Ah! Eccola di nuovo la mia patatina sulle pagine di The Garfield Show, nello specifico la sua letterina e il suo disegno sono stati pubblicati sul numero di Marzo della rivista a fumetti dedicata al micione arancione creato da Jim Davis (a proposito, a quando la ristampa di qualche strip creata dall'autore?).
Come potete vedere qui sotto, abbiamo approfittato dell'occasione per bacchettare un po' i tipi di Aurea e il loro servizio distribuzione, speriamo che la nostra letterina e le proteste mosse anche da altri lettori in quel di Lucca servano a sensibilizzare la casa editrice sul problema.
Intanto complimenti alla mia Lauretta :)
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martedì 8 aprile 2014
martedì 17 dicembre 2013
LOST HIGHWAY
Doverosa segnalazione per un'iniziativa che non dovrebbe sfuggire a chi ama il cinema e soprattutto a chi come me vuole saperne sempre un pochino di più sull'argomento. La rivista FilmTv, unico settimanale sopravvissuto in edicola a parlare ancora seriamente di cinema, mette in cantiere un bel progetto quadrimestrale che ogni lettore può portarsi via per solo 1,50 euro.
L'idea è quella di dare più spazio alla rubrica Lost Highway che già compariva all'interno della rivista madre in uno spazio purtroppo sacrificato di sole 2/3 pagine a numero. Rubrica tra le mie preferite, Lost Highway consigliava percorsi di visione tematici scavando nel passato remoto e recente di un filone cinematografico, di un regista, di un attore o di un genere, approfondendo quanto possibile il discorso.
Questo approccio trova coronamento in un'agile rivista che consta di una cinquantina di pagine dal prezzo davvero accessibile a tutti. Nel primo numero, in edicola da fine Novembre, l'attenzione della redazione si focalizza sulla New Hollywood (in contemporanea alla retrospettiva del Torino Film Festival), il cinema d'impegno nato negli U.S.A. sul finire degli anni '60 e protrattosi per tutto il decennio successivo. Questo nuovo formato permette di sviscerare l'argomento trattato nella giusta misura, senza annoiare il lettore ed evitando la boria del manuale superdettagliato ma offrendo allo stesso tempo un'agile e piacevole guida per eventuali itinerari visivi. Al lettore l'onere di approfondire ulteriormente generi e filoni di suo interesse.
La prima ventina di pagine sono dedicate al fenomeno della New Hollywood inquadrandolo nell'epoca storica, discretamente tumultuosa, offrendone una panoramica artistica e sociologica. Gli articoli portanti sono inframezzati da schede brevissime su attori/attrici simbolo dell'epoca e a quelle sugli eventi storici del periodo. Non mancano ovviamente una buona selezione di immagini affiancata al giusto gusto grafico, cosa che tutto sommato non guasta.
Interessante anche la proposta di libri affini per tematiche e spirito a quelli della corrente cinematografica trattata, un surplus ghiotto per chi oltre che di immagini è dipendente dalla parola scritta. Chiude la rivista una sezione finale dove vengono presentati quelli che a giudizio della redazione sono dodici dei film più rappresentativi della New Hollywood, ognuno con il suo approfondimento, con la sua scheda tecnica e con le sue curiosità.
Per il prezzo che c'è stampato in copertina io vi consiglio di provarla, poi fate voi che in fondo in fondo ne sapete più di me.
PS: ecco la lista dei film dei quali trovate l'approfondimento in questo numero:
01 Il laureato, di Mike Nichols (1967) con Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katharine Ross
02 Gangster story, di Arthur Penn (1967) con Warren Beatty, Faye Dunaway, Gene Hackman
03 M.A.S.H., di Robert Altman (1970) con Donald Sutherland, Elliot Gould, Robert Duvall
04 Il re dei giardini di Marvin, di Bob Rafelson (1972) con Jack Nicholson, Bruce Dern
05 Punto zero, di Richard C. Sarafian (1971) con Barry Newman
06 American graffiti, di George Lucas (1973) con Richard Dreyfuss, Ron Howard
07 La rabbia giovane, di Terrence Malick (1973) con Martin Sheen, Sissy Spacek
08 Sugarland express, di Steven Spielberg (1974) con Goldie Hawn, William Atherton, Ben Johnson
09 La conversazione, di Francis Ford Coppola (1974) con Gene Hackman, John Cazale
10 Una calibro 20 per lo specialista, di Michael Cimino (1974) con Clint Eastwood, Jeff Bridges
11 Alice non abita più qui, di Martin Scorsese (1974) con Ellen Burstyn, Kris Kristofferson
12 Tutti gli uomini del Presidente, di Alan J. Pakula (1976) con Robert Redford, Dustin Hoffman
L'idea è quella di dare più spazio alla rubrica Lost Highway che già compariva all'interno della rivista madre in uno spazio purtroppo sacrificato di sole 2/3 pagine a numero. Rubrica tra le mie preferite, Lost Highway consigliava percorsi di visione tematici scavando nel passato remoto e recente di un filone cinematografico, di un regista, di un attore o di un genere, approfondendo quanto possibile il discorso.
