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martedì 6 maggio 2025

CINEMA SPECULATION

(di Quentin Tarantino, 2022)

È già da qualche tempo che si parla di introdurre nelle scuole l'insegnamento del cinema e dell'audiovisivo come materia utile per capire il nostro presente, per cogliere le possibilità di esprimerlo, rielaborarlo, raccontarlo e fermarlo nella memoria e, perché no, anche studiarlo (discorso questo utile anche per la storia, non solo del cinema ma tout court). Ecco, di fronte a una tale e augurata evenienza io tra i miei professori vorrei ci fosse Quentin Tarantino. Questo non perché il regista e qui scrittore sia uno degli storici del cinema più quotati e competenti (non lo è), forse non è nemmeno uno dei conoscitori più completi della materia (anche se qui credo fortemente sia messo davvero molto, molto bene); vorrei Quentin Tarantino tra i miei professori per la passione sincera che nutre per la materia e per quella capacità così accattivante e naturale che possiede di trasmettere quella stessa passione. Arriviamo così a Cinema speculation, seconda opera letteraria del Nostro dopo la trasposizione su carta di C'era una volta a... Hollywood, al momento sua ultima fatica cinematografica. Cinema speculation non è un testo che pretende di offrire ampie panoramiche su quello che è stato il cinema dai suoi albori fino a oggi, non è un viatico per conoscere i grandi movimenti della settima arte, i suoi capisaldi, i maggiori autori, non è una panoramica autorevole su quel che il cinema è stato come può essere, che so, uno Storia del cinema di Fernaldo Di GiammatteoCinema speculation è la storia del rapporto d'amore nato tra un giovane ragazzo del Tennessee e il cinema visto attraverso l'analisi puntuale (ma anche parziale) di una serie di film che hanno colpito l'immaginario del giovane Quentin in un arco temporale che va dalla fine degli anni 60 all'inizio degli 80; va da sé che il libro diventi così un mix tra un saggio su un certo cinema e il racconto personale, una storia di formazione dove sono cruciali non solo il rapporto con la sala e con i film ma anche quello con la madre e con l'assenza del padre (a volte sostituito da altre figure di riferimento bizzarre e di passaggio).

Il libro si apre con un'introduzione (I grandi film del piccolo Q) con la quale Tarantino ci illustra un poco la genesi del suo amore, e di quello di un sé stesso bambino, dai 7 anni in avanti, per i film e per le sale cinematografiche che nella sua infanzia furono per lui l'occasione imperdibile per "fare cose da grandi". Forte di una madre molto permissiva e niente affatto spaventata dall'influenza che film anche violenti avrebbero potuto avere sul figlio ancora piccolo, il giovane Quentin ebbe la possibilità di vedere film e appassionarsi a un tipo di cinema che alla maggior parte dei suoi coetanei era negato, cosa che peraltro gli fece guadagnare anche un certo rispetto tra i suoi pari. Tra i suoi primi ricordi c'è ad esempio un doppio spettacolo che presentava La guerra del cittadino Joe di John J. Avildsen e Senza un filo di classe di Carl Reiner, film oggi non proprio tra i più ricordati, cosa che appunto ci da un'idea delle pellicole di cui ci parlerà Tarantino in Cinema speculation, e sicuramente non proprio tra i più consigliati per un ragazzino, soprattutto il primo. Dopo aver gettato le basi per rendere il lettore edotto della situazione si passa a parlare di alcuni film per Quentin divenuti di riferimento; nei capitoli a essi dedicati non mancano riferimenti e approfondimenti su altre pellicole, attori, registi, sceneggiatori... e allora via con Bullit, Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!, Un tranquillo weekend di paura, Getaway!, Organizzazione crimini, un pezzo affettuoso sul critico cinematografico Kevin Thomas (che poco ha amato i film di Quentin), Le due sorelle, Daisy Miller, Taxi driver, Rolling thunder, Taverna Paradiso, Fuga da Alcatraz, Hardcore, Il tunnel dell'orrore e altri pezzi ancora.

Quello che ne esce è un libro estremamente divertente, coinvolgente, appassionante seppur laterale e non conforme a quella che può essere l'idea generalizzata di un cinema di serie A. Il cinema è visto prima di tutto come esperienza collettiva, come il vissuto di un ragazzino in una sala (in una dove magari è l'unico bianco presente a vedere un film della blaxploitation), come parte importante di un percorso di formazione che ha portato, insieme ad altro presumiamo, al Quentin Tarantino regista che oggi tutti noi conosciamo. Cinema speculation non è quindi un testo "assoluto" quanto piuttosto una visione personale e parziale dettata da un gusto soggettivo su di un piccolo pezzo della storia del cinema, ed essendo la storia personale di un narratore d'eccezione è quasi inevitabile che nel lettore nasca la voglia di andare a recuperarsi anche cose come l'Alligator di Lewis Teague o qualsiasi altro improbabile titolo la videoteca ideale di Tarantino contenga e alla quale qui solamente accenni. Torniamo quindi ad abbracciare quella passione che con estro, spirito e anche acume Tarantino è capace di trasmettere, non omettendo di riflettere e spendere parole, lodi e critiche su gente come Bogdanovich, Scorsese, Schrader, McQueen, Yates, Siegel, De Palma o Sam Peckinpah in una panoramica sull'epoca della sua formazione cinematografica, quella principalmente dei 70 del secolo scorso, tra le varie exploitation, New Hollywood, Movie Brats e via discorrendo. Un miscuglio quindi di cinema e ricordi dal quale è impossibile non uscire avvinti, parafrasando un più celebre slogan... "Professore subito!".

