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lunedì 17 marzo 2014

INVINCIBLE

La Saldapress ci riprova. Forti del successo dell'edizione in formato bonellide di The Walking Dead la casa editrice di Reggio Emilia punta ancora una volta sul talento di quel geniaccio piacione di Robert Kirkman. Questa volta si punta sul classico formato comic-book a colori e su uno slogan che è un'inequivocabile dichiarazione d'intenti: Tornerete ad amare i supereroi. Beh, io non ho mai smesso, probabilmente lo slogan è rivolto ad altri.

Ma perché qualcuno dovrebbe tornare ad amare i supereroi leggendo questo primo albo di Invincible? La Skybound, etichetta di Kirkman in seno all'Image Comics, e di riflesso la nostrana Saldapress, si giocano una carta sicuramente non nuova ma potenzialmente sempre vincente: la proposta di un nuovo universo fumettistico, giovane, con temi e personaggi moderni ma che guardano al classico, slegato da decenni di continuity e non appesantito da una zavorra fatta di miriadi di testate tra loro collegate.

Volete ricominciare a leggere supereroi senza dovervi fare troppe seghe mentali su cosa è successo prima a questo e a quell'altro personaggio chiedendovi magari anche dove e quando? Bene, c'è giusto il numero 1 di Invincible che fa capolino da tutte le edicole. In realtà, se ho ben capito, non tutto è proprio così semplice. In Italia sono stati proposti già 15 volumi di Invincible che continueranno la loro corsa, su questo nuovo spillato da edicola la serie ricomincerà dal principio, proponendo in appendice altre miniserie legate alla testata principale (nel primo numero esordisce anche Atom Eve, mini di due). Non ho ben capito invece se alcuni tasselli dell'Invincible Universe, che al momento dovrebbe essere ancora contenuto a poche uscite, sono stati già proposti nei volumi per le fumetterie e se sullo spillato verrano mai riproposte. Vabbè poco importa per ora.

La storia di Mark Grayson inizia in medias res nel pieno dell'azione, per effettuare dopo poche pagine un primo balzo a quattro mesi prima, tempo al quale Kirkman ci riporta per presentarci la vita quotidiana del giovane adolescente Mark. Il ragazzo vive quella che sembra la classica adolescenza del teenager americano, una bella casa, una mamma ironica e beh, questo si è un po' fuori dall'ordinario, un papà supereroe. Poi la scuola, un lavoro in un fast food e la gestione dell'eccezionale in maniera assolutamente normale e scontata. poi un bel giorno i poteri del babbo si manifestano anche in Mark che in breve tempo diverrà il nuovo supereroe in città: Invincible.


L'intento dichiarato di Kirkman è quello di unire i classici elementi del fumetto di supereroi, quelli che piacciono a lui almeno, e creare una nuova serie, fresca e di forte impatto che possa attirare nuovi lettori al genere e recuperare quelli che questo tipo di fumetto l'hanno abbandonato da tempo. Effettivamente, per quel poco che si può vedere da questo primo numero (che contiene però due episodi di Invincible), la serie non presenta novità rilevanti, ricalca molti clichè del genere, dalla scelta del costume al primo approccio ai poteri, dal rapporto con i compagni a scuola alle origine del potere stesso etc..., però funziona molto bene: si legge con piacere e con altrettanto piacere la si guarda. Le matite di Cory Walker sono un giusto compromesso tra look classico e tratto moderno e riportano alla mente i classici del genere pur non risultando mai datate o demodè. Anche il look del personaggio è accattivante e questo certamente non guasta. Già dal secondo episodio appariranno i primi super-villains e un gruppo d'eroi al quale il nostro non esiterà a unirsi.

Non male neanche la storia d'appendice con la prima parte delle due previste della mini dedicata alle origini di Atom Eve, una dei comprimari della serie Invincible.

A conti fatti bisognerà lasciar spazio a queste creature per farle crescere, in America la serie viaggia con ottimi risultati e pare che Kirkman ci abbia visto lungo ancora una volta. Non sarà di certo Invincible il fumetto che vi cambierà la vita (quella di lettore di fumetti, si intende), almeno non a giudicare dalla prima uscita, però si intravedono le potenzialità che la serie potrà esprimere nell'immediato futuro. A voi la scelta, dare fiducia o meno alla nuova creatura di Robert Kirkman.


Questo articolo è stato pubblicato anche su Fumettopènia.

domenica 26 gennaio 2014

HELLBOY - IL SEME DELLA DISTRUZIONE

(Hellboy: Seed of destruction di John Byrne e Mike Mignola, 1994)

Che esordio quello della creatura di Mike Mignola. Dopo un paio di storie brevi (4 pp.) create a scopo promozionale ecco arrivare nel Marzo del 1994 la miniserie in quattro numeri che regalerà al mercato del fumetto americano un personaggio di grande fascino: Hellboy - Il seme della distruzione.

Solo per questa prima avventura il papà del ragazzo infernale si affida per i dialoghi all'esperienza di un grande del fumetto supereroistico, quel John Byrne artefice di molti dei successi più eclatanti nel mondo dei comic book di fine settanta e di tutto il decennio successivo. Il connubio è perfetto, ne escono un fumetto e un personaggio che si discostano davvero parecchio dal genere imperante negli States, una narrazione classica ed elegante unita a un character design privo di difetti e carico di mordente garantiscono a questa nuova proposta di elevarsi ben al di sopra della media dei prodotti pubblicati dalle grandi case editrici del settore.

La mano di Mignola quando impugna una matita non può che essere invidiata da un buon 90% dei suoi colleghi disegnatori. Il suo tratto secco e spigoloso ma ben dettagliato unito a una capacità impressionante di gestire ombre e contrasti permettono alle tavole di trasmettere al lettore quelle atmosfere gotiche e inquiete e misteriose cariche del sentore di minaccia strisciante che sono gran parte della bellezza di questo volume, uno di quelli che non ti stanchi mai di rileggere. Non a caso, parlando di atmosfere, il volume è dedicato a Jack Kirby ma anche a H. P. Lovecraft.

Inoltre è innegabile per chiunque abbia visto qualche tavola o qualche disegno dedicato a Hellboy come questi sia graficamente uno di quei personaggi riusciti, di quelli che ti prendono alla prima occhiata al pari di creature come Batman o Wolverine per citarne due a caso.

Ma dietro le splendide tavole di Mignola c'è anche una storia avvincente e coinvolgente. Nel 1944 una pattuglia di soldati americani di stanza in Inghilterra insieme a tre membri della Società Britannica del Paranormale, è impegnata per sventare uno dei progetti di ordine magico voluti da Hitler e dalle alte cariche naziste. E' l'evento che darà vita alla leggenda di Hellboy, il ragazzo infernale.


Ai nostri giorni il Dottor Bruttenholm, già presente come membro della Società Britannica del Paranormale nella vicenda del '44, chiede l'aiuto di Hellboy, per lui quasi un figlio, in seguito agli strani eventi sorti a causa della spedizione Cavendish alla quale lo stesso professore partecipò una decina di mesi prima. Una spedizione alla ricerca delle rovine ghiacciate del tempio di Yang Kor.

Spetterà a Hellboy e ai suoi compagni Abe Sapien ed Elizabeth Sherman del Bureau for Paranormal Reserche and Defense (B.P.R.D.), indagare sulla storia della famiglia Cavendish e sulla maledizione a essa legata arrivando ad affrontare quello che può essere considerato già una grande nemesi, il nemico di sempre responsabile della presenza di Hellboy sulla Terra.

Come dicevo un esordio coi fiocchi dove Mignola coniuga perfettamente atmosfere gotiche, azione, mistero, magia con un pizzico di ironia ponendo le basi per una carriera di tutto rispetto per il suo amato personaggio. Questo è il volume con il quale iniziare a leggere Hellboy, se non l'avete mai fatto fatelo. In questo volume trovate anche le due storielle promozionali di cui si parlava sopra, la prima illustrazione ufficiale del personaggio, un'intervista a Mignola e una gallery di illustrazioni dedicate a Hellboy firmate da autori come Arthur Adams, Frank Miller, Mike Allred, etc... Recupero obbligato.

venerdì 20 dicembre 2013

SPECIALE LEGA DEGLI STRAORDINARI GENTLEMEN

Periodo di segnalazioni questo, dopo la presentazione di Viaggiatori nella notte di Bart, il nuovo Lost Highway di Film Tv, ecco arrivare il momento di dare una bella occhiata al grande lavoro di Gennaro Cardillo che ha deciso di stilare una serie di approfondimenti e curiosità sull'opera più citazionista di Alan Moore: la Lega degli straordinari gentiluomini.

Avete letto questo incredibile fumetto scritto dal bardo di Northampton e disegnato dall'impagabile Kevin O'Neill? Avete dei dubbi su chi sia quel tal personaggio o da dove arrivi quella precisa situazione? Vi sembra di aver già sentito parlare del signor tal dei tali ma la vostra memoria pecca e su due piedi non riuscite a inquadrarlo? E non immaginate neanche quanti characters secondari hanno una storia letteraria alle spalle.

