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sabato 3 giugno 2023

GUERRA AL GRANDE NULLA

(A case of conscience di James Blish, 1958)

Guerra al grande nulla, che in originale porta il titolo più significativo di A case of conscience, è un romanzo breve del 1958, il più celebre dello scrittore James Blish. Nel 1959 Guerra al grande nulla vince il prestigioso Premio Hugo, il romanzo è in realtà una revisione espansa di un vecchio racconto di Blish pubblicato in origine su rivista; quella vecchia stesura diventa la prima parte del nuovo romanzo ampliato poi con una seconda sezione che cambia scenario e porta l'opera in direzioni diverse andando a creare una sorta di discontinuità narrativa che probabilmente non ha giovato a un racconto in origine molto interessante e originale, almeno all'epoca della sua uscita. In realtà ancora oggi la lettura della prima parte di questo romanzo rimane stimolante e piacevole, diventa tutto più confuso nella seconda parte che disattende alcune delle aspettative del lettore e segue una strada lungo la quale si perdono spunti validi e occasioni di approfondimento a favore di un'evoluzione del protagonista alieno scontata e meno interessante di quel che avrebbe potuto essere. Nonostante questi difetti il libro di Blish rimane comunque tra gli esiti più interessanti tra quelli presentati fino a questa uscita dalla collana Urania 70, la riflessione religioso-teologica proposta dal protagonista di fronte all'esplorazione di un pianeta sconosciuto con una società dominante molto differente dalla nostra non manca di lanciare molti spunti di riflessione degni d'essere approfonditi (cosa che poi non viene fatta, maggior difetto del libro).

L'umanità ha raggiunto la conoscenza per rendere il volo stellare realtà. Un piccolo gruppo di scienziati terrestri vola alla volta di Lithia per capire se il pianeta possa diventare uno scalo commerciale per le rotte terrestri e se lo stesso presenti risorse in qualche modo sfruttabili dagli umani. Su Lithia gli scienziati trovano una civiltà dove la specie dominante è costituita da esseri somiglianti a grossi rettili evoluti, alti quasi quattro metri e capaci di costituire una società che assomiglia non poco a una sorta di Paradiso terrestre. I lithiani vivono nella più perfetta armonia, non conoscono concetti come "conflitto" né sentimenti quali avidità, invidia o quanto di negativo la razza umana è riuscita a concepire nel corso dei millenni. Di contro il lithiani non conoscono nemmeno le passioni, vivono in armonia grazie a una predisposizione del tutto naturale, innata, e soprattutto non hanno nulla che assomigli al concetto di religione, idolatria o altro, nulla che faccia loro distinguere tra bene e male, sono semplicemente volti a un concetto di vita senza prevaricazione alcuna. Ciò nonostante la società Lithana non è primitiva, i rettili hanno sviluppato tecnologie e conoscenze differenti da quelle terrestri a causa della differente conformazione del loro habitat, eppure sono aperti a nuove forme di sviluppo e riescono a creare buoni rapporti anche con lo straniero terrestre. Dopo diverso tempo in cui la compagine proveniente dalla Terra studia il pianeta, Padre Ramon Ruiz Sanchez, gesuita e biologo, inizia a sospettare di un ambiente così perfetto nel quale non c'è traccia di Dio, pian piano inizia a credere che dietro la creazione di Lithia possa esserci lo zampino del Maligno. Il fisico Clever invece si convince che il pianeta sia la base perfetta per la NATO per dar vita a un'immensa produzione di ordigni atomici. I due scienziati, insieme al chimico Michelis e al geologo Agronski si troveranno a dover decidere del futuro di Lithia, ma forse sarà il rettile Chtexa a prendere la decisione che più si rivelerà significativa per il futuro del suo pianeta.

Le riflessioni di natura teologica che il protagonista principale, Padre Ramon, mette in campo, arrivando fino a credere a un intervento fondativo del Maligno riguardo la nascita della società lithiana e che lo porteranno a essere tacciato d'eresia, sono di certo l'aspetto più significativo e coinvolgente di questo romanzo di James Blish. La Chiesa terrestre non concepisce la capacità di creare la vita da parte del Maligno, dogma questo che porterà il prete verso la scomunica e a essere tacciato d'eresia. La contrapposizione di Padre Ramon al collega Clever con Michelis e Agronski a fare da ago della bilancia, costituisce il cuore della prima parte del romanzo insieme alla descrizione della società aliena rappresentata qui per lo più da Chtexa, rettiliano vicino a Padre Ramon. Le prese di posizione dei personaggi, le descrizioni dei sistemi di comunicazione lithiani e di altri aspetti di questo mondo sono realmente avvincenti e purtroppo si perdono nella seconda parte del romanzo dove il protagonista diverrà Egtverchi, progenie di Chtexa sviluppatasi nel viaggio verso la Terra e cresciuto con tutti i difetti e le abitudini terrestri. Si perde qui quella disquisizione sulla vera origine dei lithiani, quella diatriba religiosa che avrebbe potuto tener banco e desto l'interesse del lettore che invece si trova di fronte a una metafora su come il male del mondo (dei mondi) siamo noi terrestri e la nostra cultura (metafora peraltro anche condivisibile). Ci si trova così con un rettiliano deviato dai nostri usi e costumi che non mancherà di attirare l'attenzione e far più danno possibile, azioni che si ripercuoteranno poi, insieme alle scellerate scelte dei terrestri, anche sul suo pianeta d'origine. Nel complesso Guerra al grande nulla rimane una lettura stimolante, peccato la deriva che il romanzo subisce nel suo ampliamento volto a garantire una pubblicazione esterna al giro delle riviste, senza un deciso cambio di ritmo e destinazione ne sarebbe potuto uscire un libro di fantascienza migliore di questo.

mercoledì 31 maggio 2023

IO, ROBOT

(I, robot di Isaac Asimov, 1950)

Le tre leggi della robotica:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno.
2. Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che contrastino con la Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Io, robot è una raccolta di racconti che un giovane Isaac Asimov si era già visto pubblicare su riviste varie lungo il decennio precedente; questa antologia andò in stampa per la prima volta nel 1950, agli albori del decennio che più di tutti, anche grazie al cinema, riconduciamo alla raggiunta popolarità su vasta scala del genere fantascientifico. Il libro si apre con le tre leggi fondamentali della robotica; questi tre inderogabili dettami sono impressi "a fuoco" nei cervelli positronici dei robot protagonisti, esseri artificiali dotati di un certo margine di autonomia e pensiero ma creati unicamente per aiutare gli umani nelle loro incombenze e sollevarli dai fardelli più pesanti del lavoro e da diversi compiti della vita di tutti i giorni. Ovviamente, come è facile prevedere, non è detto che tutte le buone intenzioni, per i più disparati motivi, portino sempre al risultato che ci si era auspicati. In quest'ottica Io, robot torna proprio in questo periodo a essere un testo di forte attualità, oltre a rimanere l'ottima occasione di intrattenimento che è sempre stata. I dubbi e le paure che oggi ci attanagliano in merito agli sviluppi futuri dell'intelligenza artificiale si possono ritrovare qui, magari con un approccio più ingenuo e positivo ma carico tra le righe di quegli interrogativi che potrebbero non farci dormire sonni così tranquilli.

Sono nove i racconti contenuti in Io, robot, tutti episodi indipendenti tra loro ma legati da alcuni elementi comuni: le tre leggi della robotica, la presenza della U.S. Robots, la più importante azienda produttrice di robots all'avanguardia grazie ai loro cervelli positronici, alcuni personaggi ricorrenti come la coppia di tecnici della U.S. Gregory Powell e Michael Donovan, coinvolti sempre in qualche caso spinoso, o come la dottoressa robopsicologa Susan Calvin, zitellona un po' inacidita. Si inizia con Robbie dove si esplora il rapporto tra macchina e uomo, nella fattispecie tra una bambina e la sua "tata" meccanica; in Circolo vizioso Asimov si domanda cosa potrebbe succedere se in qualche modo una situazione potesse mettere in conflitto tra loro le leggi della robotica; per ogni racconto un nuovo enigma: comportamenti inspiegabili, prese di coscienza da parte dei robot, mancata applicazione degli ordini, processi cognitivi e così via. Per ogni breve capitolo una nuova riflessione da esaminare nel rapporto quotidiano tra uomo e macchina.