domenica 19 settembre 2021

IL SESSO NELLE CAMERE D'ALBERGO

(Otherwise known as the human condition. Selected essays and rewiews di Geoff Dyer, 2011)

Dev'essere davvero un bel tipo Geoff Dyer, un vero imbucato della letteratura come lui stesso si definisce. Questa raccolta di suoi scritti, proprio com'era nelle intenzioni, nei gusti e nelle inclinazioni dell'autore, non ha un vero e proprio filo conduttore nonostante l'antologia sia divisa per sezioni tematiche, salta invece con stile dalla corposa sezione iniziale dedicata alla fotografia alle riflessioni sulle altre arti figurative, dall'amore per la letteratura e per alcuni scrittori in particolare alla passione sconfinata per la musica, dalla cronaca di brevi viaggi si passa poi a pezzi sulla moda fino ad arrivare a quella che è la sezione più sfiziosa del libro dedicata ai racconti personali che spaziano dai resoconti sull'amore per la vita a base di sussidi di Stato al primo incontro con la moglie, dall'ossessione maniacale per cappuccino e brioche all'influenza dei fumetti Marvel nella vita di un uomo, insomma c'è di che sbizzarrirsi in questa raccolta che ingloba un paio di pubblicazioni inglesi che in origine uscirono con i nomi di Anglo-English attitude e Working the room comprendenti rispettivamente pezzi scritti tra il 1984 e il 1999 la prima e da lì fino al 2009 la seconda. Il titolo pruriginoso è quello di uno degli articoli pubblicati nel libro, meglio in realtà l'originale Otherwise known as the human condition, il titolo che accorpava le due precedenti raccolte scelto per l'edizione inglese.

Geoff Dyer riempie molti dei suoi scritti di trasporto e reale ammirazione se non passione vera per gli argomenti di cui scrive, riuscendo a interessare il lettore a materie magari dallo stesso prese finora poco in considerazione. Prendiamo me per esempio, completamente ignorante di quel che concerne la fotografia se non per la conoscenza superficiale di un paio di nomi arcinoti, mi trovo a leggere con interesse vivo e crescente curiosità brani costruiti attorno a fotografie più o meno celebri che ci dicono del loro posto nella Storia e nell'attimo in cui sono state scattate, di ciò che potrebbe esserci nella testa e nei cuori dei soggetti ritratti, di ciò che suggerisce l'immagine rispetto a ciò che probabilmente è rimasto fuori dall'inquadratura, e ancora stili, tematiche, visioni e strumenti di fotografi come Jacques Henri Lartigue, Robert Capa, Ruth Orkin, Richard Avedon e tantissimi altri ancora. Non parliamo poi dell'estasi quando ci si ritrova a camminare con Dyer su sentieri di per sé già amati quali per me possono essere la letteratura o la musica, gli spunti qui sono infiniti. Dyer, laureato in letteratura inglese a Oxford, apre al lettore tantissime possibilità di approfondimento, sia critico che di mero catalogo, libri e autori magari da noi mai affrontati che tramite le parole di Dyer invocano a gran voce di essere inseriti nell'interminabile lista delle cose da leggere che molti lettori tengono sempre a portata di mano, in questo senso Il sesso nelle camere d'albergo diventa una fonte preziosa di consigli da tenere sul comodino anche a lettura terminata, per ammirare le foto di un artista a noi sconosciuto oggi, acquistare un libro domani (magari partendo da Figli e amanti di D. H. Lawrence), quando si ha il giusto tempo ascoltare un disco pubblicato dall'etichetta Ecm (Edition of contemporary Music), Dyer ci suggerirebbe Keith Jarrett probabilmente, e via discorrendo. Nella sezione dei personali si ritrova in larga parte il piglio divertente e attraente che Dyer ha già mostrato in altre sue opere di fiction come Paris trance o Brixton pop, andando a chiudere in maniera lieve una raccolta di scritti piacevole dal primo all'ultimo pezzo. Il mix tra narrazione brillante e critica intelligente che Dyer dimostra di saper padroneggiare alla perfezione ha permesso all'autore inglese di realizzare il suo sogno più grande: quello di non dover mai lavorare! 

mercoledì 29 luglio 2020

MOLTE VITE, MOLTI MAESTRI

(Many lives, many masters di Brian Weiss, 1988)

