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martedì 6 giugno 2023

ANT-MAN AND THE WASP: QUANTUMANIA

(di Peyton Reed, 2023)

Con Ant-Man and the Wasp: Quantumania si apre la fase cinque del Marvel Cinematic Universe e se il buongiorno è vero che si vede dal mattino questa fase cinque potremmo anche chiuderla qui. La cosa migliore di Ant-Man and the Wasp: Quantumania è quella di non essere andato a vedere il film al cinema e di conseguenza aver risparmiato i soldi del biglietto. La domanda più interessante suscitata da questa nuova prova di Peyton Reed è se essa sia più o meno brutta di Thor: Love and thunder (forse meno brutta ma molto, molto più inutile e superflua, cosa che è anche peggio a parere di chi scrive. E forse è anche più brutta, devo pensarci meglio ma per favore non fatemi perdere questo tempo). Dove sta andando quindi questo Marvel Cinematic Universe? Non è che forse è giunto il momento di tirare un po' il fiato e raccogliere le idee? Diradare le uscite per offrire prodotti migliori? In più l'abbandono di Disney/Marvel da parte di James Gunn non potrebbe forse spostare un poco l'ago della bilancia nel duello simbolico tra Marvel e DC sul grande schermo? Rimanendo in casa Marvel non è chiaro e palese come in un confronto tra la Fase tre e la più recente Fase quattro lo stesso sia impietoso nei confronti di quest'ultima? Il calo di idee sembra assodato, le sorti si risolleveranno sicuramente con il nuovo dei Guardiani della Galassia, ma dopo? Cosa devono aspettarsi i fan della Casa delle idee dalla versione cinematografica dei loro personaggi preferiti? Se a tutto questo aggiungiamo quello che sarà un processo naturale e inevitabile, ovvero l'abbandono progressivo del franchise da parte di attori che sono diventati dei beniamini del pubblico con conseguente recasting o ricambio generazionale, le prospettive non necessariamente tenderanno ad apparire rosee per il futuro del MCU. Passiamo ora a un compito arduo, riassumere in poche parole una trama (?) della quale in testa non mi è rimasto praticamente nulla, forse proprio perché è "il nulla"?

Scott Lang (Paul Rudd), meglio noto come Ant-Man, è finalmente in un momento di serenità: ha scritto un libro di successo, la gente lo apprezza (più o meno), con sé ha la sua amata Hope (Evangeline Lilly) e può passare del tempo con sua figlia Cassie (Kathryn Newton), ormai un'adolescente col pallino della scienza che come nulla fosse inventa un apparecchio per esplorare a distanza e in sicurezza il regno quantico. Purtroppo l'incidente in questi casi è sempre dietro l'angolo e così Cassie, Scott e Hope, insieme a Hank Pym e Janet Van Dyne (gli Ant-Man e Wasp originali interpretati da Michael Douglas e Michelle Pfeiffer) vengono miniaturizzati e trasportati proprio nel regno quantico. Qui Janet mostra segni di inquietudine e sembra nascondere agli altri qualcosa di proveniente dalle sue passate esperienze nella dimensione quantica; questo qualcosa non è altri che il despota Kang il Conquistatore (Jonathan Majors) che proprio a causa di Janet ha in passato rischiato di riottenere la possibilità di ripartire alla conquista del multiverso; confinato invece nel quantiverso (licenza poetica) Kang si è dovuto accontentare di schiavizzare la popolazione locale. In questo scenario poco rassicurante i nostri mini eroi dovranno fare cose, vedere gente...

Mentre tentavo di ricordare qualcosa di significativo della trama di Quantumania ho pensato che è più brutto questo film di Love and thunder, così se a Thor ho dato un 4 a questo gli darei un 3 e mezzo, così, giusto per amor di discussione. Lo so, sono un generoso, che ci posso fare? L'impressione è che Reed (Peyton, da non confondere con il marito di Sue) e soci abbiano davvero sbagliato tutto: dal punto di vista estetico il film, nonostante l'impiego ultra invadente di effetti digitali (o meglio proprio per questo) è davvero brutto da guardare, scuro, con quei toni piatti di mattone e marrone, una fotografia pessima e una corsa all'omaggio visivo davvero imbarazzante, ok che ora anche Star Wars è Disney però..., sul versante narrativo peggio mi sento. Il film non riesce a spremere una stilla d'interesse ma nemmeno per sbaglio; il lato umoristico che aveva caratterizzato i primi due film dedicati all'eroe in miniatura è sparito e se c'è non fa mai ridere, non c'è nessun vero approfondimento o qualsivoglia evoluzione nei personaggi, Hope è una figurina sottoutilizzata, il rapporto tra Scott e la figlia non lascia nulla da ricordare, anche gli interpreti non è che si impegnino più di tanto, ma poi chi non è fan della Marvel di carta ha idea di cosa sia Kang? Ma questo imbonitore da circo cos'è? Suvvia, non perdiamo altro tempo, una delle peggiori (scegliete voi) prodotte finora in casa Marvel.