Lettura molto piacevole e intrigante ancor oggi, in un mondo nel quale la fantascienza di circa settantacinque anni fa potrebbe apparire ormai ingenua e fuori tempo. Gli scritti di Asimov invece resistono bene al passare del tempo, possiamo facilmente (ri)leggerli alla luce del nostro presente e ricontestualizzarli. Anche se non si scava troppo in profondità nei dilemmi che di volta in volta Asimov ci propone nei rapporti tra umano e artificiale, le situazioni create dallo scrittore nato in Russia sono sempre stuzzicanti, nei vari racconti si percepisce quasi un crescendo nei dilemmi etici e pratici che lo sviluppo delle intelligenze meccaniche di volta in volta ci sottopongono. Oltre alla curiosità che suscitano le meccaniche di narrazione messe su pagina da Asimov legate ai temi principi della raccolta, non manca la possibilità di affezionarsi ad alcuni personaggi, su tutti la coppia Powell/Donovan che si trova sempre in qualche situazione complicata da dirimere, ma anche a qualcuno di quelli meccanici come Robbie, protagonista del primo racconto nel quale Asimov è in grado, in un contesto completamente familiare e rilassato, di creare la giusta tensione nel lettore che non sa cosa aspettarsi dal comportamento di questo robot. Con tutta probabilità Io, robot non è ascrivibile agli scritti più profondi e stratificati del genere ma rimane un fondamentale, tanto importante quanto ben riuscito sotto il punto di vista meramente narrativo.

giovedì 27 aprile 2023

L'INCUBO SUL FONDO

(Creatures of the abyss di Murray Leinster, 1961)

Lo scrittore statunitense Murray Leinster (all'anagrafe William Fitzgerald Jenkins) ha iniziato a scrivere fantascienza già dai primi anni 20 del 1900, il primo racconto ascrivibile al genere firmato dall'autore, Il grattacielo impazzito, risale addirittura al 1919. Tra sortite nel giallo, nel western e finanche nel romanzo rosa, il grosso del corpo d'opera di Leinster è dedicato proprio alla fantascienza ed è a lui che vengono attribuiti i primi slanci verso il multiverso nella letteratura di genere grazie al racconto Bivi nel tempo del 1934. Nel corso degli anni le opere brevi di Leinster vengono pubblicate su alcune delle riviste statunitensi più celebri per quel che riguarda la letteratura del fantastico: Amazing Stories, Astounding Stories, Startling Stories fino ad arrivare alla longeva Analog. L'incubo sul fondo è un romanzo breve del 1961, siamo già nell'ultimo decennio della carriera dell'autore di Norfolk (Virginia), che in Italia trovò la sua prima pubblicazione già nel 1962 proprio tra le pagine di Urania, ristampato più volte nel corso degli anni trova nuova vita nella dodicesima uscita della collana Urania 70 anni di futuro ritagliandosi uno spazio tutto sommato meritato, almeno per chi come me non vanta una conoscenza enciclopedica del genere e non ha mai avuto occasione di leggere questo libro in precedenza.

Terry Holt sta smantellando la sua una volta fiorente attività di materiale elettronico a Manila, nelle Filippine. L'ex socio di Holt deve aver combinato qualcosa di strano, in più nella comunità locale di pescatori si è creato un alto grado di malumore nei confronti di un'imbarcazione di nome Rubia che sembra aver ottenuto in chissà che modo il monopolio del pescato di quei mari: mentre le altre imbarcazioni tornano a riva con le pive nel sacco la Rubia rientra dalle sue escursioni sempre stracarica di pesce, una situazione incomprensibile che forse potrebbe avere a che fare con uno degli apparecchi elettronici venduti dalla Jimenez & Company, la piccola ditta di cui Holt è socio. Mentre Holt impacchetta le sue cose, sotto la supervisione di un capo della polizia apparentemente cordiale ma dai comportamenti affatto disinteressati, una ragazza entra nel negozio e propone a Terry una collaborazione, prima per la creazione di qualche strano apparecchio sottomarino, poi per prendere parte a una spedizione di ricerca sull'attrezzatissima imbarcazione Esperance. I modi della ragazza sono molto gentili e condiscendenti ma da subito a Holt sembrano troppo misteriosi e manipolatori, non di meno l'offerta della donna è quasi impossibile da rifiutare, cosa che irrita Holt non poco. Nei giorni seguenti Holt tenta di carpire alcune informazioni più precise sulla spedizione ma la ragazza si tiene sempre sul vago e fa intuire a Holt come le informazioni su ciò che la Esperance si appresta a fare Holt dovrà toccarle con mano, è questo l'unico modo perché l'uomo possa scendere a patti con qualcosa di incredibile e di conseguenza credere.

È una buona lettura questo L'incubo sul fondo, romanzo breve che conta su diversi pregi: innanzitutto ci troviamo davanti a una narrazione che corre rapida e spedita e vanta la caratteristica fondamentale di riuscire a incuriosire il lettore su ciò che avverrà nei capitoli successivi con una struttura semplice e lineare, così come semplice e scorrevole è anche la prosa di Leinster che non si perde mai in troppi giri di parole e costruisce una storia efficace e in qualche modo, tenendo conto dei tempi, sempre avvincente. L'incubo sul fondo vive dell'accumulo di curiosità riguardo a ciò che sta succedendo sotto la superficie del mare e che noi (e i protagonisti con noi) non vediamo: c'è un lembo di mare, quello scoperto dalla Rubia, dove i pesci non si comportano come dovrebbero, nel quale si concentrano in misura abnorme, dove compaiono specie che lì non dovrebbero trovarsi e al corpo dei quali sono a volte attaccati strani oggetti non naturali. Tra ipotesi e tentativi d'indagine Leinster costruisce, dosando bene il ritmo tra misteri e rivelazioni (o ulteriori ipotesi), un racconto di fantascienza che unisce in maniera coerente spazi siderali e abissi marini in un connubio che invoglia alla lettura; magari non un caposaldo del genere però L'incubo sul fondo, all'interno di questa collana celebrativa, si difende bene e svolge al meglio il suo compito d'intrattenimento.

lunedì 6 marzo 2023

LA NUBE PURPUREA

(The purple cloud di Matthew P. Shiel, 1901)

Nel complesso - parere personale - La nube purpurea è il romanzo più noioso pubblicato nella collana Urania - 70 anni di futuro almeno fino a questa undicesima uscita. La collana che celebra(va) i 70 anni di Urania in realtà ha già concluso la sua corsa con la quarantacinquesima settimana, dati però i tempi di lettura di chi scrive e l'alternanza di questi volumi con romanzi di diversa natura, qui per forza di cose si arriva a parlare de La nube purpurea con un certo ritardo, ancora non mi è possibile dire se ci saranno in futuro (o se ci sono state in passato se vogliamo abbandonarci al paradosso) all'interno della collana uscite più tediose di questa, per la mia traballante pazienza mi auguro vivamente di no. Nel dire ciò non voglio fare torto oltre misura né a Matthew P. Shiel né tantomeno alla sua opera, a cui parziale discolpa si può argomentare dicendo che in fondo trattasi di un volume pubblicato la prima volta nel 1901, ben più di un secolo fa, la sensibilità dei lettori è molto mutata da allora, l'approccio alla scrittura anche, non di meno sappiamo tutti benissimo come alcuni classici facciano ancora impallidire romanzi moderni indegni finanche di presenziare sugli stessi scaffali (e nelle stesse librerie) di alcuni dei loro illustri predecessori. Quindi sì, un occhio di riguardo ma nemmeno poi troppo. Shiel, nato britannico ma geograficamente antillano (è stato anche incoronato re di un'isola deserta dei Caraibi), vede proprio La nube purpurea come sua opera più nota, considerato uno dei primi romanzi in assoluto di stampo apocalittico.

Siamo in un periodo storico in cui impazza la febbre per la corsa al Polo Nord, le spedizioni si susseguono ma finora nessuno è stato in grado di raggiungere l'ambita meta. Il medico londinese Adam Jeffson ha dei contatti tra l'equipaggio di una delle prossime spedizioni per il Polo e così il dottore inizia a interessarsi all'argomento. Jeffson è fidanzato con la ricca e ancor più ambiziosa Clodagh, una nobile senza scrupoli molto interessata a ricchezze e posizione sociale; ora capita che il riccastro Charles P. Stickney, eccentrico come nessuno, lasci nel suo testamento un'indicibile eredità che finirà nelle tasche del primo uomo, e si badi bene non della prima spedizione, a raggiungere il Polo. La notizia farà da subito gola all'avida Clodagh che riuscirà a magheggiare affinché il suo Jeffson entri a far parte dell'equipaggio della Boreal, nave diretta proprio al Polo Nord. Nel frattempo si diffonde l'idea, perorata da alcuni predicatori, che se l'uomo ancora al Polo non ci è arrivato questo sia volere di Dio e il giungervi non potrebbe che portare distruzione e scempio all'umanità tutta. E alla fine così sarà; mentre la Boreal arriva al Polo una nube violacea si diffonde per il mondo lasciando una scia di morte ed estinguendo in breve la razza umana della quale unico esponente rimasto in vita sarà proprio Adam Jeffson che dovrà affrontare un viaggio alla ricerca di residui di vita e un percorso molto tormentato per non cadere nella più totale follia.

Il romanzo di Shiel in realtà parte con il piede giusto. L'autore originario della città fantasma di Plymouth sull'isola di Montserrat usa un espediente molto in voga nei romanzi dell'epoca a tema fantastico (perché proprio fantascienza non la si può chiamare), ovvero quello dello scrittore, lo stesso Shiel, che riceve da un conoscente un manoscritto contenente la storia che si andrà a narrare nel romanzo. Il prologo de La nube purpurea è invero parecchio affascinante come così è tutta la prima parte che descrive la spedizione al Polo ammantata da un senso di attesa che lascia presagire il meglio (o il peggio se preferite). Purtroppo nel momento in cui gli eventi precipitano inizia un peregrinare solitario del protagonista che non fa che esplorare luoghi e incontrare morte, incontrare morte ed esplorare luoghi senza soluzione di continuità. Non si mette in dubbio l'efficacia di alcune descrizioni di Shiel, degli stati d'animo di un uomo in pena, in preda a sprazzi di lucida follia, dei luoghi in cui Jeffson si trova a transitare, delle situazioni spesso uguali a loro stesse, sembra però quasi impossibile tenere a distanzia il tedio nel mezzo di questo mondo desolato, dove non ci sono stimoli né eventi. Il problema maggiore de La nube purpurea è che tutta questa parte centrale del romanzo è davvero troppo, troppo lunga, inutilmente dilatata, probabilmente uno degli effetti collaterali della nube tossica è quello di aumentarne ancora la percezione di interminabilità onestamente sfiancante. Sul finale si torna sui binari giusti grazie a un evento in particolare che dona di nuovo movimento al romanzo, a dimostrazione che sarebbe bastato poco di più per ottenere un risultato migliore. Come già detto, romanzo d'altri tempi, la noia però rischia di attanagliarci oggi, quindi uomo avvisato...