Questo approccio trova coronamento in un'agile rivista che consta di una cinquantina di pagine dal prezzo davvero accessibile a tutti. Nel primo numero, in edicola da fine Novembre, l'attenzione della redazione si focalizza sulla New Hollywood (in contemporanea alla retrospettiva del Torino Film Festival), il cinema d'impegno nato negli U.S.A. sul finire degli anni '60 e protrattosi per tutto il decennio successivo. Questo nuovo formato permette di sviscerare l'argomento trattato nella giusta misura, senza annoiare il lettore ed evitando la boria del manuale superdettagliato ma offrendo allo stesso tempo un'agile e piacevole guida per eventuali itinerari visivi. Al lettore l'onere di approfondire ulteriormente generi e filoni di suo interesse.
La prima ventina di pagine sono dedicate al fenomeno della New Hollywood inquadrandolo nell'epoca storica, discretamente tumultuosa, offrendone una panoramica artistica e sociologica. Gli articoli portanti sono inframezzati da schede brevissime su attori/attrici simbolo dell'epoca e a quelle sugli eventi storici del periodo. Non mancano ovviamente una buona selezione di immagini affiancata al giusto gusto grafico, cosa che tutto sommato non guasta.
Interessante anche la proposta di libri affini per tematiche e spirito a quelli della corrente cinematografica trattata, un surplus ghiotto per chi oltre che di immagini è dipendente dalla parola scritta. Chiude la rivista una sezione finale dove vengono presentati quelli che a giudizio della redazione sono dodici dei film più rappresentativi della New Hollywood, ognuno con il suo approfondimento, con la sua scheda tecnica e con le sue curiosità.
Per il prezzo che c'è stampato in copertina io vi consiglio di provarla, poi fate voi che in fondo in fondo ne sapete più di me.
PS: ecco la lista dei film dei quali trovate l'approfondimento in questo numero:
01 Il laureato, di Mike Nichols (1967) con Dustin Hoffman, Anne Bancroft, Katharine Ross
02 Gangster story, di Arthur Penn (1967) con Warren Beatty, Faye Dunaway, Gene Hackman
03 M.A.S.H., di Robert Altman (1970) con Donald Sutherland, Elliot Gould, Robert Duvall
04 Il re dei giardini di Marvin, di Bob Rafelson (1972) con Jack Nicholson, Bruce Dern
05 Punto zero, di Richard C. Sarafian (1971) con Barry Newman
06 American graffiti, di George Lucas (1973) con Richard Dreyfuss, Ron Howard
07 La rabbia giovane, di Terrence Malick (1973) con Martin Sheen, Sissy Spacek
08 Sugarland express, di Steven Spielberg (1974) con Goldie Hawn, William Atherton, Ben Johnson
09 La conversazione, di Francis Ford Coppola (1974) con Gene Hackman, John Cazale
10 Una calibro 20 per lo specialista, di Michael Cimino (1974) con Clint Eastwood, Jeff Bridges
11 Alice non abita più qui, di Martin Scorsese (1974) con Ellen Burstyn, Kris Kristofferson
12 Tutti gli uomini del Presidente, di Alan J. Pakula (1976) con Robert Redford, Dustin Hoffman
sabato 22 giugno 2013
LAURA su THE GARFIELD SHOW
Tempo di grandi soddisfazioni per la nostra piccola bambina. Finalmente è finita la prima esperienza scolastica con ottimi risultati (anche se lei ne è dispiaciuta) . La pagella era bellissima. E' andato decisamente bene anche il saggio di danza a coronamento di un'annata sportiva divertente e fatta anche di sacrifici (più che altro per noi genitori).
