struttura dell'episodio sembra forzata, volutamente esagerata al fine di raggiungere climax sempre più avvincenti pur di garantire un ulteriore salto a una serie che per qualità aveva già dato moltissimo. Il salto c'è stato, forse l'atterraggio non risulta proprio perfetto e bilanciato.

L'episodio centrale funge da raccordo e passaggio verso l'esplosivo finale, si riserva la grande rivelazione della stagione ed è a tutti gli effetti quello che gode della costruzione migliore, risultando il più equilibrato pur affrontando temi e personaggi sopra le righe. I protagonisti sono ai ferri corti, uno roso dal senso di colpa, l'altro dal dolore, sulla crescita dei personaggi viene fatto un ottimo lavoro e il villain della puntata, interpretato da un ottimo Toby Jones, ha la giusta dose di carisma.


Le idee più spinte della quarta stagione esplodono invece con Il problema finale, episodio che vede l'arrivo di un nuovo inaspettato avversario, il riavvicinamento dei due protagonisti e finalmente il ritorno di Moriarty purtroppo utilizzato in maniera superficiale e poco incisiva. Probabilmente diventava problematico gestire al meglio due avversari di così grande caratura, il povero Jim però ne risulta svilito, proprio lui che potenzialmente avrebbe potuto innalzare la qualità della stagione in maniera decisa (anche grazie alle splendide interpretazioni di Scott). Il pregio più evidente risulta ancora una volta l'attenzione posta sui personaggi, in questo episodio viene messo sotto i riflettori al meglio anche Mycroft Holmes (Mark Gatiss), l'asticella della tensione e del coup de theatre viene alzata a dismisura dando a volte l'impressione di espediente farlocco. Ogni tanto, come si suol dire, il troppo stroppia.

Però, perché c'è sempre un però, se prendiamo la serie per quel che è, senza star troppo a guardare il pelo nell'uovo, Sherlock rimane indubbiamente un ottimo intrattenimento, vero è anche che se questa si rivelasse, come taluni affermano, l'ultima stagione del serial, l'amaro in bocca per una chiusura al di sotto delle aspettative di certo rimarrebbe ad aleggiare per diverso tempo.

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