Beh, a molti di questi dubbi e curiosità dona una risposta questo speciale (clicca qui), ci trovate le piccole licenze che Moore si è preso per imbastire un trama interessante, coinvolgente e quanto più possibile filologicamente corretta, il who is who dei primi due tomi dell'epopea degli straordinari gentlemen, riferimenti ai romanzi d'origine dai quali i vari personaggi prendono le loro mosse e così via.

Lo speciale è ovviamente corredato di immagine tratte dall'opera di Moore e O'Neill e da specchietti esplicativi di alcuni dei nodi cruciali e più interessanti di questa stratificata narrazione.

Se invece siete tra quelli che non hanno letto The League of Extraordinary Gentlemen allora cosa dire? Date un'occhiata allo speciale di Gennaro e vi renderete conto della portata del fumetto che vi siete persi. Fatto questo tirate su i soldi, infilatevi le scarpe e recatevi nella fumetteria più vicina a casa vostra. Acquistate l'opera, leggetela e tornate a farci sapere cosa ne pensate.

Buona lettura.

venerdì 6 dicembre 2013

IL FANTASMA AIACE E ALTRE STORIE

Questa volta Giorgio Rebuffi l'ha fatta grossa. E sì, perché stavolta alla mia bambina è anche scappata la pipì addosso dal gran ridere. Avendo già provato le risate scatenate dall'umorismo del prezioso autore con Pugaciòff - Magie e dintorni, ci siamo ora cimentati nella lettura di questo nuovo e ancor più ricco volume. Più ricco di personaggi, più ricco di stili, più ricco di pagine, più ricco di situazioni, più ricco di sperimentazioni quasi avanguardiste, contando che stiamo parlando di fumetti pubblicati per la prima volta a partire dalla seconda metà degli anni '50, mica l'altroieri.

Così si avvicendano le peripezie del fantasma in cerca di tranquillità Aiace, disturbato dall'acerrimo nemicoamico Tom Porcello, a quelle di Torquato porcello ostinato (e cugino di Tom) fino ad arrivare, passando per numerosi comprimari di spessore, alle straordinarie tavole dedicate a Giotto il bassotto. E la parola straordinarie non è da intendersi come superlativo buttato lì a casaccio ma proprio come tavole extra-ordinarie, fuori dall'ordinario.

Anche chi come me non può dirsi un esperto del fumetto umoristico dell'epoca (ma neanche in generale), non può non notare il notevole uso che l'autore fà della vignetta, della scansione della storia, della matita e finanche del protagonista, il cane Giotto, che oltre a essere personaggio diventa narratore e anche disegnatore, tracciando linee, raccontando storie, dipingendo fondali e personaggi, cancellando testi e non disdegnando nemmeno di lacerare pagine e maledire la carenza di spazio in termini di tavole. Se ci mettiamo anche gli incontri con personaggi non rebuffiani come Nonna Abelarda e gli indiani provenienti dal fumetto western, il metafumetto e le geniali trovate grafiche, è impossibile negare che Giotto e Rebuffi già all'epoca erano avanti.

E' fuor di dubbio che le tavole dedicate a Giotto siano le nostre preferite, nonché causa scatenante della pipì di cui sopra. Giusto per curiosità la sequenza incriminata è quella del ritratto dello zio Burgundo conte di Dubrugia.

Ciò non toglie che anche le altre storie siano fonte di divertimento e interesse. La sezione dedicata ad Aiace è suddivisa in due parti, una urbana con co-protagonista Tom Porcello e una bucolica alla corte del misantropo Ermenegildo. Nella prima prende corpo la contraddizione di un fantasma che non trova pace, non perché nutra ancora legami terreni o sia affetto da particolari maledizioni, è che proprio non lo fanno dormire. Nella seconda parte il fantasma verrà sfruttato per benino dal fattore per portare avanti i lavori della campagna e incontrando qui numerosi e curiosi esseri tra i quali Lucky Loris e Agamennone l'orso musicofilo.

Anche l'ostinato Torquato riserva qualche sorpresa, oltre al consueto carico di umorismo d'altri tempi ma sempre efficace, offre spunti interessanti sul versante artistico. Qui Rebuffi sperimenta un tratto più spesso soprattutto sui contorni delle figure con un uso dei neri che rende il disegno più corposo e deciso, quasi a bucare la tavola (non come Giotto però che le buca sul serio).

Ultima nota ma in modo assoluto non meno doversa, va ai ragazzi di Annexia dal cui lavoro trasuda amore per questo filone del fumetto e per uno dei suoi autori di spicco. Il volume è ben confezionato, con le giuste note e i giusti interventi, misurati e mai invadenti. L'augurio è che il loro lavoro possa continuare senza intoppi e ricco di grandi soddisfazioni.

Lucky Loris e Aiace

martedì 12 novembre 2013

XIII E DUE PAROLE SULLA BEDE'

Giunge a conclusione, perlomeno momentanea, la ristampa economica a opera di Editoriale Aurea del fumetto franco-belga XIII. Nei dieci numeri della collana abbiamo potuto assistere alle innumerevoli peripezie del numero XIII, individuo che definire dal passato misterioso risulta estremamente riduttivo. La saga in Francia non si è ancora conclusa, ne è uscito proprio in questi giorni il ventunesimo episodio, unico inedito della ristampa Aurea eccezion fatta per un episodio puramente riassuntivo saltato a piè pari dalla casa editrice romana.

Nascono ora spontanei due piccoli quesiti: le future uscite, nel paese d'origine parecchio dilatate nel tempo, verranno poi proposte da Aurea nella stessa collana e con lo stesso formato? Dobbiamo aspettarci in futuro un undicesimo numero? E, in caso di risposta negativa, ha senso investire su ristampe di serie ancora in corso esaurendo il materiale a disposizione in tempi relativamente brevi per lasciare poi la serie nel limbo a tempo indeterminato o addirittura chiuderla? Per ora non mi interessa cercare risposte, avere la vostra opinione decisamente di più.

Dopo l'esplosione della bande dessinée in formato bonellide lanciata dalla GP Publishing, casa editrice che ha ormai abbandonato il campo in questo segmento di mercato, sono la Cosmo Editoriale e l'Aurea a portare avanti il discorso nelle edicole italiane. La realtà più florida del settore sembra essere proprio la Cosmo che continua a sfornare novità e ad osare più della concorrenza. Grande merito quello di aver portato a conclusione alcune opere lasciate incomplete dalla GP Publishing come Durango o Lo Sparviero, scelta che dimostra un certo rispetto per il lettore oltre che interesse economico, anche nella scelta di adattarsi alla grafica adottata dal precedente editore garantendo così al collezionista una giusta continuità estetica.

Dal canto suo l'Aurea dà l'impressione di voler tirare un poco i remi in barca avendo sospeso la pubblicazione di Bob Morane dopo cinque uscite e rimanendo in edicola con il solo Blueberry (parliamo sempre e solo di formato bonellide o quasi). Si era vociferato tempo addietro di una possibile pubblicazione di Luc Orient e di Bernard Prince ma non mi risulta che le voci siano state confermate.

A che punto siamo quindi e cosa possiamo aspettarci dal futuro? Personalmente, dopo un grande entusiasmo iniziale, ho abbandonato quasi tutte le pubblicazioni in questo formato, per i motivi più diversi. Per quel che riguarda Aurea il discorso è molto semplice: XIII è finito, Bob Morane l'hanno interrotto e Blueberry mi faceva male agli occhi. Proprio così, alla lunga la riduzione delle tavole si è fatta sentire creando almeno su Blueberry una sensazione di fatica visiva che per molti altri fumetti non provo. E sì che le storie del soldato Blueberry mi piacevano anche parecchio, però proprio non reggevo più. Troppi particolari, baloon per me faticosi da leggere con la tavola ridotta. Poi non è che io stia proprio ringiovanendo.

Altro paio di maniche per quel che riguarda la Cosmo che mi sembra sempre molto attiva e reattiva. Ultimamente, per disinteresse a tematiche e serie proposte (ma solo per gusto personale), l'unica cosa alla quale ho dato un'occhiata è Wanted e probabilmente darò un'occasione anche al Bouncer di Jodorowsky e Boucq. Proprio da Wanted, insieme a un paio d'altre cosette, arrivano le sorprese e le speranze per il futuro. Questa serie western è inserita nella nuova collana Cosmo Color che abbandona la concezione di formato bonellide in bianco e nero per il fumetto franco-belga e riporta la bedè a un formato molto simile a quello d'origine, riacquistando il colore ma riuscendo a mantenere prezzi molto bassi, parliamo di 3,50 euro. Certo, la copertina non è cartonata e in ogni numero viene stampato un singolo albo, proprio come accade in Belgio o in Francia. Meno pagine, però si torna a potersi godere la tavola grande e un'opera pressoché identica a come gli autori l'hanno concepita. In più c'è il colore che però, come dissi tempo addietro, per me non è necessariamente un valore aggiunto, basta guardarsi qualche tavola originale per valutare la veridicità della mia affermazione.

