Visualizzazione post con etichetta Hayao Miyazaki. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hayao Miyazaki. Mostra tutti i post

giovedì 4 gennaio 2024

IL RAGAZZO E L'AIRONE

(Kimi-tachi wa dō ikiru ka di Hayao Miyazaki, 2023)

Esce già il primo di gennaio quello che è senza dubbio uno dei film più attesi dell'anno e che, ne siamo certi, a dodici mesi da oggi sarà uno di quelli che verranno inseriti nelle classifiche dei migliori film del 2024. Ancora non v'è certezza sul fatto che questo sarà a tutti gli effetti l'ultimo lascito del conclamato maestro dell'animazione giapponese (e tradizionale) Hayao Miyazaki, cosa probabile vista l'età del Nostro, Il ragazzo e l'airone potrebbe quindi venir considerato il testamento di Miyazaki (lo fu già Si alza il vento) e forse per la tipologia di opera alla quale ci troviamo di fronte questo potrebbe risultare molto appropriato. Se con Si alza il vento Miyazaki faceva i conti con l'ambiguità dell'eredità paterna e con l'ambivalenza della passione dello stesso Miyazaki, noto pacifista, per gli aerei militari, grandi esempi di ingegneria e dell'acume tecnico umano ma anche macchine latrici di morte, Il ragazzo e l'airone sembra una summa degli elementi che nel corso degli anni hanno caratterizzato il cinema del regista giapponese, un film difficile da leggere quanto semplice da amare, carico di simbolismi, bizzarrie, creature fantastiche e ruoli dall'interpretazione non scontata e per niente immediata. Un testamento si diceva che ha il sapore però della rinascita, per il protagonista Mahito Maki ma che in generale coinvolge tutte le riflessioni che l'alternarsi e il sovrapporsi dei mondi immaginifici qui creati da Miyazaki sono capaci di far (ri)nascere e suscitare, riflessioni affascinanti e avvolgenti (sui significati, sul cinema del maestro) quanto difficili (o impossibili) da dirimere con certezza.

Seconda Guerra Mondiale, durante un bombardamento viene distrutto l'ospedale dove lavora la madre di Mahito, nulla possono il tentativo di intervento dei pompieri o del marito per salvare la donna, Mahito diviene così un giovane orfano afflitto dal dolore. Qualche tempo più tardi il padre del ragazzo sposa la bella sorella della moglie, Natsuko, la famiglia si trasferisce così in una grande residenza in campagna vicina alla fabbrica di componenti militari dove l'uomo lavorerà. Qui Natsuko cerca di farsi accettare come "nuova mamma" da Mahito che, ancora sofferente per la perdita della madre, si dimostra educatamente ostile alla nuova situazione familiare. Un giorno, girovagando nei pressi della sua nuova casa immersa nel verde, Mahito incappa in una vecchia torre nascosta tra i boschi e ne è subito attratto. Purtroppo l'entrata è interdetta e le vecchie donne di servizio della casa tentano di dissuadere il ragazzo dall'idea di entrare nella torre. In più uno strano airone cinerino dal piumaggio bianco e azzurro inizia a tormentare il ragazzo facendogli intuire la possibilità di poter incontrare di nuovo la sua madre defunta. L'incontro tra questi elementi condurrà Mahito (e non solo lui) in un'avventura dove i confini del reale si slabbreranno in favore di una molteplicità di universi, di tempi, di realtà che condurranno il ragazzo (e non solo lui) verso una nuova fase della sua vita.

