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domenica 28 aprile 2019

IN FONDO ALLA NOTTE

(Les eaux mortes di Hugues Pagan, 1986)

La Francia è la patria europea del noir, o del polar come chiamano i francesi alcune declinazioni del genere, del noir nel suo aspetto più crudo e antispettacolare possibile. I suoi protagonisti, come il Jacques Cavallier di In fondo alla notte, sono uomini di poche parole, concreti, allo stesso tempo duri e capaci di delicatezza, collocati in un ambiente dove spesso sono ancora in vigore codici d'onore che sanno d'antico, in contrapposizione alla brutalità delle nuove generazioni, differenze d'approccio riscontrabili da ambo i lati della barricata, nel milieu criminale come tra i flics. In mezzo a questo mare plumbeo galleggia, trascinato dalla corrente, l'uomo stropicciato e sbattuto che Hugues Pagan mette al centro della sua storia. Cavallier è un ex sbirro con una vicenda oscura alle spalle e un vissuto non troppo docile, riciclatosi come giornalista per una testata di quart'ordine che gli permette di pagare le bollette, le spese per mantenere casa e auto e tirare avanti in una tranquilla routine, che poi è tutto ciò che il non più giovanissimo Cavallier chiede. Poi, un giorno, la sua vecchia vita torna a trovarlo. Prima un versamento sul suo conto corrente, un importo di trentamila franchi di cui non si conosce l'origine, poi il ritorno di una vecchia fiamma, invecchiata e sbattuta dalla vita proprio come Cavallier, poi ancora il fantasma del vecchio compagno Chess e anche l'inevitabile e non voluto ritorno all'azione. In mezzo a diverse cose spiacevoli, come ogni noir che si rispetti richiede, c'è lei, la donna, Anita, all'apparenza semplice, timida ma capace di trasformarsi nella donna che ogni uomo vorrebbe, figuriamoci un vecchietto sgualcito come ormai Cavallier si reputa. Nel giro di pochissimo tempo Cavallier si trova coinvolto in una vicenda poco chiara, tra somme di denaro di dubbia provenienza, loschi figuri alle calcagna, la polizia che lo sospetta d'essere invischiato in una torbida storia di cui quasi nessuno, Cavallier in primis e lettore di seguito, capisce molto. Come in tanti classici del noir, dell'hard boiled americano, da Il grande sonno di Chandler in avanti, anche in questo In fondo alla notte non è difficile di tanto in tanto perdere il filo, smarrirsi tra le congetture, non perché la trama sia particolarmente intricata, non lo è, quanto per una sensazione di nebulosità, di un approccio fumoso alla narrazione tipico di molte storie appartenenti al genere; quasi un fumo metanarrativo, lo stesso in cui si muovono la polizia e finanche Cavallier, un fumo che rispecchia quello in cui viene in parte immerso il lettore. Il romanzo è abbastanza rapido da leggere, dedicandocisi con un certo impegno si può in pochi giorni vedere il termine delle disavventure del protagonista, riuscendo a navigare meglio tra gli avvenimenti affrontandoli con ritmo più serrato. Pagan è un erede degno dei maestri del genere, linguaggio diretto, secco, unito alla capacità di creare descrizioni evocative ed efficaci, mette in scena un parterre di personaggi vissuti, insieme al protagonista e alla sua donna anche lo stanco direttore del giornale, il vecchio Tellier, l'ispettore Fabre, più tutti gli esponenti della mala, vecchia e nuova, che per la maggior parte del tempo rimangono dietro le quinte ma fanno sentire la loro presenza. E alla fine del noir, magari proprio in fondo alla notte, un sogno. Indubbiamente un libro per gli amanti del genere, uno di quelli da non lasciarsi scappare.

lunedì 24 agosto 2015

IO SONO VIVO, VOI SIETE MORTI

(Je suis vivant et vous etes mort di Emmanuel Carrère, 1993)

Un viaggio nella mente (malata aggiungerei) di Philip K. Dick, come recita il sottotitolo. Per chi ama gli scritti di uno dei più noti autori di fantascienza questa lettura, se non indispensabile, risulta quasi obbligata. Attraverso la storia narrata da Carrère si aprono squarci di (in)comprensione su alcune delle opere di Dick, soprattutto sulla loro gestazione e sui meccanismi mentali atipici che portarono lo scrittore di Chicago a inventare e portare su carta molte di quelle situazioni in anticipo sui tempi che ancora oggi noi lettori moderni tanto ammiriamo.

