(Torino, Palazzo Chiablese, 19 Aprile - 13 Luglio 2014)
Doppia e piacevole sorpresa questa mostra dedicata alla Confraternita dei Preraffaelliti che presenta dipinti e qualche disegno provenienti dalla Tate Britain di Londra. Con l'occasione abbiamo anche avuto modo di entrare per la prima volta a Palazzo Chiablese, contiguo al Palazzo Reale di Torino, luogo che si è rivelato una funzionale sede museale, ben sfruttata per l'allestimento di questa bella mostra. C'è da dire che abbiamo avuto la fortuna e l'astuzia di recarci in loco in un orario ancora poco affollato di visitatori, non garantisco quindi la buona vivibilità dell'evento nelle ore di piena.
Ero assolutamente a digiuno di tutta la produzione pittorica legata al movimento Preraffaellita, corrente nata in epoca Vittoriana in Inghilterra alla metà del 1800 e formata da artisti che guardano all'arte pittorica così come era concepita appunto prima dell'arrivo di Raffaello Sanzio sul finire del 1400. Tra i temi in mostra nei numerosi dipinti portati qui a Torino ho trovato di grande interesse il legame tra pittura e letteratura, molte delle opere sono ispirate a vecchi drammi, testi biblici o a opere Shakespeariane.
Il quadro simbolo di quanto appena detto è forse la splendida Ophelia di John Everett Millais usato anche come immagine ufficiale della mostra stessa. Tra l'altro l'esperienza della visita (gratuita per i possessori di Carta Musei) è allietata dalla presenza di un'audioguida gratuita che illustrerà curiosità e informazioni sulle opere principali in mostra esibendo un prezioso quanto riuscito dono della sintesi. L'audioguida non si sofferma su nessuna opera per più di due minuti garantendo una visita agevole, interessante e mai noiosa. Se vi capita di andarci prendetela, che a ciondolare senza nessuna spiegazione ci si perde un sacco di cose. Cose come la storia tragica della modella Elizabeth Siddal, ispirazione per Millais proprio per l'Ophelia e per diverse altre opere. E' per Dante Gabriel Rossetti che la Siddal posò in misura maggiore diventandone ben presto la moglie, tra l'altro in mostra sono presenti di questo artista anche gli splendidi dipinti Proserpina e L'amata (La sposa).
Dopo la visita alle prime bellissime stanze è possibile assistere al breve ma interessantissimo video realizzato da Luca Beatrice che metterà in relazione l'aspetto decadente e gotico di molti di questi dipinti con correnti culturali degli ambiti più disparati e più moderni. Si accenna alla musica dark e goth degli anni '80 prendendo in esame anche il look di molti artisti da Siouxsie a Ian Curtis (Joy Division), da Robert Smith dei The Cure fino ad arrivare al cinema più gotico del regista Tim Burton, alle illustrazioni per alcune copertine musicali (quelle realizzate per Radiohead e Tom Yorke ad esempio) e alla creazione di abiti da parte di affermati stilisti europei.
In definitiva una mostra di grande interesse, per me inaspettata, che vi consiglio di visitare senza riserve. Per chi viene da fuori un'occasione per visitare anche la nostra splendida città.
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sabato 3 maggio 2014
mercoledì 29 giugno 2011
UNA VISITA A: VENARIA REALE
Qualche giorno fa si è deciso di fare un giro alla Reggia di Venaria Reale. Eravamo curiosi e, consci di non aver scelto la giornata più propizia per il nostro giro, ci siamo mossi lo stesso.
Pioggia e schiarite, pioggia e schiarite ma più che altro pioggia. Tutti quei giardini all’aperto, ma sì che si fa lo stesso.
Insomma si arriva in loco, in settimana il parcheggio è gratuito e abbastanza comodo per raggiungere la reggia. Percorrendo un piccolo viale si sbuca sulla Piazza della Repubblica dove si trova l’ingresso del palazzo.
L’aria che si respira è di grandezza europea, un colpo d’occhio bellissimo di fronte al quale non si può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile abbandonare all’incuria e al disfacimento questo patrimonio italiano per tutto questo tempo.
Di fronte la facciata della reggia e le scuderie Juvarriane, sulla destra il porticato che divide la piazza dall’altro piazzale, quello delle fontane e dai giardini di Venaria. Sulla sinistra il recuperato borgo antico, un gran lavoro di recupero non c’è che dire.
All’interno della Reggia purtroppo non vi sono più arredi, tutto è andato perso o venduto negli anni della decadenza, nelle stanze è presente un nuovo allestimento che ripercorre la dinastia Sabauda e la storia del complesso, ci sono quadri, video, ricostruzioni della vita d’epoca e quant’altro.
E’ possibile ancora vedere almeno un paio di sale che ricordano antichi splendori, bellissima la galleria grande.
La parte più interessante è la visita alla mostra La bella Italia sita nelle scuderie, una visita strutturata partendo dalle principali città italiane che offre opere d’arte di artisti importanti quali Hayez (con Il bacio), Canaletto, Tiziano, Guido Reni, Vanvittelli, Rubens, Tiepolo, Canova, Bellotto, Leonardo e altro ancora. Da non perdere.
Caratteristico anche il Borgo Antico, una vecchia strada con relativa piazza dove sono sorte alcune botteghe, bar e qualche ristorante.