domenica 29 gennaio 2023

ORION

(di Ben Bova, 1984)

Quello di Ben Bova è un nome pressoché sconosciuto al grande pubblico con l'eccezione degli amanti duri e puri della fantascienza; Bova non è un autore che verrebbe in mente alle masse nemmeno se si entrasse nel dettaglio di una discussione "di genere" diciamo, un lettore medio potrebbe citare Asimov, Bradbury, Dick, magari anche il nostro Evangelisti e una serie di altri nomi noti tra i quali siamo certi non comparirebbe comunque quello di Bova. Eppure lo scrittore originario di Filadelfia è stato per diversi anni curatore di una delle riviste più longeve della fantascienza americana, Analog (fondata nel 1930), e per questo ruolo più volte premiato, e anche il suo corpo d'opera in qualità di scrittore vanta una sfilza di titoli che, divisi in numerose saghe, si avvicinano alle sessanta unità. Il collega di Bova, Franco Forte, curatore di questa collana (Urania - 70 anni di futuro), per la decima uscita ha scelto di proporre il primo romanzo del ciclo di Orion, saga iniziata nel 1984 e che conterà poi sette volumi, l'ultimo dei quali pubblicato nel 2011. Nonostante sia solo il primo capitolo delle avventure di Orion il libro omonimo trova in sé un senso compiuto che non lascia l'impellente bisogno di avventarsi su un eventuale seguito (come potrebbe accadere con Hyperion di Dan Simmons ad esempio) o su altro materiale, la lettura si rivela quindi indicata anche solo per appagare la propria curiosità e saggiare la fantasia di questo autore scomparso nel novembre del 2020.

John O' Ryan è all'apparenza un uomo comune che vive in un contesto che, sempre all'apparenza, sembra del tutto simile al nostro. Siamo a Manhattan, all'interno di un ristorante John nota una bellissima donna dagli occhi grigi, Aretha Promachos il suo nome (scopriremo in seguito) e subito dopo due loschi figuri che catturano la sua attenzione. Passano pochi istanti prima che i due facciano saltare il locale con un ordigno esplosivo lanciato proprio in direzione di John. O'Ryan però non riesce a capire il motivo del loro gesto, in fondo lui è un uomo comune con un lavoro e una vita ordinarie, sarà proprio Aretha a mettere una pulce nell'orecchio di John il quale, dopo poco tempo, si rende conto di non avere ricordi che vadano più indietro di un recente passato e di poter controllare in misura molto maggiore di un normale essere umano tutte le funzioni del proprio corpo. La sua vera (?) identità è infatti quella di Orion, una sorta di guerriero predestinato a essere il campione della luce, soldato del dio Ormazd nella guerra eterna per sconfiggere l'oscurità incarnata dal bruto Ahriman che vorrebbe la distruzione dell'umanità intera. In un viaggio a ritroso tra le epoche (mentre l'avversario Ahriman compie il viaggio nel senso temporale opposto) Orion si troverà più e più volte a doversi opporre ai piani del dio oscuro volti a modificare la storia al fine di favorire l'estinzione della razza umana.

Romanzo di puro intrattenimento che presenta un classicissimo confronto dicotomico tra bene e male con una non banale, seppur già ampiamente esplorata, discettazione sulle metodologie esperite per il raggiungimento dei propri fini non così dissimili da ambo le parti. Al netto di significati reconditi, non troppo profondi in realtà, Orion rimane un buon libro d'azione/avventura dai toni fantastici (più che fantascientifici), la prosa di Ben Bova è scorrevole e non presenta segni di stile marcati, la narrazione è strutturata in cinque parti distinte che si focalizzano su diversi momenti di questa guerra tra bene e male per la sopravvivenza della razza umana, ricorre la presenza dei due antagonisti e dell'amore di Orion per la donna dagli occhi grigi che in ogni epoca cambia nome e non serba ricordo del suo amato. Interessanti e ben costruite le descrizioni d'ambiente delle varie epoche tra le quali la più affascinante rimane quella relativa all'espansione dell'impero mongolo dopo la morte di Gengis Khan. Lettura divertente dal ritmo serrato che invoglia pagina dopo pagina la prosecuzione, il libro non lascia sospesi pur essendo parte di una saga, né probabilmente lascerà troppi ricordi da conservare a futura memoria. Romanzo onesto che gode di una buona costruzione con la quale intrattenersi per qualche tempo.

giovedì 22 dicembre 2022

IL SEGNO DELL'ALLEANZA

(Captain Vorpatril's alliance di Lois McMaster Bujold, 2012)

Per l'ottava uscita della collana commemorativa Urania 70 viene pubblicato questo Il segno dell'alleanza della scrittrice statunitense originaria dell'Ohio Lois McMaster Bujold; a prima vista la scelta di editare questo romanzo in particolare potrebbe sembrare quantomeno singolare, Il segno dell'alleanza è infatti solo uno dei tantissimi capitoli che compongono quello che è denominato Il ciclo dei Vor inaugurato dalla McMaster (e parte preponderante del suo corpo d'opera) già nel lontano 1986 con L'onore dei Vor. Nella cronologia del suddetto ciclo questo corposo romanzo si colloca più o meno come ventesima uscita, è quindi già stato raccontato molto sull'assetto galattico in cui si muovono i nostri personaggi, nella fattispecie il capitano barrayarano Ivan Xav Vorpatril (e famiglia), la jacksoniana Tej proveniente dalla (ex) casata regnante dei Cordonah e la sua amica e compagna di avventure Rish, quasi una sorella in realtà, una gemma, ovvero un essere modificato geneticamente per essere una danzatrice perfetta e un'intrattenitrice per gli ospiti illustri della casata Cordonah. Nonostante siano molti i pregressi e non manchino i riferimenti a tutta una serie di personaggi imparentati con Ivan Xav principalmente (ma anche quelli legati al passato di Tej e Rish), il romanzo si può leggere anche senza conoscere i capitoli precedenti della saga essendo questo una sorta di ampliamento alle altre avventure che vedono protagonista un altro membro della stirpe dei Vor, Miles Vorkosigan. Non si avverte quindi quella sensazione di essere entrati in sala a metà film, si intuisce che lo scenario è ben più ampio di quello descritto in queste pagine ma la vicenda di Ivan Xav e Tej, pur con un po' di confusione generata dai "millemila" nomi citati, può comunque essere seguita e compresa.

Il (co)protagonista di questo romanzo è il capitano Ivan Xav Vorpatril che del personaggio principale della saga, qui praticamente assente, Miles Vorkosigan, è il cugino. Di stanza su Komarr Ivan è l'attendente del comandante Desplains del Servizio Imperiale Barrayarano, reparto operazioni di Vorbarr Sultana, un'assegnazione più che comoda per uno come Ivan che volentieri se ne sta in disparte dai grandi movimenti dell'Impero e dalle macchinazioni delle varie famiglie, compresa la sua, che all'interno di questo rivestono una certa importanza. Le grane per Ivan iniziano quando l'amico Byerly Vorrutier gli chiede di raccogliere informazioni su una giovane donna che potrebbe non essere quella che dice di essere e avere una certa rilevanza per alcune persone e per l'ImpSec, il servizio di sicurezza dell'Impero, insomma una situazione ingarbugliata per un compito che dovrebbe essere per Ivan tutto sommato semplice. Ivan incontra così la bellissima Tej e la sua amica geneticamente alterata Rish, purtroppo il Nostro verrà coinvolto nel tentativo di rapimento da parte di una piccola cellula di agenti non meglio identificati determinati a catturare Tej e Rish; nonostante l'andi da farfallone sciupafemmine di Ivan, il ragazzo in realtà si dimostra parecchio sveglio e pronto di riflessi tanto da far uscire le due donne da una brutta situazione. Da quel momento le vite di Ivan e Tej saranno sempre più legate, un legame che però dovrà scontrarsi non solo con le persone che cercano Tej ma anche con i guai portati dalle rispettive famiglie dei due giovani.

Troppe. Troppe. Parole. Il segno dell'alleanza è un romanzo che parte con il piede giusto: dinamico, frizzante e leggero per un buon pezzo finché iniziamo a conoscerne i protagonisti e seguiamo il rocambolesco primo incontro tra Ivan e Tej con conseguente cambio di status per i due. Poi, preoccupata (giustamente) dal fatto che molti lettori potrebbero non aver letto i venti e fischia romanzi precedenti della saga, l'autrice ci accompagna nel tratteggio di un mondo e di una rete di relazioni tra dinastie, casate, famiglie e pianeti sinceramente complessa e corposa. Con l'avanzare delle pagine si perde un poco il brio della prima parte e la narrazione si perde in dettagli, parenti e parentele che soffocano un poco la storia che avrebbe giovato di maggior dinamismo e di qualche bella sforbiciata. La lettura rimane comunque sempre abbastanza piacevole, qualche momento di stanca qua e là lo si avverte, ma a essere del tutto sinceri affrontando questo Il segno dell'alleanza non si è invogliati a esplorare gli altri capitoli delle avventure dei Vorpatril/Vorkosigan. Avrebbe forse potuto giovare proporre il primo libro del Ciclo dei Vor? Chissà, vero è che ad ogni modo questo romanzo è leggibile a sé stante, però l'impressione è che se non si è addentro alla saga un pochino in sofferenza si possa andare. Il nodo centrale diventa presto la relazione tra Ivan e Tej, prima di comodo, poi sempre più sincera, almeno finché non interverrà la famiglia della ragazza a complicare ulteriormente la situazione; questo lato "sentimentale", anche divertente se vogliamo, si perde un po' per strada nell'avvicinarsi al finale riprendendo corpo solo nell'ultima parte del libro, un po' un peccato a dirla tutta. A conti fatti non male come lettura ma in diversi momenti non si vede davvero l'ora di arrivare alla fine.