Per apprezzare questa biografia non è strettamente necessario essere fan del suo protagonista, tanto è affascinante e incredibile la progressiva caduta nell'instabilità e nella paranoia lucida di Philip Dick. Chiunque può essere conquistato da una vita vissuta fuori dagli schemi in maniera tutto sommato involontaria. Infatti, per sua natura, Dick non sembra essere un esuberante o un eccentrico, anzi, ma chissà quali traumi o quali tare hanno portato il bambino Dick a divenire un adulto convinto di essere spiato e perseguitato dalla C.I.A. o vittima addirittura di chissà quali complotti comunisti (lui che per gli ambienti vicini alla sinistra nutriva simpatia tanto da viverci a stretto contatto negli anni delle proteste dei '60).

Forse la morte alla nascita della sorella gemella Jane, forse lo spavento che il padre fece prendere a un Dick ancora bambino indossando una terrificante maschera anti-gas, fatto sta che per un motivo o per l'altro, pur rimanendo sempre lucido, l'equilibrio dell'autore partì pian piano per la tangente.

Carrère illustra in maniera avvincente il rapporto dell'autore con le donne della sua vita, dalla madre condiscendente a ogni forma di attività artistica e via via esplorando i periodi della vita di Dick e i legami con le sue diverse mogli (si sposò ben cinque volte). Le donne, le strane fissazioni dell'autore, i figli, la religione e tutte le strane intuizioni e convinzioni sull'esistenza di realtà altre dalla nostra si riflettono in maniera a volte chiara, a volte meno, su alcuni degli scritti più celebri di Dick. La lettura di questo libro, oltre a essere decisamente appassionante, fornisce chiavi di lettura importanti per rigustare diverse opere dell'autore in maniera diversa.

In fondo parliamo di un autore che, con piena convinzione, in occasione di discorsi pubblici dichiarava cose come questa: "Sono sicuro che voi non mi credete, e non credete nemmeno che credo a ciò che dico. Eppure è vero. Siete liberi di credermi o di non credermi, ma credete almeno a questo: non sto scherzando. È una cosa molto seria, molto importante. Dovete capire che, anche per me, dichiarare una cosa simile è stupefacente.Un sacco di gente sostiene di ricordarsi delle vite antecedenti; io sostengo, invece, di ricordarmi di un'altra vita presente. Non sono a conoscenza di simili dichiarazioni, ma sospetto che la mia esperienza non sia unica. Ciò che è unico, forse, è il desiderio di parlarne".

Come si può non amare e non avere immensa stima di un personaggio di questa risma?

Quando si dice una biografia appassionante come un romanzo, tra opere, passioni, relazioni ma soprattutto paranoie e intuizioni del grande (anche fisicamente) Philip Kindred Dick. Da recuperare.


venerdì 24 gennaio 2014

CINQUE LIBRI CHE...

Con Cinque libri che... la mia intenzione è quella di segnalarvi alcune opere di cui non ho avuto il tempo di parlarvi in maniera articolata (vuoi per vera mancanza di tempo, vuoi perché ormai il ricordo non è più così fresco) ma che meritano a mio avviso sicuramente una lettura. Alcuni di questi libri sono dei veri e propri capolavori, altri semplicemente scritti interessanti o divertenti. Questo appuntamento tornerà almeno per quattro o cinque volte per un totale di venti/venticinque libri. Fatemi sapere cosa avete letto e cosa ne pensate ;)

Ecco a voi titoli e sinossi.

1) Charles Bukowski - Post office
Henry Chinaski, alter ego largamente autobiografico di Charles Bukowski, è uno strano tipo di postino: si abbandona tutte le notti a grandi bevute e prolungati amplessi, ma alle cinque del mattino è puntualmente nel suo ufficio postale ad attendere gli ordini generalmente sadici del capo. I lunghi e ripetitivi giri per le consegne di lettere e plichi, compiuti con l'ansia di rispettare l'orario, si caricano - nel quadro decisamente grottesco dell'insieme - di spessori ora epici ora tragici, e fanno da costante contraltare oppressivo e concentrazionario all'edonismo sfrenato che subentra quando cala il sole.
Nelle sbronze di Henri non c'è alcuna pulsione autolesionistica: beve semplicemente perché gli piace, così come gli piace il sesso: essere liberi, per lui, significa procurarsi liberamente il maggior piacere possibile.
Ma l'ufficio postale, trasparente metafora della società organizzata, si erge come un asettico Moloch a contrastare in modo arcigno e implacabile quella libertà, al punto che l'unica possibilità di acquisirla e goderne resta il licenziamento, dall'ufficio come dalla società.
Ed è quello che Chinaski infine otterrà, preparandosi a un gioioso futuro da dropout. Scritto nel 1971, Post office è certamente il frutto migliore di un narratore che dell'autoemarginazione e dalla critica violenta al sogno americano ha fatto la marca distintiva del suo operare; senza mai smarrire, tuttavia, il filo di una superiore ironia, capace di rivolgersi docilmente e persuasivamente anche contro il personaggio di sé così amorosamente costruito.