La storia che principia con la tragedia della guerra, il padre del protagonista che dirige una fabbrica dove si producono le calottine degli aeroplani militari, sono elementi che danno a Il ragazzo e l'airone un senso di continuità con il precedente film di Miyazaki, Si alza il vento, così come lo fanno alcune frasi che sembrano parlare tra loro; questo lungometraggio è in parte ispirato al romanzo di Genzaburo Yoshino E voi come vivrete?, titolo che mostra una certa assonanza con il verso di Paul Valery presente nel precedente lungometraggio: Le vent se leve, il faut tenter de vivre! In generale è tutta la struttura del film che sembra avere legami con il cinema passato di Miyazaki, i riferimenti sono molteplici, l'eroe è però qui un  ragazzo (fatto singolare, Miyazaki predilige le figure femminili), forse per questo sembra esserci una componente più distruttiva nella sua figura rispetto ad altre passate (le ferite autoinflitte, lo sprezzo del pericolo senza tentennamenti), come già accennato è difficile capire se nella testa di Miyazaki ci fosse l'idea di un addio (artistico?) o quella di una costruzione articolata e complessa, finanche onirica (Internazionale accosta addirittura Lynch a quest'opera) di una possibile rinascita tutta da elaborare, quel che è certo è che da questo lavoro emerge una cifra immaginifica con pochi rivali che per fascino può ricordare a ragione opere come La città incantata o Laputa - Il castello nel cielo. Tra spunti autobiografici, segni di stile ricorrenti (il cibo, i panorami mozzafiato, le creaturine fantastiche e simpatiche, qui i Warawara, le intriganti vecchine) e momenti di forte commozione (già dall'incipit) qui l'unica certezza è che tutto è mutevole, complesso, come lo sono i ruoli dei vari personaggi, in realtà diverse, in tempi diversi, in situazioni diverse. Per quel che riguarda la forma sembra che Miyazaki abbia lavorato su due livelli, uno sui fondali che sembrano dipinti, fermi, realistici, una sorta di rappresentazione della Storia, del reale, un altro invece dove si muovono con un'animazione più vivace i protagonisti che appunto hanno necessità di mutare, di evolvere in qualcos'altro e che quindi non possono appartenere a quell'animazione più statica e definita ma devono avere la possibilità di essere inglobati in mondi nuovi (come Mahito nelle viscere del pesce) e cangianti. Ennesimo capolavoro? Forse ce lo dirà il tempo, Il ragazzo e l'airone necessita di essere elaborato, la percezione dello stesso può darsi sia anch'essa una cosa mutevole, è molto facile che sia così, quindi perché pronunciarsi ora con un giudizio che non lascerebbe possibilità al cambiamento?

sabato 31 luglio 2021

SI ALZA IL VENTO

(Kaze tachinu di Hayao Miyazaki, 2013)

Le vent se leve, il faut tenter de vivre!

Queste parole tratte da Le cimitière marin di Paul Valery sono il giusto accompagnamento alla vicenda di Jiro Horikoshi, giovane appassionato di aeroplani che ne progetterà diversi per l'aviazione giapponese tra i quali il più noto è lo Zero, velivolo che deve la sua fama all'utilizzo durante il secondo conflitto mondiale. Si è detto già all'epoca dell'uscita nelle sale italiane di Si alza il vento (tenitura di quattro giorni) come quello che era stato annunciato come l'ultimo film di Hayao Miyazaki prima del suo ritiro dalle scene fosse anche il suo film più contraddittorio, mettendo in scena l'età giovanile di un personaggio innamorato del volo e della progettazione e che suo malgrado, dato il periodo storico, contribuì allo sforzo bellico mettendo a disposizione del suo Paese aerei che si rivelarono armi mortali, la scelta di Miyazaki, da sempre ecologista e pacifista (innamorato anche lui degli aerei), di raccontare la figura di Horikoshi è stata vista come ambigua, ambiguità che guardando il film però non traspare affatto. Non c'è nessuna passione per la guerra nei protagonisti del film, né in Horikoshi, né nel collega e amico Honjo, né nei vertici della Mitsubishi, azienda per cui Horikoshi realizzerà i suoi aeroplani. E così per i protagonisti di questa storia il vento si alza, è il vento del cambiamento, il vento della Storia del secolo breve che costringerà il frutto delle loro passioni a prendere la via della guerra, e nonostante tutto bisogna pur tentare di vivere, far fruttare quel decennio di creatività ed energie che pare venga messo a disposizione di ogni uomo, come ricorda in sogno a Jiro il suo idolo, il progettista italiano (in realtà nato in Tirolo quando ancora era dominio austriaco) Giovanni Battista Caproni. Bisogna tentare di vivere il sogno, nonostante il terremoto devastante, la guerra, la malattia delle persone care, seguire il vento per quel che si può.

Jiro Horikoshi è un ragazzino appassionato di aerei, il suo idolo è il costruttore italiano Giovanni Battista Caproni, purtroppo la sua miopia accentuata gli impedisce di diventare un pilota, così Jiro si dedicherà allo studio degli aerei e poi alla loro progettazione. La storia segue la vita di Jiro dagli anni 20 ai 40 del secolo scorso, sono anni pieni di difficoltà per il Giappone: la crisi economica di fine anni 20, il terremoto del '23, le due guerre, in particolare la Seconda Guerra Mondiale. Con questi eventi sullo sfondo Jiro studia, sogna, progetta, si innamora della giovane Nahoko e con lei vivrà anche il dramma della sua malattia, la ragazza è infatti affetta da tubercolosi. Dopo gli studi l'assunzione alla Mitsubishi dove Jiro si distingue in fretta come progettista di talento, ci saranno poi i confronti con l'industria europea decisamente più avanti con le innovazioni, fino alla creazione del modello perfetto, lo Zero che renderà orgoglioso il Giappone ma che purtroppo sarà anche un'arma bellica latrice di morte.

