venerdì 14 aprile 2017

IL TESCHIO DEL DESTINO

Dietro l'affascinante copertina disegnata da Giancarlo Alessandrini si cela ancora una volta una buona storia sviluppata nell'arco di due albi, quello citato nel titolo del post e il successivo All'ombra di Teotihuacan. Un Martin spigoloso, plastico, in posizione di difesa, stagliato su uno sfondo dai motivi precolombiani, fissa preoccupato un teschio ridente, all'apparenza trasparente e che ricorda il volto del famoso Fantaman dei cartoni animati. C'è tutto il talento di un disegnatore che senza abusare in tratteggi e lacchezzi compone immagini evocative e intriganti apparentemente con una semplicità disarmante.

Questa volta spunto della vicenda imbastita da Castelli non è un mystero molto celebre, tutt'altro, si parla del Teschio del Destino, un teschio a grandezza naturale in cristallo che sembra essere scolpito in un unico pezzo, senza aggiunte o incastri, ritrovato nel 1927 a Lubantuun e, sembra, risalente alla civiltà Azteca, epoca in cui la realizzazione di un manufatto simile sarebbe stata per niente semplice. Nella storia di Martin Mystère il teschio, conservato al Museum of Mankind di Londra (si trova lì anche nella realtà) ha particolari poteri e influenze negative su alcuni individui, qui una ragazza in particolare che si convince di essere lo spirito del dio Teotihuacan. La vicenda è un poco intricata e ben allestita, prima di trovarsi coinvolto nell'affaire del teschio di cristallo Martin Mystère avrà a che fare con una vendita da cortile, con delle diapositive di famiglia e con un equivoco pubblicitario, una sequenza di eventi che lo porterà in Messico dove incontrerà il suo vecchio amico Lopez e dove si svolgerà il grosso della vicenda (o almeno la parte più action per i nostri eroi).

Non male questo dittico di storie che mi ha permesso di conoscere il teschio di cristallo (di cui non ero a conoscenza, e no, non ho visto il relativo Indiana Jones e nemmeno so se possa essere attinente all'argomento) e che si è rivelato lettura piacevole, qui il punto di grande interesse sta nelle matite di un Claudio Villa, che non è il reuccio che qui è omaggiato, ma l'artista che siamo abituati ad associare più a Tex che non a Martin Mystère.

Villa è indubbiamente un ottimo disegnatore, quello che colpisce è la cura che il disegnatore mette nel tratteggiare anche le comparse e le persone che sono solo sfondo nelle sue vignette, volti ben caratterizzati, che hanno personalità, espressivi come espressivi in maniera convincente sono i protagonisti della storia in ogni situazione. Il teschio è minaccioso, i panorami sontuosi, Martin molto elegante, Java un vero neandertaliano. Dinamico negli scontri, negli inseguimenti, Villa trasmette tutto l'impegno per un lavoro artigianale fatto con passione, anche se non tutte le vignette possono considerarsi al top, la professionalità e il talento del disegnatore sono innegabili.

Il teschio di cristallo

5 commenti:

  1. Più o meno me lo ricordo, credo sia stato uno dei primi che ho letto. Villa embrionale ma già nettamente avviato a diventare il mostro di bravura che si sarebbe rivelato di lì a poco.
    Se non ricordo male una delle immagini delle sue tavole venne poi riciclata in una vignetta di Mister No, o forse era la stessa copertina di Alessandrini con quella posa così ben riuscita ad essere servita da base per una vignetta di Mister No.

    Buona Pasqua!

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    1. Io l'ho letta ora per la prima volta (questa credo mi mancasse del tutto), Villa sicuramente embrionale ma già molto, molto interessante, sulla vicenda Mister No non saprei cosa dirti, non sono informato sulla cosa. Questa copertina però è molto bella.

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  2. Vado O.t quindi scusami, ma volevo farti tanti auguri di Buona Pasqua!
    A presto.

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    1. Ci mancherebbe Nick, grazie mille e tanti auguri anche a te!

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