Oggi è arrivata una bella sorpresa, sul nuovo numero di The Garfield Show sono stati pubblicati disegno e letterina della mia Lauretta. Un'altra piccola soddisfazione.
Eccoli qui:
Oggi è arrivata una bella sorpresa, sul nuovo numero di The Garfield Show sono stati pubblicati disegno e letterina della mia Lauretta. Un'altra piccola soddisfazione.
Eccoli qui:
sabato 26 gennaio 2013
INTERNAZIONALE (2)
Questa settimana, a differenza di quel che è accaduto la settimana scorsa, i contenuti più interessanti del nuovo numero di Internazionale li ho trovati proprio nell'articolo di copertina: Quattro giorni a Davos, di Emmanuel Carrère ed Hélène Devynck per il francese XXI.
Davos è una località della Svizzera dove ogni anno si organizza, dal 1971, un forum economico che vede tra gli ospiti capi di stato, personalità influenti e manager e direttori delle imprese/industrie che stabiliscono le politiche economiche mondiali, i cosiddetti poteri forti. (insomma uno di quei posti da far saltare per aria quando sono tutti dentro :).
Va da sè che non è un posto dove può accedere chiunque.
I due autori dell'articolo (uno scrittore e un giornalista) sono stati introdotti al summit dal giovane Félix Marquardt:
Insomma, uno che si muove tra la gente che conta e ha accesso a posti inavvicinabili per altri.
Il primo incontro della coppia è quello con Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca Centrale Europea.
Ma a Davos si ha coscienza di questo?
Ecco come ragionano i ricconi che vivono sulle nostre spalle (perché non è che vivano da qualche altra parte).
Il bello è che questi qui sembrano realmente convinti di essere nel giusto, di essere una specie di congrega di filantropi in mobilitazione univoca verso la salvezza e l'elevazione di questo mondo schifoso.
Ed ecco invece quel che pensa della questione l'anfitrione Félix Marquardt:
Che da questo punto di vista ti butta in una depressione totale e ti fa pure sentire un pochino in colpa.
L'articolo poi continua con una miriade di spunti di riflessione e motivi per acuire il proprio disprezzo verso questa bella gente.
Ci lascia però anche con una visione di speranza, palesata questa dall'opinione Mohamed Yunus, inventore del microcredito e premio Nobel per la pace:
Speriamo.
Davos è una località della Svizzera dove ogni anno si organizza, dal 1971, un forum economico che vede tra gli ospiti capi di stato, personalità influenti e manager e direttori delle imprese/industrie che stabiliscono le politiche economiche mondiali, i cosiddetti poteri forti. (insomma uno di quei posti da far saltare per aria quando sono tutti dentro :).
Va da sè che non è un posto dove può accedere chiunque.
I due autori dell'articolo (uno scrittore e un giornalista) sono stati introdotti al summit dal giovane Félix Marquardt:
"inventore delle A thing: le cene dell'Atlantico. A metà strada tra un think tank e un'agenzia di pubbliche relazioni, le cene dell'Atlantico riuniscono intorno a leader politici che passano a Parigi uomini d'affari e diplomatici, ma anche scrittori artisti e rapper".
Insomma, uno che si muove tra la gente che conta e ha accesso a posti inavvicinabili per altri.
Il primo incontro della coppia è quello con Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca Centrale Europea.
"Prima domanda: "Se fossimo venuti qui nel 2007 avremmo certamente intervistato persone che anticipavano l'imminente crisi dei subprime, di cui non avevamo nessuna idea. All'epoca non conoscevamo neanche la parola. Allora ci chiediamo, cosa può essere oggi l'equivalente? Qualcosa che non conosciamo e che forse lei ci può anticipare?". [...] In ogni caso (Trichet che non risponde) si alza dicendo che sarebbe meglio rivedersi a Parigi per un'intervista di cui saranno prima fissate le regole.
Iniziamo bene, le domande scomode (ma forse neanche poi tantissimo) ai potenti non piacciono. Il punto che preme portare alla luce ai due scrittori, che è quello che preme un po' a tutti noi è più o meno il seguente:
[...] un capitalismo finanziario ossessionato dal profitto, insensibile alle sue conseguenze sociali e alle vertiginose diseguaglianze che contribuisce ad accentuare da trent'anni, senza nessuna regolamentazione. Un capitalismo che privatizza i guadagni e socializza le perdite, che considera gli Stati come un'eredità sovietica, ma che conta su di loro per essere aiutato quando gira il vento, e che di crisi in crisi trascina i paesi occidentali verso un naufragio nel quale le classi medie sembrano destinate ad affogare, mentre i responsabili vengono salvati in elicottero. [...]