Per la prima volta il maestro Miyazaki affronta la Storia, cosa che in seno allo Studio Ghibli finora aveva fatto Takahata (Una tomba per le lucciole), donando al pubblico proprio quei suoi sentimenti contraddittori, da una parte la vergogna per la scelte operate dal suo Paese durante il secondo conflitto mondiale, l'avversione per la guerra e per ogni forma di violenza, dall'altra l'amore e la passione per quelle opere di ingegneria utilizzate purtroppo per arrecare dolore. C'è una sorta di fatalismo di fronte agli eventi, nella figura di Jiro, ma anche in quelle di Nahoko e di Honjo, legate all'impotenza di fronte ai tempi che ci è dato vivere, anni magari difficili, crudeli e che pure è necessario vivere e percorrere, ha una grande profondità questo Si alza il vento, illuminato da un'animazione d'eccezione che in realtà per le opere di Miyazaki eccezione non è, il verde e il blu dei suoi film sono sempre rasserenanti, resi qui più delicati dalle splendide partiture di Joe Hisaishi. E alla fine Jiro è un po' Miyazaki ma è anche un po' il Giappone, è in parte anche Tatsuo Hori, il romanziere che scrisse il libro omonimo e al quale si deve la parte sentimentale del racconto non ispirata alla vera vita di HorikoshiSi alza il vento è forse tra i film più ambiziosi e completi del maestro, non l'ultimo fortunatamente a sentire le voci del suo ritorno a lavoro, al momento con il progetto dal titolo (forse) provvisorio How do you live? che tutti noi aspettiamo con grande curiosità.

lunedì 9 settembre 2013

LAPUTA - IL CASTELLO NEL CIELO

(Tenku no shiro Rapyuta di Hayao Miyazaki, 1986)

Con Laputa - Castello nel cielo abbiamo infine completato la visione dei lungometraggi firmati dal maestro Hayao Miyazaki, eccezion fatta per il Kaze tachinu di prossima uscita. Ancora una volta il regista giapponese riesce a meravigliare, in questa occasione particolare spingendo deciso sui pedali dell'inventiva e dell'azione. Nonostante i ritmi dei film di Miyazaki siano spesso lenti e riflessivi qui le sequenze frenetiche non mancano di certo, nonostante i 124 minuti di durata rendano la visione del cartone animato impegnativa piuttosto che no.

Laputa è un isola volante con annesso castello e meraviglie assortite narrata per la prima volta da Jonathan Swift ne I viaggi di Gulliver. Miyazaki la colloca nella sua opera alla fine di un percorso di ricerca e peripezie affrontate da una serie di personaggi mossi da motivazioni diverse. Sheeta, una giovane ragazza in possesso della misteriosa pietrà della gravità, è la diretta discendente della casata reale di Laputa, tratta in salvo da una situazione spinosa si metterà in cerca dell'isola misteriosa insieme al suo salvatore, il giovane Pazu, interessato a trovare l'isola per riscattare la memoria di suo padre. Alle loro calcagna l'esercito in cerca della tecnologia di Laputa, il leader dei servizi segreti Muska mosso da motivazioni avvolte nel mistero e una banda di pirati del cielo alla ricerca di ricchezze e tesori.

Ognuno dei personaggi avrà la sua parte in questa fantastica ricerca costellata di agguati, inseguimenti, scoperte e magici avvenimenti che andranno a creare rocambolesche avventure in vista dell'epico finale in bilico tra dramma e meraviglia infinita.

Visivamente Il castello nel cielo offre una quantità enorme di trovate scenografiche dalla fantasia sfrenata collocate in un mondo dove tecnologie e ambientazioni del passato si mescolano alla perfezione con il fantastico e l'avveniristico. Disegni di splendida fattura all'altezza di ciò a cui ci ha abituati lo Studio Ghibli. Sempre in primo piano la poetica di Miyazaki pregna della sua avversione per la guerra e per le armi di distruzione e con un'attenzione particolare al legame dell'uomo con la terra e la natura.