La differenza la fà il prezzo. Ho sempre sostenuto la bedè in formato economico per motivi ovvi di spesa. Se la strada battuta da Cosmo Color funzionerà in non posso che benedirla. In fondo si avrebbe a 3,50 euro qualcosa che in quel formato di solito costa molto, molto di più.

Ci sono almeno altre due pubblicazioni che, con i dovuti distinguo, lasciano ben sperare in questo senso. Parlo delle uscite allegate alla Gazzetta dello Sport: Michel Vaillant a 2,99 euro per un episodio originale e Lucky Luke a 3,99 per ben due episodi originali. Allora si può fare! Beh, forse almeno. Teniamo conto che la forza economica della Gazzetta probabilmente permette maggiore copertura dei costi rispetto a quel che può permettersi una Cosmo Editoriale, però i segnali positivi ci sono e nessuna delle suddette edizioni mi sembra un prodotto raffazzonato, anzi.

Che sia la nuova strada da battere? Lo spero e me lo auguro.

Cazzo, ma io dovevo parlare di XIII. Vabbè, magari domani.

sabato 26 ottobre 2013

BONE

(di Jeff Smith)

C'è voluto il suo tempo. Non di certo per colpa dell'opera, uno di quei tomi, di quelle storie fiume, di quei libri monstre che ti berresti in un attimo. C'è voluto il suo tempo perché Bone di Jeff Smith me lo sono goduto un po' alla volta con la mia Lauretta. Un pochino ogni sera prima di andare a dormire, che poi leggere un bel fumetto alla tua bimba la sera prima di andare a dormire è uno dei piaceri grandi della vita. Così questa storia fantastica ha preso vita sotto i nostri occhi un po' alla volta, per più di 1300 pagine.

Le giuste impressioni sul lavoro di Jeff Smith, o almeno quelle che a me sembrano delle giuste impressioni, le ha già messe nero su bianco in maniera perfetta Neil Gaiman nella postfazione all'opera. Se sapete chi sia Neil Gaiman saprete anche quanto possa essere inutile leggere un pezzo scritto da me quando avete la possibilità di leggere Neil Gaiman. Se possedete il volume di Bone edito da Bao Publishing andatevi a rileggere Neil Gaiman, cosa ci fate qui? Andate, non mi offendo, come potrei. Confido però che qualcuno il volume non l'abbia in casa e allora due considerazioni le faccio anche io, vedi mai viene voglia a qualcuno di leggersi tutto Bone.

Bone in inglese vuol dire osso. I tre protagonisti che hanno il compito di introdurci in questa storia dai risvolti fantastici sono tre esserini bianchi che potrebbero ricordare vagamente delle ossa. Sono tre cugini: Fone Bone, il più inquadrato, serio e romantico dei tre, sempre pronto ad aiutare gli altri e fare la cosa giusta, Smiley Bone, sempliciotto, di buon cuore e sempre allegro e Phoncible P. Bone detto Phoney, avido e astuto, sempre in cerca di un modo per far soldi. Proprio a causa di una delle trovate architettate da Phoney Bone i tre cugini vengono cacciati in malo modo da Boneville, costretti alla fuga si ritrovano in un territorio inesplorato. Giusto il tempo di entrare in questo nuovo mondo che iniziano i guai, i tre vengono separati a causa di un attacco di locuste. Fin da subito alla trama prettamente umoristica e avventurosa vengono miscelati alcuni elementi fantasy o fantastici che daranno il via a quella che è la vera storia narrata in Bone. Le locuste, l'incontro con il Grande Drago Rosso e quello con gli stupidi, stupidi rattodonti (in questa edizione tradotto come creature ratto ma io preferivo di gran lunga rattodonti), fino all'importante incontro con la giovane Thorn e con Nonna Ben.

Arriva l'Inverno
Tutta la prima parte della storia è sviluppata seguendo un registro umoristico, il tono è sempre leggero e qui emerge il grande talento di Smith nel creare personaggi capaci di entrare nei cuori dei lettori e di farli interagire in modo da creare vicende sempre avvincenti e divertenti. Nel frattempo l'autore dissemina qua e là gli elementi che andranno a creare quella che è  una trama che affonda le radici nelle generazioni precedenti (i genitori di Thorn) come nel mondo del sogno e che è caratterizzata da battaglie e scontri tra le forze del bene e le forze del male, il tutto innescato da buone dosi di magia e fantastico. E non può mancare il sentimento, ah quella piccola Thorn...

In una bella immagine proposta da Gaiman, vediamo i Bone attraversare quello che sembra il bosco del Pogo di Walt Kelly e finire pian piano invischiati in un'avventura degna di Tolkien. Personalmente trovo questa affermazione particolarmente azzeccata, Smith è capace di gestire e intrecciare entrambi gli aspetti della vicenda con grande maestria, avvalendosi del suo tratto pulito, preciso e sempre delizioso.

Per quanto nulla si possa dire all'autore, personalmente ho amato molto di più il lato umoristico di Smith, forse proprio perché le derive tolkeniane non mi hanno mai affascinato più di tanto. Voglio dire, insomma, la corsa delle mucche, la gestione della taverna di Barrelheaven, episodi come questi sono quelli che ricorderò con più affetto (anche perché son quelli che più son piaciuti alla mia bimba). Comunque anche nei risvolti fantasy ho trovato la lettura piacevole dall'inizio alla fine, come non amare i Bone o il piccolo rattodonte Bartleby? Bone è una di quelle letture che possono accontentare molti palati, quelli dei bimbi come quelli degli adulti, quelli degli amanti del fantasy e dell'avventura ome quelli dei fan del fumetto più genuinamente umoristico.

Durante le loro mille peripezie i cugini Bone rimarranno fedeli a se stessi, nonostante i numerosi incontri con strani personaggi, benigni o maligni che siano. Seppure la trama portante veda tra i protagonisti la giovane Thorn, Nonna Ben, il suo amico Lucius e sull'altra sponda esseri come Kingdok, L'incappucciato e il Signore delle Locuste, sono proprio i tre piccoli ossicini quelli che rimarranno nel cuore del lettore.

Il tomone va sui 35 euro, una volta lo si poteva trovare a 25 in rete su vari Amazon, Ibs, etc..., ora con la nuova normativa sconti così forti sono ardui da strappare, comunque io consiglio di farci un pensierino, in fondo potete sempre farvelo regalare come ho fatto io.

Fone Bone e il rattodonte

venerdì 11 ottobre 2013

LA MARVEL ALL'EPOCA DEL NOW - DEVIL E I CAVALIERI MARVEL

Come ormai sanno anche i muri, almeno quelli appassionati di fumetto, è in corso da qualche mese un rinnovamento nel parco testate Marvel atto a rilanciare i suoi eroi in calzamaglia e ad attirare nuovi lettori. Il Marvel Now (così è stata nominata la nuova campagna promozionale) è arrivato anche in Italia, non è un vero e proprio reboot come quello di casa DC, bensì un restyling delle varie serie attuato prevalentemente grazie a un rimpasto di team creativi e a nuove direzioni narrative per i vari personaggi.

Non tutte le serie americane sono state interessate da questo rilancio in grande stile, diamo un'occhiata a cosa è successo da noi a qualcuna delle testate Marvel targate Panini Comics. In questa prima chiacchierata prendiamo in esame la serie Devil e i Cavalieri Marvel.

La portata principale è offerta dalla nuova serie di Daredevil della quale in Italia siamo poco oltre il ventesimo numero. Essendo stata rilanciata in grande stile da Mark Waid, Paolo Rivera e Marcos Martin poco più di due anni fa, alla Marvel si è deciso che Daredevil non sarebbe stata inserita nell'iniziativa Marvel Now. Visto l'ottimo successo riscosso oltreoceano dalla serie vincitrice di diversi premi Eisner, sarebbe stato controproducente lasciare la strada vecchia (relativamente) per quella nuova.

Daredevil è effettivamente una gran bella serie. Probabilmente dopo anni di toni cupi offertici da gente del calibro di Bendis e Brubaker era ora di dare una svolta al personaggio, un cambiamento di toni che perdura tuttora a distanza di un paio d'anni dal rilancio.

