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sabato 23 luglio 2022

TAVERNA PARADISO

(Paradise Alley di Sylvester Stallone, 1978)

Se ogni tanto vi piace dedicarvi a qualche recupero del cinema che fu, magari non per forza a quello di uno dei capi d'opera della storia della settima arte, ecco, allora in quel caso io questo Taverna Paradiso mi sento di consigliarvelo. Intanto sigla l'esordio dietro la macchina da presa di Sylvester Stallone un anno prima di Rocky II e a due anni di distanza da quel primo Rocky che venne però diretto da John G. Avildsen. Ora Stallone non rientrerà mai nel novero dei migliori registi di sempre, eppure è uno che ha una sua personale visione, fautore di un cinema diretto e senza troppi fronzoli, in quegli anni esponente di un approccio proletario, povero, che regala al suo cinema un taglio sincero e al quale ci si affeziona con molta facilità. Se andiamo a vedere il protagonista di questo Taverna Paradiso, interpretato dallo stesso Stallone, ci troviamo diversi tratti in comune col celebre e celebrato Rocky Balboa: i momenti del corteggiamento da parte di Cosmo in cui cerca di catturare l'attenzione e le simpatie di Annie ricordano molto da vicino gli insistenti approcci di Balboa nel tentativo di conquistare Adriana, le battute, l'insistenza, il fatto di giocare molto sulla simpatia, poi c'è lo sport, qui con un'origine ancora più stradaiola che non in Rocky (siamo nel primissimo dopoguerra dove gli incontri di lotta più o meno clandestina sono all'ordine del giorno), c'è il povero quartiere d'origine e ci sono i legami familiari, le similitudini tra i due film sono diverse, anche il materiale di partenza arriva dallo stesso Stallone che l'anno precedente l'uscita del film riuscì a pubblicare l'omonimo romanzo, in lingua originale Paradise Alley.

La prima guerra mondiale è finita da poco, nel quartiere di Hell's Kitchen i tre fratelli Carboni cercano in qualche modo di sbarcare il lunario con la speranza di trovare prima o poi una soluzione per venir fuori dalla miseria. Lenny (Armand Assante), il maggiore, lavora per un'impresa di pompe funebri, sempre a contatto con i cadaveri, è un reduce di guerra tornato a casa con una gamba offesa, è il più riflessivo e intelligente dei tre fratelli, Cosmo (Sylvester Stallone) è uno sfaccendato che oltre a fare la corte all'avvenente Annie (Anne Archer) cerca di sfruttare la possanza fisica del fratello minore, Victor, spingendolo continuamente verso una carriera fatta di scommesse e incontri di lotta. Dal canto suo Victor (Lee Canalito), un ragazzone tanto muscoloso quanto tonto, vorrebbe solo mettere da parte un po' di soldi per andare via dal quartiere con la sua amata Susan (Aimée Eccles), un'immigrata di origini cinesi, magari per andare a vivere su una barca nel Jersey. Purtroppo il suo lavoro, consegnare a mano blocchi di ghiaccio, non rende poi tanto, il suo datore di lavoro magari ci mangia anche un po' su e così Victor rimane inchiodato anno dopo anno a Hell's kitchen. Mentre una sera Lenny e Cosmo sono nel locale Taverna Paradiso assistono a un incontro di una lotta molto simile al wrestling moderno, Cosmo è convinto che quella sia l'occasione per sfruttare i talenti naturali di Vincent e fare un mucchio di soldi ma Lenny non è d'accordo ed è molto preoccupato per la salute del fratello.

Cinema forse ancora ingenuo, rivolto al passato, ma indubbiamente genuino e viscerale, nato dall'amore e dalla voglia di fare di un regista/protagonista che riesce a trasmettere come stia mettendo tutto il cuore e l'entusiasmo possibile nei suoi progetti, come accennato sopra tra l'altro per approccio questo Taverna Paradiso non è poi così distante dai primi Rocky. Ambientato nel quartiere malfamato di New York noto come Hell's Kitchen, la "cucina del diavolo", il film ci mostra la voglia di riscatto, di rivalsa, di un protagonista povero che vorrebbe la sua occasione per trovare un posto al sole e che la cerca per interposta persona, sfruttando gli unici talenti riconosciuti nel quartiere, quelli dei muscoli e della forza. In parallelo Stallone costruisce la sua trama sentimentale che questa volta ha complicazioni in più oltre a quelle della miseria, ci sono rapporti familiari a mettersi di mezzo, legami di sangue a complicare il tutto. Emergono piaghe buone a rovinare i rapporti a ogni latitudine, un po' di gelosia, l'avidità, visioni differenti, tutti problemi ai quali a porre fine a volte non serve altro che il cuore puro dei più semplici. Stallone mostra già di sapersela cavare più che bene anche come regista, il suo cinema degli inizi è quanto di più coerente possa offrire la piazza, bella ricostruzione d'epoca e diverse comparse a impreziosire il film, dal pianista del localaccio interpretato da Tom Waits ai vari wrestler tra i quali compare la futura star della WWF Ted DiBiase. Esordio poco noto, surclassato dalle prove successive, ma da non sottovalutare, un recupero molto consigliato.

