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martedì 21 dicembre 2021

MANDIBULES - DUE UOMINI E UNA MOSCA

(Mandibules di Quentin Dupieux, 2020)

No fucking reason! Così si chiudeva il monologo del Tenente Chad in Rubber del nostro Quentin Dupieux (a.k.a. Mr. Oizo), e aggiungeva: "Signore, signori, il film che state per vedere oggi è un omaggio al nessun motivo, il più potente elemento di stile". A distanza di dieci anni esatti per Quentin Dupieux le cose non sono cambiate molto, il musicista e regista francese è ancora un cantore puro del no reason, i film di Dupieux si fondano sull'assurdo, sull'impossibile accettato come normalità, sull'elemento destabilizzante che non destabilizza ma si colloca con comodità all'interno di una realtà che nella sua struttura di base assomiglia alla nostra ma dove accade anche che qualsiasi evento, per quanto assurdo, venga accettato senza troppi scossoni. Qual è allora lo scopo, il messaggio finale, il senso del cinema di Dupieux? Questa è la domanda che può assillare chi vuole discutere dei film del regista o anche il semplice fan. La risposta che viene spontanea, che poi si avvicina molto al no reason di cui sopra, è il semplice just for fun, cioè che Dupieux semplicemente faccia film per divertirsi e divertire, per farci dimenticare attraverso lo scarto i drammi e la pesantezza della quotidianità per portarci attraverso uno sguardo laterale in un mondo altrove forse (im)possibile. Oppure c'è dietro un programma, un lavorio per scardinare certezze e convenzioni del reale, del linguaggio, del cinema, ma a guardare i film del francese sembra più "la prima che hai detto"... anche se in fondo una lettura (e non è una brutta lettura, anzi) gliela si può dare anche a un film come Mandibules.

Manu (Grégoire Ludig) è un sempliciotto poco sveglio che dorme in spiaggia, il ragazzo accetta di fare un lavoro dai fini poco chiari per cui dovrà trasportare una valigetta da un punto A a un punto B in cambio di 500 euro. Semplice e pulito. Per fare il lavoro Manu ruba una vecchia auto e coinvolge il suo amico di sempre Jean-Gab (David Marsais); prima di giungere al punto di ritiro i due sentono degli strani rumori provenire dal bagagliaio dell'auto, una volta apertolo i due compari vi trovano una mosca gigante della taglia di un grosso cane. Passa pochissimo tempo dalla scoperta dello strano essere alla decisione di addestrare Dominique, così chiameranno la mosca, in modo da poterla usare come un drone da riporto al fine di arricchirsi e recuperare un po' di grana. Purtroppo i due amici non sono proprio la coppia più sveglia del mondo e ci metteranno davvero poco a cacciarsi nei guai e a infilarsi in situazioni imbarazzanti come quelle che vivranno nella lussuosa casa di Cécile (India Hair), una giovane donna convinta di riconoscere in Manu un vecchio compagno con il quale aveva avuto una storia ai tempi della scuola.

Perché Manu e Jean-Gab trovano una mosca gigante rinchiusa nel bagagliaio di una vecchia auto? Per nessun motivo, non c'è ragione, non ci sono spiegazioni e, la cosa più bella nel cinema di Dupieux, non ci sono nemmeno domande! La trovano e basta, e se la tengono. Mandibules è un film divertente e atipico, ha l'intelligenza di non strafare, Dupieux chiude dopo un'ora e diciassette minuti, durata che contribuisce a rendere il film agevole e piacevolissimo; oltre a sguazzare nell'assurdo fino al collo con diverse trovate da fuori di testa, non solo la mosca ma anche l'incidente occorso ad Agnès (Adèle Exarchopoulos) del quale non svelo nulla, il film si fa cantore dall'amicizia pura e non incrinabile (e vai di toro) tra due ingenui scombinati che però trovano la felicità nella compagnia l'uno dell'altro, in una dormita in riva al mare o anche solo nel fare due coccole a una mosca gigante, e poco importa che non ci siano prospettive, non ci siano soldi, non ci sia un'integrazione irreggimentata nella società quando in cambio ci sono i sentimenti, la libertà e un'assoluta mancanza di preoccupazioni. Il cinema di Dupieux se non è unico poco ci manca, ha il gran pregio di saper mettere buonumore, in maniera naturale, senza particolare ricercatezza (ma senza nessuna sbavatura), un po' così, senza nessun motivo evidente. No reason.