L'idea di Waid è semplice ma funzionale: ridare a Daredevil il suo significato originario, qualcosa che suona simile alla parola scavezzacollo. Dopo anni di tragedie e brutture Matt Murdock si fà un esame di coscienza e decide che basta, non vuole più vivere nel dolore, è ora di riportare in vita il Devil solare di tanti racconti del passato, epoca pre-Miller per intenderci meglio. Cambia lo stile di disegno che diventa più aperto, più arioso, fantasioso quanto possibile nello storytelling, capace di trasmettere quella sensazione di leggerezza voluta da Waid creando sequenze ben congeniate e trovate visive azzeccate. Entrambi i disegnatori della prima ora (Rivera e Martin) realizzano a mio avviso un lavoro coi fiocchi mentre il tono generale passa dal vecchio hard-boiled delle gestioni precedenti a un impianto più classicamente supereroico/action. Waid è sicuramente in grado di scrivere delle buone storie, inserisce nuovi comprimari come il bel procuratore distrettuale Kirsten McDuffie, donna affascinante che nutre forti sospetti sulla vera identità di Devil (che ormai conosce chiunque), valorizza nella giusta maniera i vecchi come Foggy Nelson e mescola un po' le carte in alcune interessanti sottotrame.



Ora, in pieno Marvel Now, a che punto è Daredevil?

Beh, al timone della parte grafica c'è ora Chris Samnee, disegnatore dotato di talento che prosegue in diversi aspetti la strada tracciata dai suoi immediati predecessori facendolo però con stile personale e riportando alle tavole un pizzico di oscurità in più, nulla che vada però a intaccare il lavoro di aggiornamento che Waid continua a cesellare sul personaggio. Waid non manca di incasinare la vita di Murdock e i suoi rapporti con le persone che gli stanno attorno, senza mai andare a creare quell'atmosfera di tragedia e dolore che caratterizzava spesso le precedenti gestioni. Non mancano infatti i siparietti scanzonati, gli scontri/incontri con altri eroi Marvel e gli episodi inediti provenienti dal passato di Matt Murdock. Ottimo il lavoro anche su alcuni episodi singoli slegati dalle trame principali. Il tono rimane quello più supereroico rivolto in misura maggiore a un pubblico più giovane. La scelta della Marvel non si può certo condannare, è pur vero che per garantire un futuro al fumetto il ricambio generazionale è fondamentale. Se poi l'operazione la si compie con queste premesse non si può proprio dir nulla.

Tutto bene quindi? Tutto bene, tutto bene però... però questo non è il mio Devil. Certo è una bella serie, ben scritta e curata da artisti talentuosi ma molto molto diversi dai Maleev e dai Lark ai quali tanto mi ero affezionato. Oggettivamente un bel lavoro, soggettivamente... beh, io ho mollato (Anzi, per chi fosse interessato la serie è in vendita). Semplicemente un ottimo Devil rivolto però a qualcun'altro.

Il resto della testata da cosa è occupato? Lasciando da parte il passato, dall'avvento del Marvel Now i serial comprimari sono Punisher: War Zone e Thunderbolts.

Dopo una buona run del Punitore a opera di Greg Rucka e del nostro Marco Checchetto durante la quale Frank Castle veniva immischiato in una serie di bei casini, è una miniserie di cinque numeri a raccontarci le conseguenze dei casini di cui sopra. Frank Castle è in fuga, braccato questa volta non solo dalla polizia ma anche dai Vendicatori. Una sorta di caccia all'uomo dove gente come l'Uomo Ragno, la Vedova Nera e Thor si danno il cambio per acciuffare il buon vecchio Frank. Rucka è sempre al timone e Carmine Di Giandomenico sostituisce Checchetto alle matite. Niente, il Punitore rende meglio quando non ci sono troppi super-tizi a ronzargli intorno e questa mini mi sembra un deciso passo indietro rispetto alle buone (ma non eccelse) atmosfere della serie precedente. Inoltre le matite di Checchetto avevano una marcia in più, il nuovo disegnatore non incontra il mio gusto per quanto da buon compatriota io faccia comunque il tifo per lui.



L'idea che sta dietro Thunderbolts mi fà invece schifo assai. Si prende un gruppo di personaggi noti e meno noti, li si butta insieme nella mischia e si vede cosa ne può venir fuori. Ok i rimpasti, i nuovi gruppi, ma un minimo di background vogliamo mettercelo? Questa cosa può funzionare con i mutanti, in fondo sono una grande famiglia, ma qui? Ancora con questa storia della squadra costruita a tavolino per occuparsi dei lavori sporchi... e no, basta. Hulk Rosso, il Punitore, Elektra, il nuovo Venom e Deadpool, una scelta pretestuosa per una serie che, visti i primi numeri, non ha davvero nulla da dire. Ovviamente si parla di lavori sporchi e chi disegna? Ma Steve Dillon, è logico. Come dire che si stava meglio quando si stava peggio, il clichè è servito. Scrive Daniel Way, vedete un po' voi.

Questo articolo compare anche sul blog di Fumettopènia.

venerdì 19 luglio 2013

SUPERGODS

(di Grant Morrison, 2011)

E così anche Grant Morrison giunge alla pubblicazione del libro in prosa ma non lo fà con un'opera di finzione, ci propone invece un appassionante amalgama di storia del fumetto e autobiografia dal quale scaturisce un divertente e utile saggio sulla figura del supereroe dal 1936, data della nascita di Superman, fino ai giorni nostri.

Attenzione, perché quella di Morrison non è una fredda carrellata colma di nomi e date sulla figura del supereroe bensì una vitale e accalorata dichiarazione d'amore per il genere (e per la persona di Morrison stesso in fin dei conti), una puntuale analisi dell'eroe calata nel contesto e nel tessuto sociale di un determinato momento storico, una riflessione sul fumetto supereroistico in relazione ad aspettative e bisogni dei lettori (ma non solo) dell'epoca.

Un saggio che quando collide sulla linea temporale con la nascita del futuro scrittore scozzese diventa anche una divertente autobiografia centrata non solo sul fumetto ma capace di abbracciare spesso e volentieri i temi della famiglia, della musica, fino a toccare le interessanti teorie divulgate da Morrison che spaziano tra tematiche assimilabili a narrazione, multiverso, futurismo (inteso come capacità di intuire sviluppi a venire), simbolismo e altro ancora.

A differenza di alcune sue opere a fumetti, tanto interessanti e dense quanto ostiche, questo libro si legge che è una meraviglia. Che Morrison sia un ottimo autore di fumetti è fuor di dubbio, conferma qui di essere un grande narratore/intrattenitore tout court con una conoscenza enciclopedica e una facilità d'esposizione impressionante. A volte l'autore potrà dare l'impressione d'essere una star vanesia e un pizzico invidiosa (non posso spiegare altrimenti il suo accanimento contro diverse opere del collega Alan Moore, è come se Platinì affermasse che Maradona ha nuociuto al calcio), altre quella d'essere una specie di svalvolato fuori come un balcone di un hotel di Katmandu (leggere per credere), in fin dei conti questo cazzone scozzese si conferma ancora una volta come un professionista dal talento straordinario capace di regalarci ore di puro godimento.

Nel libro si trovano, argomentati in maniera encomiabile, i primi passi dei maggiori supereroi della Golden Age (Superman, Batman, Capitan Marvel, Wonder Woman, Capitan America) e di alcuni minori, stili e contributi di diversi autori, la rivoluzione Marvel degli anni '60 con i suoi eroi con superproblemi, le derive cupe del supereroismo, l'entrata dei fumetti nell'età adulta, l'analisi di alcune tra le opere più importanti della nona arte (Infinite Crisis, Watchmen, The Dark Knight returns, Year One,etc...)  e della gran parte di quelle di Morrison stesso (Animal Man, Doom Patrol, Arkham Asylum, The Invisibles, New X-Men, Flex Mentallo, etc...), il rapporto tra cinema e fumetto e tanto altro ancora.

Una lettura da non mancare per rispolverare la storia del genere più popolare del fumetto americano, utile per chi non conosce a fondo l'argomento ma anche come utile ripasso, cosa che, come dice giustamente anche Orlando su Fumettidicarta, alla fin fine non fà mai male. Una lettura buona anche per riflettere e soffermarsi su alcuni concetti e teorie non così immediati da assimilare, ottima per conoscere meglio uno degli autori cardine del fumetto degli ultimi vent'anni.

Grant Morrison

martedì 16 luglio 2013

LONG WEI

Finalmente Long Wei. Dopo una discreta attesa sono riuscito anche io a leggere il primo numero di quello che prometteva essere un piccolo caso editoriale. Come confermato anche dallo scrittore Diego Cajelli, l'hype intorno all'uscita di questo nuovo prodotto italiano è cresciuta a dismisura fino a rendere l'esordio di Long Wei uno dei più attesi nel panorama fumettistico nostrano.

A creare attesa probabilmente un mix di fattori. Innanzitutto l'ambientazione milanese della vicenda che come protagonista presenta un immigrato cinese esperto di arti marziali. Le recenti pagine della cronaca milanese rendevano lo scenario di estrema attualità, un tocco di campanilismo e le aspettative salivano ancora. E' indubbio inoltre che il nome di Roberto Recchioni a seguire il progetto, forte dei suoi lavori passati, ha contribuito a solleticare la curiosità dei lettori.

