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giovedì 28 dicembre 2023

LA VITA È MERAVIGLIOSA

(It's a wonderful life di Frank Capra, 1946)

Eletto per convenzione ormai da moltissimo tempo come uno degli immancabili sotto le feste natalizie, La vita è meravigliosa è a tutti gli effetti una fiaba ben ancorata al mondo del reale che, puntando sui buoni sentimenti e su quella solidarietà che tutti quanti a Natale sentono più vicina e possibile, veicola un messaggio positivo sempre valido, oggi magari dal sentore trito e abusato (il messaggio si intende) ma pur sempre apprezzato, soprattutto se proposto a qualcuno comodamente seduto sul divano di casa, al buio, con le lucine dell'albero di Natale a riscaldare l'ambiente con la loro intermittenza. È proprio La vita è meravigliosa ad aver fatto guadagnare a Francesco Rosario Capra (in arte Frank), nato in Sicilia nel 1897, la nomea di regista buonista, cantore del lato positivo della vita, del riscatto dell'uomo comune, del lieto fine, tutti aspetti che effettivamente nel cinema di Capra non mancano ma che, a guardar bene, sono accompagnati anche da molto altro. Ciò nonostante Capra è stato consegnato alla Storia della Settima Arte come regista capace di far star bene il popolo, gli spettatori, e anche questo, il film di cui parliamo oggi ne è chiara dimostrazione, è in buona parte vero. Ad ogni modo il tocco di Capra e la visione de La vita è meravigliosa rimangono un'ottima maniera per passare una delle serate da riempire lungo le feste di Natale.

George Bailey (James Stewart) è un sognatore, un uomo che vorrebbe girare il mondo e magari finire a costruire grattacieli altissimi in una grande città, sogni che aveva fin da quando era un operoso ragazzino. George Bailey è anche un uomo onesto con un fortissimo senso della responsabilità che gli impone di mettere davanti al suo sempre il benessere del prossimo, è un uomo semplice ma anche speciale che ha a cuore i componenti della sua comunità e le loro vite, una devozione che gli impedisce di realizzare i suoi sogni. George Bailey è anche un uomo disperato perché in un dato momento della sua vita le cose sembrano iniziare a girare dannatamente male, ed è proprio lì, quando Bailey rischia di compiere un gesto irreparabile, che il Signore Onnipotente e un modesto angelo di seconda classe, Clarence (Henry Travers), prendono a cuore il suo caso: salvare Bailey potrà essere l'occasione per Clarence di guadagnarsi finalmente le ali, per farlo dovrà ovviamente conoscere per bene il suo protetto, da lì sarà un attimo andare in flashback e ripercorrere la vita di George: l'infanzia, il lavoro nella finanziaria immobiliare del padre (e poi sua), l'amore per Mary (Donna Reed), gli scontri continui con l'avido capitalista Henry Potter (un Lionel Barrymore senza saetta) e così via fino a tornare a quella potenzialmente tragica vigilia di Natale del 1945, su quel ponte, sotto quella neve.

La vita è meravigliosa è senza dubbio il film di Natale perfetto, apologo morale sui benefici del buon cuore e della solidarietà, della dedizione e dell'impegno, ciò nonostante il Capra bollato frettolosamente come buonista non manca qui di menare staffilate alla società americana dell'epoca che, se da un lato guardava a prospettive economiche e di benessere in ascesa, dall'altro era già consapevole della deriva fatta di avidità, sopruso e sfruttamento del più debole che il "suo" sistema del capitale avrebbe nel corso degli anni reso sempre più estesa, conflittuale e deleteria. In parte Capra rovescia la struttura del Canto di Natale di Dickens; se quest'ultimo faceva vedere al suo Ebenezer Scrooge le sofferenze prodotte dal suo essere un avido taccagno usando l'espediente fantasmatico, Capra, a mezzo angelo celestiale, mostra a Bailey quanto peggiore sarebbe stato il mondo senza la sua bontà, facendo comprendere al protagonista l'importanza del suo posto nella vita degli altri e così rincuorandolo, non provocando in lui un mutamento quindi ma semplicemente dandogli la forza di tornare a essere quello che fino al giorno prima era sempre stato. Certo, c'è del buono, è la parte fondamentale di La vita è meravigliosa (altrimenti il titolo sarebbe stato qualcosa come La vita è una merda), perbacco, stiamo o non stiamo parlando del film di Natale per eccellenza (o uno dei)? Però approfondiamolo Capra, il rischio di avergli affibbiato una fama non sempre del tutto veritiera permane.

mercoledì 14 marzo 2012

ACCADDE UNA NOTTE

(It happened one night, di Frank Capra, 1934)