sabato 26 marzo 2022

I MERCENARI - THE EXPENDABLES

(The expendables di Sylvester Stallone, 2010)

Credo proprio che a far oscillare la lancetta di un'eventuale giudizio positivo o negativo su un film come questo I mercenari possa essere solo e soltanto una questione di affetto. L'ultima (a oggi) regia di Stallone si concretizza in un film tamarrissimo, in bilico tra action spinta e (auto)ironia che poggia su una sceneggiatura leggera come un velo di carta igienica (ogni allusione non è puramente casuale) e può trovare il giusto coinvolgimento solo da parte di quel pubblico capace di mettere per un attimo da parte il senso critico, pronto a lasciarsi travolgere da un'ondata di nostalgia per quel cinema d'azione diretto e poco stratificato che imperava negli anni 80 e 90 e che ha donato fama imperitura a tutta una serie di attori muscolari che sono riusciti a imprimersi con forza nell'immaginario collettivo, a prescindere dall'alta qualità o meno dei film a cui hanno partecipato, fermo restando che alcuni di loro, Stallone in primis, hanno siglato o contribuito a creare anche dei grandissimi episodi di cinema (basti pensare a Rocky e Rambo). Detto questo non resta che accomodarsi sul divano, aprire i popcorn, scegliere la bibita giusta e godersi un po' più di un'ora e mezza di botte, sparatorie, battute e scene action in compagnia di queste vecchie glorie del cinema. Oppure potete scegliere qualcosa di meglio da guardare.

Barney Ross (Sylvester Stallone) è al comando di una banda di mercenari pronti a intervenire in situazioni molto spinose, del gruppo fanno parte Lee Christmas (Jason Statham), un maestro nel lancio di coltelli, l'esperto d'armi da fuoco Hale Caesar (Terry Crews), l'ingestibile Gunnar (Dolph Lundgren), l'esperto d'arti marziali Yin Yang (Jet Li) e il mago degli esplosivi Toll Road (Randy Couture). Dopo una missione di salvataggio in Somalia Ross è costretto ad allontanare Gunnar dal gruppo, troppo ingestibile, insubordinato e dedito all'uso di droghe. Il gruppo si ritrova nel garage di Tool (Mickey Rourke), un ex membro ora tatuatore e contatto per nuovi lavori, Tool propone a Ross un nuovo contatto, l'agente C.I.A. Church (Bruce Willis) che ingaggerà il gruppo per una missione sull'isola di Vilena dove un ex agente corrotto della C.I.A. (Eric Roberts) sta organizzando un traffico di droga verso gli States con la complicità del dittatore dell'isola, il generale Garza (David Zayas). Sull'isola il contatto del gruppo sarà Sandra, la figlia del generale che odia tutto quel che sta succedendo sull'isola, l'incontro tra Ross e Sandra finirà per complicare la vita già non troppo facile dell'intero gruppo. Seguono esplosioni, morti e botte da orbi.

Se non siete fan del genere o dei nomi coinvolti in questo progetto ci sono davvero pochi motivi per guardare questo I mercenari, ciò non vuol dire che il film non abbia dei pregi, ne ha, ma la storia è talmente risibile da non destare nessun tipo di interesse se non in chiave nostalgica o al limite se siete fan delle coreografie e dei combattimenti. Lo Stallone regista è uno che sa quel che fa, il film presenta infatti una regia di tutto rispetto: dinamica, molto attenta alla riuscita delle scene action, alcune delle quali realmente spettacolari (penso alla sequenza con l'idrovolante, davvero ben studiata), si è scelta una cifra stilistica per la resa degli spargimenti di sangue molto grottesca ed esagerata che volendo può ben assolvere alla sua funzione, gli stunt sono davvero ottimi, pare che lo stesso Stallone si sia seriamente infortunato durante le riprese di un film comunque evidentemente impegnativo e tecnicamente ben lavorato. Si apprezza l'autoironia dell'operazione, in questo senso il punto più alto è raggiunto con la breve sequenza che mette a confronto Stallone, Willis e il grande Arnold Schwarzenegger, i tre fondatori del Planet Hollywood creano un siparietto da applausi. Si riflette un po' sul tempo che passa, le icone rimangono tali, scolpite sulla celluloide e nei ricordi dei fan, i corpi invecchiano, qui non è la fiera del precotto come diceva Bill Murray ma quella del botox, vena malinconica fatta carne grazie al martoriato Mickey Rourke. Insomma qualcosa qua e là c'è, per il mio gusto personale questa è un'operazione un po' fuori tempo massimo, non è escluso che a molti possa piacere, di certo il vero pubblico di riferimento della saga ha già visto e rivisto l'intera trilogia.

venerdì 20 settembre 2019

ROCKY BALBOA

(di Sylvester Stallone, 2006)