Ma a Davos si ha coscienza di questo?
La risposta è inequivocabile: no.
Ecco come ragionano i ricconi che vivono sulle nostre spalle (perché non è che vivano da qualche altra parte).
[...] Disillusione? Crisi? Disuguaglianze? Va bene, se proprio ci tenete, ma come dice il cordiale e caloroso amministratore delegato della Western Union bisogna essere chiari: se i manager non ottengono i compensi che meritano, se ne andranno altrove. e poi, cosa vuol dire capitalismo? Se una persona ha cento dollari di risparmi e li deposita in banca sperando di averne presto 105, è un capitalista come me e voi. Ha detto proprio "come me e voi", e anche se guadagnamo uno stipendio più che decente, anche se non conosciamo lo stipendio esatto dell'A.D. della Western Union, per non parlare delle sue stock option, quel "come me e voi" merita il premio miglior battuta di Davos. [...]
Il bello è che questi qui sembrano realmente convinti di essere nel giusto, di essere una specie di congrega di filantropi in mobilitazione univoca verso la salvezza e l'elevazione di questo mondo schifoso.
Ed ecco invece quel che pensa della questione l'anfitrione Félix Marquardt:
[...] gli occidentali lo definiscono in termini di crisi e di disastro, ma per i paesi emergenti il discorso è completamente diverso, il nostro disastro è il loro trionfo. In altre parole, se nel tempo in cui cinque cinesi o indiani passano dalla povertà alla classe media, due europei o statunitensi fanno la strada inversa, ebbene non è un cattivo affare. L'unico problema è che questo non ci farà piacere. Noi eravamo i ricchi e loro i poveri, ma la situazione sta cambiando. [...] Siete voi i pavidi, i retrogradi, le vostre facce spaventate da lettori di Le Monde Diplomatique sono solo le maschere del vostro panico. Sì, i vostri paesi stanno diventando il nuovo terzo mondo. Sì, i vostri piccoli risparmi si stanno volatilizzando. E se ci sarà una nuova rivoluzione del 1789, non sarà quella del 99 per cento di occidentali medi contro l'1 per cento di occidentali ricchi, ma quella degli ex dannati della Terra contro i loro ex padroni coloniali, cioè voi.
Che da questo punto di vista ti butta in una depressione totale e ti fa pure sentire un pochino in colpa.
L'articolo poi continua con una miriade di spunti di riflessione e motivi per acuire il proprio disprezzo verso questa bella gente.
Ci lascia però anche con una visione di speranza, palesata questa dall'opinione Mohamed Yunus, inventore del microcredito e premio Nobel per la pace:
[...] ci sono tutte le condizioni per una grave catastrofe globale, irrimediabile, ma che secondo lui riusciremo a salvarci perché non avendo più scelta diventeremo migliori, lasciando da parte il nostro egoismo, affrancandoci dalla tirannia del nostro ego e di quello che comporta: paura, cupidigia, competizione. Dice che grazie all'aiuto di internet troveremo entusiasmante e divertente - forse non noi ma i nostri figli - inventare gli strumenti di questa liberazione. Che entro una o due generazioni il nostro mondo frenetico e disperato, con la sua ossessione per il denaro, sarà diventato del tutto incomprensibile per i nostri discendenti: vivevano davvero così? [...]
Speriamo.
sabato 19 gennaio 2013
INTERNAZIONALE
Come forse qualcuno già sa, tra i regali di Natale quest'anno è arrivato un bell'abbonamento all'Internazionale, settimanale interessantissimo che propone, tradotti in italiano, una selezione di articoli provenienti da quotidiani e periodici di tutto il mondo.
Visto che l'approvvigionamento è garantito per almeno un annetto (sempre che nessuno mi rubi il giornale dalla buca delle lettere come ogni tanto capita a qualcuno) ho pensato di proporvi qualcosa ogni tanto, qualcosa di particolarmente interessante o semplicemente curioso. Una brevissima selezione della selezione. Si potrà? Intanto faccio pubblicità gratuita al giornale, speriamo non s'incazzino :)
Ma chi volete che se ne accorga?