Gli anni trenta sono veramente lontani ormai, un'epoca in cui ancora erano presenti gli ultimi rantoli del proibizionismo, gangsters come Al Capone e Lucky Luciano e i nefasti effetti della grande depressione. Eppure quando si guarda un film come Accadde una notte non si può fare a meno di restare stupefatti davanti alla freschezza di pellicole di questo calibro. Garbo, leggerezza, simpatia, personaggi coinvolgenti, attori in parte, trama semplice semplice quasi inconsistente ma soprattutto nessuno spazio per la noia. Un prodotto che potremmo definire antico ma non vecchio o perlomeno invecchiato molto molto bene. Non si ride mai a crepapelle e ovviamente, com'era uso al tempo, non aspettatevi comicità di grana grossa. Si sorride, si empatizza con i personaggi e si segue con grandissimo piacere e relax la loro vicenda. Incetta di premi alla notte degli Oscar del 1935: miglior film, miglior regia per Frank Capra, miglior attore protagonista a Clark Gable, miglior attrice protagonista a Claudette Colbert e pure miglior sceneggiatura non originale a Robert Riskin. Manca solo il bacio accademico, cosa volete di più? Premi meritati? Ovviamente non so rispondere a questa domanda (e sono anche scemo perché da solo mi faccio domande alle quali non so rispondere), non conosco così bene il cinema di quegli anni per dare una valutazione corretta. So solo che spesso in pellicole così datate trovo qualche lungaggine di troppo o qualche passaggio lento o a vuoto. Qui no, un film on the road che fila via che è una meraviglia.

Ellie Andrews (la Colbert) è la figlia di un uomo molto ricco che disapprova il suo fidanzamento con l'aviatore King Westley. Per raggiungere il suo uomo a New York la ragazza fugge dalle attenzioni paterne per imbarcarsi in un viaggio che parte dalla Florida alla volta della Grande Mela toccando con mano la condizione di povertà (ma anche di libertà) propria della gente comune in quegli anni così difficili (gli anni della grande depressione). In viaggio incontra il giornalista squattrinato Peter Warne (Clark Gable) che aiuterà la ragazza a raggiungere New York in cambio di un'esclusiva sulla sua storia. I due dividono avventure, difficoltà, stanze e via via si conoscono sempre meglio. A voi immaginare le conseguenze. 

Trama semplice e scontata che, grazie alla prova e all'affiatamento dei due attori sulla scena (che pare in realtà non si amassero particolarmente), garantisce comunque un intrattenimento di ottimo livello. Bravi sia la Colbert che Gable. Entrambi diedero di che parlare grazie a un paio di scene in cui lui si mostra a petto nudo e lei sfodera lo stacco di coscia facendo l'autostop, entrambi ardimenti non usuali per l'epoca. Un'altra tacca a favore dell'opera di Capra, regista etichettato spesso come troppo buonista ma capace di lasciare in eredità piacevoli pellicole come questa.
   

venerdì 21 ottobre 2011

ARRIVA JOHN DOE

(Meet John Doe, di Frank Capra, 1941)

Alla figura di Frank Capra spesso viene associato un alone di buonismo, un'atmosfera da fiera dei buoni sentimenti, lo spettatore che assiste a un suo film si vede annaspare con i piedi affondati nella melassa lungo la visione delle pellicole del regista di origini siciliane.

Ottimismo, fiducia nel genere umano e tanta positività. Tutto questo grazie anche alla realizzazione di una delle più celebri pellicole natalizie: La vita è meravigliosa. Frank Capra gode di questa fama. Il sogno americano, la solidarietà.

Non sempre questa visione corrisponde però a verità, almeno non del tutto. Basta guardare commedie con una buona dose di humor nero come Arsenico e vecchi merletti per sfatare questa credenza.

In Arriva John Doe tuttavia la vena buonista di Capra è ben presente, mitigata da tutta una serie di stoccate rivolte alla società americana su questioni attuali ancora al giorno d'oggi (e questo è deprimente e non parliamo solo di U.S.A.). La ricerca del profitto a tutti i costi, la classe dirigente che mette al primo posto il privato e poi il pubblico (se è il caso), l'influenza esagerata dei mass media e altro ancora.

La differenza tra quell'epoca, siamo nel '41, e il presente è questa: Capra credeva nella redenzione delle persone, nell'unità della gente, nella solidarietà tra simili che trovano la forza di cambiare il mondo. Proprio in uno dei suoi discorsi John Doe cerca di aprire gli occhi alle persone tentando di convincerle che il loro numero è la forza per attuare significativi cambiamenti.

Ora che ce ne sarebbe bisogno chi crede più in cose come queste? Il principio resta valido ma abbiamo ancora la fiducia necessaria nella nostra razza e nella sua volontà di cambiare le cose?

Comunque. Un giornale viene acquistato da un nuovo proprietario, si taglia sui costi con conseguenti licenziamenti (vi ricorda qualcosa?). Infuriata, la giornalista Ann Mitchell (Barbara Stanwyck) per creare scalpore inventa di sana pianta una lettera di una specie di Indignado precursore dei tempi che critica fortemente la società moderna.

La lettera alza un polverone, il suo autore John Doe diventa celebre, il giornale per aumentare le vendite è costretto a riassumere la Mitchell. Tutti vogliono John Doe. Peccato che questi non esista.

Non rimane che assumere qualcuno per impersonare John Doe e alzare ancor di più il tiro. Viene scelto per la parte un vagabondo, ex giocatore di baseball (Gary Cooper) che pian piano entrerà sempre più nel personaggio.

Il film soffre di qualche lungaggine e delle esplosioni di ottimismo di cui si parlava sopra, ormai fuori tempo massimo. Godibili alcune interpretazioni di contorno che riescono a regalare anche qualche battuta caustica azzeccata.

Mi lasciano freddino invece sia Gary Cooper che la Stanwyck, autori di prove poco incisive. Gary Cooper poi, per quel poco che ho visto, non è proprio un volto adatto alla commedia, magari nei western...

A conti fatti devono proprio piacervi i film d'epoca altrimenti il rischio noia è in agguato dietro l'angolo.

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