L’impressione è quella di un piccolo mondo a parte. Unica delusione, complice forse la cattiva giornata, sono stati i giardini. All’apparenza poco curati e spogli, privi di un servizio navetta o di personale incaricato di dare qualche informazione ai turisti. La distanza e la pioggia ci hanno scoraggiati dall’arrivare all’altro capo dei giardini dove dovrebbe trovarsi il pezzo forte all’aria aperta: il Potager Royale. Magari sarà per la prossima volta.
PS: Le foto le ho fatte io, per vedere quelle decenti visitate il sito ufficiale (link in alto).
Pioggia e schiarite, pioggia e schiarite ma più che altro pioggia. Tutti quei giardini all’aperto, ma sì che si fa lo stesso.
Insomma si arriva in loco, in settimana il parcheggio è gratuito e abbastanza comodo per raggiungere la reggia. Percorrendo un piccolo viale si sbuca sulla Piazza della Repubblica dove si trova l’ingresso del palazzo.
L’aria che si respira è di grandezza europea, un colpo d’occhio bellissimo di fronte al quale non si può fare a meno di chiedersi come sia stato possibile abbandonare all’incuria e al disfacimento questo patrimonio italiano per tutto questo tempo.Di fronte la facciata della reggia e le scuderie Juvarriane, sulla destra il porticato che divide la piazza dall’altro piazzale, quello delle fontane e dai giardini di Venaria. Sulla sinistra il recuperato borgo antico, un gran lavoro di recupero non c’è che dire.
All’interno della Reggia purtroppo non vi sono più arredi, tutto è andato perso o venduto negli anni della decadenza, nelle stanze è presente un nuovo allestimento che ripercorre la dinastia Sabauda e la storia del complesso, ci sono quadri, video, ricostruzioni della vita d’epoca e quant’altro.
E’ possibile ancora vedere almeno un paio di sale che ricordano antichi splendori, bellissima la galleria grande.
La parte più interessante è la visita alla mostra La bella Italia sita nelle scuderie, una visita strutturata partendo dalle principali città italiane che offre opere d’arte di artisti importanti quali Hayez (con Il bacio), Canaletto, Tiziano, Guido Reni, Vanvittelli, Rubens, Tiepolo, Canova, Bellotto, Leonardo e altro ancora. Da non perdere.
Caratteristico anche il Borgo Antico, una vecchia strada con relativa piazza dove sono sorte alcune botteghe, bar e qualche ristorante.

L’impressione è quella di un piccolo mondo a parte. Unica delusione, complice forse la cattiva giornata, sono stati i giardini. All’apparenza poco curati e spogli, privi di un servizio navetta o di personale incaricato di dare qualche informazione ai turisti. La distanza e la pioggia ci hanno scoraggiati dall’arrivare all’altro capo dei giardini dove dovrebbe trovarsi il pezzo forte all’aria aperta: il Potager Royale. Magari sarà per la prossima volta.
PS: Le foto le ho fatte io, per vedere quelle decenti visitate il sito ufficiale (link in alto).
martedì 5 aprile 2011
UNA VISITA A: OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI 2
Dopo aver lasciato il corpo principale della mostra ci si dirige verso Stazione Futuro passando dall’area ristoro. Proprio in corrispondenza di questa è presente un’altra piccola ma molto interessante iniziativa: La Vespa e il cinema.
Un’esposizione di locandine dei vari film in cui la creazione più celebre della Piaggio ha fatto mostra di sé.
Inoltre c’è la possibilità di visionare le scene dei vari film presi in esame nelle quali compare la mitica Vespa tramite un piccolo schermo interattivo.
In esposizione anche alcune Vespe ormai celebri, tra le altre quella veramente particolare usata da Sting in Quadrophenia e quella di Jude Law in Alfie.
Per quel che riguarda Stazione futuro il limite maggiore è proprio quello al quale si accennava ieri: il tempo. La mostra è incentrata su cosa ci aspetta nei prossimi anni, su come possiamo migliorare il nostro tenore di vita tenendo conto di alcuni aspetti fondamentali: l’informazione (connessioni ad alta velocità, banda larga), le energie rinnovabili, il riciclo dei rifiuti, il cibo, il territorio e i nuovi modi di abitarlo, i trasporti, la salute, etc...