And last but not least il solido team creativo formato da Diego Cajelli e Luca Genovese, già visti entrambi su diverse pubblicazioni italiane, tra le altre collaborazioni per Sergio Bonelli Editore e sul John Doe ideato da Bartoli e dallo stesso Recchioni.

Insomma, la curiosità c'era. Fin da subito è chiara, per chi un minimo lo conosce, l'influenza delle passioni di Recchioni sull'intero lavoro. Passioni e tematiche che sono quasi sicuro siano le stesse dello scrittore Diego Cajelli: stralci di ambientazione giapponese, samurai, arti marziali e scontri. Long Wei è un ragazzo giovane che ha studiato le arti marziali in maniera profonda nella speranza di diventare un attore di spicco dell'industria cinematografica cinese. Nella Chinatown milanese lo Zio Tony gestisce insieme ai due figli Chen e Maria un ristorante che stenta a decollare. Per fare il salto di qualità Zio Tony si indebiterà con gente pericolosa e priva di scrupoli. Per porre rimedio alla difficile situazione, dalla Cina arriverà proprio Long Wei, figlio di un cugino dello Zio Tony. E l'urlo di Long Wei terrorizzerà l'occidente.

Ed ecco come wikipedia riassume l'inizio della trama de L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente, uno dei film più famosi con protagonista il grande Bruce Lee:

Tang parte da Hong Kong per Roma per aiutare uno zio di famiglia, la cui nipote Chen Ching Hua ha aperto un ristorante insieme ad alcuni amici e al cugino Wang, il cuoco. Il ristorante suscita l'interesse della mafia locale, che intende trasformarlo in un'attività illecita. Non riuscendo a convincere i proprietari a vendere, i malavitosi cercano di intimidirli, ma Tang riesce a sconfiggerli facilmente.

Il succo è questo: un palese omaggio ai film d'arti marziali dove l'eroe solitario, grazie alla sua tecnica nelle arti marziali, affronta e ridimensiona i farabutti di turno. Possiamo liquidare il tutto così, con queste due parole? Più o meno sì, non c'è molto altro.

Però... perché c'è anche un però...

Però c'è da dire che la lettura di Long Wei risulta parecchio divertente. L'impressione è quella di star leggendo cose già viste (più che già lette) non di meno la storia ha un respiro convincente da B-movie o da telefilm di epoche passate, di quelli che ti prendono nonostante non offrano grandi novità. Entrando in contraddizione possiamo però dire che la novità è proprio questa: nonostante il plot sia risaputo, un'operazione del genere mancava al settore del fumetto italiano da edicola e così l'esordio di Long Wei risulta essere comunque una boccata d'aria fresca.

Una lettura rapida, divertente, disimpegnata e citazionista. Se sguazzate nel genere e nella cultura pop di tutti i tipi non potete farvi scappare questo albo. Più o meno dovreste aver capito cosa ci troverete dentro. Al momento la scelta di ambientare la storia a Milano non è così caratterizzante, a parte qualche accenno topografico, Milano o Napoli non avrebbe fatto differenza.

Funzionali i disegni di Genovese che rende a dovere ambientazioni e scene di lotta curando nella giusta maniera il dinamismo che un plot del genere impone.

martedì 21 maggio 2013

SUORE NINJA: ZOMBIE GAY IN VATICANO

Il paese è in spasmodica attesa dell'elezione del nuovo Papa, la televisione in diretta da Piazza San Pietro non aspetta altro che questa benedetta fumata bianca. Nel frattempo, nel Monastero della Madonna Ghermitrice, insieme alle pie donne tre suore pregano. Finalmente il momento arriva, qualcosa fuoriesce dal comignolo e immediatamente, a tradimento, in Piazza San Pietro si scatena il gay pride mentre in studio si scatena l'omofobia dell'onorevole Jovanardi. La manifestazione del popolo gay mette in imbarazzo il concilio dei cardinali, la piazza è fuori controllo, in studio la situazione non è migliore. Ma non è finita. La fumata bianca si rivela insolita e riversa gravi conseguenze sulla piazza, i gay si contorcono e si trasformano in zombie. Le guardie svizzere non riescono a contenerli, un'unica soluzione è ancora praticabile: le suore ninja, Xena, Adalgisa e Gegia.

Nel 2011 Davide La Rosa e Vanessa Cardinali (complimenti ragazzi) portano a Lucca un albo autoprodotto. La Star Comics li nota e dà fiducia ai due ragazzi, arriva così nelle edicole questa nuova miniserie di sei numeri, scelta più che coraggiosa visto gli argomenti e i personaggi chiamati in causa.

Suore Ninja fà ridere, è ben scritto e ben disegnato, osa fare umorismo su argomenti qui in Italia considerati scomodi senza mai cadere nel greve o risultare offensivo, lancia diverse stoccate e inanella una serie di trovate e gag davvero divertenti grazie alle quali lo spasso è assicurato. Ammetto di essermi avvicinato a questo primo albo per pura curiosità e con la forte convinzione di non andare oltre l'acquisto del primo numero in quanto difficilmente le serie umoristiche riescono a catturarmi. Ora ho già acquistato il secondo numero e probabilmente così farò con il resto della miniserie.

La storia di Davide La Rosa è grottesca, il grande pregio è che strappa davvero parecchie risate, diverte, punzecchia e tocca nervi scoperti che creano disturbo ancora in molti. In fondo quando la cosa è fatta con il giusto garbo, come in questo caso, è sacrosanto poter ridere di tutto e tutti (cosa non da tutti purtroppo sempre accettata). Alcune idee, come la scelta del nome del nuovo Papa, sono da applauso.

I disegni di Vanessa Cardinali sono sempre di facile lettura, chiari, tondi, dinamici, piacevoli ed efficaci. Cosa chiedere di più? Perfetti per questo tipo di prodotto.

Cosa aggiungere se non ancora un bravi ragazzi, mi avete divertito davvero parecchio :)

PS: prossimamente Vaticano Lost in Space.

venerdì 3 maggio 2013

LE STORIE

Era il Novembre dell'anno scorso quando la Bonelli portava nelle edicole quello che si annunciava sulla carta un piccolo evento editoriale. Arrivava alla pubblicazione la collana Le Storie, seconda serie regolare al debutto nel giro di pochi mesi (insieme a Saguaro) dopo un periodo in cui a farla da padrone nel campo delle novità erano state miniserie e romanzi a fumetti. Già questa poteva essere una notizia degna di nota ma la cosa interessante era sicuramente la mancanza di un titolare di testata, l'assenza del personaggio fisso al quale i lettori potevano o meno affezionarsi. La formula era ed è ovviamente ancora adesso quella delle storie autoconclusive affidate di volta in volta ad autori diversi. Va da sè che le potenzialità di un simile progetto sono infinite: nuovi personaggi, nuovi scenari, nuove epoche storiche, nuovi generi e nuovi stili di scrittura a disposizione dei lettori una volta al mese. Si sono da subito sprecati i paragoni con la vecchia avventura editoriale lanciata dalla Bonelli nella seconda metà degli anni '70 dal titolo Un uomo un'avventura che presentava però un formato simile a quello del fumetto franco-belga e non il classico albo al quale Bonelli ci ha abituati. Diciamo subito che i nomi coinvolti all'epoca sono tutt'ora considerati dei Maestri del fumetto, parliamo di personalità del calibro di Toppi, Manara, Pratt, Battaglia, Bonvi, Galeppini, Crepax, Castelli, Micheluzzi, Milazzo, etc., etc...

Il paragone diventa oltremodo scomodo per gli autori coinvolti nel progetto attuale, nonostante questi siano tra i nomi più quotati di casa Bonelli e non solo. Diciamo che l'idea alla base del nuovo progetto ha qualcosa in comune con quell'altro, ma dedichiamoci ora solo al presente.

L'onere e l'onore di aprire questa nuova avventura editoriale grava sulle spalle di Paola Barbato e Giampiero Casertano, autori dell'episodio Il boia di Parigi (all'epoca furono Decio Canzio e Sergio Toppi ad aprire le danze con L'uomo del Nilo). Monsieur Sanson è il boia di Parigi ai tempi della rivoluzione francese, maestro delle esecuzioni pubbliche, custode della ghigliottina. Contrariamente a quel che si può pensare, Sanson è un uomo gentile, rispettoso dei morituri, del momento del trapasso, dell'atto di dar la morte e della morte stessa. Boia e confidente, uccisore e consolatore. La piacevole sorpresa è stata quella di trovare un albo dove non sono l'azione e l'intreccio a farla da padrone bensì la costruzione di un protagonista atipico e interessante, ben delineato nei comportamenti e nei pensieri dal lavoro della Barbato, un personaggio fulcro della storia ma in maniera piacevolmente inusuale. Pur non avendo amato particolarmente i disegni di Casertano, soprattutto per quel che concerne la figura umana, ho trovato molto valide la resa delle atmosfere e degli ambienti. In definitiva un esordio ben realizzato, interessante e promettente.