Se Laputa - Il castello nel cielo non si colloca sul podio delle migliori opere di Miyazaki si rivela comunque un cartone animato pieno di fascino e personaggi ottimamente realizzati, non mancano strizzate d'occhio ad altre opere del maestro e rimandi grafici a personaggi già utilizzati in passato dallo stesso Miyazaki, la giovane Sheeta ad esempio non può non ricordare la Lana di Conan - Il ragazzo del futuro. Un altro tassello imperdibile nell'opera di questo cartoonist impagabile.

lunedì 22 luglio 2013

NAUSICAA DELLA VALLE DEL VENTO

(Kaze no tani no Naushika di Hayao Miyazaki, 1984)

Nausicaa della valle del vento è un'opera precedente a quasi tutti i lungometraggi di Hayao Miyazaki che abbiamo visto finora in casa nostra. Probabilmente mancava ancora un po' della maestria che il regista padroneggerà in seguito alla perfezione ma questa volta le due ore di lungometraggio le abbiamo sentite tutte.

Nonostante alcune delle tematiche ricorrenti del regista giapponese siano già presenti forse mi è mancato quel tocco magico che rendeva impagabile la visione di film come Il mio vicino Totoro, Kiki consegne a domicilio o La città incantata. I temi forti qui sono quello ecologico, visto in Miyazaki un poco ovunque, e quello dell'insensatezza della guerra e della violenza perpetrata dall'uomo (come in Mononoke ad esempio).

L'ambientazione è futuristica e post-apocalittica. Dopo una guerra a base di armi nucleari e automi atomici la Terra è infestata dalla giungla tossica e da mostruosi insetti giganti. Solo alcune zone sono ancora vivibili e permettono agli umani di respirare senza ausili tecnologici. La valle del vento è una di queste e proprio qui vive la popolazione che vede in Nausicaa la sua piccola ma tenace principessa. Ancora una volta protagonista del cinema di Miyazaki è un'eroina determinata e coraggiosa con il cuore al posto giusto, capace di vedere possibilità di armonia dove molti altri sono incapaci di farlo.

Come può essere un ecosistema nocivo per l'uomo se non in virtù dello scellerato intervento dell'uomo stesso? Nausicaa tenterà di capire come la giungla può tornare a essere quella di una volta dovendo affrontare però anche una guerra tra le popolazioni di Pejite e Tolmekia che renderà le cose ancora più difficili.

Sempre encomiabili le intenzioni e i messaggi diffusi dalle opere dello Studio Ghibli, di alto livello come sempre l'animazione anche se qui l'uso dei colori e la fluidità dei movimenti non raggiungono ancora la perfezione di alcune pellicole successive. Pur rimanendo un prodotto molto apprezzabile ho trovato Nausicaa della valle del vento un po' più ostico rispetto alle altre pellicole viste finora, gusto personale per carità, probabilmente una riduzione sul minutaggio avrebbe giovato alla resa finale.

sabato 6 luglio 2013

PRINCESS MONONOKE

(Mononoke-hime di Hayao Miyazaki, 1997)

Ancora Miyazaki e ancora un piccolo gioiello dell'animazione. Nella storia della Principessa Mononoke si fondono in maniera forte le due tematiche cardine del lavoro del maestro giapponese: il mondo degli spiriti e l'amore per natura ed ecologia.

Il titolo del lungometraggio potrebbe essere fuorviante, la ragazza co-protagonista del film non è la classica principessa che potremmo aspettarci da un cartone animato rivolto a piccole fanciulle, infatti non è questo il target di riferimento più adatto all'opera. Alcune scene sono effettivamente forti per delle piccole bambine, la mia Laura ha avuto grosse difficoltà con alcune sequenze dove comparivano sangue, scontri feroci e finanche teste e arti mozzati. Non è ovviamente un film inadatto ai ragazzi, ai genitori consiglio però di valutare l'età e la sensibilità dei loro bambini. Laura per esempio non ha portato a termine la visione preferendo andare a dormire nonostante il film non fosse per nulla noioso, anzi.

L'arte dello Studio Ghibli si conferma di altissimo livello, i disegni impressionanti per bellezza, fluidità e sensibilità fanno sperare vivamente che l'uso della computer graphics non convinca mai i produttori a mettere da parte completamente un lavoro artigianale in grado di regalare agli spettatori ancora così tanto. Non c'è freddezza in questi cartoni animati, i personaggi sono vivi, a un passo da noi e noi tifiamo per loro. Almeno io, personalmente, lo faccio.