Brian Weiss, oltre che scrittore, è prima di tutto uno stimato medico; laureatosi alla facoltà di medicina della prestigiosa Università di Yale è stato per diverso tempo direttore del reparto di psichiatria dell'ospedale Mount Sinai di Miami. In Molte vite, molti maestri Weiss mette nero su bianco il resoconto di un percorso terapico intrapreso con una paziente qui indicata con il nome fittizio di Catherine per garantirle l'anonimato. La paziente in questione soffre di ansie, fobie, attacchi di panico e diversi altri disturbi che rendono alla giovane donna la vita parecchio difficile. Catherine è una donna molto religiosa cresciuta in una famiglia che lo è altrettanto, è una donna attraente, con un buon lavoro nello stesso ospedale dove esercita il Dottor Weiss, di tanto in tanto posa come modella per delle linee di costumi da bagno, nessun trauma troppo evidente a dettare tutte le paure di cui la giovane soffre. Eppure Catherine vive in preda all'ansia, ha paura del buio, non riesce a inghiottire pillole per paura di soffocare, è terrorizzata all'idea di prendere l'aereo, ha paura dell'acqua e vive con il terrore di affogare, presenta una serie di sintomi di difficile spiegazione che non le rendono di certo leggera l'esistenza. Incubi, insonnia, paura della morte, tutto in continuo peggioramento. Dopo un percorso terapico di un anno e mezzo molto stimolante durante il quale la paziente collabora con entusiasmo per cercare di sviscerare le cause dei suoi problemi, le paure di Catherine sono ancora tutte lì. Il Dottor Weiss decide allora di ricorrere all'ipnosi regressiva, una pratica tramite la quale, in seguito a un profondo stato di rilassamento di corpo e mente, è possibile recuperare traumi nascosti nel passato del paziente e ormai rimossi grazie proprio all'estremo stato di quiete capace di acuire la memoria e riportare a galla episodi all'apparenza ormai perduti.

Quello che emergerà da queste sedute ha dell'incredibile, non solo per la paziente, le rivelazioni fatte da Catherine in stato di ipnosi turbano per primo il suo terapista per arrivare poi, seduta dopo seduta, a migliorare notevolmente sia la condizione della paziente che finalmente inizia a superare le sue ansie, ma anche il punto di vista del medico che si trova di fronte a scenari via via sempre più interessanti e che doneranno anche a lui un maggior stato di serenità e consapevolezza. Non solo in queste sedute Catherine ricorda episodi chiave del suo passato ma riesce a far emergere ricordi da altre vite vissute in epoche precedenti, anche molto lontane dal nostro presente, ricordi vividi, dettagliati, traumi e sofferenze sepolte in altre esistenze, in altri corpi, ma collegate da un continuo processo di apprendimento all'attuale vita della paziente. Poco importa che si creda o meno nella reincarnazione per come ce la illustra l'autore, il grande merito di questo libro è quello di mettere in prospettiva cosa può davvero essere importante per noi, qui si espone una teoria per cui la nostra esistenza terrena ha come unico scopo l'apprendimento e il miglioramento di noi stessi, ovviamente questo miglioramento è completamente slegato dalle beghe terrene e dai beni materiali, l'esistenza sulla Terra è da intendersi come una scuola d'amore, di tolleranza, carità e serenità, concetti che sono alla base più o meno di tutte le religioni, poi travisate per interessi terreni. Lo scritto di Weiss rasserena, è capace di donare spunti di riflessione, speranza, e mette nello stato d'animo giusto per intraprendere davvero quei miglioramenti che tutti possiamo mettere in pratica, non necessariamente ricorrendo all'ipnosi regressiva, a volte, almeno per chi non ha traumi importanti e grossi disagi da superare, un buon esame di coscienza potrebbe essere un buon punto di partenza.

Argomenti indubbiamente da approfondire, oltre a quelli a cui si accenna poco sopra, dalle sedute di ipnosi di Catherine esce molto altro, rivelazioni che qui non svelo e lascio a voi scoprire; Molte vite, molti maestri è un libro che può cambiare in meglio le nostre prospettive e aiutare ad affrontare la vita con maggior serenità, magari consapevoli che per noi questa non è l'ultima possibilità e che in qualche modo altro ci aspetta, qui come altrove.

venerdì 1 marzo 2019

LA FISICA DEI SUPEREROI

(The physics of superheroes di James Kakalios, 2005)

James Kakalios è un docente di fisica dell'Università del Minnesota; appassionato di fumetti ebbe anni addietro la brillante idea di movimentare le sue lezioni unendo i principi della fisica, il cui insegnamento era parte del programma didattico, alle dinamiche che spesso si presentano tra le pagine dei comics di casa Marvel e Dc. Ma facciamo un passo indietro. Forte della sua esperienza in qualità di insegnante, Kakalios sviluppò la consapevolezza che gran parte degli esempi teorici presentati agli studenti durante i corsi di fisica, anche quelli più basilari, finivano per annoiare i ragazzi senza mai coinvolgerli sul serio. Cosa volete che possa importare a un post adolescente di carrucole, molle e pesi in scivolata su piani inclinati? Un bel niente! Non gliene importava nulla e in più la materia veniva presentata in maniera barbosa. Perché allora non rendere tutto più vivace usando un argomento che se proprio non appassionava tutti almeno era capace di catturare l'attenzione e divertire gran parte della platea? Come prevedibile il sistema portò buoni risultati, La fisica dei supereroi è un po' il coronamento di questa idea indovinata, un manuale di fisica alla portata più o meno di tutti (non servono grosse conoscenze pregresse per affrontarne la lettura), capace di trattare temi di fisica basilare fino ad arrivare a nozioni di fisica quantistica senza mai annoiare il lettore, nemmeno quello più lontano dai temi scientifici trattati.