Devo dire che la cosa più difficile sarà ovviare all'imbarazzo della scelta di fronte alla mole di notizie proposte.
Partiamo dalla Nigeria. L'articolo si intitola La folla fa paura, di Teju Cole tratto da The Atlantic.
L'argomento è la giustizia da strada operata dalle folle che si sostituisce a quella legittima che dovrebbe esercitare lo Stato. Cole spiega in maniera molto chiara come in stati con un sistema giudiziario e penale inefficace dove sussistono anche gravi forme di ingiustizia, il rischio che gruppi di cittadini si facciano giustizia da soli, arrivando all'omicidio brutale, si intensifichi.
Il contenuto del breve estratto seguente, che può far rimanere allibito un occidentale per il suo assunto, risulta essere invece estremamente tragico, quasi inafferabile per noi capire come condizioni di vita estremamente diverse dalle nostre possano scatenare paure e stress per noi incomprensibili.
Visto che l'approvvigionamento è garantito per almeno un annetto (sempre che nessuno mi rubi il giornale dalla buca delle lettere come ogni tanto capita a qualcuno) ho pensato di proporvi qualcosa ogni tanto, qualcosa di particolarmente interessante o semplicemente curioso. Una brevissima selezione della selezione. Si potrà? Intanto faccio pubblicità gratuita al giornale, speriamo non s'incazzino :)
Ma chi volete che se ne accorga?
Devo dire che la cosa più difficile sarà ovviare all'imbarazzo della scelta di fronte alla mole di notizie proposte.
Partiamo dalla Nigeria. L'articolo si intitola La folla fa paura, di Teju Cole tratto da The Atlantic.
L'argomento è la giustizia da strada operata dalle folle che si sostituisce a quella legittima che dovrebbe esercitare lo Stato. Cole spiega in maniera molto chiara come in stati con un sistema giudiziario e penale inefficace dove sussistono anche gravi forme di ingiustizia, il rischio che gruppi di cittadini si facciano giustizia da soli, arrivando all'omicidio brutale, si intensifichi.
Il contenuto del breve estratto seguente, che può far rimanere allibito un occidentale per il suo assunto, risulta essere invece estremamente tragico, quasi inafferabile per noi capire come condizioni di vita estremamente diverse dalle nostre possano scatenare paure e stress per noi incomprensibili.
Nel 2011 a Gusau, una città dello stato di Zamfara, il giornalista Saminu Ibrahim andò nella filiale locale della Skye Bank per ritirare del denaro. Mentre si trovava lì, uno degli impiegati della banca, Idowu Olatunji, ebbe un attacco di panico perché si era convinto che il suo pene fosse sparito. A questa particolare forma d'ansia, che si verifica con una certa regolarità nei luoghi pubblici in Nigeria, segue di solito l'accusa rivolta a qualcuno nelle vicinanze di aver "rubato" il pene alla vittima. Raramente la folla che si raduna esamina il corpo della vittima. Le sue parole sono prese per vere e l'accusato è picchiato a volte a morte. [...]
[...] "ogni cultura ha la sua logica, le sue credenze e le sue forme di stress".
Oltre a questo l'articolo mette in evidenza come un qualsiasi gesto, come un banale incidente automobilistico senza nessuna conseguenza per esempio, possa in Nigeria scatenare una folla omicida.
Una cosina che invece mi ha fatto incazzare e questa: Il Fondo monetario fa mea culpa sull'austerità di Howard Schneider per The Washington Post.
Consideratelo un mea culpa intriso fino al midollo di calcoli statistici: un importante economista del Fondo monetario internazionale (Fmi) ha riconosciuto che le previsioni dell'istituto sul pil della Grecia e di altri paesi europei erano sbagliate, perché non si era valutato bene se l'austerità avrebbe danneggiato la crescita. L'ammissione è arrivata in uno studio sulla questione dei moltiplicatori fiscali, cioè i coefficienti attraverso i quali si calcola l'effetto sul pil dei tagli alla spesa pubblica e delle tasse.
Ditemi che state scherzando. Non vorrei fare un discorso qualunquista e superficialissimo però, cazzo, lo sapevano le massaie, lo sapeva la gente, i poveri lavoratori dipendenti, i piccoli commercianti, lo sapevano anche i vecchi pensionati che facevano due chiacchiere seduti alle panchine e non lo sapevate voi? Poi noi ci dobbiamo ritrovare senza lavoro. Perché non ve ne andate un po' affanculo
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