martedì 4 settembre 2018

ANT-MAN AND THE WASP

(di Peyton Reed, 2018)

Torna sui grandi schermi anche il piccolo Ant-Man (Paul Rudd) questa volta con una più massiccia compresenza della sodale Wasp (Evangeline Lilly) che qui si guadagna anche l'onore di presenziare nel titolo del film. Proprio questo è l'elemento di maggior interesse di un film che, seppur a tratti divertente, procede con il pilota automatico confermando comunque la capacità dei blockbuster Marvel di colpire bersaglio e portafogli; Ant-Man and the Wasp ha infatti già incassato ben più di quello che è costato ai Marvel Studios realizzarlo. Dicevamo... Wasp... Evangeline Lilly, il primo vero ruolo femminile in casa Marvel di una certa importanza, infatti la Vedova Nera di Scarlett Johansson si è dovuta dividere gli onori della ribalta con tutti gli altri Vendicatori, la dolce Wasp invece deve fare solo a metà con Ant-Man e in più il suo ruolo non sembra affatto quello della spalla bensì quello della coprotagonista a pieno titolo. L'alchimia tra i due insetti è decisamente buona, sempre in bilico tra la gag comica e la storia d'amore in divenire, l'aspetto super è forse quello meno interessante e più canonico della pellicola. Il tratto distintivo di Ant-Man è quello di non essere un vero supereroe, Scott Lang, l'uomo dietro la maschera, non è un eroe come Capitan America, non un miliardario alla Tony Stark, non un essere potente come Hulk o Thor, Lang è principalmente un povero cristo con la vita incasinata, è agli arresti domiciliari per aver aiutato Cap, è separato con una figlia ancora piccola alla quale badare in condizioni assai complicate e alla quale vuole un mondo di bene, un papà moderno, un super eroe agli occhi della piccola Cassie certo, ma in realtà un padre molto molto umano e incline all'errore, magari anche un po' immanicato con la sfiga... insomma, un uomo imperfetto con il quale è molto più facile identificarsi che non con un Thor o un Iron Man, chi diavolo potrebbe identificarsi con un Thor o con un Iron Man? E allora lunga vita ai perdenti, onore a Scott Lang e compagnia bella. Con queste premesse si ha un protagonista che naturalmente ispira simpatia, affiancato dalla bella, forte e allo stesso tempo dolce Hope Van Dyne, la donna dietro la maschera di Wasp, una coppia davvero accattivante, e tra i due la più tosta sembra essere proprio la piccola vespa.


Il film di per sé funziona, diverte ma poco ci lascia, diverse cose interessanti ci sono e tra poco ne parleremo, però l'impressione generale che ho avuto è che i cinecomics, per quanto mi piacciano e per quanto li guardi volentieri, stiano iniziando a essere davvero troppi e che la maggior parte di questi fatichi ad elevarsi sopra la media, creando un effetto di appiattimento che va a ridimensionare anche quelli che potrebbero essere gli aspetti positivi di ogni singola uscita. È indicativo di come la scena che più mi ha colpito dell'intero film sia la prima dopo i titoli di coda, una scena che ricollega Ant-Man and the Wasp agli eventi di Infinity War e lo colloca subito prima a livello temporale inserendolo nella famigerata continuity Marvel, una scena drammatica che altera il registro leggero mantenuto da Peyton Reed nel corso dell'intera vicenda. L'altro aspetto da sottolineare è il continuo avanzare degli effetti speciali che più che per le meraviglie dei cambi di dimensione dei due protagonisti, lasciano a bocca aperta per quell'impressionante lavoro di ringiovanimento effettuato su due icone del Cinema come Michael Douglas (qui Hank Pym) e Michelle Pfeiffer (Janet Van Dyne), rispettivamente padre e madre di Hope (Evangeline Lilly). I due appaiono in una sequenza in età giovanile, il lavoro fatto in computer graphic sul corpo di due altri attori (nemmeno su di loro) è incredibile, così come sono ben realizzate le scene ambientate nel microscopico regno quantico.


Altre curiosità da segnalare sono il solito cameo di Stan Lee, la presenza di Bill Foster (Laurence Fishburne) che ai Marvel fan di vecchia data riporterà alla mente il supereroe Golia Nero e che qui più che altro ci tedia con spiegozzi approfonditi sulle origini del villain di turno Ghost (Hannah John Kamen), villain peraltro molto poco interessante, di altro c'è davvero poco. Lasciando da parte la trama che non necessita di particolari spiegazioni, con Ant-Man and the Wasp ci si può godere una action comedy supereroica ben realizzata che difficilmente rimarrà impressa in modo particolare nella memoria degli spettatori, concentrati probabilmente nell'attesa della seconda parte del mega evento con protagonisti Thanos e gli Avengers. C'è da dire che questo tipo di film continua a incassare molto, è un tipo di film che richiede la visione in sala e quindi attira pubblico, è abbastanza trasversale anche per quel che riguarda il tipo di pubblico, prima o poi anche questa moda si ridimensionerà, probabilmente non troppo presto. Però, nonostante in questo film non ci sia nulla che non vada, i primi segni di ingolfamento si iniziano a percepire.