Da buon secondo arriva il lavoro di Roberto Recchioni e Andrea Accardi che ci trasportano nel Giappone feudale dove il samurai Tetsuo si troverà responsabile dell'onore del proprio maestro, caduto in disgrazia di fronte al proprio Daimyo (signore feudale). Qui Recchioni può dar sfogo alla sua passione legata ai temi della via della spada già visti o intravisti nelle storie di John Doe; ne esce un episodio sicuramente riuscito e divertente grazie al quale tornano alla mente alcune influenze che ci ha lasciato in eredità il cinema orientale, personalmente la prima cosa alla quale ho pensato è lo Zatoichi di Kitano ma dentro c'è sicuramente molto, molto altro. Ottime le matite di Accardi che sembrano realmente trasportarci nel Giappone del XII secolo (o giù di lì, manco di preparazione storica in materia). L'episodio è intitolato La redenzione del samurai.

Il terzo numero è quello che al momento ho trovato meno riuscito e interessante. Probabilmente il periodo storico e l'ambientazione sono per i miei gusti i meno affascinanti tra quelli proposti finora cosa che ha avuto il suo peso nel mio giudizio, ho trovato però questo episodio francamente noioso e per nulla avvincente. Siamo in India nel 1857 durante La rivolta dei Sepoy, le truppe dei nativi indiani arruolate dall'esercito occupante, quello Inglese. In questo scenario si consuma un amore tra due giovani di diversa estrazione sociale e seguiamo le avventure del Sergente Maggiore Donovan, ufficiale inglese e padre di uno dei due ragazzi. Storia senza particolari guizzi di Giuseppe De Nardo, buone le matite di Bruno Brindisi che avevo però apprezzato maggiormente in territori texiani.


Anche nel quarto episodio la storia, pur essendo ben scritta e orchestrata, dà l'impressione di essere convenzionale e già vista parecchie volte. Però i gusti di Ruju sono probabilmente più simili ai miei e ancora una volta il buon Pasquale riesce a convincermi (mi ero goduto parecchio anche tutto il suo Cassidy). Siamo nella seconda metà degli anni '30, tempo di gangsters, liquori proibiti, mitragliatori, macchine d'epoca e debiti di gioco. Angelo è costretto suo malgrado a partecipare a un colpo con il suo nuovo amico Eddie, un colpo che potrebbe sembrare facile, ma nella vita e in questo ambiente cosa lo è? L'animo gentile di Angelo riuscirà a raccapezzarsi tra crimini e sparatorie? Non manca nemmeno la più classica delle femme fatale. Disegni di Ambrosini che continuo ad apprezzare più come sceneggiatore che alle matite. No Smoking il titolo dell'episodio.

E' con il quinto numero che arriva l'episodio migliore tra quelli letti finora. Dopo l'ottimo Valter Buio, Alessandro Bilotta si conferma un ottimo scrittore in grado di imbastire con questo centinaio di pagine un piccolo gioiellino a fumetti. Il lato oscuro (sorta di piccola citazione musicale insieme a quelle di Space Oddity di Bowie contenute nell'albo) è narrato su due piani temporali, il presente, dove il pilota Lloyd Clarke è riuscito a coronare il suo sogno di diventare astronauta e il passato, dove la sua vita da bambino, passata insieme al fratello maggiore Tom tra sogni e giochi a tema fantascientifico, deve affrontare alcuni traumi. Ma in quella navicella, nel presente, succede qualcosa di molto strano. Ottimi i disegni di Matteo Mosca che contribuiscono in maniera forte a rendere questo quinto episodio il migliore del lotto.

Ultimo episodio letto finora è Ritorno a Berlino scritto da Paolo Morales, autore purtroppo da poco scomparso, per i disegni di Davide De Cubellis. Racconto cospiratorio dove segreti che affondano nella Germania del muro di Berlino mostrano le loro conseguenze nel nostro presente, dove le figure dei padri sono forti e ingombranti, dove i figli subiscono le conseguenze delle loro azioni in un modo o nell'altro e dove alcuni personaggi, cinici e spietati, riescono ad assumere una doppia valenza. Nonostante alcune svolte narrative possano risultare intuibili dal lettore più smaliziato (ma anche no), la storia si rivela davvero piacevole nonostante la parte grafica, pur non presentando particolari pecche, non faccia gridare al miracolo.

Al momento l'esperimento narrativo sembra riuscito, l'alternanza di autori e storie tiene desta l'attenzione e la qualità delle proposte è mediamente buona. Menzione particolare per le copertine di Aldo Di Gennaro davvero molto molto belle, aiutate da una scelta della carta che riesce a rendere una sorta di effetto tela che impreziosisce l'arte del disegnatore. Anche qui la copertina del quinto numero mi sembra la migliore, insieme all'ottima realizzazione di quella del secondo numero.

mercoledì 27 marzo 2013

DR. STRANGE

Da un po' di tempo a questa parte le novità che aspetto con maggiore curiosità in casa Panini Comics sono quelle legate alle uscite di Marvel Collection, Marvel Collection Special e Marvel Saga. Tutte e tre le collane presentano ristampe di storie anni '60 e '70 (con qualche puntatina negli '80 per Marvel Saga) dei principali eroi Marvel con un occhio di riguardo per quel che riguarda L'uomo Ragno su Marvel Saga e personaggi a rotazione sulle altre due testate.

Una delle ultime idee in casa Panini è stata quella di dare spazio anche a ristampe di episodi storici con protagonisti eroi meno popolari, conosciuti ovviamente dai Marvel-fan di vecchia data ma meno noti al grande pubblico. Abbiamo così potuto ammirare le prime avventure del Ghost Rider, a breve ci sarà la possibilità di conoscere lo strano gruppo dei Campioni e proprio in questi mesi salgono alla ribaltà le prime avventure del Dr. Strange.

Il primo volume dedicato al maestro delle arti mistiche contiene la ristampa dei numeri 110, 111 e dal 114 al128 della collana Strange Tales sulle cui pagine esordì, nel luglio del 1963, il Dottor Stephen Strange. Essendo all'epoca Strange Tales una collana antologica che presentava diverse storie in ogni numero, le avventure del Dr. Strange erano molto brevi, cinque pagine nei primi episodi portate poi a dieci nei numeri seguenti alla luce del buon riscontro ottenuto dal personaggio.

I nomi coinvolti in questa serie sono di quelli storici: il sorridente Stan Lee ai testi e Steve Ditko alle matite, lo stesso team creativo che diede i natali l'anno precedente all'Uomo Ragno. Ci troviamo di fronte a un personaggio atipico rispetto allo standard dell'eroe Marvel, un signore elegante, segaligno, non così giovane, definito maestro della magia nera e votato ad avventure dove lo scontro con l'avversario non si risolve sul piano della bruta forza fisica ma su quello della scaltrezza e del sovrannaturale.

Fin dalle prime avventure vengono messi in tavola alcuni degli elementi che caratterizzeranno la storia del personaggio come la capacità di scindere corpo e spirito, quella di accedere a dimensioni diverse come quella del sogno e l'ausilio di oggetti mistici dall'enorme potere. Vengono introdotti da subito anche alleati ed avversari ricorrenti come L'Antico, maestro del Dr. Strange, Incubo, Dormammu e il Barone Mordo. Non mancano neanche le differenze con il personaggio che i fan del moderno universo Marvel conoscono, prima tra tutte la mancanza della cappa della levitazione che caratterizza graficamente il personaggio e che qui comparirà solo nell'ultimo numero del volume, andando a sostituire un look più oscuro dominato dai toni blu con uno più lisergico comprendente anche rosso e giallo. Le atmosfere delle primissime storie del Dr. Strange mi sembra che abbiano infatti influenze più Lovecraftiane che psichedeliche, riferimento quest'ultimo che spesso si spende parlando delle tavole di Ditko e che presumibilmente troverà maggiore conferma negli episodi a venire.

Lo schema alla base delle trame sembra a volte ripetitivo, probabilmente anche a causa della breve durata delle storie, impressione rafforzata dal frequente ripresentarsi delle stesse nemesi e delle stesse minacce, nella fattispecie gli attacchi portati all'Antico dal Barone Mordo o le incursioni di Incubo. Ciò nonostante è innegabile il fascino esercitato da queste vecchie storie con protagonista un eroe meno abusato di tanti altri e costellate di invenzioni grafiche che ben rendono l'ultraterreno nonostante le tavole non siano probabilmente tra le migliori realizzate da Ditko.