martedì 29 luglio 2014

RUBBER

(di Quentin Dupieux, 2010)

C'è del genio in questo film di Quentin Dupieux aka Mr. Oizo, magari non per tutti gli ottantacinque minuti della sua durata, ma c'è del genio. L'incipit è azzeccatissimo, se vuoi incuriosire un amante della cultura pop, specie se cinematografica, sbattigliene subito una buona dose in piena faccia, vedrai che molti li avrai catturati da subito. Dopo una sequenza completamente strampalata è il Tenente Chad (Steven Spinella) a mettere subito in chiaro le cose:

Nel film di Steven Spielberg, E.T., perché l'alieno è marrone? Per nessun motivo.
In Love story perché i due protagonisti si innamorano perdutamente l'uno dell'altra? Per nessun motivo.
Nel film di Oliver Stone, JFK, perché il presidente viene improvvisamente assassinato da uno sconosciuto? Per nessun motivo.
Nell'eccellente Non aprite quella porta di Tobe Hooper perché non vediamo i personaggi andare in bagno o lavarsi le mani come fa la gente nella vita reale? Assolutamente per nessun motivo.
E ancora peggio, ne Il pianista di Polanski, perché quell'uomo ha bisogno di nascondersi, di vivere come un vagabondo, quando suona così bene il pianoforte? Ancora una volta la risposta è per nessun motivo.
Potrei andare avanti per ore con altri esempi, la lista è infinita, probabilmente non ci avete mai pensato ma tutti i grandi film, senza nessuna eccezione, contengono importanti elementi di nessun motivo. E sapete perché? Perché la vita stessa è piena di nessuno motivo. Perché non riusciamo a vedere l'aria che ci circonda? Nessun motivo. Perché pensiamo sempre? Nessun motivo. Perché alcune persone amano la salsiccia mentre altre la detestano? Nessun fottuto motivo.
Signore, signori, il film che state per vedere oggi è un omaggio al No reason, il più potente elemento stilistico.



Ora potete comprendere come, con queste premesse, il film di Mr. Oizo risulti completamente fuori di testa, originale e strampalato, tra l'altro per nessun apparente motivo. Ciò nonostante è innegabile che le prime sequenze abbiano fascino da vendere, catturano e ipnotizzano, come si può non essere incuriositi da qualcosa così fuori dal normale? E sì, perché per nessun motivo il protagonista della vicenda è uno pneumatico, una gomma d'auto che nel deserto della California prende vita e muove i primi passi, se così vogliamo chiamare il suo rotolare incerto. Sembra acquisire una certa coscienza e una certa crudeltà immotivata alla quale dà sfogo grazie a poteri telecinetici (o qualcosa di molto simile). A farne le spese saranno da prima piccoli animaletti, lo pneumatico si imbatterà poi in zone abitate e nella bella Sheila (Roxane Mesquida).

Ma tutto questo è reale? E' la messa in scena di uno strano film? Perché uno pneumatico dovrebbe prendere vita o anche solo diventare il protagonista di un film? La risposta è... dai che lo sapete anche voi.

Può piacere, può non piacere, ma a mio avviso un esperimento del genere è da vedere, considerati alcuni momenti davvero riusciti, il buon uso fatto delle musiche e della bella fotografia, l'esigua durata, perché dovreste dire di no? Semplice, no fuckin' reason.


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