mercoledì 31 agosto 2016

ANT-MAN

(di Peyton Reed, 2015)

Con Ant-Man si chiude la seconda fase del progetto Marvel Cinematic Universe e in quest'ottica il film ha ancor più il sapore del colpo di coda, dell'esperimento atto a inserire nella continuity cinematografica della Marvel un personaggio tutto sommato minore, allo scopo di vedere se la cosa potesse funzionare o meno (anche perché andando a logica la fase due poteva dirsi chiusa con Age of Ultron, il secondo film dedicato agli Avengers). La cosa ha funzionato, per due motivi. Primo perché il film ha portato in casa Disney un utile di circa 400 milioni di dollari, incasso lontano dai fasti del primo Avengers ma comunque soldoni, secondo perché Ant-Man si è rivelato un film parecchio divertente apprezzato da pubblico e critica.

All'uscita del film molte furono le voci secondo le quali la Marvel aveva ormai individuato la via da seguire, grazie anche al successo ottenuto da Guardiani della galassia: premere e spingere sul pedale dell'ironia e della risata. In realtà Ant-Man a mio avviso non è proprio all'altezza dei Guardiani e i filoni Marvel sono almeno due, questo dove si spinge un po' di più sul versante comico e quello più prettamente action/supereroistico dove comunque una sana dose di ironia non manca mai. Nel complesso mi sembra ormai assodato che in casa Marvel abbiano imparato più che bene come muoversi (senza voler fare paragoni con la Distinta Concorrenza).

Se escludiamo una sequenza scontro con un altro personaggio della crew degli Avengers (e la solita scena dopo i titoli di coda), Ant-Man non ha particolari agganci agli altri film Marvel ed è quindi godibilissimo per appassionati e profani.

Si ragiona più in piccolo in Ant-Man e non solo in termini di dimensioni. La minaccia globale è questa volta appunto solo una minaccia, ciò permette al film di avere un indole più incline ad andare verso una storia di rapina che non verso un disaster movie come accade ad esempio invece nei film dedicati agli Avengers.


Si parte da Hank Pym (Michael Douglas), l'Ant-Man originale ormai in pensione e inventore delle Particelle Pym, alla ricerca di un modo per arginare il suo ex pupillo Darren Cross (Corey Stoll) traviato dalla smania di potere e da un senso di abbandono provocatogli proprio da Pym stesso che nel corso degli anni ha iniziato a vedere nel suo possibile successore tracce di squilibrio. Così la formula delle Particelle Pym, capaci di rimpicciolire i tessuti organici e la distanza tra gli atomi, è rimasta un segreto del suo creatore, ciò nonostante Cross è davvero vicino a replicare la stessa formula con successo, ed è intenzionato ad applicarne le proprietà alla tuta da guerra denominata Calabrone a scopo ovviamente commerciale e bellico.

Ormai vecchio, impossibilitato a indossare la tuta di Ant-man e determinato a non mettere in pericolo la figlia Hope (Evangeline Lilly), Pym cerca un sostituto e lo trova nel ladro con una morale Scott Lang (Paul Rudd), uomo di cuore ma dalla vita incasinata, separato con una figlia che non riesce a vedere mai abbastanza e con un gruppo di amici criminali più simpatici che efficienti (Michael Peña, Tip T.I. Harris e David Dastmalchian). Sarà proprio questo gruppo male assortito, dopo un periodo di addestramento, a dover entrare nelle industrie di Cross per cancellare la formula e sottrarre la tuta Calabrone.

A differenza di quanto accadeva in Guardiani della galassia qui ci si concentra su un solo personaggio che è quindi caratterizzato a dovere grazie allo script di Edgar Wright che in un primo tempo doveva essere anche il regista del film (peccato!). Non c'è l'ausilio di una colonna sonora vincente e ingombrante ma si è lavorato bene sulla costruzione della trama e sui tempi comici (parliamo di un uomo che si rimpicciolisce e va in giro con le formiche), niente male anche la resa visiva di tutte le situazioni in cui il protagonista è alto come un'unghia.

Anche qui è consolante vedere un uomo che ha fallito, con il lavoro, con sua figlia (ma non agli occhi della stessa che vede sempre suo padre come un eroe), con la vita, avere un occasione di riscatto, fantasiosa e rocambolesca quanto si vuole, e riuscire a coglierla. Ant-Man non è un Dio, non è un super uomo, non è un mostro fortissimo, Ant-Man è prima di tutto un cazzone, un uomo qualunque che ha le sue difficoltà a trovare il suo posto nel mondo, ed è bello vederlo vincere.

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