Ne esce un volume a mio avviso prezioso e godibile, che contiene tra l'altro l'episodio dove vengono narrate le immancabili origini del personaggio. Ora il mio cruccio è questo: per tanti anni la Panini è stata restia a ristampare storie provenienti dai decenni passati. C'è voluta la sana competizione per aprire le porte a questo tipo di interessanti iniziative che fino a qualche anno fa sembravano irrealizzabili. Ma di materiale in archivio ce n'è veramente tanto e non parlo solo di supereroi, noti o meno che siano. Senza andar lontano, e se si pensasse a ristampare qualche volume di Strange Tales? Magari così come erano pensati in origine, comprendendo le storie di personaggi noti ancor oggi ma anche quelle aventi per protagonisti gente comune o eroi ormai scomparsi. Dite che sarebbe possibile? A me non dispiacerebbe affatto.


Questo articolo è pubblicato anche sul blog Fumettopènia.

giovedì 14 marzo 2013

ZEROCALCARE - LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO

"Si chiama profezia dell'armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen".

Tanto per mettere in chiaro, così non vi fate domande. Una specie di legge di Murphy a Rebibbia. Zerocalcare dunque. Per chi bazzica il mondo del fumetto, le mostre, il web il nome di Zerocalcare ormai gli esce dalle orecchie. Il ragazzo, il Michele Rech, ha fatto il botto come si dice in gergo, è diventato quasi un caso editoriale. O forse senza il quasi, chissà. Io di solito con i "casi" non ci vado d'accordo, non troppo. Ho sempre quel dubbio che il fenomeno del momento sia sopravvalutato, senza parlare poi dei mostri sacri riconosciuti da tutti che proprio no. Ma non è questo il caso in questione. Allora, tornando a noi, il botto il ragazzo se l'è meritato oppure no?

E chi lo sa? Chi sono io per dirlo? Però, da buon diffidente, devo dire che il volume in questione m'è piaciuto, parecchio. Partiamo dalla parte facile: le matite, i disegni. E' bravo. A sfogliare il volume così, hai la sensazione di un tratto semplice e naturale ma davvero piacevole. Poi lo guardi con più attenzione e cogli il livello dei dettagli con cui realizza le vignette pur rimanendo su uno stile all'apparenza semplice, la capacità di caratterizzazione delle espressioni, la felicità nel creare creature grottesche e inserire citazioni. Il volume poi l'hanno pure colorato, bello, bella confezione. Pare che quelli della Bao non l'abbiano neanche fatto stampare in Cina. Un bel prodotto non c'è che dire, poi a me l'hanno regalato, quindi...



Parte difficile: la storia/le storie. Il volume procede per brevi episodi, composti da una o due tavole quelle brevi per arrivare a un massimo di cinque o sei quelle lunghe (ma sono rare e forse quelle da sei me le son sognate). Una dietro l'altra però compongono un mosaico unico. Non un fitta trama ma un'esperienza di vita, quella del protagonista, sicuramente autobiografica ma che racconta un po' di me, di te, di lui e di quell'altro. In qualcosa ci si ritrova un po' tutti. Chi è che non ha mai perso un'occasione, che è stato zitto quando doveva parlare? (o viceversa). Chi è che non ha maledetto almeno una volta il Guardiano del tempismo? Il protagonista, va da sè, è Zerocalcare, ragazzo di periferia romana.

Fa ride? A momenti parecchio ma è anche amarognolo, come dev'essere. Che anche noi ridiamo tutti i giorni, ma mica va sempre tutto bene, no? Il volume è stato incensato ovunque, forse a dismisura. Però ne vale la spesa, dentro c'è della bella roba, più coinvolgente di quella di nomi anche più blasonati. Poi se ve lo regalano, che ve lo dico a fare?

Nel caso mia moglie leggesse il post quello dopo si chiama Un polpo alla gola. Grazie.


Questo articolo è pubblicato anche sul blog Fumettopènia.

mercoledì 12 dicembre 2012

SWAMP THING

Swamp Thing, di Scott Snyder (testi), Yanick Paquette e Marco Rudy (disegni). Lion, 168 pp. col., 13,95 euro.

In questo preciso momento la vita editoriale di Swamp Thing sembra andare a braccetto con quella di Animal Man. Fuoriuscita anch'essa dalla linea editoriale della Vertigo, la collana dedicata alla cosa della palude rientra nel classico universo DC Comics con piglio maturo e tematiche horror che fanno il paio con quelle delle avventure di Buddy Baker.

Alec Holland era morto. Apparentemente tornò in vita trasformato, grazie anche alla sua formula biorigenerativa, in Swamp Thing, il mostro, il campione con un'innata connessione al Verde e al mondo vegetale. Poi arrivò il grande Alan Moore e ci spiegò cos'era davvero successo. Swamp Thing non era Alec Holland. Il cadavere del biologo giaceva in fondo alla dannata palude, la formula biorigenerativa aveva dato la forza al Verde di creare un costrutto vegetale, una pianta con una coscienza, una pianta/mostro convinta di essere il fu Alec Holland. Poi Moore aiutato dall'estro grafico di Totleben e Bissette fece di Swamp Thing una serie cult di altissima qualità con tematiche e approfondimenti psicologici sui personaggi di grandissimo interesse. Usando la sua prosa tra l'altro, ma questa è un'altra storia.

In occasione del reboot delle testate DC la cosa della palude passa nelle mani di Scott Snyder (anche su Batman) e del disegnatore Yanic Paquette. Questa volta il dottor Holland risorge per davvero, grazie al Verde e al Parlamento degli alberi. Ma è un Alec Holland nuovo, stranito, quasi fuori posto, quello che ci accompagna in questa avventura. Cosciente di non essere mai realmente stato Swamp Thing ne porta comunque nella mente sensazioni e ricordi. Ci troviamo di fronte a un protagonista in cerca di pace, deciso a non essere più coinvolto in giochi più grandi di lui, deciso a non avere più nulla a che fare con il Verde.

Ma la grande minaccia che incombe nelle nuove avventure di Animal Man fa capolino anche da queste parti. Il confronto tra Rosso e Nero invade anche la sfera del Verde e il dottor Holland si troverà ad avere a che fare con la Putrefazione e con la sfera della morte.  Proprio Abigail Arcane, la donna con la quale Swamp Thing divise numerose avventure, e suo fratello William potrebbero essere gli avatar designati dalla Putrefazione nelle lotta contro le forze legate alla vita.

Snyder pone l'accento sui dubbi del protagonista, sulle sue possibili scelte e sui sacrifici che queste potrebbero comportare, indaga gli incubi di Holland e i suoi sentimenti per Abigail basati su ricordi di esperienze mai realmente vissute creando un personaggio complesso e stratificato. Le atmosfere virano all'horror puro, la storia si bea di mostri e repellenti creature, persone trasformate dalla Putrefazione in zombie con la testa girata di 180 gradi, viscere e deformazioni e tutto il repertorio al completo. Inevitabile nel prossimo futuro un incontro con l'Animal Man di Lemire.

I disegnatori, Paquette in particolare, rendono un ottimo servigio alla serie partendo dalla splendida copertina del volume. Il tratto di Paquette è preciso in tutte le situazioni, rende magnificamente le scene più ordinarie come quelle più orrorifiche con un dettaglio particolare per animali e vegetazione. Ottima la costruzione delle tavole che si presentano a volte con vere e proprie esplosioni psichedeliche, cornici floreali, arbusti a incorniciare le vignette e soluzioni lisergiche rese apprezzabili anche dal lavoro dei coloristi. Non sfigurano neanche le tavole di Rudy e Ibanez ben integrate nel tessuto della vicenda.

Anche qui, come accadeva per Animal Man, una storia matura di qualità. Un sospiro di sollievo per chi temeva il peggio a causa della fuoriuscita della serie dalla linea Vertigo. Probabilmente le due serie acquisteranno ancor più interesse se lette in parallelo, cosa consigliata ma al momento non indispensabile.


Questo articolo è stato scritto per il blog Fumottopenìa.

lunedì 10 dicembre 2012

ANIMAL MAN

Animal Man, di Jeff Lemire (testi), Travel Foreman (disegni). Lion, 144 pp. col., 12,95 euro.

Negli ultimi giorni si stanno rincorrendo le voci legate alla probabile caduta in disgrazia dell'etichetta Vertigo, sezione della DC Comics dedicata ai fumetti con tematiche adulte. Gli ultimi due colpi ricevuti dalla sottoetichetta grazie alla quale abbiamo potuto leggere serie come Sandman e Preacher (solo per fare due esempi) sono stati di quelli duri, di quelli che fanno male. Parliamo della chiusura di Hellblazer, serie dedicata a John Constantine e dell'abbandono dell'editor storico della linea editoriale, Karen Berger.

La prima era la serie più longeva della Vertigo che chiuderà i battenti con il numero 300 per essere rilanciata all'interno del classico universo DC; la seconda può essere considerata il motore della divisione matura della DC Comics, l'abbandono della Berger non lascia ben sperare per il futuro del marchio. Il fatto che questi eventi siano praticamente concomitanti aumenta la preoccupazione nei fan della varie testate dell'etichetta.