La prosa è sempre scorrevole, discorsiva, solo in pochissimi casi si addentra in modo specifico nel linguaggio tecnico, il lettore a digiuno di nozioni in materia potrà seguire questo mini corso senza particolari problemi, facendosi anche due risate proprio grazie agli esempi riportati e al piglio molto divertito dell'autore. L'assunto di base è che, nonostante la fantasia delle situazioni proposte, molto spesso i comportamenti dei supereroi nei fumetti, anche quelli più incredibili, risultano coerenti con le leggi della fisica e si dimostrano ottimi spunti di partenza per iniziare a spiegare i diversi aspetti della materia che regola il funzionamento dell'Universo stesso. Accettato il fatto, ad esempio, che un ragazzo adolescente morso da un ragno altamente radioattivo, invece di crepare o agonizzare tra atroci dolori, acquisisca poteri e forza proporzionali di un ragno diventando Spider-Man, beh... il resto dei comportamenti e delle imprese dell'Uomo Ragno (magari non proprio tutte) si rivela più che plausibile agli occhi della fisica.

Il libro è diviso in quattro sezioni: la prima esplora la meccanica toccando argomenti come la gravità, le leggi della dinamica di Newton, l'accelerazione, l'attrito e cose meno note come la relatività speciale, il momento torcente o il moto armonico semplice; il secondo capitolo si occupa di energia con i principi della termodinamica, convezione e conduzione, elettricità, magnetismo e simili; si passa poi a concetti di fisica moderna: fisica atomica, meccanica quantistica, teoria dei molti mondi, teoria delle stringhe, etc... per chiudere poi con il classico che cosa abbiamo imparato? dove vengono sottolineati invece alcuni macroscopici errori che si trovano nei fumetti di supereroi. Alla fine della lettura, oltre ad aver goduto di pagine tutto sommato divertenti, il lettore avrà sicuramente acquisito qualche concetto di fisica, ne saprà più di prima sull'argomento e inoltre avrà imparato anche qualcosa sulla storia del fumetto di supereroi che magari non si conosceva. La fisica dei supereroi è la dimostrazione che per appassionarsi anche agli argomenti che possono sembrare più ostici basta trovare il professore giusto!

James Kakalios

sabato 2 settembre 2017

ALAN MOORE - FUNGHI DI YUGGOTH E ALTRE COLTURE

(Alan Moore: Yuggoth cultures and other growths di AA.VV, 2007)

Funghi di Yuggoth è un bel volumone, lettura indicata per tutti i fan del bardo di Northampton (il riferimento è ad Alan Moore) e per quelli delle atmosfere care allo scrittore di Providence Howard Phillips Lovecraft, un binomio che dovrebbe far tremare le ginocchia a chiunque. Il volume di circa 350 pagine è un'antologia che mischia fumetto, racconti illustrati, interviste, articoli, opere di Moore e fumetti di altri autori ispirati alle sue idee. Per gran parte del volume si guarda alle atmosfere orrorifiche, cariche di terrore cosmico incomprensibile e ingestibile, derivate dall'opera lovecraftiana legata ai celebri Miti di Cthulhu.

Tutto nasce da un vecchio progetto che Alan Moore avrebbe dovuto sviluppare per la Oneiros Books, una serie di racconti da raccogliere in volume ispirati al ciclo di poesie di Lovecraft Funghi da Yuggoth (36 sonetti). Il materiale realizzato dall'autore andò purtroppo perso in gran parte e, a parte alcune eccezioni come il racconto lungo Il cortile, definitivamente accantonato.

La raccolta si apre con il racconto in versi La collina di Zaman che descrive luoghi e creature terrificanti, opera breve graziata dalle illustrazioni dettagliatissime, piene di segni eppure pulite, di un ottimo Juan José Ryp, al quale segue La nottola, racconto dai toni occulti scritto da Moore all'epoca della collaborazione con la rivista Warrior e poi messo da parte e mai pubblicato. A parte le tavole del fumetto, finalmente realizzate grazie alle matite di Bryan Talbot, si presenta qui il primo comparto testuale per il quale questo volume si rivela davvero prezioso. Abbiamo la possibilità di leggere la sceneggiatura scritta da Moore per questo primo episodio de La nottola, cosa che ci permette di studiare un poco il maestro all'opera; ancor più interessante è la pubblicazione di una lettera di Moore spedita a Talbot nella quale lo scrittore esplica al disegnatore tutte le sue idee su come vorrebbe portare avanti questo specifico lavoro, poi ancora un pezzo con i ricordi di Talbot su quell'esperienza, un insieme di scritti di gran lunga più intriganti del racconto stesso. Segue una serie di fumetti brevi dagli esiti alterni che sono una bella panoramica del Moore nei primi anni di attività, opere che indagano la Londra più nascosta, testi dissacranti, racconti più divertenti, ancora cose ispirate a Lovecraft, nell'insieme una bella raccolta ottima per completisti e cultori di Alan Moore ma apprezzabile anche per molti altri (ma non per tutti). Alle matite Bryan Talbot, Val Semeiks, Jacen Burrows, Oscar Zarate e diversi altri ancora. Ma è di nuovo l'apparato testuale a intrigare maggiormente, una lunga intervista di William Christensen a Moore nella quale lo scrittore racconta idee, nascita, episodi e aneddoti legati a ogni singolo racconto, e seguire Moore in questo è forse più appagante che leggere i racconti stessi.