sabato 12 novembre 2022

OLTRE L'INVISIBILE

(Time and again di Clifford D. Simak, 1951)

Clifford D. Simak è stato uno dei promotori della narrativa di fantascienza degli anni 50; la sua esperienza come scrittore di genere inizia già nei primi anni 30 (le prime pubblicazioni su rivista sono del 1931), ma è proprio nei 50 che l'immaginario collettivo incontra in ampia misura, negli Stati Uniti ma non solo, il fantastico e la fantascienza; Simak è lì dagli albori del periodo d'oro del genere, scrive ormai da tempo e lo fa anche per vivere in veste di giornalista per diverse testate del Midwest, è proprio con questo Oltre l'invisibile che Simak riesce a ottenere un'ampia fama nel ruolo di scrittore di romanzi, il libro esce nel 1951 con il titolo Time and again. Potremmo ora aprire una breve digressione sulla scelta del titolo italiano in tutta onestà poco significativo dei contenuti dell'opera; Oltre l'invisibile vuol dir tutto e non vuol dir niente, dà giusto un vago senso di remoto, di lontananza che può far gioco per un romanzo di fantascienza dove le distanze siderali non mancano ma in realtà coglie poco dello spirito dello scritto, molto più indovinato e affascinante quel Time and again che riflette al meglio il ruolo del tempo (dei viaggi nel tempo) protagonisti in questo romanzo. Sono molti gli spunti presenti in questo romanzo, un insieme di elementi che a fine lettura lascia l'impressione di non essere mai stato messo a fuoco a dovere, pur offrendo nel complesso una lettura piacevole e veloce.

Siamo in un futuro remoto, l'umanità ha colonizzato mondi e galassie e ancora continua la sua esplorazione nello spazio. Una sola stella, tra quelle conosciute, risulta ancora impenetrabile alla razza umana che non è in grado di oltrepassare quello che sembra essere una sorta di schermo protettivo a difesa di 61 Cygni, astro verso il quale l'ultimo esploratore ad essere inviato dai terrestri è stato Asher Sutton, anche lui schiantatosi contro le protezioni di Cygni e mai tornato sulla Terra. Quando vent'anni più tardi, a sorpresa, Sutton ritorna, sul nostro pianeta inizia a esserci un po' di scompiglio, numerosi sorgono gli interrogativi: cosa ha fatto Sutton su Cygni per tutti questi anni? Come ha fatto a superare le protezioni della stella? E soprattutto, come ha fatto Sutton a rientrare sulla Terra a bordo di una navicella che a detta degli scienziati non avrebbe potuto in alcun modo affrontare il viaggio da 61 Cygni al pianeta azzurro? Ma sulla Terra, in un tempo dove i viaggi nel tempo sono possibili, non tutti vedono di buon occhio il ritorno di Sutton, anche perché sembra che sarà proprio lui a scrivere un libro fondamentale che potrebbe modificare gli equilibri di potere tra umani e androidi, esseri senzienti creati dagli umani stessi a loro immagine e somiglianza, distinti solo da un codice a barre e dalla mancanza di possibilità di procreare. Ma per Asher Sutton il rapporto tra umani e androidi non potrà più essere visto nello stesso modo, anche perché su 61 Cygni Sutton ha trovato "il destino", non il suo destino bensì la vera e propria personificazione di quello che per i terrestri era finora solo un concetto astratto.

È proprio il concetto di "destino" come esseri senzienti, definiti da Simak come "astrazioni simbiontiche", a essere molto affascinante, una guida concreta che porta il protagonista a divenire un essere diverso da quello che era prima, ancor più consapevole di come le cose dovrebbero girare nell'universo e di quanto sia infelice la scelta della sopraffazione e dell'unicità portata avanti da molti di quei terrestri che Sutton si troverà ad affrontare nel momento del ritorno a casa. Ma sono molti gli spunti inseriti nel romanzo che però faticano a trovare pieno compimento, sarebbe stato utile un romanzo con una foliazione maggiore per mettere bene a fuoco tutti gli elementi presenti in Oltre l'invisibile. Considerato tra i maggiori esponenti della fantascienza umanista, Simak lavora molto sulla contrapposizione tra uomo e androide, una razza quest'ultima che ha ormai acquisito consapevolezza ma che viene vista dall'uomo ancora come mera proprietà, non mancano le riflessioni sull'accettazione e sull'inclusività concatenate a quello che è l'aspetto rurale dei romanzi dell'autore, qui Sutton, in un viaggio nel passato, ritrova momenti di pace in una fattoria isolata, nella fatica dei campi e nella vita semplice di campagna. Ci sono poi i viaggi nel tempo e i possibili paradossi sulla scrittura dello stesso libro che Sutton scriverà/ha già scritto. Nel complesso impianto molto valido, spunti di gran fascino e lettura piacevole, manca però una costruzione forte, a volte l'impressione è che tutto diventi un poco evanescente, si rimane così a fine libro con quella punta di amaro in bocca, per come un ottimo romanzo sia in fondo sfumato, perso pian piano tra le pagine...

domenica 16 ottobre 2022

TRE MILLIMETRI AL GIORNO

(The incredible shrinking man di Richard Matheson, 1956)

Richard Matheson è tra gli autori più noti della fantascienza classica, le sue prime pubblicazioni risalgono infatti ai primissimi anni 50, il suo primo racconto venne pubblicato sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction proprio nel 1950. Tra i suoi scritti più celebri si annoverano Io sono leggenda dal quale sono stati tratti anche diversi film, Io sono Helen Driscoll e anche questo Tre millimetri al giorno. La carriera di scrittore di Matheson nel corso degli anni è stata affiancata da quella di sceneggiatore per Hollywood, non solo per quel che riguarda adattamenti delle sue opere ma anche trasposizioni di libri di altri autori di fantascienza e altro ancora, divenendo pian piano, tra cinema e televisione (molti episodi di Ai confini della realtà), l'attività più prolifica da parte dello scrittore statunitense. Anche da questo Tre millimetri al giorno è stato tratto un film, Radiazioni BX: distruzione uomo del 1957 per la regia di Jack Arnold, direttore molto attivo in quegli anni e del quale si ricordano diversi titoli: Destinazione... Terra!, Il mostro della laguna nera, Tarantula. Con queste premesse non nascondo che l'aspettativa nei confronti di Tre millimetri al giorno fosse per me parecchio alta, il romanzo però, pur tenendo conto che si tratta di uno scritto datato, si è purtroppo rivelato una discreta delusione, una novella dove il lato fantastico si limita a una sola idea, quella del rimpicciolirsi progressivo del protagonista, un'idea molto affascinante e indovinata che in potenza conteneva in sé possibilità di esplorare la condizione del protagonista in diverse direzioni, cosa che, a parte una metafora più volte esplicitata dalla critica, non avviene, il romanzo invece si perde molto spesso in situazioni ripetitive e poco accattivanti.

Durante una gita in barca Scott Carey, sposato con la moglie Louise e padre di una bimba ancora piccola, viene a contatto con una strana onda contenente una sostanza sconosciuta. Dopo qualche tempo Scott inizia ad avere l'impressione di star rimpicciolendo (l'incredibile uomo che rimpicciolisce suona il titolo originale), gli sembra di diventare giorno dopo giorno un poco più basso. Effettuate le dovute misurazioni l'uomo scopre di star rimpicciolendo di ben tre millimetri al giorno, cosa che ovviamente lo getta nel panico e a sprazzi nella disperazione e nello sconforto. A nulla valgono le ricerche mediche, le visite degli specialisti, i ripetuti esami: quello di Scott è un caso unico al mondo che i medici studiano volentieri e con avidità ma per il quale nessuno ha davvero una soluzione. Presto la vita di Scott diventa sempre più difficile, sia dal punto di vista fisico, sia da quello psicologico, sia nel ruolo di padre e marito, la figlia vede infatti nel padre una figura sempre meno autoritaria e più simile a lei, nel rapporto con la moglie Scott si sente sempre meno virile, sempre più visto come un bambino di cui prendersi cura che non come un marito da sua moglie Louise. Oltre alle vicende relative alle varie fasi di rimpicciolimento del protagonista, Matheson ci narra anche la lotta per la sopravvivenza dello stesso quando, alto ormai pochi millimetri, si trova rinchiuso nella cantina di casa sua a lottare contro la fame, la sete, le dimensioni spropositate di qualsiasi oggetto ma soprattutto contro un piccolo ragno che per Scott è divenuto ormai un mostro gigantesco da cui non farsi divorare.