2) Alexandre Dumas - Il conte di Montecristo
Vittima delle insidiose trame di due rivali e di un ambizioso magistrato, Edmond Dantès, un giovane ufficiale di marina, viene arrestato a Marsiglia il giorno stesso del suo matrimonio e rinchiuso per ben quattordici anni nel tenebroso castello d'If. Ma, fuggito avventurosamente dal carcere e divenuto ricchissimo grazie alla scoperta di un enorme tesoro, Dantès, che ha assunto il romantico nome di conte di Montecristo, può finalmente portare a termine la sua terribile vendetta.
Pubblicato per la prima volta nel 1844, questo romanzo, caratterizzato da una trama movimentata e ricca di colpi di scena, divenne subito popolarissimo imponendosi come modello della narrativa d'avventura del secolo scorso.






3) Auguste Le Breton - Rififi
Rififi è il capostipite del "romanzo di mala", il filone più truce e realistico del noir francese, portatore di uno sguardo disincantato sul mondo dei delinquenti nel secondo dopoguerra. Le esistenze dei protagonisti sono fatte di coltelli e donne di malaffare, di bische e locali fumosi. In questo libro, scritto ricorrendo ampiamente al gergo degli ambienti di malavita, Le Breton dipinge senza nulla concedere alla moda del giallo anglosassone o americano lo scontro tra delinquenti nordafricani, corsi e italiani. Il suo stile di scrittura ha influenzato profondamente non solo il linguaggio e la letteratura, ma anche la stessa mala francese.
Tony, detto il Lionese, è appena uscito dalla prigione, dove ha scontato una condanna di cinque anni. Radunata una banda di complici, organizza un audace colpo ai danni di una gioielleria.
Il bottino fa gola a tutto l'ambiente della mala e inizia così una lotta all'ultimo sangue tra le gang rivali: "le rififi", una rissa senza esclusione di colpi per le strade di Parigi. Da quando Le Breton ha inventato il termine, "rififi" è entrato regolarmente nel gergo della malavita.
Da questo libro Jules Dassin ha tratto il film omonimo, che gli è valso il premio per la miglior regia al festival di Cannes. I personaggi creati da Le Breton sono stati portati sullo schermo da numerosi interpreti di primo piano, tra i quali Jean Gabin, Lino Ventura e Alain Delon.



4) Warren Ellis - Con tanta benzina in vena
Michael McGill. Detective alla deriva. Assoldato da una misteriosa organizzazione di politicanti eroinomani per recuperare la prima, vera Costituzione degli Stati Uniti, smarrita da Richard Nixon in una casa di tolleranza. Quella attualmente in vigore sarebbe solo un'eterna seconda, un doppione, quasi un falso. Con l'aiuto dell'arrapante e arrapata Trix Holmes, Michael si lancia in un'odissea on the road dall'Ohio alla California, tra adoratori di Godzilla, impensabili sette segrete, pratiche sessuali inedite e strani rituali custoditi nei meandri di Internet, nel ventre oscuro e perverso di un'America nascosta, cattiva e demente. In un tour-de-force fulmineo, estremo, esilarante e agghiacciante, con un colpo di scena finale da maestro, Warren Ellis (l'astro indiscusso del fumetto anglosassone) firma non già una graphic novel su carta, ma "un proiettile a punta cava, un libro che spernacchia il politicamente corretto e fa a pezzi la santa morale a stelle e strisce" (Los Angeles Times Book Review).



5) Stephen King - It
In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. E quando, molti anni dopo, It ricompare a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia... Un viaggio illuminante lungo l'oscuro corridoio che conduce dagli sconcertanti misteri dell'infanzia a quelli della maturità


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