Come in molti sanno, Alan Moore, oltre a essere uno dei maggiori scrittori di fumetto di tutti i tempi, è noto per il suo ruolo di mago e sciamano. Ed è proprio su questi argomenti che verte la successiva intervista nella quale si parla del rapporto tra magia, arti e linguaggio, argomenti affrontati anche nel bel documentario Mindscapes of Alan Moore (lo trovate su Youtube con sottotitoli in italiano, imperdibile). Seguono ancora un saggio che in tempi non sospetti Moore scrisse sulla situazione politica internazionale prevedendone sviluppi futuri e ancora un'ultima intervista dove si parla delle sue opere, a partire dall'allora suo unico libro di narrativa: La voce del fuoco.

La seconda parte del voluminoso volume (scusate la ridondanza) ci propone finalmente Le creature di Yuggoth, opera in tre volumi divisi in piccoli racconti ispirati tutti agli scritti di Lovecraft, racconti realizzati però non da Moore ma da Antony Johnston con l'ausilio di svariati artisti tra i quali spicca ancora Juan José Ryp. Geoffrey Carlisle, editore newyorkese, si reca nel New England per incontrare il professor Ericsson, antropologo autore di alcuni manoscritti che nel corso dei tre volumi il lettore avrà modo di scoprire insieme all'editore. Vi sono qui narrati gli orrori indicibili con i quali, non casualmente, Ericsson si è trovato in contatto lungo tutto l'arco della sua vita. Creature come Dagon, Shantak, i Mi-Go, Nyarlathotep, Yog-Sothoth, luoghi come Yuggoth, Arkham, R'lyeh, Leng, la valle di Miskatonic, libri quali il Necronomicon, l'Unaussprechlichen Kulten e oggetti come il trapezoedro scintillante. Un insieme di suggestioni davvero appagante che riaccende la voglia di andare a riprendere in mano i libri di Lovecraft.

Seguono un bell'approfondimento sulle opere e sulla visione di Lovecraft, le sceneggiature dei tre volumi de Le creature di Yuggoth e un apparato di annotazioni per l'edizione italiana.

Non c'è che dire, un volumone davvero imperdibile per chi ha dell'interesse nelle tematiche trattate al suo interno, anche il prezzo di 19 euro per un'opera del genere si rivela in fin dei conti più che adeguato.

martedì 24 maggio 2016

VITA DI WALT DISNEY

(The animated man: a life of Walt Disney di Michael Barrier, 2007)

Vita di Walt Disney non è un'agiografia del creatore di Topolino & Co, questo (insieme ad altri) è il più grande pregio di un libro che conferma quanta qualità la collana Lapilli Giganti di Tunué abbia portato sul mercato italiano.

Il libro di Michael Barrier, apprezzato storico americano di fumetto e animazione, ci presenta la vita di Walt Disney, quella professionale più che quella privata, senza avere la tendenza e lo scopo di mitizzare il personaggio pubblico che tra queste pagine rimane sempre persona, con tutti i suoi pregi, il suo genio, i suoi sogni e le sue idee, ma anche con tutti i suoi difetti, le sue intemperanze e le sue mancanze.

Come tutte le biografie che si rispettino non possono mancare i cenni all'infanzia del protagonista, alla famiglia d'origine, ai luoghi dei primi anni di vita. Ma è la nascita della figura professionale ad interessare Barrier e il lettore, lo sviluppo e la crescita di un artista che non è mai stato un disegnatore impeccabile e quella dell'uomo d'affari caparbio e innamorato dei propri sogni, capace di partire da zero e creare un piccolo impero pur navigando a vista tra mille difficoltà.

E la storia di Walt Disney è anche la storia di suo fratello Roy, figura indispensabile per la crescita dell'attività di famiglia, ed è la storia di un gruppo di persone e di un'azienda che è riuscita a ritagliarsi un posto al sole nella storia del cinema americano d'animazione.

Ma Disney, oltre che genio, era anche un personaggio scomodo, brillante ma con forti manie di controllo, appassionato ma anche capace di comportamenti mutevoli e grandi perdite di interesse verso taluni aspetti della sua attività, creatore di sogni ma spesso troppo concentrato su se stesso. Oltre a trattegiarne il carattere, Barrier costruisce un testo meraviglioso nell'esplicare le varie fasi della carriera di Disney, partendo dalle primissime animazioni, dalle intuizioni sulla tecnica mista delle Alice Comedies alla creazione di Mickey Mouse, dai primi lungometraggi di successo alle successive battute d'arresto, e poi ancora l'interesse per i film in live action, quello per i diorami e le miniature, la passione per i treni, la crescita dell'azienda fino ad arrivare alla creazione del mondo ideale di Walt, la famosa Disneyland. E ancora oltre.


In mezzo a tutto questo, interventi, interviste, documenti di tutta una serie di collaboratori e amici che Disney l'hanno conosciuto da vicino, una serie di testimonianze che integrano una scrittura piacevole e discorsiva su una vita, su un'epoca e sulla nascita di un mito che ancora oggi intrattiene con successo milioni di adulti e bambini.