Il romanzo, abbastanza breve e veloce da leggere, è diviso in due tipi di capitoli. A fasi più o meno alterne Matheson ci racconta la lotta per la sopravvivenza di uno Scott Carey ormai ridotto a pochi millimetri di altezza (ma con un corpo in proporzione perfettamente funzionante) rimasto chiuso nella cantina di casa costretto a superare mille ostacoli e altrettante insidie, come quella posta dal ragno, dovute alla sua ormai inadeguata altezza rispetto al mondo che lo circonda. Negli altri capitoli vediamo Scott affrontare varie fasi di "altezza" con le progressive problematiche che queste si portano dietro. Seppur visto come una grande metafora della visione dell'uomo virile e, in questo caso, della sua demolizione, ciò che invece manca al romanzo è la parte di suspense, meraviglia e pericolo che dovrebbe scaturire dai capitoli ambientati in cantina che presto si rivelano invece molto ripetitivi, privi di grande interesse e poco coinvolgenti se non in qualche sparuto passaggio. L'idea di base è molto affascinante, quasi geniale, e poteva essere sfruttata al meglio proprio nella descrizione dei momenti di inadeguatezza del protagonista, che pur ci sono ma insufficienti per una piena riuscita del racconto. Se fosse stata questa la parte predominante del romanzo sarebbe stata tutta un'altra faccenda, non a caso uno dei momenti migliori del libro è una tragica e intima presa di coscienza di inadeguatezza, nei confronti della moglie, dell'essere uomo messo in crisi dagli eventi, tutto si palesa nell'incontro che Scott fa al circo con una donna affetta da nanismo, una donna ancora alla sua portata in compagnia della quale Scott si sente di nuovo uomo, episodio che mette in moto una delle dinamiche meglio riuscite dell'intero libro e che si esaurisce troppo presto perché necessita tornare in quella maledetta cantina a fare i conti con quel noiosissimo ragno. Una delle letture della recente collana che Urania ha varato per festeggiare i suoi 70 anni che mi incuriosiva di più, peccato, avevo sperato in qualcosa di meglio, sarà per un'altra volta.

venerdì 26 agosto 2022

NEUROMANTE

(Neuromancer di William Gibson, 1984)

Il Neuromante di William Gibson è forse ancora oggi l'opera più celebre, e tra le più importanti, dell'intero filone del cyberpunk. Gibson, insieme a una serie di altri autori suoi contemporanei quali Bruce Sterling e Tom Maddox (giusto per citarne un paio che Gibson ringrazia a fine libro), ispirati da precursori della precedente generazione, autori del calibro di Philip K. Dick ad esempio, hanno codificato un genere molto riconoscibile che unisce temi legati a quell'insieme di dati in cui è possibile perdersi, creare avatar, mondi immaginari (o diversamente concreti) e trovarvi una seconda realtà che viene spesso indicata come matrice o appunto cyberspazio, a tematiche ambientali e sociali che dipingono spesso un futuro distopico, cupo, dove l'essere umano è iperconnesso, controllato, spersonalizzato e in balia dei grandi agglomerati, economici più che di potere, le grandi multinazionali che fanno il bello e il cattivo tempo, le Zaibatsu come le chiama Gibson nella sua opera, multinazionali padrone di immensi capitali spesso legati a un'unica famiglia, nel caso di Neuromante la famiglia Tessier-Ashpool. In contesti come questo si muovono personaggi del tutto peculiari, proprio come quelli che si imparano a conoscere (ma non abbastanza) durante la lettura di questo Neuromante.

Case è un hacker, uno di quegli operatori chiamati cowboys in grado di solcare le autostrade di dati del cyberspazio, una connessione via hardware e via tra le trame infinite della matrice. Durante una delle sue operazioni Case ha però fatto incazzare la gente sbagliata, ha tentato di fregare un cliente che non ha preso molto bene la cosa, quest'ultimo si è adoperato affinché Case non si connettesse mai più alla rete. Ora Case si aggira abbattuto tra la varia umanità perduta di Chiba, Giappone, la lontananza dalla rete per un hacker è come la morte, Case è così sulla buona strada per l'autodistruzione: una cura non si trova, molti altri stimoli per tirare avanti non ci sono. Nella fogna di Chiba Case viene però contattato dall'enigmatico Armitage, un uomo dal passato poco chiaro e dagli intenti ancor più oscuri, questi è accompagnato dalla bella samurai della strada Molly, una donna innestata con visori a specchio al posto degli occhi e lame retrattili sotto le unghie. A Case viene garantita dai due strani personaggi una cura e una nuova possibilità di connettersi alla matrice, in cambio Case, sotto calcolata minaccia, dovrà portare a termine una nebulosa operazione i cui scopi e le cui tappe si sveleranno al giovane hacker solo un pezzo per volta: tra famiglie di potere, intelligenze artificiali, personalità riversate su memoria, illusionisti potenziati e flussi di dati, Case cercherà di trovare il bandolo di un'intricata matassa che potrebbe costargli facilmente la morte cerebrale.

Il libro di Gibson ha un fascino innegabile, la creazione del suo mondo risulta avvolgente fin dall'inizio, le descrizioni dei luoghi, quelli reali, trasmettono un senso di claustrofobia e degrado palpabile, come se la vita di ognuno dei loro abitanti non valesse più nemmeno mezzo soldo bucato. Il contesto è intrigante, l'immaginario cyberpunk pure, i problemi iniziano quando la storia ingrana (o dovrebbe ingranare) e si comincia a faticare a star dietro alle evoluzioni di trama e all'immaginazione sfrenata dell'autore. A essere sincero ho faticato davvero molto a orientarmi all'interno di Neuromante, molto spesso non sono chiari gli scopi dei protagonisti, non si capisce bene chi manovri chi e quali azioni i vari personaggi stiano andando a compiere e perché, l'unico di cui con certezza si sa qualcosa è Case che sappiamo adoperarsi per la più valida delle ragioni: salvarsi la pelle. I vari protagonisti sono descritti più per le loro peculiarità (fisiche, percettive, connettive) che non per un intento di costruzione e stratificazione degli stessi, (non) si impara un poco a conoscerli pagina dopo pagina ma nemmeno più di tanto. Si arriva a fine lettura con la sensazione chiara di essersi persi dei pezzi per strada, probabilmente a metà via tra un capo e l'altro dello Sprawl, consapevoli di aver letto una pietra miliare per l'evoluzione della fantascienza ma con la sensazione di non esserci realmente entrati dentro a fondo. O forse, semplicemente, is not my cup of tea!

sabato 9 luglio 2022

HYPERION

(di Dan Simmons, 1989)

Continua a dare grandi soddisfazioni, almeno a me, l'edizione pensata da Franco Forte per celebrare degnamente i 70 anni di Urania con la ristampa di alcuni romanzi fondamentali per la fantascienza, autori noti e meno noti al grande pubblico che vanno a comporre un mosaico variegato ed eclettico; è stata questa una buona occasione per avvicinarsi al genere e apprezzarne alcuni dei migliori esiti per chi magari si trovava a digiuno o quasi per quel che riguarda questo genere letterario. Dopo Clarke, Asimov e Bradbury arriva il momento di affrontare l'arte di Dan Simmons con il primo e corposo volume dedicato al pianeta Hyperion. Il romanzo si avvicina alle seicento pagine e ciò nonostante è interessante notare come lo si possa inserire tra le letture veloci: sempre coinvolgente, strutturato in modo che difficilmente possa annoiare il lettore visti i molti piani narrativi presenti nel romanzo, lo stile di scrittura di Simmons è moderno e leggiadro e anche nei rari passaggi dove presenta un linguaggio più tecnico o più adeso all'universo finzionale creato dall'autore sembra di leggere cronache di luoghi noti, tanta è la naturalezza con cui Simmons costruisce il suo mondo e la sua storia, o meglio, i mondi e le storie dei suoi personaggi. Si legge tra le righe la vasta cultura dell'autore che non lesina citazioni legate alla letteratura e alla poesia di quella che nel mondo di Hyperion è la Vecchia Terra, un pianeta ormai distrutto, i discendenti della sua popolazione sparsi ai quattro angoli dell'universo. Indicato più volte come ispirato nella struttura da I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, datato 1387, in effetti in Hyperion sono presenti alcuni pellegrini impegnati in un viaggio verso il pianeta che da il titolo al libro, nel corso del viaggio ognuno di loro racconterà la propria storia, cosa che dovrebbe aiutare il gruppo a meglio comprendere i reali motivi del loro pellegrinaggio e soprattutto cosa possa attenderli una volta giunti a destinazione.

In un epoca oltre l'anno 2700 i discendenti del popolo terrestre hanno colonizzato moltissimi pianeti, quella che ora è definita Vecchia Terra è andata ormai distrutta da molto tempo durante l'evento chiamato il Grande Errore. La maggior parte dei pianeti sono ora uniti sotto l'organizzazione interplanetaria che porta il nome di Egemonia di cui una delle massime cariche è Meina Gladstone, una donna forte e decisa che cerca di tenere insieme gli interessi della Rete, l'unione dei pianeti affiliati all'Egemonia. L'equilibrio delicato intessuto per tenere in piedi questa organizzazione si regge anche grazie a un intricato sistema di intelligenze artificiali, un insieme di A.I. indipendenti dall'uomo ma loro alleate. Al di fuori di queste strutture orbitano ancora diversi mondi non affiliati alla Rete, Hyperion è uno di questi, tra i più affascinanti e potenzialmente importanti per il futuro (o il passato?) dell'Egemonia. Inoltre la Gladstone e l'Egemonia tutta devono fronteggiare la minaccia degli Ouster, una sorta di pirati spaziali che non accettano il modello di vita e di società imposta dall'Egemonia, i motivi risulteranno chiari con l'avanzare della trama. È in questo scenario che sette pellegrini, ognuno per i propri motivi e in qualche modo con un passato legato al pianeta Hyperion, si mettono in viaggio per raggiungere le Tombe del Tempo, un misterioso sito archeologico dalle strane proprietà entropiche, dove il tempo sembra non funzionare secondo le normali regole, qui pare dimori lo Shrike, una furiosa divinità che ha ispirato una sua Chiesa e che non lesina nella richiesta di tributi di sangue. Lungo il viaggio ognuno dei sette pellegrini narrerà la sua storia in modo da cercare di capire perché proprio loro siano stati prescelti per questo pellegrinaggio che porterà almeno uno di loro a veder soddisfatto il proprio desiderio più grande.