Il film si apre in maniera dinamica con una bellissima sequenza dove il principe Ashitaka, in sella al suo fido stambecco, combatte contro lo spirito del cinghiale Nago, trasformato in demone dall'atroce sofferenza causata da una palla di metallo di origine ignota. Nello scontro Ashitaka viene infettato dal demone ritrovandosi con un braccio piagato che gli procurerà atroci sofferenze e con tutta probabilità anche una morte prematura.

Per porre rimedio a questa condizione di sofferenza il principe intraprende un viaggio alla ricerca della fonte del metallo che tanti danni ha causato a lui e allo spirito cinghiale. E' così che si imbattera nella città del ferro retta da Lady Eboshi, interessata a disboscare la foresta per estrarre il prezioso metallo incurante degli spiriti della natura. Durante lo stesso viaggio Ashitaka incontrerà San, una ragazza umana cresciuta dallo Spirito dei Lupi che si batte per scacciare gli uomini dalla foresta e garantire la supremazia della natura, una forza elementale che però ha dalla sua la potenza del Dio Cervo, lo spirito che rappresenta la natura stessa.



E Mononoke? In realtà Mononoke è una parola di difficile traduzione equiparabile a spirito, la Mononoke del titolo è semplicemente Sun, la ragazza combattiva della quale il principe Ashitaka non potrà fare a meno di innamorarsi.

Le ambientazioni nella foresta sono incredibili, immersioni pure nella natura che Miyazaki così tanto ama e rispetta, bellissime e sognanti le apparizioni dei Kodame, gli spiritelli della foresta, così come perfette sono tutte le immagini che portano avanti la storia. Il messaggio è chiaro e di parte, non potrebbe essere altrimenti. Da un parte la fiorente e selvaggia natura, dall'altra lo sfruttamento da parte dell'uomo delle risorse della Terra che porta spesso a scontri, guerre e alla creazione di strumenti di morte. Il film è molto dinamico e anche cruento in alcuni passaggi, magico e sognante per tutto quello che riguarda la parte degli spiriti ai quali la tradizione giapponese sembra così legata. Insomma un'altra opera grandissima, ora non ci rimane che aspettare la nuova fatica da regista del maestro prevista per questo mese in giappone con il titolo Kaze Tachinu. Chissà quando si potrà vederla anche in Italia.

domenica 3 marzo 2013

KIKI CONSEGNE A DOMICILIO

(Majo no takkyubin di Hayao Miyazaki, 1989)

Eccoci di nuovo con quello che è ormai quasi un appuntamento fisso: il cinema di Miyazaki. Questa volta la scelta è caduta su Kiki consegne a domicilio.

Una delle grandi meraviglie dell'animazione del maestro giapponese è il modo in cui il fantastico convive nella maniera più naturale con il quotidiano. Non ci sono spiegazioni all'inspiegabile, non c'è mistero, la stravaganza è accettata come pura quotidianità. Si vive nella magia.

Kiki è una bambina di 13 anni e a 13 anni dalle sue parti le piccole streghette devono spiccare il volo, fare le prime esperienze e rendersi autonome e autosufficienti. In una notte di luna piena con previsioni del tempo favorevoli, la piccola Kiki saluta mamma e papà e parte alla volta di questa avventura in sella a una scopa volante e in compagnia del gatto parlante Jiji.

L'idea è quella di trovare una bella città sul mare dove passare questo periodo di formazione durante il quale la piccola Kiki dovrà dimostrare di sapersela cavare da sola. Dopo un primo impatto non semplicissimo Kiki incontrerà quello che sarà il suo futuro amico Tombo e la signora Osono, gentile fornaia che offrirà alla piccola un posto in cui stare.

Nel giro di poco tempo Kiki inizierà un'attività di consegne a domicilio in groppa alla sua scopa volante che la porterà a fare nuovi incontri, ad affrontare nuove avventure e a capire meglio il suo rapporto con gli altri e con la magia.



Forse meno legato alle tradizioni giapponesi e ai suoi spiriti rispetto ad altri film dello Studio Ghibli, Kiki consegne a domicilio si gioca con grande maestria la carta della tenerezza. Il distacco della tredicenne dalla famiglia, la voglia di sperimentare nuove avventure, le prime difficoltà, gli incontri faranno di questo personaggio, ancora una volta una giovane ragazzina, un protagonista al quale ci si affeziona da subito. La storia è una fiaba con cui sognare, i luoghi delle animazioni sono incantevoli, la ricostruzione della città impagabile e allo stesso tempo straniante. Si pensa che la storia inizi in giappone ma subito ci si trova in una citta mitteleuropea se non proprio del nord europa, con scorci che richiamano la San Francisco degli anni trenta.