L'unico aspetto a essere trattato marginalmente (quasi per niente) è quello dei prodotti a fumetti dei personaggi di proprietà Disney, compensato però da tanta, tanta animazione e parecchio cinema. È la storia di Walt e non della Disney, ci si ferma quindi con gli anni '60 e con la morte del protagonista, nel corso dei decenni Barrier insegue più che la produzione di un'azienda i sogni e gli interessi del suo fondatore, sogni che non sempre collimavano con tutto quello che noi spettatori abbiamo avuto modo di ammirare nel corso degli anni.

Un libro assolutamente da avere per ogni amante della produzione Disney.

sabato 12 dicembre 2015

STRONZI

(Assholes. A theory di Aaron James, 2012)

Stronzi. Un saggio filosofico, così recita il sottotitolo del libro scritto da Aaron James, professore di Filosofia presso la University of California.

È possibile riconoscere con precisione scientifica chi sia una stronzo, una di quelle persone in grado di inquinarti la vita, e allo stesso tempo essere talmente bravi da resistere alla tentazione di picchiarlo a sangue o trattenersi dall'ucciderlo con le proprie mani? E ancora, vale la pena farsi il sangue amaro a causa di questa massa di stronzi che appestano la società moderna? A questi e ad altri quesiti simili tenta di rispondere questo saggio filosofico (definizione un po' pomposa e sovradimensionata dello scritto a mio avviso) edito da Rizzoli.

Si cerca in queste pagine di definire chi sia uno stronzo, quali caratteristiche debba avere una persona per essere a pieno titolo definita tale, ci si balocca anche con la semantica andando a distinguere lo stronzo (o lo stronzo potenziale) dalla carogna o dal bastardo ad esempio. Per far questo James porta esempi concreti di personaggi noti a tutti da lui reputati grandi stronzi, riporta esternazioni o conversazioni degli stessi individui, alcuni dei quali molto vicini alla sfera politico culturale nordamericana.

Se l'argomento vi attira o se in segreto temete di essere considerati dagli altri dei perfetti stronzi (cruccio che però di norma lo stronzo non si pone, quindi probabilmente siete salvi) tentiamo di cavarci subito il dente. In linea di massima siete degli stronzi se:
1) Vi arrogate sistematicamente privilegi che non vi competono.
2) Agite sulla base di un radicato senso di superiorità.
3) Tale senso di superiorità vi rende del tutto immuni alle altrui lamentele.
4) Non leggete in maniera sistematica tutti i post di questo blog (ok, ok, questa me la sono inventata, tenete buone le prime tre).

Allora, i primi tre punti di cui sopra vi ricordano qualcuno con il quale avete a che fare nella vostra vita? Bene, con tutta probabilità quello è uno Stronzo, ora potete pure andare a dirglielo.

Segue tutta una fantasiosa classificazione dei vari tipi di stronzo, dallo stronzo bifolco allo stronzo megalomane fino ad arrivare allo stronzo presidenziale. Di maggiore interesse invece sono alcune considerazioni prevalentemente sociologiche sull'argomento. Perché abbiamo l'idea (peraltro corretta) che paesi come il Giappone producano una massa di stronzi decisamente inferiore rispetto a quella scaturita da nazioni come gli U.S.A. oppure (ahimè) l'Italia? (ebbene si, noi risultiamo tra i paesi a più alta concentrazione di stronzi). Perché in linea di massima gli uomini sono più stronzi delle donne? Perché gli stronzi sguazzano alla grande nei sistemi capitalistici spinti (o capitalismo stronzo)? Tutti spunti e questioni utili per arrivare al tema finale, cioè quello di come resistere e imparare a gestire gli stronzi.

Alcune considerazioni: perché un volume di questo tipo è finito nella mia libreria? Risposta: più o meno per caso. Letta la recensione tempo fa su Internazionale la feci vedere a mia moglie che mostrò un simpatico interesse per l'argomento. Visto che a Natale mio fratello non sa mai cosa regalare a nessuno glielo feci prendere per mia moglie. Lei ne lesse qualcosa e poi annoiata lo ripose in libreria. Così ora ci ho provato io. Effettivamente il saggio ripete più e più volte alcuni concetti chiave, tecnica abusata da molti saggisti americani allo scopo di fissare bene nella mente dei lettori quei concetti stessi. Questo alla lunga può un po' stancare, inoltre per un argomento come questo il libro non si rivela sufficientemente divertente e le possibilità per esserlo c'erano tutte, qualche sana risata in più sinceramente me la sarei aspettata. L'aiuto finale che questo manualetto dovrebbe suggerire si rivela poi stringato e banalotto.

Senza essere professore e saggista ora vi dirò io cosa fare in due parole. Arrabbiatevi con questi stronzi, tentate anche di combatterli se potete perché è giusto farlo. Ma imparate anche un po' a farveli scivolare addosso perché mi sembra sempre più evidente che tanto non ce ne libereremo mai. Se poi siete sicurissimi di rimanere impuniti... beh, allora picchiateli a sangue, se lo meritano.