La gran parte del libro è costituita dai sei racconti (uno dei sette pellegrini non racconterà nulla) che Simmons descrive in maniera tale da offrire una gran varietà di narrazioni al suo romanzo; il gruppo di viaggiatori è composto dal templare Hat Masteen sulla cui nave albero i pellegrini affronteranno la prima parte del loro cammino, quella verso il pianeta Hyperion e lo spazioporto di Keats. Fanno inoltre parte della compagnia il Console che a suo tempo è stato funzionario su Hyperion, l'investigatrice privata originaria di Lusus Brawne Lamia, lo sboccato poeta Martin Sileno che proprio sul pianeta iniziò a scrivere i suoi Canti di Hyperion, lo studioso di etica Sol Weintraub che viaggia con una bambina di pochi mesi al seguito, il prete malato Lenar Hoyt tenutario dei diari di Padre Durè, infine il soldato Fedmahn Kassad di origini palestinesi e ora in forza alla FORCE:spazio, una delle branche della FORCE, sistema di difesa dell'Egemonia. Simmons riesce a creare sei racconti nel racconto uno più intrigante dell'altro, ogni lettore stilerà una sua scala di preferenze ma tutte le parti che vanno a comporre Hyperion godono di grande fascino con alcune vette davvero appassionanti, altre sinceramente strazianti e non mi addentro troppo nei contenuti per non rovinare la lettura a nessuno. È un romanzo avvincente Hyperion, colto nei suoi riferimenti e contemporaneo nelle sue critiche, Simmons costruisce una manciata di personaggi molto convincenti e un universo di contorno molto ben strutturato che lascia ampie possibilità di sviluppo. Dentro poi c'è un po' di tutto: l'amore visto in tutte le sue declinazioni e in un mondo dove le leggi del tempo non sono quelle alle quali siamo abituati e le cui conseguenze possono portare molta sofferenza, c'è una sottile vena ecologista che viene fuori in larga parte in uno dei racconti, ci sono il progresso e le tecnologie future (teleporter ma anche elementi per noi attuali come le I.A.), ci sono la politica e la distruzione (non a caso citate in coppia), la fede e le religioni, l'avventura e l'ignoto. Un gran bel romanzo, consigliato a tutti, anche a chi alla fantascienza non si è mai (o poco) avvicinato. Per chi scrive tra i libri migliori letti quest'anno, a prescindere dal loro genere.

mercoledì 25 maggio 2022

IL POPOLO DELL'AUTUNNO

(Something wicked this way comes di Ray Bradbury, 1962)

Per la terza uscita che la collana Urania dedica alle celebrazioni dei suoi 70 anni di storia viene dato alle stampe il romanzo Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury, opera che in realtà con la fantascienza ha poco a che spartire, non di meno questa è tra le prime tre proposte quella più interessante e, a parere di chi scrive, anche il romanzo di maggior valore che dimostra come a Bradbury stia un po' stretta la definizione di "scrittore di fantascienza" avendo egli spaziato su più fronti e ottenuto ottimi risultati, come in questo caso, anche in altri rami della letteratura. Siamo di fronte a un romanzo che sta più dalle parti dell'horror e del fantastico, distante dalla fantascienza, con echi kinghiani che i fan del "re del brivido" non avranno difficoltà a riconoscere; ovviamente sarebbe più corretto parlare di echi bradburyani in merito ad alcuni libri di King essendo questi arrivati cronologicamente almeno un decennio più tardi rispetto a questo Il popolo dell'autunno. Con una decina di romanzi e parecchie raccolte di racconti all'attivo Bradbury viene considerato uno dei numi tutelari della fantascienza, celebri e consigliati come letture fin dalle scuole dell'obbligo almeno i suoi titoli più noti: Cronache Marziane e Fahrenheit 451. Ma di cosa parla questo Il popolo dell'autunno?

Green Town, Illinois. I tredicenni Will Halloway e Jim Nightshade sono amici per la pelle, condividono un mucchio di cose nonostante abbiano caratteri e indole diversi. Siamo alle porte di Halloween, è ottobre, alla ricorrenza manca circa una settimana, l'autunno sereno della cittadina di provincia di Green Town sta per essere travolto da un'ondata di novità all'apparenza eccitante ma in fondo, in maniera nemmeno troppo nascosta, parecchio maligna. Il cambiamento è preceduto dall'arrivo in città di un venditore di parafulmini, quello che definiremmo un buon uomo, un po' enigmatico, un uomo che anticipa tempeste a venire e offre riparo, dei parafulmini appunto, da tutto ciò che di straordinario e fuori posto la tempesta possa portare. Ed è proprio a Jim che l'uomo consegna uno dei suoi manufatti, un oggetto atto a catturare il fulmine, un costrutto in ferro cosparso dei più strani e variegati simboli di protezione capaci di imbrigliare la terribile energia della natura e tutto ciò che essa trasporta, compreso ciò che è fuori dal comune. Ma tutto questo è solo un presagio, un anticipo, un antipasto di ciò che arriverà a Green Town con quella corsa notturna, con quel treno che si fermerà vicino al prato sul bordo di quel binario morto. Da lì un Luna Park ambiguo e misterioso e terrificante che libererà per le strade di Green Town i suoi freaks, il suo popolo dell'autunno fatto di streghe e uomini elettrici, nani che prima non erano nani e uomini tatuati, esseri scheletrici e zucchero filato, giostre e labirinti di specchi. In questo calderone ribollente Will e Jim rischieranno di perdersi trascinando con loro l'anziana maestra di scuola, la signora Foley, e lo stesso padre di Will, il signor Halloway, il triste e stanco custode della biblioteca cittadina.

Al di là dei generi d'appartenenza il popolo dell'autunno è un ottimo romanzo, una narrazione venata di malinconia che riflette a più riprese sul passare del tempo, vive di un bellissimo contrasto tra i due giovani protagonisti, uno che ha fretta di crescere, l'altro che vuole godersi l'infanzia, il tempo presente, l'amicizia incondizionata, e la figura del padre di Will, un uomo solitario, in larga parte intristito da una vita non vissuta appieno e che si vede ormai vecchio, vicino al tramonto e che in qualche maniera, all'interno di questa allegoria del tempo che passa, troverà modo di tentare un tardivo riscatto. Bradbury usa una prosa affascinante e coinvolgente, il romanzo è costellato da una serie innumerevole di immagini preziose costruite con le parole, metafore che toccano nel profondo, passaggi avvolgenti, c'è inoltre quella capacità di descrivere l'età dell'infanzia e dell'adolescenza che si ritrova con eguale maestria in tantissimo King, probabilmente il re avrà letto questo romanzo di Bradbury amandolo alla follia, allo stesso modo l'età del crepuscolo non è descritta in maniera meno accurata, anzi, lo scrittore dell'Illinois dona a tutta la narrazione un sapore crepuscolare che viene spezzato solo dai passaggi più tesi nei quali dominano alcune delle passioni di Bradbury: quella per il circo e per i suoi fenomeni e quella per le atmosfere misteriose e inquiete sottolineate in misura maggiore dal titolo originale dell'opera, Something wicked this way comes.

lunedì 25 aprile 2022

PARIA DEI CIELI

(Pebble in the sky di Isaac Asimov, 1950)

Premetto che mi accosto a quest'opera di Asimov più o meno da profano, la mia conoscenza sull'opera dell'autore si limita a qualche lettura di gioventù e alla produzione gialla dello scrittore che negli anni 70 si divertì nel creare il Club dei Vedovi Neri, un gruppo di benestanti borghesi dediti a svelare piccoli misteri dove la chiave dell'enigma di turno viene immancabilmente trovata dal brillante maggiordomo del club, l'impareggiabile Henry Jackson. L'occasione di rimettere mano a uno scritto di Asimov si presenta con la seconda uscita della collana varata da Mondadori per festeggiare i 70 anni di Urania, va da sé che la presenza di Isaac Asimov, come quella di altri nomi celebri della fantascienza, non poteva mancare. La scelta del romanzo da presentare da parte del curatore Franco Forte cade su Paria dei cieli, primo romanzo scritto da Asimov per il Ciclo dell'Impero anche se cronologicamente posteriore negli eventi a quelli degli altri due capitoli della trilogia (Il tiranno dei mondi e Le correnti dello spazio). La scelta è coerente e apprezzabile, tanto più che il romanzo non mostra palesi collegamenti ad altre opere se non per un'ambientazione che sarà poi comune a molti libri del maestro russo della fantascienza, bene quindi la decisione di partire dal capitolo che vide per primo la pubblicazione. Peccato la mancanza di qualche editoriale o di qualche approfondimento sull'autore o almeno sul Ciclo dell'Impero, c'è da dire comunque che la lettura del romanzo risulta molto agevole e non necessita di spiegazioni di sorta. Presente solo un'interessante postilla dello stesso Asimov, redatta nel 1982 in occasione di una posteriore edizione di Paria dei cieli, dove l'autore precisa che al momento della stesura del romanzo, di pochi anni posteriore alle immani tragedie di Hiroshima e Nagasaki, ancora non c'era una vasta conoscenza sugli effetti delle radiazioni, da qui l'ipotesi di una convivenza della razza umana con un ambiente a costante presenza radioattiva.

Joseph Schwarz è un sarto di Chicago di origini europee che si sta godendo il giusto riposo dopo essere andato in pensione in seguito a una vita di lavoro. Schwarz è anche un uomo che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato; durante una passeggiata, a causa di un'esperimento sfuggito al controllo in un vicino laboratorio di fisica, l'uomo si trova sbalzato migliaia di anni nel futuro, su una Terra dove si parla una lingua diversa e dove l'umanità ha colonizzato l'intero universo: è l'epoca dell'Impero Galattico, un'era dove la Terra, pianeta radioattivo in molte sue zone a causa di una guerra nucleare, è considerata un vero paria dei cieli, la popolazione terrestre viene vista come la feccia dell'Impero, un miscuglio di riottosità e arretratezza ancora legato a tradizioni ancestrali portate avanti dalla Società degli Anziani, tra queste la più disumana è il limite massimo di vita fissato al raggiungimento dei sessant'anni di età. Schwarz non è l'unico visitatore della Terra, l'archeologo siriano Bel Arvardan (originario di Sirio non della Siria) giunge sul pianeta per studiare una teoria che indica proprio la Terra come origine della razza umana. Entrambi gli uomini, insieme allo scienziato Shekt, luminare che ha sviluppato un macchinario per implementare le capacità di apprendimento della mente umana, e a sua figlia Pola, verranno coinvolti in un complotto che vede la Terra ergersi come seria minaccia al resto dell'Impero al fine di riappropriarsi della propria centralità nell'economia di un universo che tratta il pianeta e i suoi abitanti con profondo razzismo e disprezzo.