Forse Kiki consegne a domicilio non sarà tra i film più importanti dello Studio Ghibli ma è un altra pellicola da vedere e da far vedere ai bambini per passare un'oretta e mezza sognante.

lunedì 28 gennaio 2013

PORCO ROSSO

(Kurenai no buta di Hayao Miyazaki, 1992)

Ancora un bel prodotto firmato da Miyazaki e dallo studio Ghibli. Fose non siamo ai livelli de Il mio vicino Totoro o de La città incantata ma motivi per apprezzare Porco Rosso non ne mancano. Intanto la storia è ambientata completamente in territori italiani, cosa davvero poco usuale per un film d'animazione giapponese, inoltre il protagonista è condannato misteriosamente a un'esistenza in forma suina, unico in tutto il film, senza che Miyazaki ce ne dia spiegazione alcuna (o quasi).

Porco Rosso è Marco Pagot, ex aviatore e ora indipendente del cielo, trasformato misteriosamente in suino e autorelegatosi a una vita per lo più in solitaria. Abbandonata l'aviazione regolare, Porco si dedica alla riscossione di taglie, cacciatore dei vari pirati dell'aria nel periodo fascista. Pilota quasi imbattibile si troverà a confrontarsi con l'americano Donald Curtis, a collaborare con la giovane Fio per la ricostruzione del suo idrovolante e a fare i conti con i suoi sentimenti per la bella Gina. Sullo sfondo gli aerei dei fascisti, vecchi compagni, i navigli milanesi e il mare Adriatico.

I temi cari alla tradizione dello studio sono presenti anche se in maniera meno marcata rispetto ad altre pellicole firmate da Miyazaki. La mutazione del protagonista è centrale anche se trova poche spiegazioni, grande importanza hanno anche le figure femminili e ancora una volta una giovincella avrà un ruolo predominante, forse più importante di quel che si veda a una prima occhiata. I disegni degli spazi aperti sono come sempre favolosi e la storia è immersa nell'azzurro del cielo e del mare.

Curioso sentire chiamare i protagonisti: Marco Pagot, Arturo Ferrarini, Fio Piccolo, la signora Gina, etc..., il film, accurato e documentato nei riferimenti aeronautici, è un bell'omaggio per il nostro paese. Nonostante il lato magico sia messo un po' da parte la narrazione rimane comunque sognante, come si addice all'animazione del maestro giapponese.



L'unica pecca risulta essere il finale che oltre ad offrire poche spiegazioni (che potrebbe anche non essere un male) risulta decisamente affrettato e si conclude improvvisamente, proprio quando si avrebbe voglia di guardarne ancora un po'.

Certo è che se questo Porco Rosso si può considerare quasi un film minore dell'opera di Miyazaki ci si chiede come si possano considerare alcuni di quei cartoni animati in digitale prodotti un tanto al chilo e magari gonfiati anche per il 3D. Via su, ricominciamo a far disegnare la gente brava che ne vale la pena.

sabato 8 dicembre 2012

LA CITTA' INCANTATA

(Sen to Chihiro no kamikakushi di Hayao Miyazaki, 2001)

Forse è quel tipo di animazione, tradizionale, appena appena sporcata dai computer, forse sono quei paesaggi e quegli ambienti nei quali lo sguardo si perde, forse è la naturalezza con la quale l'irreale si fonde al reale, lo spirito alla carne. Forse l'innocenza dei protagonisti, forse il fascino di luoghi e narrazioni da noi lontane. Forse e più probabilmente sono solo Miyazaki e lo studio Ghibli. Sia quel che sia le loro produzioni hanno un'altra marcia e un'altra sensibilità. Non che la marcia sia più veloce, tutt'altro anzi. Sembra più lenta, di quella lentezza giusta che permette un'avanzata armoniosa. La città incantata è armonia, del tratto, del racconto, dei personaggi.

Ancora l'opera di Miyazaki non mi è nota nella sua totalità però questa pellicola balza in cima alla mia lista dei preferiti insieme a quell'altro gioiellino, Il mio vicino Totoro. Questo film d'animazione è riuscito a conquistarsi l'orso d'oro a Berlino e il premio Oscar nella categoria animazione superando Lilo & Stitch della Disney e L'era glaciale della 20th Century Fox. Meritatamente tra l'altro, nonostante i due film rivali non fossero affatto male. Costato circa 16milioni di euro ha incassato la cifra di 275milioni di dollari superando in patria i record di incassi detenuto da Titanic.