Aaron James

venerdì 25 luglio 2014

IL MANGA - STORIA E UNIVERSI DEL FUMETTO GIAPPONESE

(Manga. Hisoire et univers de la bande dessinée japonaise di Jean Marie Bouissou, 2008)

Jean Marie Bouissou è un appassionato di manga oltre a essere un conoscitore della cultura giapponese a tuttotondo, i suoi studi storici e politici si sono concentrati sul Giappone moderno ed è autore di diversi saggi dedicati a questo paese. Titoli che danno l'idea di trovarsi di fronte al lavoro di un cosiddetto professorone, probabilmente è davvero così, un professorone però che è stato in grado, grazie a una passione per il fumetto giapponese palese e trasparente scoccata in età avanzata (il professorone è del 1950), di scrivere un saggio sul manga sempre divertente, accattivante e scorrevole, privo di qualsiasi tipo di pesantezza (si leggono volentieri anche le note) e allo stesso tempo illuminante e prezioso per chi come me di manga ne sa davvero poco e piacevole anche per il super esperto.

Dopo aver terminato la lettura (o durante la stessa), si inizia a guardare ad alcune delle caratteristiche presenti in diversa narrativa per immagini giapponese con un occhio nuovo, con nuova consapevolezza, soprattutto se si prendono in esame quei peculiari elementi molto distanti dalla nostra cultura occidentale, fumettistica e no. In molti casi l'approccio al fumetto dei giapponesi, per noi così originale, è determinato dalla storia del loro paese, diversa dalla nostra, o dalla diversa mentalità, pensiamo ad esempio a un popolo abituato a comunicare per iscritto usando dei concetti (ideogrammi) e non parole legate a segni e suoni, meccanica mentale che può portare anche a una diversa lettura di una tavola di un fumetto. Questi sono argomenti per me non facilissimi da spiegare in questa sede ma che Bouissou illustra a meraviglia in maniera coinvolgente nelle pagine del libro, facendo capire al lettore il perché di molte cose magari fino a quel momento etichettate dallo stesso con molta superficialità come sciocche o poco serie.

L'autore esplora i legami del manga con la storia del Giappone, sia quella sociale e politica, sia quella più prettamente artistica, illustra al lettore da dove provengano contenuti e modalità espressive che a noi occidentali possono sembrare strampalate, ci parla di sesso e umorismo scatologico contestualizzando il tutto in maniera chiara e divertente. Non mancano un po' di storia e riflessioni sui diversi approcci al manga delle varie generazioni di mangaka, molto interessante vedere come cambino forme e contenuti in base allo "stato d'animo" del paese, ci sono i risvolti economici e produttivi del settore, l'esplosione del manga in occidente, le contestazioni e chi più ne ha più ne metta.

L'effetto più strabiliante che questo volume procura al lettore, almeno a quello che ora scrive, è quello di far nascere la voglia di andare a leggersi la maggior parte delle storie che l'autore cita o di cui tratta (e per questo c'è una bella appendice in coda al volume), se siete soliti farvi prendere dalla scimmia la cosa potrebbe essere molto, molto pericolosa.

L'edizione Tunué è davvero ben curata, un bel volumone di quasi quattrocento pagine corredato da numerose illustrazioni (b/n), note e glossario dei termini giapponesi, il tutto avvolto in una bella confezione, la collana Lapilli Giganti si conferma una selezione di scritti davvero preziosa.

venerdì 19 luglio 2013

SUPERGODS

(di Grant Morrison, 2011)

E così anche Grant Morrison giunge alla pubblicazione del libro in prosa ma non lo fà con un'opera di finzione, ci propone invece un appassionante amalgama di storia del fumetto e autobiografia dal quale scaturisce un divertente e utile saggio sulla figura del supereroe dal 1936, data della nascita di Superman, fino ai giorni nostri.

Attenzione, perché quella di Morrison non è una fredda carrellata colma di nomi e date sulla figura del supereroe bensì una vitale e accalorata dichiarazione d'amore per il genere (e per la persona di Morrison stesso in fin dei conti), una puntuale analisi dell'eroe calata nel contesto e nel tessuto sociale di un determinato momento storico, una riflessione sul fumetto supereroistico in relazione ad aspettative e bisogni dei lettori (ma non solo) dell'epoca.

Un saggio che quando collide sulla linea temporale con la nascita del futuro scrittore scozzese diventa anche una divertente autobiografia centrata non solo sul fumetto ma capace di abbracciare spesso e volentieri i temi della famiglia, della musica, fino a toccare le interessanti teorie divulgate da Morrison che spaziano tra tematiche assimilabili a narrazione, multiverso, futurismo (inteso come capacità di intuire sviluppi a venire), simbolismo e altro ancora.

A differenza di alcune sue opere a fumetti, tanto interessanti e dense quanto ostiche, questo libro si legge che è una meraviglia. Che Morrison sia un ottimo autore di fumetti è fuor di dubbio, conferma qui di essere un grande narratore/intrattenitore tout court con una conoscenza enciclopedica e una facilità d'esposizione impressionante. A volte l'autore potrà dare l'impressione d'essere una star vanesia e un pizzico invidiosa (non posso spiegare altrimenti il suo accanimento contro diverse opere del collega Alan Moore, è come se Platinì affermasse che Maradona ha nuociuto al calcio), altre quella d'essere una specie di svalvolato fuori come un balcone di un hotel di Katmandu (leggere per credere), in fin dei conti questo cazzone scozzese si conferma ancora una volta come un professionista dal talento straordinario capace di regalarci ore di puro godimento.

