(di Destin Daniel Cretton, 2026)
In casa Marvel Studios il brand dedicato allo Spider-Man interpretato da Tom Holland, almeno negli ultimi anni, sembra essere uno di quelli che funzionano meglio, sia dal punto di vista degli incassi, sia, tutto sommato, dal punto di vista qualitativo (il riferimento è a un cinema di puro intrattenimento). Sono stati parecchi i passi falsi e le operazioni di dubbia riuscita che si sono messe in cantiere all’interno del Marvel Cinematic Universe da diverso tempo a questa parte e, spesso, il problema è sembrato essere proprio l’appartenenza di questi progetti a un universo condiviso diventato via via troppo grande, troppo allargato, troppo collegato, un universo che tra film, serie televisive e prodotti d’animazione prevede una visione globale troppo impegnativa (in termini di tempo, non di intelletto), una problematica acuita anche dai troppi ingarbugliati pasticci messi in pista dalla gestione cervellotica del multiverso. A questi problemi sembra, almeno in parte, voler porre rimedio il nuovo Spider-Man: Brand New Day. Ci eravamo lasciati alla fine dell’episodio precedente (Spider-Man: No Way Home) con un mondo che ha completamente dimenticato l’esistenza di Peter Parker, compresi i suoi più cari amici come M.J. e Ned Leeds. Il regista Destin Daniel Cretton, già autore in Marvel del discreto Shang Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, cerca di riportare la storia di Peter alle origini, con i dovuti distinguo derivanti dalle evoluzioni legate ai film precedenti, un lavoro che in parte riesce e dona freschezza al film, accantonando per un momento anche le variabili legate al multiverso; rimane il fatto che, come in molti tasselli del MCU, è d’obbligo lavorare anche per la costruzione dei prossimi passi di questo universo condiviso, sviando così l’attenzione dal fulcro dei personaggi, percorrendo strade anche interessanti (parecchio per i Marvel fan) ma che per forza di cose fanno anche perdere un poco il centro a un film che, se si fosse potuto concentrare solo su Spider-Man e comprimari, avrebbe sicuramente acquisito maggiore profondità e interesse.New York (e il mondo) ha dimenticato chi sia Peter Parker (Tom Holland); al contrario il supereroe Spider-Man è diventato il beniamino della folla. Peter, ormai senza più legami, può dedicare molto tempo alla sua attività di eroe, facilitato in questo dal rapporto diretto con l’ispettrice di polizia Jean DeWolff (Liza Colón-Zayas). Purtroppo Peter deve convivere con la dolorosa realtà di non poter più interagire con i suoi affetti più cari: con la sua amata M.J. (Zendaya) e con il suo migliore amico Ned “l’uomo sulla sedia” Leeds (Jacob Batalon). Durante una delle sue azioni per proteggere la città, Spider-Man si imbatte in un nuovo e misterioso avversario con la capacità di saltare da un corpo all’altro impossessandosene. Questi sta tentando in ogni modo di penetrare le misure di sicurezza della Damage Control, un’azienda in possesso di tecnologie e studi avanzati, alla ricerca di un altrettanto misterioso elemento chiamato V-Max. Nelle operazioni del nostro amichevole Uomo Ragno di quartiere, viene coinvolto anche Frank Castle, alias il Punitore (Jon Bernthal), con il quale il nostro sembra avere dei trascorsi. Oltre a questa gatta da pelare, Spider-Man dovrà affrontare una sorta di mutazione del DNA scatenata dal trauma di aver visto i suoi amici iniziare una nuova vita senza di lui. Le cose si complicheranno sempre più fino al disvelamento dell’identità del nuovo avversario, una figura di primo piano di cui, ne siamo certi, sentiremo nuovamente parlare nei prossimi film del Marvel Cinematic Universe.
Nel complesso Spider-Man: Brand New Day è un buon film, divertente e ben riuscito, dalle qualità tecniche e coreografiche davvero notevoli, il regista Destin Daniel Cretton, da questo punto di vista, aveva dimostrato di saperci fare già con il precedente Shang Chi e la leggenda dei Dieci Anelli. Come già accennato, sembra che con questo film si sia voluto portare Spider-Man a una dimensione un poco più semplice, urbana, a un Uomo Ragno dotato di una tecnologia meno invadente, che usa l’I.A. ma che non può più contare su tutto l’armamentario fornitogli da Tony Stark. È un eroe giovane, ma capace di camminare sulle sue gambe. Se Peter è ormai, in maniera forzata, un solitario, Spider-Man può avvalersi dell’aiuto della DeWolff, una donna che si preoccupa, pur non conoscendolo, anche del ragazzo sotto la maschera; è spalleggiato anche da un Punitore decisamente più “morbido” di quello visto nella serie Netflix, versione forse troppo problematica da inserire senza ritocchi in un film su Spider-Man, personaggio amato anche dai più piccoli. Inoltre compaiono in ruoli sfiziosi da co-protagonisti anche Bruce Banner/Hulk (Mark Ruffalo) e Yelena “Vedova Nera” Belova (Florence Pugh). Ciò che però è veramente riuscito in Brand New Day, e che avrebbe potuto marchiare ancor di più il film se non ci si fosse persi in sequenze action e nell’introduzione di nuovi personaggi, è il dolore di Peter nel vedere M. J. condurre la sua vita insieme ad altre persone, vicino a un ragazzo che non è più lui, senza nessun ricordo del loro amore; Peter è stato cancellato dalla vita di M. J.; semplicemente non c’è più. È una tematica che viene fuori bene almeno in due o tre sequenze, una delle quali realmente crudele e nella quale è coinvolto il nuovo personaggio affidato alla più recente star del MCU: Sadie Sink (della quale non diciamo troppo a vantaggio di chi non avesse ancora visto il film). Pensate se la persona che amate, per un intervento magico (Doctor Strange) o demoniaco (Mefisto, nei fumetti), si dimenticasse di voi e per qualche motivo voi non poteste più rientrare nella sua vita. O, per farla più semplice e realistica, se una persona che amaste portasse avanti la sua vita, a fianco di altre persone, e per mille motivi voi non poteste farne parte. Vengono in mente i bellissimi versi scritti da Eddie Vedder per la magnifica Black dei Pearl Jam (I know someday you’ll have a beautiful life / I know you’ll be a star / in somebody else’s sky / but why? Why? / Why can’t it be, can’t it be mine?). Immaginate il dolore? Sì, lo immaginate. Ecco, forse tutto Brand New Day avrebbe dovuto ruotare intorno a questo perno, ma forse sono io che con l’età sto diventando troppo romantico e il film, in fondo, va bene anche così com’è. E poi c’è lei, c’è Maxine, c’è Sadie, c’è…




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