Visualizzazione post con etichetta Eros Puglielli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eros Puglielli. Mostra tutti i post

sabato 6 settembre 2025

COPPERMAN

(di Eros Puglielli, 2019)

È sotto gli occhi di tutti l’invasione che i supereroi, diciamo dai primi anni Duemila circa, hanno progressivamente portato avanti, film dopo film, all’interno della programmazione delle sale di tutto il mondo. Prodotti Marvel, DC Comics, personaggi provenienti da case editrici indipendenti o “minori”, hanno quasi monopolizzato l’immaginario del blockbuster statunitense dividendosi i grossi introiti con l’animazione e poche altre cose. Nel nostro piccolo, senza l’ambizione di competere con i prodotti analoghi d’oltreoceano e a volte ottenendo risultati più che dignitosi, anche in Italia abbiamo sfornato i nostri super: i due episodi de Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, Freaks out e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e in maniera più trasversale anche questo Copperman di Eros Puglielli, che in fondo un film di supereroi proprio non è. Il regista romano non pare infatti troppo interessato a questo aspetto, (e per fortuna viene anche da dire) focalizzando i suoi sforzi e la sua attenzione sulle figure di due bambini cresciuti in situazioni difficili in famiglie segnate da assenze e figure di riferimento sbagliate se non addirittura tossiche (non tutte per fortuna). Con i suoi protagonisti ben in mente Puglielli, senza eccedere, mette la sua regia dinamica a servizio di una storia tenera e delicata dove l’ingenuità di due anime candide e sfortunate si scontra con il mondo, spesso sbagliato, degli adulti.


Anselmo (Sebastian Dimulescu) è un bambino autistico che odia il giallo e trova conforto nelle figure circolari; vive con la madre Gianna (Galatea Renzi): il padre li ha abbandonati alla nascita del figlio ma Gianna ha sempre raccontato ad Anselmo che il papà è un supereroe, partito per ripulire il mondo. Così il ragazzo cresce sfogliando albi a fumetti cercando di capire quale tra quei personaggi possa essere suo padre, legando a filo doppio la figura del padre al concetto dell’eroe. Un giorno Anselmo incontra la piccola Titti (Angelica Bellocci), figlia dell’usuraio che tiranneggia tra gli altri anche Gianna, e se ne innamora di un amore innocente ed eterno. Quando Titti sarà costretta a lasciare il paese, Anselmo continuerà a coltivare dentro di sé quel primo amore romantico. Anni dopo Anselmo (Luca Argentero) è un uomo adulto, convive ancora le sue difficoltà, ha però un lavoro in una casa di cura per malati mentali, pochi amici e la sua fissazione per i supereroi. Con l’aiuto dell’amico Silvano (Tommaso Ragno), un fabbro rude ma affettuoso, Anselmo assume l’identità segreta di Copperman, l’uomo di rame, e inizia a raddrizzare torti nel suo paese. Quando una Titti ormai adulta (Antonia Truppo) torna improvvisamente a casa con tanto di padre degenere al seguito, in Anselmo si riaccende un sentimento mai sopito e, forse, anche la possibilità di diventare davvero un eroe.


Puglielli mantiene nel tono del racconto l’innocenza di un uomo che è rimasto fermo alla sua infanzia e che continua a vedere il mondo con gli occhi di un bambino. Questa visione, unita ai temi dell’autismo e della difficoltà dei bambini protagonisti nel crescere in famiglie disfunzionali o semplicemente colpite da un’assenza importante, scatena nello spettatore una naturale empatia e una tenerezza nei confronti dei protagonisti che fanno accettare di buon grado anche alcune ingenuità di costruzione. Si intuisce come la regia vivace di Puglielli sia finanche frenata da un contesto dove all’azione (fiabesca, mai troppo credibile) è doveroso anteporre l’attenzione al personaggio, alle relazioni, ai temi. Non ci sono elementi tali da rendere questo Copperman un film da ricordare: l’incedere è abbastanza programmatico, le interpretazioni di Argentero e della Truppo, a tratti un poco ingessate, potrebbero anche cogliere nel segno, il “fiabesco” è forse un po’ troppo spinto. Ciò nonostante la visione rimane sempre gradevole, ne esce un film piccolo ma capace di restituire con dignità uno sguardo sull’eroismo quotidiano di chi si trova a convivere con fragilità che non gli rendono facile la vita, una condizione della quale i più fortunati dovrebbero sempre tenere conto con rispetto e solidarietà.