Questa la teoria. Bisognerà vedere in pratica cosa succederà alle serie storicamente targate Vertigo quando verranno assorbite nell'universo di Batman, Superman e compagnia bella. Personalmente da fan di Hellblazer l'idea di vedere Constantine interagire con Supes e compagnia bella non mi fa impazzire, no davvero. Però... perché c'è sempre un però. Il tutto sta nell'abilità degli autori di creare buone storie anche all'interno del classico universo DC e alla capacità della casa editrice di limitare le ingerenze editoriali nelle scelte artistiche degli autori stessi (ed è qui che la questione potrebbe farsi dolente). Insomma non c'è scritto da nessuna parte che i protagonisti più borderline della DC Comics debbano incontrare la Justice League un mese si e uno no, però...

E veniamo ad Animal Man che è pur sempre il personaggio che compare nel titolo di questo post. Al tempo della chiusura della vecchia serie, Animal Man era una di quelle testate pubblicate dall'etichetta Vertigo, nonostante questo sia la vecchia che la nuova incarnazione dell'albo sono lì a testimoniare che non necessariamente tutto è perduto. Nel passato la run più celebre legata al personaggio di Buddy Baker è stata senza dubbio quella orchestrata dallo scozzese Grant Morrison, ventisei episodi che hanno consacrato la serie Animal Man come un culto assoluto. Questo accadeva ben prima della nascita della Vertigo.

In occasione del reboot del Dc Universe, Animal Man, un po' come accadrà anche a Hellblazer a breve, è stata integrata nel nuovo universo supereroistico di mamma DC. Se il buongiorno si vede dal mattino e se questa serie sarà indicativa del trend in atto forse ci stiamo semplicemente preoccupando troppo. La nuova serie dedicata alle avventure di Buddy Baker scritte da Jeff Lemire e disegnate da Travel Foreman sarebbe potuta tranquillamente uscire con il logo della Vertigo stampato ben visibile in copertina e nessuno avrebbe trovato nulla da ridire al riguardo.



Bernhard "Buddy" Baker è Animal Man, un supereroe atipico con la capacità di attingere al campo morfogenetico della Terra (?) e prendere in prestito le capacità di qualsiasi animale vivente. Potrebbe anche iniziare a puzzare come una puzzola volendo. Ma Buddy è anche un ex stuntman, un padre di famiglia, un'attivista per i diritti degli animali, un marito, un vegano convinto e ultimamente anche un attore.

E' proprio nell'ambito domestico che si apre la nuova serie con un Buddy intento a leggere una sua intervista pubblicata da una rivista seduto tranquillamente in cucina mentre la moglie Ellen prepara la cena, la figlia Maxine chiede un cucciolo e il figlio Cliff guarda la televisione. Proprio la notizia di un tizio che sta tenendo in ostaggio dei bambini in un ospedale spinge Animal Man a tornare in azione.

La storia assume ben presto atmosfere horror che ben poco hanno di supereroistico, Buddy si troverà a dover affrontare e capire le nuove abilità della figlia di quattro anni Maxine, che come si scoprirà è legata al Rosso, una specie di entità o forza derivante dalla vita stessa, un po' come Swamp Thing è legato al Verde e alla forza della natura. Le cose degenerano in fretta preannunciate da un bel sanguinamento dagli occhi, incubi splatter, animal morti zampettanti e seguite da trasformazioni mostruose e dalla discesa nel Rosso per affrontare gli agenti della Putrefazione che sono tutto tranne che un bel vedere.

Le atmosfere evocate dalla serie, con tutti i dovuti distinguo, mi hanno ricordato le prime storie di Hellblazer, quando le tavole erano anni luce dall'essere cool e presentavano tratti inquieti e sporchi come quelli di William Simpson ad esempio. Per i primi cinque episodi siamo di fronte a un fumetto horror che prospetta scenari interessanti e probabili futuri incontri, questo si, ma all'appello dovrebbe rispondere una certa creatura della palude, mantelli e mutandoni dovrebbero essere al momento scongiurati. Sia la prosa di Lemire che le matite di Foreman non fanno nella maniera più assoluta rimpiangere l'inserimento della serie nel classico DC universe, speriamo che le cose continuino di questo passo per questa e per altre testate ex-Vertigo.

Nell'ultimo episodio un intermezzo ci presenta l'amaro film al quale Buddy Baker dona il volto del protagonista principale, un ex eroe che fatica ad adattarsi a una vita normale. Non male davvero come primo volume.


Questo articolo è stato scritto per il blog Fumettopenìa.

mercoledì 28 novembre 2012

PUGACIOFF - MAGIE E DINTORNI

176 pp. b/n brossura, 10 euro.

Fino a qualche tempo fa si collaborava con Fumetti di carta e con Orlando Furioso. All'epoca ci si è tolta qualche bella soddisfazione così come altrettante ce ne toglieremo con la nuova creatura di Gennaro, il blog Fumettopenìa. Oltre alle suddette soddisfazioni ad Orlando si possono attribuire anche diversi consigli, alcuni dei quali si sono trasformati in ottimi acquisti. Uno di questi in particolare ha fatto la gioia della mia bambina oltre ad aver allietato parecchio anche me. Sto parlando del volume pubblicato dall'Associazione Culturale Annexia intitolato Pugaciòff magie & dintorni 1966/1968 che raccoglie le avventure a tema medievale del famigerato luposki della steppaski creato da Giorgio Rebuffi, ideatore tra gli altri di personaggi quali Tiramolla e Aiace il fantasma.

Evito di dilungarmi sulle opere e sull'importanza di Rebuffi nel panorama del fumetto italiano in quanto non ho davvero le competenze per farlo non conoscendone a fondo l'opera e avendone solo vaghi ricordi legati a letture di gioventù. Ricordi per altro ormai sbiaditi purtroppo, all'epoca ero davvero un fanciullino.

Mi concentrerò quindi sul volume in questione. Le storie raccolte in questo libro sono tutte d'ambientazione medievale, i protagonisti delle storie di Pugaciòff trasformati alla bisogna per l'evenienza. Così l'accoppiata Cucciolo e Beppe diventa Merlino e Merlone (mago pasticcione mi verrebbe da far la rima), il malvagio Bombarda è trasformato nel barone Bombardon de la Bombardière mentre Pugaciòff è sempre il luposki affamato con mire culinarie che prevedono il conte come portata principale.

Dieci le storie da sedici pagine l'una presentate in questa raccolta, dieci storie accomunate dal divertimento genuino, quello che tocca le corde del ragazzino che c'è in noi, apprezzatissimo come dicevo anche dalla mia bambina, lettura quindi consigliata doppiamente ai genitori, ottimo intrattenimento per momenti padre/figlia prima di andare a nanna, altro che televisione. In alcuni frangenti mia figlia si sganasciava, perché ci sono le botte, i calcioni, i voli fuori dalle finestre, i pasticci del mago imbranato, i tormentoni, i personaggi che finiscono in pentola o involontariamente a fare i giullari di corte. La forza grande di Rebuffi sta nel costruire storie che ti avvicinano alla gag in maniera fluida e non del tutto inaspettata. Il lettore sa che quel momento arriverà, qualcosa succederà, forse sappiamo anche già cosa o almeno ne abbiamo una vaga idea, poi il momento arriva e... niente da fare, si ride. Tutte le volte. Perché le botte messe in questa maniera sono divertenti, il reiterarsi di alcune situazioni è divertente, la parlata stramba (o meglio la parlataff stramboski) di alcuni personaggi è divertente. E' semplice e funziona. E' un umorismo diverso da quello di paperi e topi Disneyani, forse più diretto e per questo più efficace. L'effetto è amplificato dal tratto di Rebuffi altamente dinamico, l'azione e la bagarre non mancano in questi racconti e le linee tracciate dall'autore sono lì a sottolinearlo.

Le trame, che dire. Nei dintorni del castello del barone Bombardon de la Bombardière si aggira il lupo Pugaciòff intenzionato a mettere in pentola il pingue nobile. Il barone può contare sull'aiuto dell'abile mago Merlino e del pasticcione mago Merlone. Inutile dire che proprio Merlone è solitamente quello più a portata di mano con tutte le conseguenze del caso. Questa la traccia di volta in volta arrichita da situazioni e personaggi diversi, tutti all'insegna del divertimento più autentico.

Nel volume anche varie chicche: alcune storielle realizzate dai bimbi fan del luposki della steppaski, pubblicità e copertine tratte dalle edizioni d'epoca di Cucciolo, robe tipo Cucciolo n. 2 Gennaio 1967 lire 100 (sigh, sob!), e una postfazione di Orlando Furioso. Quasi non ci credevo, e si che Orlando me l'avrà pure detto ma io me ne ero proprio dimenticato. Poi l'ho vista, che bella sorpresa!
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