lunedì 24 aprile 2017

STATE OF PLAY

(di Kevin Macdonald, 2009)

La figura del giornalista investigativo al cinema ha sempre avuto un fascino particolare ed è stata protagonista di pellicole di valore ma soprattutto coinvolgenti, pensiamo a film come Tutti gli uomini del Presidente di Alan J. Pakula, lo Zodiac di David Fincher, il datato L'asso nella manica girato da un Billy Wilder per una volta lontano dalla commedia, e ora riaffiora alla mente soprattutto il bellissimo Insider - Dietro la verità di Michael Mann, anche questo con Russell Crowe tra i protagonisti, allora informatore per il giornalista interpretato dal maestro Al Pacino, qui invece protagonista assoluto e navigato giornalista del Washington Globe.

Probabilmente State of play non è all'altezza di nessuno dei film sopra citati, ad ogni modo risulta essere un thriller investigativo solido, ben strutturato e avvincente, con qualche scivolata qua e là ma con la capacità di tenere lo spettatore ancorato a una narrazione che desta interesse pur abusando nell'uso del colpo di scena, certo funzionale al genere ma soprattutto sul finale adoperato con una certa leggerezza attraverso espedienti forse già visti davvero troppe volte.

Ad ogni modo l'impianto narrativo funziona: in una buia nottata di Washington un killer (Michael Berresse) fredda un ladruncolo in possesso di una preziosa valigetta senza farsi scrupolo di eliminare anche un innocente testimone di passaggio. L'uomo però commette un errore, il testimone, pur se in stato comatoso, sopravvive. Parallelamente a questa vicenda si sviluppa quella del deputato Stephen Collins (Ben Affleck) che porta avanti un'inchiesta per scoperchiare vicende poco chiare legate alla Pointcorp, un'agenzia che usa ex militari per compiere missioni all'estero dietro cospicui pagamenti e che, cosa ben più inquietante, si sta muovendo per assumere un ruolo preminente nella privatizzazione della difesa interna su suolo americano. L'assistente personale del deputato, Sonia Baker (Maria Thayer) molto addentro alla vicenda, si suicida inspiegabilmente.


L'opinione pubblica e i media, invece di interessarsi allo strano suicidio, si gettano a capofitto sulla relazione extraconiugale di Collins con la Baker, vicenda che finirà tra le mani della blogger Della Frey (Rachel McAdams) in forza alla sezione online del Washington Globe. Invece uno dei dinosauri del giornale, il veterano Cal McAffrey (Russell Crowe) affezionato a carta e inchiostro e allergico alle nuove tecnologie, sta scavando sul duplice omicidio, pressato dalla direzione di un giornale ormai in piena crisi rappresentata dall'editore Cameron Lynn (Helen Mirren). Inutile dire che le due vicende troveranno punti in comune e la strana coppia di giornalisti diverrà un'unità investigativa pronta a tutto per riportare a galla le verità nascoste e insabbiate da poteri forti.

C'è un buon ritmo in State of play, una regia diligente che segue gli stilemi del genere, un buon cast di interpreti, Affleck è come spesso accade un po' imbalsamato ma qui non è sua la parte del leone che spetta invece a un Russell Crowe imbolsito che ancora una volta dimostra di essere un attore di razza eclissando un po' tutti ad eccezion fatta per la sempre in gamba Helen Mirren. Quello del giornalismo investigativo, sorta si sottogenere del thriller, ha i suoi codici che qui vengono rispettati, andando a costruire un film che non presenta innovazioni ma intrattiene e appassiona, per chi ama questo tipo di strutture narrative un film a cui dare senz'altro una possibilità.

2 commenti:

  1. Forse il miglior Russel Crowe di sempre. Il film è dignitossismo e, a tratti, avvincente.

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    1. Russell Crowe è un attore che mi piace parecchio, l'ho apprezzato in moltissimi film e proprio per questo non saprei dire se è proprio qui che ha dato il meglio, in ogni caso splendida interpretazione. Il film funziona davvero bene, il regista arriva dal documentario, rende al meglio l'aspetto cronachistico delle vicende.

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