Nonostante Paria dei cieli faccia parte di un'ideale trilogia dell'Impero e che questi romanzi siano poi collocati un un progetto di un'universo più ampio (il Ciclo della Fondazione), il libro rimane godibilissimo e leggibile anche se preso come opera singola. L'ambientazione è tutta terrestre, all'Impero ci sono solo riferimenti ma l'azione si svolge tutta sulla Terra. Asimov inserisce nel breve romanzo parecchi temi interessanti, da quelli più prettamente fantascientifici (il viaggio nel tempo, la colonizzazione dell'universo, l'implementazione delle capacità mentali) a quelli più universali e terreni (il razzismo sopra a tutto ma anche la minaccia atomica e, perché no, l'amore capace di aprire gli occhi e non solo i cuori). Sono presenti piccolissime parentesi scientifiche che offrono pillole di sapere senza appesantire il testo che rimane un'avventura abbastanza classica, impreziosita in alcuni passaggi da una sorta di gioco degli equivoci che a tratti diventa anche divertente nel fraintendimento del ruolo di alcuni personaggi. I nodi focali sono rappresentati da alcuni difetti che la nostra razza non riesce a lasciarsi alle spalle: il razzismo che ci accompagna da sempre e a periodi alterni torna alla ribalta nelle cronache e la minaccia atomica tornata purtroppo in auge nell'ultimo periodo. Nel futuro mondo ipotetico di Asimov non ci sono razze aliene, è l'uomo ad aver colonizzato l'universo grazie al suo ingegno, nella nostra realtà è più probabile che qualche altra razza da qualche parte esista ma che ci eviti accuratamente perché ci schifa, non ci sarebbe da stupirsene, ed ecco i paria dei cieli. Scherzi a parte una buona lettura, veloce, dinamica, con un piglio di base da avventura classica, una buona introduzione per i neofiti al lavoro di Asimov.

giovedì 17 febbraio 2022

LE SABBIE DI MARTE

(The sands of Mars di Arthur C. Clarke, 1951)

Qualche settimana fa RCS ha mandato nelle edicole italiane l'ennesimo "numero uno" di una di quelle tante iniziative meritorie che negli ultimi anni, in allegato a diversi quotidiani (La Gazzetta dello Sport e Il Corriere della Sera), hanno contribuito a portare segmenti di cultura popolare a un pubblico potenzialmente vasto a prezzi per tutte le tasche (o quasi). L'editore ha in anni recenti fatto la felicità di tanti appassionati di fumetto, editando per esempio in ordine cronologico tutte le principali serie storiche della Marvel Comics con l'iniziativa Super Eroi Classic, qualcosa di diverso e più moderno è stato fatto con gli eroi della DC Comics, da pochissimo è partita un'iniziativa imperdibile per gli amanti delle historietas argentine con la ristampa di alcuni tra i più popolari protagonisti di Lanciostory, per non parlare poi di fumetto francese, italiano, collezioni musicali, modellini, e via di questo passo. Questa volta l'iniziativa coinvolge la storica Urania che dai primi anni 50 porta nelle case di molti italiani un'appassionata selezione dei migliori scrittori internazionali che hanno fatto della fantascienza il loro cavallo di battaglia. La collana, dal titolo Urania - 70 anni di futuro, vuole celebrare i settant'anni dello storico marchio che avviò le sue pubblicazioni proprio con questo Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke nel lontano 1952 e allo stesso tempo offrire una scelta di titoli e scrittori che possa illustrare ai lettori più o meno neofiti del genere le potenzialità delle varie declinazioni di cui la branca larga della science fiction letteraria si compone.

Con Le sabbie di Marte di Clarke si inizia questo viaggio assaporando il filone più classico della fantascienza, quello legato con rispetto ai suoi aspetti più tecnici e scientifici. Liberiamo subito il campo da ogni sorta di dubbio, questo non vuol dire che Clarke si perda in inutili cavilli o in descrizioni minuziose delle varie tecnologie o di fenomeni scientifici fino ad arrivare al tedio, anzi, tutt'altro, Le sabbie di Marte è un libro molto piacevole e scorrevole che si lascia leggere in pochissimo tempo, ciò che qui si respira in misura maggiore è la voglia di avventura, il senso di scoperta, la caparbietà della colonizzazione e la speranza di nuove possibilità, per spirito il romanzo si potrebbe paragonare a un racconto che narra le esplorazioni di Lewis e Clark alla scoperta dell'ovest americano ad esempio, è completamente assente il pessimismo delle distopie o della fantascienza che profetizza futuri cupi e tempi bui, quella di Clarke è un'apertura romantica e ottimista al futuro, basata con perizia sulle ancora scarse conoscenze dell'epoca riguardo ciò che il cosmo avrebbe potuto offrire nell'immediato futuro. Ricordiamo che siamo nel 1951, l'esplorazione spaziale da parte dell'uomo non era ancora cominciata, i dati sul pianeta rosso erano completamente assenti, eppure le ipotesi di Clarke non sono affatto campate per aria, indubbiamente più sognanti e positive verso la vita di ciò che si sono poi rivelate in realtà, ma le recenti scoperte sulla possibilità di presenza di ghiaccio nel passato di Marte e di composizioni minerali a noi note, dimostrano che tutto sommato la freccia non è finita poi così lontano dal bersaglio. 

L'Ares è una nave destinata a percorrere in futuro la rotta Terra/Marte; durante il volo di collaudo all'equipaggio ridotto al minimo si aggiungerà un unico passeggero, lo scrittore di fantascienza Martin Gibson che fungerà da cronista per quel che riguarda le esperienze di viaggio spaziale e la vita dei primi coloni su Marte, pianeta dove una nuova società è in corso di allestimento. Nella prima fase di viaggio Gibson avrà modo di confrontarsi con lo scettico equipaggio composto dal comandante Norden, dall'ufficiale di macchina Hilton, dall'ufficiale di rotta Mackay, dal dottor Scott, dall'esperto di elettronica Bradley e dal giovane Jimmy Spencer, una sorta di recluta pronta a farsi le ossa con le prime esperienze di volo stellare. Con il passare dei giorni Gibson prenderà confidenza sia con la vita di bordo sia con i nuovi compagni, tra piccoli inconvenienti e qualche sorpresa anche personale lo scrittore giungerà infine su Marte, pronto all'esplorazione di questa nuova colonia al comando del Presidente Hadfield, uomo di valore che non tarderà a guadagnarsi la stima di Gibson.

Le sabbie di Marte presenta una fantascienza priva di scontri e contrasti, le uniche battaglie presenti sono quelle burocratiche tra la Terra e la nuova colonia per l'assegnazione di fondi e risorse, quella di Clarke è una narrazione fatta di esplorazione e avventura, qualche piccolo mistero da svelare, rispetto e amicizia, relazioni personali e cronaca di viaggio, l'approccio è molto positivista, molti appassionati considerano questo romanzo sì importante ma anche ormai un po' ingenuo e sorpassato, in realtà per chi come me non mastica fantascienza tutti i giorni la lettura si rivela piacevole e riporta a quella genuina meraviglia che il pubblico degli anni 50 può aver provato di fronte a narrazioni come questa, con l'idea che prima o poi, da qualche parte, in quello spazio l'uomo ci sarebbe arrivato. Per un'iniziativa come questa inoltre era forse doveroso, importante sotto il punto di vista sentimentale, tornare dove tutto è iniziato tanti anni fa; se lo scopo era quello di catturare nuovi lettori riportandoli a quella meraviglia ormai antica, Le sabbie di Marte è stata una bella scelta per rompere il ghiaccio, con la speranza che al suo interno si possano trovare tracce di nuove forme di vita aliena!

lunedì 10 maggio 2021

FANTERIA DELLO SPAZIO

(Starship troopers di Robert A. Heinlein, 1959)

Robert A. Heinlein, uno dei nomi più importanti della fantascienza classica, gode della fama di reazionario incallito, tesi questa smentita almeno in parte da taluni esperti (Giuseppe Lippi di Urania per esempio) e parzialmente anche da altre opere dello stesso autore, ciò non toglie che Fanteria dello spazio possa definirsi a tutti gli effetti un'apologia della vita militare, pur con tutti i dovuti distinguo rispetto alle visioni oltranziste degne delle più bieche dittature militari. La simpatia dell'autore per la disciplina e la formazione impartita ai giovani dall'esercito è lampante, bisogna però mettere in prospettiva questo elemento con tutti gli altri che contribuiscono a creare la società e il mondo che Heinlein ha pensato di costruire per Fanteria dello spazio, romanzo che in origine avrebbe dovuto rientrare nelle juveniles, le opere per ragazzi scritte dall'autore e che invece decretò la fine del suo lungo sodalizio con la casa editrice Scribner's. Se pare indiscutibile la simpatia dell'autore per la scuola di formazione, anche durissima e umiliante, che può essere la vita militare, Heinlein tratteggia nel romanzo una società futuristica dove la libertà è assoluta pur se condizionata dall'appartenenza all'esercito per quelli che sono alcuni diritti fondamentali della società civile, uno su tutti il diritto di voto. Heinlein ipotizza una società dove solo i cittadini che hanno portato a termine il fermo di leva hanno diritto di partecipare alla vita politica, ricoprendo delle cariche o anche solo esercitando il diritto di voto che è negato a tutti gli altri. Una scelta che può sembrare appunto reazionaria ma che è pur sempre libera: il servizio militare è durissimo ma non obbligatorio, chiunque può lasciare l'esercito in qualunque momento senza nessuna ripercussione se non quella di non aver parte nella vita politica della società, tutti possono avere un ruolo nell'esercito che è aperto da tempo anche alle donne le quali si rivelano spesso tra i migliori piloti di astronavi militari, rispettate quanto e più degli uomini per le proprie capacità, a chi non aderisce alla vita militare non è affatto preclusa un'esistenza di successo e piena di soddisfazioni. L'idea è semplicemente quella che solo chi sa assumersi la responsabilità di affrontare almeno un paio di anni duri al servizio della collettività possa maturare il grado di responsabilità necessario per prendere le giuste decisioni per una politica che guardi al bene comune e non a quello personale. A ogni lettore spetterà giudicare se l'impianto della società imbastita da Heinlein possa piacere o meno, qualunque sia il giudizio questo non inficerà la leggibilità di un'opera che rimane sempre una lettura molto piacevole.