Tutto fila alla perfezione durante le due ore di durata del film, fin da quando Chihiro e i suoi genitori si ritrovano per errore in quella che sembra la ricostruzione di una cittadina all'interno di un vecchio parco divertimenti. Ma la cittadina non è quel che sembra, è anzi uno strano centro termale dove spiriti di tutti i tipi si ritrovano per rilassarsi. E' qui che la giovane protagonista dovrà rimanere per togliere dai pasticci in cui si sono prontamente cacciati i suoi adorati genitori. Sarà un susseguirsi di incontri, piacevoli e meno piacevoli, a scandire il viaggio della piccola Chihiro, da quello con lo spirito del maestro Haku, un ragazzino della sua stessa età, fino a quello con la strega Yubaba, una specie di reggente della città incantata.

Un film di una magia universale di fronte alla quale, che siate adulti, bambini o adultibambini, non si può rimanere indifferenti.

lunedì 30 luglio 2012

LUPIN III - IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO

(Rupan sansei: Cagliostro no shiro di Hayao Miyazaki, 1979)

Pellicola del 1979 e attualissima dimostrazione di come la computer grafica in stile Pixar non sia indispensabile per creare un buon film d'animazione. Storia solida, divertente e avvincente senza momenti di stanca, seppur priva dei contenuti alti proposti dal regista in altre sue opere successive (e anche nella precedente serie animata dedicata a Conan, ma questi sono ricordi ormai sbiaditi che potrebbero farmi incappare in clamorosi errori).

Ma in fondo Lupin è Lupin e questa è una storia di Lupin al 100%. Reduci da una rapina al casinò di Montecarlo Lupin e il fido Jigen, una volta a bordo della mitica 500 gialla, scoprono che la montagna di soldi appena rubata è composta da banconote rigorosamente false.

Lupin sembra sapere chi ringraziare per questo scherzetto e si dirige così verso il castello del Conte di Cagliostro che aveva già visitato anni prima. Sulla strada i due si imbattono in un tentativo di rapimento ai danni della bella Clarisse, futura sposa dello stesso Conte. Il salvataggio è d'obbligo.

L'arrivo di Lupin al castello mette così in allarme non solo il Conte ma anche la polizia internazionale che manderà sul posto l'ispettore Zenigata. Nel corso dell'avventura non mancheranno le occasioni per vedere in azione Goemon e la signorina Fujiko.



Lupin è il mattatore assoluto della pellicola, gli altri personaggi recitano per lo più solo il ruolo di comparse, un po' di spazio è lasciato a Jigen che ha una discreta parte nell'economia della storia. Discorso a se per la principessa Clarisse personaggio in crescita, delicato ma determinato al momento più opportuno. Il castello di Cagliostro può contare però su un villain di tutto rispetto, laido e fetente al punto giusto e ovviamente su un'animazione spettacolare. Disegni che ormai vengono etichettati come vecchia scuola, ma avercene... come spesso accade nei film del regista l'occhio dello spettatore si perde tra gli splendidi paesaggi illustrati, tra il verde e il blu dei fondali.

Per godere appieno di questo cartone animato (non li chiamiamo quasi più così) non è necessario che siate fan di Lupin, io non lo sono ad esempio. Occorre che vi piacciano le buone storie e i bei disegni, non serve altro.

mercoledì 3 agosto 2011

PICCOLI SUGGERIMENTI PER PASSARE UNA O PIU' PIACEVOLI (ma anche no) SERATE IN COMPAGNIA DI SE STESSI

Durante questa settimana di solitudine ho letto, ascoltato, guardato e scritto (come avrete potuto notare) un bel po' di roba.
Visto che con tutta probabilità (ma non è detto) staccherò per qualche giorno dal blog, butto lì le ultime segnalazioni che mi vengono in mente e che magari in qualche modo e chissà per quale ragione, potrebbero tornarvi utili. Utili? Mah!

Vediamo. Mumble, Mumble.

Allora. Segnalazione uno, forse la più importante. Non lasciate in giro per troppo tempo il pane secco. Neanche se avete intenzione di trasfigurarlo in pangrattato. O almeno fatelo in tempi inferiori al quinquennio. Genera farfalle. Molte. Dopo le tasse e le api ecco la terza piaga. Le farfalle.