Con Rocky Balboa Sylvester Stallone torna al suo personaggio di punta dopo un'attesa durata ben sedici anni; il film è il sesto episodio della saga dedicata allo stallone italiano, una ripresa che si è fatta attendere a lungo e che all'epoca della sua uscita giunse quasi inaspettata, soprattutto alla luce di una filmografia precedente molto più serrata, una media di un film ogni tre anni, cinque tra l'episodio IV e l'episodio V. È passato molto tempo, per l'attore/regista ma anche per il suo personaggio, i segni degli anni si vedono sul volto di Stallone ma si percepiscono più che altro nel cuore, nello sviluppo di un character che è sempre stato un inno alla forza, al sentimento e all'etica dell'uomo. Lo scorrere inesorabile del tempo si sente nell'atmosfera del film; Rocky Balboa è fatto (oltre che della materia di cui sono fatti i sogni) da un 5% di nostalgia, da un 25% di motivazione e ricerca e da un buon 70% di malinconia e Stallone sa benissimo, in questo caso sia come attore ma principalmente in quanto regista, come mettere a segno i colpi e far fruttare al massimo questo sentimento che più della forza, più della vicenda pugilistica, riesce a garantire un ritorno di Rocky emozionante e lontano dal macchiettismo (e il rischio era forte). Il film, considerato anche alla luce del quarto episodio dell'altra saga resa celebre da Stallone, quel John Rambo datato 2008, dimostra come per il buon vecchio Sylvester la seconda metà degli anni zero del nuovo millennio abbia rappresentato un momento di ottima vena creativa, una sorta di ritorno di un divo intelligente legato a un immaginario del passato che continua a meritare tutto il nostro rispetto. La prima parte del film è ottimo Cinema, la malinconia che tormenta il protagonista riesce ad arrivare e a colpire lo spettatore in maniera diretta e fortissima: la carriera e la fama sono alle spalle, Adriana (Talia Shire) non c'è più e ha lasciato in Rocky un vuoto incolmabile, il rapporto con Paulie (Burt Young) non sempre è idilliaco e ancor meno facile è quello con il figlio Robert (Milo Ventimiglia) che sente ancora troppo forte l'ombra del padre. La regia di Stallone inquadra alla perfezione quel dolore sottile e costante che permea l'uomo, una condizione che traspare nelle riprese notturne di una città e di un quartiere in disfacimento, nel volto ormai sfatto di un uomo solo seduto davanti a una tomba, nelle note rallentate di un tema celebre, nelle prime parole del film , "il tempo va sempre più in fretta", nell'assenza di un figlio in fuga, nei passaggi sulla povera gente di Philly. I toni scelti dalla fotografia di Clark Mathis assecondano questo incedere malinconico di un uomo ancorato al passato ma che ha dentro ancora acceso il lume del riscatto, un lume che prenderà di nuovo vita anche grazie all'incontro con Marie (Geraldine Hugues), una vecchia conoscenza di Rocky. Il cuore vero del film è questo, poi c'è sicuramente altro, ci sono gli insegnamenti sempre validi sul credere nelle proprie possibilità, quelli legati all'impegno e al sudore necessari per trovare il proprio posto nel mondo, il riscatto, la genuinità e l'umiltà, tutte cose delle quali Rocky è da sempre portavoce, e non manca tutto un impianto nostalgico che vede Rocky ripercorrere la famosa scalinata, prendere a pugni tagli di bovino e allenarsi sulle note della celebre colonna sonora della saga. Il tutto in previsione di un ritorno sul ring, un ritorno motivato dall'esigenza di sentirsi ancora una volta vivo. L'occasione si presenta da subito di alto profilo, i manager del campione del mondo dei massimi, Mason Dixon (Antonio Tarver), vedono nella volontà di tornare sul quadrato dello stallone italiano l'occasione per organizzare un evento che potrà ridare popolarità al campione, messo da parte dal pubblico a causa della mancanza di spettacolo nei suoi incontri che solitamente finiscono dopo pochi secondi per la schiacciante superiorità di Dixon nei confronti dei suoi avversari. Purtroppo il giovane Dixon non ha nell'economia del film il giusto spazio, rimane un avversario sulla carta temibile ma anonimo, caratterizzato più che altro dal fatto di non aver mai trovato sulla sua strada un avversario degno di questo nome e quindi capace anche di farlo crescere e di far capire al campione quanto gli incontri sudati possano dargli in termini di esperienza, un'esperienza che arriverà a breve insieme alle castagne di Rocky Balboa. L'incontro finale è girato cercando di dare più veridicità possibile alle immagini, una nitidezza che richiama il digitale più moderno e le riprese dei veri incontri di boxe, una scelta estetica che stacca (e cozza) con il resto del film e che se ne garantisce un più alto tasso di realismo ne ammacca un po' la poesia triste della parte iniziale che a mio avviso rimane di altissimo livello. In Rocky Balboa ci sono tutte le caratteristiche che ci hanno fatto amare il personaggio nel corso degli anni e che vanno a creare un ottimo ultimo tassello prima del rilancio con la saga di Creed.

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