Nel libro si trovano, argomentati in maniera encomiabile, i primi passi dei maggiori supereroi della Golden Age (Superman, Batman, Capitan Marvel, Wonder Woman, Capitan America) e di alcuni minori, stili e contributi di diversi autori, la rivoluzione Marvel degli anni '60 con i suoi eroi con superproblemi, le derive cupe del supereroismo, l'entrata dei fumetti nell'età adulta, l'analisi di alcune tra le opere più importanti della nona arte (Infinite Crisis, Watchmen, The Dark Knight returns, Year One,etc...)  e della gran parte di quelle di Morrison stesso (Animal Man, Doom Patrol, Arkham Asylum, The Invisibles, New X-Men, Flex Mentallo, etc...), il rapporto tra cinema e fumetto e tanto altro ancora.

Una lettura da non mancare per rispolverare la storia del genere più popolare del fumetto americano, utile per chi non conosce a fondo l'argomento ma anche come utile ripasso, cosa che, come dice giustamente anche Orlando su Fumettidicarta, alla fin fine non fà mai male. Una lettura buona anche per riflettere e soffermarsi su alcuni concetti e teorie non così immediati da assimilare, ottima per conoscere meglio uno degli autori cardine del fumetto degli ultimi vent'anni.

Grant Morrison

lunedì 7 gennaio 2013

MALEDETTI FUMETTI!

(The ten-cent plague... di David Hajdu, 2008)

Quello che ho qui davanti è davvero un ottimo libro, un saggio appassionante che mira a rendere chiaro a tutti quanto la censura abbia affossato l'industria del fumetto tra la fine degli anni Quaranta e la prima metà dei Cinquanta.

Il grande pregio del lavoro di Hajdu è quello di essere facilmente fruibile per tutti, non siamo di fronte a dissertazioni contenenti tabelle piene di dati, elenchi interminabili delle conseguenze della censura su ogni singolo albo a fumetti, etc., etc...

Il registro scelto dall'autore è molto discorsivo, il testo è corredato da tantissime testimonianze dirette, stralci di interviste con editori, scrittori e disegnatori di fumetti che resero i comic book una specie di istituzione del periodo, non mancano neanche testimonianze di semplici appassionati e detrattori. L'enorme mole di documenti consultati da Hajdu (testimonianze, articoli di giornali d'epoca, libri, atti processuali, etc...) trova corpo in una narrazione avvincente e sempre brillante, mai pesa e noiosa. Inoltre non mancano foto e copertine di albi dell'epoca a impreziosire la lettura.

Certo è che per apprezzare appieno quest'opera almeno un minimo di interesse per quello che è il mondo del fumetto bisogna averlo. La lettura è straconsigliata anche a chi non vive di nuvole parlanti e ne vuol sapere un po' di più, soprattutto per quel che riguarda l'aspetto storico e sociologico di questa forma d'arte, però... eh almeno un minimo.

Una prima parte del libro, una parte cospicua e di grande interesse, trasporta il lettore dentro il mondo del fumetto rinarrandone le origini, iniziando dalle prime strip pubblicate sui quotidiani fino ad arrivare al comic book, presentandone vari aspetti come quello umoristico, quello supereroistico, quello noir, etc...

Ma non è una sterile storia del fumetto quella di Hajdu, possiamo assaporare attraverso queste pagine la storia delle Persone (e lo scrivo in maiuscolo) che hanno lavorato in questo settore. Attraverso la loro passione e il loro entusiasmo vediamo il fumetto crescere, evolversi, diventare un fenomeno da milioni di copie di venduto, percepiamo una sconfinata libertà creativa aleggiare sull'ambiente, vediamo artisti trovare lavoro e affermazione nel campo da essi desiderato. Una meraviglia.

Bill Gaines
Però la libertà creativa e quelli che sono stati visti come eccessi da benpensanti repressivi iniziano a creare fastidio. In breve tempo, grazie soprattutto alla spinta data da Frederic Wertham e dal suo La seduzione dell'innocente, il mondo del fumetto viene scosso da una caccia alle streghe di proporzioni vastissime. In breve tempo lavorare nel mondo dei comics non è più così bello, un sogno (tanti sogni) si infrange. Censura, leggi restrittive, codici di autoregolamentazione, limiti invalicabili. L'arte viene imbrigliata. Ma non è tutto, le vendite di molti albi calano, la reputazione di chi lavora nel settore viene letteralmente distrutta, case editrici fiorenti chiudono i battenti. Emblematico il caso della celebre EC Comics e della vera e propria via crucis affrontata da suo editore Bill Gaines.

Incredibile pensare che artisti di grande professionalità, disegnatori, scrittori, furono costretti a nascondere la loro vera professione, costretti quasi a vergognarsi del lavoro che svolgevano con tanta passione. Il lavoro di Hajdu ci presenta anche il declino di un'epoca d'oro e la nascita del CMAA, il codice di autoregolamentazione adottato, volenti o nolenti, da molte case editrici di albi a fumetti. Ovviamente, come sottolinea anche Matteo Sanfilippo nella sua postfazione, non fu unicamente il mondo del fumetto a esser messo sotto accusa in quegli anni, anni in cui imperversava il famigerato Senatore McCarthy. Forse uno dei pochi limiti del saggio di Hajdu è proprio quello di non accostare le sorti del fumetto a quelle di altre forme d'arte colpite dalla censura nello stesso periodo, una piccola mancanza che si perde tra le circa 450 pp. di ottimo materiale.

David Hajdu
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