Segnalazione due: Astro Boy (il film) di David Bowers, 2009.
Noiosetto anziché no. Tratto da un manga che non ho mai letto ma che da quel che se ne dice in giro si può fregiare di un valore decisamente superiore a quello del film.
Lo scienziato Tenma perde il figlio in un icidente di laboratorio, crea così a sua immagine un androide potenziato: Astro Boy. Dopo qualche tempo il dottore si accorge che questo robottino non è proprio la stessa cosa, insomma preferiva il figlio. Astro ci rimane male, dolore, fuga, nuovi amici, avversari, riscossa, riappacificazione, sticazzi, sticazzi, sticazzi.
Tecnicamente accettabile ma non impressionante, perlopiù annoia. Mancano le parti divertenti alle quali i migliori film d'animazione ci hanno abituato.

Segnalazione tre: per chi ama il fumetto c'è il non accessibilissimo a dire il vero (sto facendo una fatica boia a scrivere) Ritorno di Bruce Wayne. E non torna dalle vacanze SPOILER, VIKTOR NON LEGGERE ma dal viaggio nel tempo in cui Grant Morrison l'ha scaraventato privo di memoria. Un viaggio tra uomini preistorici, Padri pellegrini, pirati, pistoleri e gangsters, fino al ritorno ai giorni nostri. Una pletora di tasselli che compongono un mosaico che cementifica ancor di più il mito del pipistrello. FINE SPOILER. Riuscirà il nostro eroe a venirne fuori bene ancora una volta? Lo scoprirete nella prossima Bat-puntata.


Segnalazione 4: Il mio vicino Totoro, di Hayao Miyazaki, 1988.
Un altro modo di fare animazione, un altro modo di intendere l'intrattenimento, un altro modo di intendere il fantastico. L'avvento della creatura Totoro come uno spirito, un aiuto, senza strepiti, senza clamore e senza clangore. Due bambini con una mamma malata e un vicino di casa molto, molto, particolare. Delicato e coinvolgente, una bella favola dai ritmi attentamente dosati.
Tematiche ecologiche come spesso in Miyazaki, figure accostate alla tradizione shintoista.

Segnalazione numero 5: Poteva mancare il buon Dottore? No e poi no. Mai e poi mai. Dopo il finale della quarta stagione gli autori hanno prodotto una serie di speciali (ben quattro) per tenere ancorata la figura del Doctor Who a quella del carismatico David Tennant. E' ancora Natale, il Natale del 1851 e il Dottore incontra... il Dottore. Una sua versione futura tornata indietro nel passato? Un impostore? Un equivoco? Questo nuovo Dottore ha anche una compagna, Rosita, mentre il nostro Dottore è solo. L'unione dei due uomini riuscirà a fermare la minaccia dei redivivi Cybermen? Ancora un bell'episodio di questa fantastica serie. Ah, lo speciale è: Doctor Who: The next Doctor.


Segnalazione 6: Continuo a ricevere contatti dal blog agonizzante dello Zio Robbo (basta guardare le statistiche). La cosa mi rende felice e mi chiedo: perchè una sera non ci si mette d'accordo, noi che lo si conosce, e lo tempestiamo di insulti sul suo ultimo post pubblicato chiedendogli di iniziare a rimettere delle cose su quel blog di merda che si ritrova. E dire che di cose interessanti ve n'erano: serie-Tv, vecchi film, tette, musica, tette, e tante chicche sparse. E ancora tette.
Invece di perdere tempo su Facebook.



Segnalazione 7: Rock, amore, morte, follia e un paio d'altre sciocchezze che i nipotini dovrebbero sapere, di Mark Oliver Everett.
Mr. E., cantante degli Eels, ci racconta e si racconta in questa biografia che trasuda sincerità da ogni riga. Una vita che tutti definirebbero tragica se non fosse per il fattore musica. Dal difficile rapporto con genitori incapaci di prendersi cura dei figli (non deve essere facile vivere con un padre immerso nella postulazione della teoria degli universi paralleli) alle tragedie e ai lutti familiari fino al successo nel mondo del rock alternativo. Alti e bassi di una carriera raccontati seguendo il filo della vita del protagonista. Una bella lettura anche per chi come me gli Eels li conosce a malapena.

Volevo parlarvi ancora del Pasolini di Toffolo, di Europa '51 di Rossellini e anche di Ponyo sulla scogliera sempre di Miyazaki ma sono stanco. Magari la prossima volta. Magari mai.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...