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giovedì 17 dicembre 2020

L'EROE DELLA STRADA

(Hard times di Walter Hill, 1975)

L'eroe della strada è un film parecchio ordinario che ha al suo arco alcune buone frecce da scoccare, una su tutte quella di aver segnato l'esordio alla regia di Walter Hill, regista che ha saputo crearsi un piccolo alone di culto presso un gruppo molto nutrito di amanti di un certo tipo di Cinema: diretto, artigianale, spesso muscolare, lontano dalle produzioni enormi di Hollywood ma che ha saputo ritagliarsi anche diversi successi commerciali. Grazie a Walter Hill possiamo godere di un film cult indimenticabile come I guerrieri della notte, abbiamo assistito all'esordio di Eddie Murphy nel buddy movie 48 ore e abbiamo a disposizione un'interessante filmografia che spazia dalla metà dei Settanta fino ad arrivare ai giorni nostri. L'eroe della strada traghetta quindi Hill dalla sceneggiatura (già sue quelle di Getaway! e Detective Harper: acqua alla gola) alla macchina da presa, sotto quest'ultimo punto di vista il film si lascia ammirare per il ritratto di un'America in difficoltà, schiacciata dagli anni della Grande Depressione, in particolare ci mostra una New Orleans periferica, impoverita, specchio di un intero Paese, dove si cerca di tirare su i soldi per arrivare a fine giornata in mezzo alla strada, lungo gli snodi ferroviari, nei magazzini, cercando di sfruttare ogni mezzo possibile.

Proprio da uno di quegli scali ferroviari arriva Chaney (Charles Bronson), fermatosi in una piccola cittadina assiste a un incontro clandestino che ha molto del pugilato a mani nude, ibridato a mere tecniche da rissa da bar e un'unica regola: non si colpisce chi è a terra. A uscirne in quell'occasione perdente sarà l'uomo di Speed (James Coburn), organizzatore di incontri, manager, scommettitore. Cheney, già avanti con l'età, è uno che sa il fatto suo, si propone a Speed come suo nuovo combattente e facilmente vince il suo primo incontro. Dopo una prima conoscenza tra due tipi in antitesi, Cheney serioso e di pochissime parole, Speed un maneggione scanzonato e cialtrone, la piccola società in affari si trasferirà a New Orleans per entrare in un giro più grosso (e più pericoloso) al fine di garantirsi guadagni più interessanti, occasione per Cheney di tirare il fiato e pensare a un'esistenza più tranquilla. Da qui l'incontro con la bella Lucy (Jill Ireland, moglie dello stesso Bronson per molti anni) e un'escalation nel mondo dei combattimenti clandestini contro avversari sempre più preparati.

Sceneggiatura molto lineare, anche troppo, evidenzia le difficoltà di una società colpita da una grande crisi economica, situazione di disagio sottolineata anche dal degrado di alcune location, tutto però resta in superficie così come non vengono approfonditi alcuni personaggi di contorno né la sottotrama sentimentale tra Cheney e Lucy, personaggio di cui si apprezza per lo più la bellezza dell'interprete Jill Ireland e poco altro. L'uomo della strada ha l'incedere del Cinema dei 70, compassato, oggi i vari step finalizzati agli incontri di Cheney avrebbero visto un montaggio forsennato a riassumere incontri su incontri proiettando il protagonista verso la sfida finale, qui abbiamo tre sfide di numero con impegno a salire senza troppa spettacolarità (e questo non è un male) ma senza neanche troppo pathos. Diciamo che fa piacere vedere due scuole di recitazione così diverse in contrapposizione, la faccia di bronzo di Bronson e l'istrionismo di un Coburn dal ghigno sempre accattivante, già insieme in film decisamente più memorabili (La grande fuga, I magnifici sette) e che forse ora capiamo da dove arriva la micidiale cartella dello zingaro interpretato da Brad Pitt in Snatch - Lo strappo. In fin dei conti un buon esordio che apre la strada a opere che da lì a qualche anno lasceranno il segno nei cuori di molti appassionati e lancia Walter Hill iscrivendolo nel registro di quei registi a cui voler bene.

giovedì 14 maggio 2015

STRADE DI FUOCO

(Streets of fire di Walter Hill, 1984)

Quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un blockbuster hollywoodiano da 14,5 milioni di dollari di budget (e siamo nel 1984) sembra trasformarsi in un affascinante b-movie che col passare del tempo assurge nell'empireo dei cult riconosciuti da un certo tipo di fan e da una parte della critica cinematografica. Un percorso che in fondo, conoscendo un minimo l'iter cinematografico di Walter Hill, potrebbe anche non sorprendere più di tanto, se nel curriculum del regista compaiono pellicole più mainstream come Danko, 48 ore o Chi più spende... più guadagna, non mancano veri e propri cult come I guerrieri della notte o interessanti e misconosciute pellicole quali Undisputed o I trasgressori (e tanto altro ancora qui non menzionato).

E' uno strano miscuglio di stili e generi quello adottato per la realizzazione di Strade di fuoco, una favola risaputa, quella della damigella in pericolo tratta in salvo dall'eroe, trasportata ai giorni nostri e imbevuta nell'immaginario degli anni '50 e in quello degli '80 in un amalgama che riesce a non stridere e cozzare ma a fondersi in maniera molto piacevole. Dai '50 arrivano molti costumi, il design di automobili e locali, alcune atmosfere, dagli '80 l'estetica da videoclip, altri costumi, molta musica, alcune location. L'insieme che ne risulta appare straniante, a volte anche posticcio ma efficace.

Ben dosato anche il passaggio dalle location all'aperto (in particolare la Lower Wacker Drive di Chicago) a quelle degli studios della Universal che ben rende i due quartieri principali della vicenda: Richmond e il degradato Battery dal quale provengono i bikers teppisti conosciuti come Bombers capitanati dal truce Raven (Willem Dafoe).


E' proprio Raven ad ordinare il rapimento della bella e famosa cantante Ellen Aim (Diane Lane) con intenti prettamente lussuriosi. La fan Reva (Van Valkenburgh) chiama in aiuto suo fratello Tom (Michael Paré), un reduce di guerra, per salvare la ragazza, ex fidanzata proprio di Tom. La ferita della vecchia relazione è ancora aperta, tanto più che nel seguire la sua vocazione e la sua carriera la bella Ellen si è sistemata con il suo manager Billy Fish (Rick Moranis) che finanzierà la spedizione di Tom nel territorio dei Bombers. Ad aiutare il ragazzo l'ex militare McCoy (Amy Madigan).


I dialoghi sembrano volutamente tagliati con l'accetta, così come i personaggi, come a rendere scambi di battute e caratteri quasi archetipici. Spesso il tutto sembra la forzatura di un gioco che però in fin dei conti funziona. E poi c'è la musica che avvolge il film dall'inizio alla fine, tra i maggiori artefici della soundtrack c'è l'ottimo Ry Cooder con la sua chitarra, poi tanto rock di matrice ottantiana con puntate da gruppo vocale dei vecchi '50, anche qui un miscuglio ben riuscito.

L'esito finale è molto particolare, a voi il giudizio finale su un opera che a mio avviso si è giustamente guadagnata l'etichetta di piccolo cult.


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