mercoledì 29 aprile 2015

DORME

(di Eros Puglielli, 1993)

Inizio a guardare Dorme, opera prima del regista romano Eros Puglielli, autore che non conosco e del quale nulla ho visto delle successive produzioni. Inizio a guardare Dorme dicevo. L'impressione a caldo è quella di star guardando il girato del mio vicino di casa che, insieme a un paio d'amici reclutati come attori, s'è messo in testa di farsi il suo film amatoriale più per sfizio che per reale ambizione d'arrivar da qualche parte. La povertà dei mezzi è totale, riprese effettuate grazie a una videocamera Super VHS, quelle con la cassetta dentro tanto per intenderci (siamo nel '93 anche se poi il film ha fatto un veloce passaggio in sala solo nel 2000), tasso di capacità recitativa molto vicino allo zero assoluto.

Parco romano di periferia, un lui e una lei discutono seduti su una panchina. Il momento è imbarazzante, non tanto per i due protagonisti quanto per lo spettatore. Dopo averci girato un po' intorno lei, Anna, scarica lui, Ruggero (Cristiano Callegaro) perché è in cerca di un ragazzo vero, di quelli che la sappiano proteggere, insomma... scarica Ruggero perché lui è troppo basso. La scena è agghiacciante per dilettantismo, ciò nonostante si intuisce come il regista tenti di usare il mezzo in maniera originale, come dietro quell'incipit ci sia anche qualche idea. Il film per fortuna non sarà tutto così nonostante rimanga un esempio di cinema assolutamente amatoriale, non mancheranno però le idee, sia in fase di regia che in quella di sceneggiatura, le evoluzioni nel corso della trama, uno sguardo sulla quotidianità della periferia romana e diversi momenti divertenti.

La pecca più grande (enorme?) di questo film dalla breve durata è quella di mettere davanti alla telecamera attori che attori proprio non sono. La storia ruota intorno al complesso di Ruggero dovuto al suo essere basso (1.60 scarsi), complesso fomentato anche dal di lui padre, e al suo tentativo di riallacciare i rapporti con Anna. Siamo nel 1993 ma sembra di essere in un'epoca ancora precedente, in una preistoria fatta di cabine telefoniche a gettone, di stradoni pieni di Panda, Uno, Renault 4 e Renault 5, di partitelle a calcio in campetti improvvisati che sembrano immondezzai dove gli scontri al vertice sono dati da match tra Palazzoni e Case popolari. A livello visivo, insieme ai tentativi di creare una regia originale in parte anche riusciti visto i mezzi a disposizione, lo sguardo sull'ambiente è forse proprio il più convincente.

Parliamo di un film a budget nullo, di un esordiente giovanissimo, un film che inquadrato in quest'ottica riserva anche qualche bel numero come la presenza dei gemelli Riccio, in realtà un solo e pericoloso scarto di periferia convinto di essere due persone, pessimo elemento con il quale Ruggero ebbe in passato qualche screzio e motivo che gli impedisce di recarsi alle case popolari, luogo dove Anna risiede. Il giovane tenterà la sortita con l'amico Michele, ma all'inizio dovrà accontentarsi di cercare Anna a telefono con l'unico risultato di ottenere dalla madre di lei sempre la solita risposta: "Anna dorme".

Dorme è un film che si può anche fare a meno di guardare, però è un film sicuramente diverso, poverissimo, a tratti divertente, per chi ha voglia di uscire dai soliti confini del mainstream si può pure fare. Alla fine qualche sequenza son quasi sicuro che vi piacerà e il plot non manca di riservare qualche sorpresa indovinata.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...