Per chi ha negli occhi l'immaginario veicolato dal film (o dai soli trailer come nel mio caso) ci si aspetterebbe dal libro una sequela di combattimenti tra le truppe spaziali della Terra, appunto la Fanteria spaziale del titolo, e i ragni, razza aliena con la quale gli umani si contendono nuovi territori per una futura espansione interplanetaria. Gli scontri ci sono ma vengono limitati più che altro alla fase pre-finale del libro e a qualche accenno d'azione nel primo capitolo, il grosso del corpo d'opera si concentra proprio sulla vita militare, sul durissimo addestramento del soldato Johnnie Rico e dei suoi compagni, i rapporti con i superiori, le difficoltà, le umiliazioni ma anche i valori e la tempra fornite dall'esercito, lo spirito di corpo, l'amicizia, l'onore e il rispetto. Questo è ciò che si trova nella maggior parte delle pagine di Fanteria dello spazio e fortunatamente questo è anche l'aspetto più interessante e coinvolgente del romanzo, è la vicenda personale di Rico, la sua crescita e il suo processo nel diventare un adulto responsabile ad avvincere, Heinlein è bravo a tratteggiare con poche righe i personaggi così come lo è nelle descrizioni delle rare sequenze action, ma sono indubbiamente i rapporti tra i commilitoni, i pensieri e le sensazioni del protagonista a tenere sempre vivo l'interesse all'interno di un romanzo che si legge in pochi giorni. Non abbondano gli aspetti tecnici, limitati alla presentazione delle tute tecnologiche della Fanteria, alle operazioni di lancio dalle astronavi e all'utilizzo di qualche arma, anche questa caratteristica contribuisce a non appesantire il testo. Lettura quindi molto piacevole e scorrevole, fantascienza molto classica in un libro dove, come spesso accade, la fantascienza è veicolo per raccontare altri aspetti dell'indole e della società umana.

domenica 25 agosto 2019

I MITI DI LOVECRAFT

(Tales of the Lovecraft mythos a cura di Robert M. Price, 1992)

A cavallo tra il 2009 e il 2010 la Mondadori portò nelle edicole dello Stivale una collana dal titolo Epix che nasceva come supplemento a Urania e con ogni probabilità era nelle intenzioni destinata a diventare qualcosa più di questo. Purtroppo l'avventura di Epix, che si prefiggeva di portare al grande pubblico fantasy, sovrannaturale e horror proprio come Urania ancora oggi fa con la fantascienza, si concluse con all'attivo solamente una quindicina di titoli pubblicati. I nomi coinvolti garantivano tra l'altro la giusta dose di appeal rivolgendosi a un pubblico eterogeneo: diverse raccolte, testi di Valerio Evangelisti, Terry Brooks, Danilo Arona, Robert E. Howard e altri ancora. Nonostante il parterre di scrittori pubblicati fosse di un certo livello, con chiara evidenza l'esperimento non ha portato i risultati sperati; con la quindicesima uscita (Lupo nelle tenebre di Nicholas Pekearo) Epix chiude i battenti lasciando all'attivo una manciata di titoli interessanti. Tra questi compariva la raccolta I miti di Lovecraft di cui parliamo oggi, un libro che nell'edizione originale a cura di Robert M. Price vanta una mole più corposa rispetto all'edizione italiana, decurtata questa di una manciata di racconti, operazione da Mondadori giustificata con la mancanza di spazio disponibile per le pubblicazioni da edicola. Tralasciando le considerazioni sulla prassi di manomissione delle opere originali che in ogni caso non rende un buon servizio al lettore, la vicenda Epix porta alla mente un paio di riflessioni. La prima, quella più triste, è che operazioni come questa (fallimentari o di successo che siano) oggi non sarebbero più possibili dato un sistema di edicolanti al collasso e una scomparsa graduale sul territorio di tantissimi esercenti con conseguenti problemi di distribuzione e reperimento dei materiali (e quindi meno cultura a disposizione di tutti). Sono lontani i tempi in cui in edicola si potevano trovare grandi autori, certo in edizioni minimali, con poca spesa. La seconda riflessione verte sul fatto che tutto ciò che orbita intorno alla galassia Urania porta in sé un che di tradizionale che soprattutto nell'aspetto grafico, nel look, andrebbe svecchiato almeno per tentare di far presa su un pubblico più giovane. Epix in questo aveva osato l'esperimento con le prime uscite per poi ritrarsi ancora una volta nel campo del già noto, offrendo a volte, come nel caso di questa uscita in particolare, delle cover oggettivamente brutte. Ma veniamo al titolo in questione.

Howad Phillips Lovecraft è stato per l'horror uno degli scrittori più influenti del suo tempo, capace di appassionare e in qualche modo condizionare i gusti e gli scritti di molteplici colleghi di poco più giovani di lui che nei loro racconti omaggiarono a più riprese il loro predecessore, maestro e a volte amico, riprendendone i temi, le atmosfere ma spesso anche i luoghi, le mitologie e i personaggi che Lovecraft portò alla ribalta nei suoi numerosi racconti. Ne I miti di Lovecraft compaiono tredici testi i cui autori sono tutti di pochi anni più giovani di Lovecraft (1890 - 1937), nati in un arco temporale che va dall'ultimo decennio dell'Ottocento agli anni 10 del Novecento. I racconti, tutti di buona o discreta fattura (molto incide anche il gusto personale del lettore per atmosfere e ambientazioni), attingono ai miti di Chtulhu e alla cosmogonia degli Antichi creata dall'autore di Providence dove i temi principali sono la minaccia proveniente da divinità ultraterrene e indicibili ma soprattutto quel terrore cosmico che si instaura nell'uomo una volta che questi si trova a contatto con realtà a lui non solo sconosciute ma addirittura incomprensibili e non decifrabili con gli strumenti e i sensi che questo ha a disposizione (non di rado il contatto con queste nuove entità/realtà porta alla follia dei protagonisti). In quest'ottica ricorrono quindi entità (Nyarlathotep, Yog-Sothoth), oggetti (il Necronomicon) e luoghi (Arkham, la Miskatonic University) propri dei racconti di Howard Phillips Lovecraft.


Si parte con un dittico di racconti di Robert E. Howard, il papà letterario di Conan il barbaro, anche lui lanciato dalla rivista Weird Tales così come fu per altri autori presenti in questa compilazione. Nel primo racconto (La cosa sul tetto) troviamo un impianto molto classico e convincente tra testi maledetti, archeologi ossessionati, oggetti di potere e relativo rilascio di entità incontenibili, testo che emana la giusta tensione e le giuste atmosfere tanto care all'inventore di questo genere. Ambientazioni più esotiche nel secondo racconto a mio parere meno ficcante, così come accade per il successivo episodio scritto da Clark Ashton Smith (amico personale di Lovecraft) che ammanta la cosmogonia lovecraftiana di un fantasy personalmente fuori dalle mie corde. Perfetto per quella che è la costruzione e l'escalation del terrore il racconto Gli invasori di Henry Kuttner, qui presente anche con l'altrettanto riuscito Le campane dell'orrore. Si continua su questa falsariga con autori e racconti il cui elenco completo trovate a fine dello scritto. Segnalo ancora Per Arkham ad Astra di Fritz Leiber, sorta di crossover tra personaggi comparsi in vari racconti di Lovecraft ambientato nella città della fantomatica Miskatonic University.

Tirando le conclusioni per i fan dell'autore di Providence, che con tutta probabilità avranno già letto questa raccolta di racconti, c'è di che gioire, per tutti gli altri è un modo per conoscere l'universo lovecraftiano e magari, se affascinati dal genere, un input per indagare direttamente tra le pagine di Lovecraft alla scoperta dei tanti risvolti della cosmogonia conosciuta ormai da tutti come I miti di Chthulu.



La cosa sul tetto - Robert E. Howard
Il fuoco di Assurbanipal - Robert E. Howard
Le sette maledizioni - Clark Ashton Smith
Gli invasori - Henry Kuttner
Le campane dell'orrore - Henry Kuttner
Il signore dell'illusione - E. Hoffman Price
Il custode della conoscenza - Richard F. Searight
Il guardiano del libro - Henry Hasse
L'abisso - Robert W. Lowndes
La musica delle stelle - Duane W. Rimel
L'acquario - Carl Jacobi
L'orrore di Lovecraft - Donald A. Wollheim
Per Arkham ad astra - Fritz Leiber
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