Per ognuna delle tredici stazioni della mostra bisognerebbe prendersi il giusto tempo, guardare i filmati, ascoltare i concetti, informarsi. Visitando anche il corpo centrale diventa davvero dura fare tutto in una sola giornata.
Più snella e meno impegnativa invece Il futuro nelle mani. Una sala dove sono esposte opere d’arte contemporanea che hanno come filo conduttore il lavoro dell’uomo con un occhio particolare alla meccanica. Trovano spazio prototipi di veicoli, sculture realizzate da materiali di riciclo, qualche dipinto e qualche disegno, sculture, etc.

Nel complesso si è rivelata una visita indubbiamente interessante. In caso vogliate andarci, ritagliatevi il giusto tempo.
lunedì 4 aprile 2011
UNA VISITA A: OFFICINE GRANDI RIPARAZIONI
Approfittando del giorno di riposo infrasettimanale, mia moglie e io ci siamo giocati nuovamente la carta Torino Musei.
Questa volta ci siamo diretti verso le Officine Grandi Riparazioni, ex sito industriale storico dismesso nel 1992 all’interno del quale si procedeva alla riparazione di veicoli ferroviari come vagoni e locomotive.
In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia il sito è stato recuperato come spazio espositivo all’interno del quale trovano attualmente posto principalmente tre eventi.

Il primo è una mostra dedicata allo sviluppo e alla storia del nostro paese da dopo l’unità fin quasi ai giorni nostri. Un percorso espositivo che prende in esame le differenze culturali delle popolazioni fino a quel momento divise che andarono a comporre il nuovo paese.
Soprattutto si pone attenzione agli eventi e ai fenomeni che hanno contribuito a unire e unificare quei popoli e a creare quell’unità e quello spirito d’appartenenza che ancora oggi subisce spesso forti scossoni.
Il titolo di questa prima e più corposa mostra è Fare gli italiani: 150 anni di storia nazionale.
La prima nota positiva è il recupero di una location che, seppur minata dal passare del tempo, offre una cornice suggestiva e ampia che tra spazi interni ed esterni rende giustizia a questa iniziativa.
Architettura industriale re-impiegata in questa occasione e che speriamo non venga dimenticata alla naturale conclusione dell’attuale ricorrenza.
La mostra, oltre alla progressione cronologica, offre anche una visita tematica.
Entrando nel corpo espositivo principale ci si trova di fronte ai protagonisti storici che fecero l’Italia. Una serie di busti immersi nel buio, stralci di discorsi in sottofondo in corrispondenza dei quali si illumina il busto dell’oratore.
Una sala è dedicata a pochi ma notevoli dipinti a tema storico tra i quali spicca La meditazione di Hayez.
C’è la possibilità di assistere a numerosi video lungo tutto il percorso della mostra così come è possibile fermarsi a leggere le tappe principali che hanno caratterizzato la storia del nostro paese.

Le aree tematiche sono disseminate di oggetti storici, di ricostruzioni e di documenti che illustrano gli eventi che hanno unito di fatto gli italiani e la loro cultura: la scuola, il cinema, le due guerre mondiali, l’agricoltura, le fabbriche, la lotta alle mafie, fin ad arrivare a tempi più moderni con l’impegno politico, il boom economico, il miglioramento delle infrastrutture e di conseguenza dei trasporti e i mezzi aggreganti quali radio, stampa e televisione (che ora è quel che è ma che in passato fece la sua parte per insegnare la lingua agli italiani).
Questa è l’area migliore della mostra a mio avviso, il corpo principale. E’ possibile ammirare piccoli oggetti d’epoca come veicoli impiegati nelle due guerre mondiali, assistere a spezzoni della storia d’Italia attraverso scene del nostro cinema, leggere e ascoltare un’infinità di informazioni, fare un tuffo nel nostro passato recente tra locandine elettorali, vecchie pubblicità, oggetti una volta d’uso comune ormai esposti come moderno antiquariato (c’erano anche i walkman, sigh!).
Davvero ben realizzata l’area tematica sulle mafie dove, appoggiando un tipico faldone zeppo di documenti su una panca (quello di Peppino Impastato ad esempio), parte il relativo filmato che ne illustra le vicende.
Insomma tantissimi contenuti per una mostra ben realizzata.
Pochi i difetti in fondo: il sito è eccessivamente buio, in alcuni punti si fatica a leggere le schede esplicative, inoltre conviene dare sempre un occhio a dove si mettono i piedi. Fa anche freschino, l’area è grande e non riscaldata. Il limite maggiore è il tempo a nostra disposizione. La mostra (questa ma anche le altre due sezioni), è disseminata di centinaia di video, lunghi e meno lunghi, e di tantissimi contenuti da leggere ed esplorare. Per goderne appieno bisognerebbe stare all'interno delle OGR per dei giorni. Si ha spesso la sensazione di stare dando giusto un’occhiata superficiale all'esposizione, ma forse questo è inevitabile. Ottimo l’allestimento, ben inserito nella sua cornice.
Nel prossimo post due parole su Stazione futuro: qui si rifà l’Italia e Il futuro nelle mani: artieri domani.
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