sabato 18 luglio 2026

I HEAR A NEW WORLD – UN NUOVO MONDO

(I hear a new world di Alan Moore, 2026)

Quando parlammo, circa un anno e mezzo fa, di The great when – Il grande quando, primo romanzo della programmata pentalogia di Alan Moore, il bardo di Northampton, ci lasciammo augurandoci un’attesa non troppo lunga prima di poter leggere il secondo capitolo della saga della Long London, la Londra esoterica e inquietante che sta dietro a quella terrena che tutti conosciamo e che tante preoccupazioni e grattacapi, per usare sterili eufemismi, pare provocare al nostro protagonista Dennis Knuckleyard. Ormai quasi completamente lontano da impegni fumettistici, medium dal quale Moore ha preso le distanze pur essendone stato per decenni uno degli innovatori e degli alfieri, lo scrittore inglese ha più tempo da dedicare alla letteratura, suo più recente terreno creativo, circostanza che ci ha permesso di godere di questa sua ultima fatica dopo appena un paio d’anni, attesa tutto sommato ragionevole nell’ottica di una costruzione ragionata e qualitativamente ponderata di quella che, a tutti gli effetti, è una nuova mitologia in divenire concepita dal barbuto e geniale scrittore. Come promesso da Moore, ogni capitolo abiterà un diverso decennio dello scorso secolo; con I hear a new world siamo infatti catapultati, a tempo di rock’n’roll, negli anni Cinquanta, per Dennis e Grace sono passati quasi dieci anni da quelle loro prime avventure, cambia quindi il contesto storico e sociale ma ritroviamo molti dei protagonisti del primo capitolo e facciamo conoscenza con nuovi personaggi i quali, come spesso accade nelle opere di Moore, sono un mix di caratteri inventati e personaggi realmente esistiti e a loro modo protagonisti dell’epoca narrata.

Sono passati circa dieci anni dalla prima visita di Dennis Knuckleyard nella Long London; il giovane uomo sta tentando di dimenticare le terribili esperienze passate e le surreali scenografie della Londra alternativa e nascosta, roba che manderebbe fuori di testa davvero chiunque. Mentre cerca di barcamenarsi in questa società post-bellica, Dennis sopravvive scrivendo penose avventurine erotiche per un giornale di infimo ordine, roba da non andarne per niente fieri ma utile per pagarci l’affitto e qualche conto. Però non è così facile chiudere i conti con la Long London, con i suoi Arcani e con i suoi assassini Bottoncino e Il Gatto: quando un oggetto portato dalla città magica in quella reale ricompare nella vita di Dennis dal produttore discografico Joe Meeks, tutto torna a galla. Al consesso di Teste della Long London serve un emissario nella città reale per porre fine a un caso di “sconfinamento” potenzialmente disastroso, una faccenda molto pericolosa per la quale si rischia di essere letteralmente “rivoltati come un calzino”. Visto che Dennis negli ultimi dieci anni ha fatto di tutto per rendersi introvabile, le Teste hanno convocato l’adorabile Grace in sua vece, ovviamente per Dennis, ancora innamorato della giovane donna, è impensabile lasciare a lei l’onere di affrontare un viaggio nella Long London, e così…

Per quel che riguarda lo stile di scrittura, elemento in Moore da sempre fondamentale, con Un nuovo mondo lo scrittore continua con coerenza il percorso tracciato ne Il grande quando. L’impressione è che per questa pentalogia, Alan Moore abbia reso il suo linguaggio più accessibile del solito, e questa è un’affermazione che solo chi ha letto altro del bardo può comprendere fino in fondo. C’è poi da tener conto del fatto che noi leggiamo l’opera in traduzione, nel passaggio è possibile che qualche gioco di parole si perda. Al netto di quanto appena detto rimane sempre viva la prosa brillante ed elegante di Moore, una ricchezza di linguaggio non comune e la forte impressione che il racconto che andiamo a leggere sia stato partorito da una mente in possesso di una cultura davvero fuori dall’ordinario. Il racconto è pieno di riferimenti a fatti e personaggi realmente esistiti durante l’epoca narrata: si passa dal côté criminale dominato da Jack Spot nel primo libro a quello dei fratelli Kray, figure di spicco della malavita londinese che imperverseranno poi durante tutti gli anni Sessanta (e probabilmente li ritroveremo nei prossimi capitoli). Fondamentale la figura di Joe Meeks, produttore oggi poco ricordato ma che anticipa gli esperimenti in studio di registrazione poi resi sublimi dall’esperienza dei Beatles con George Martin. In mezzo alle atmosfere esoteriche della Long London, quelle criminali alle quali abbiamo già accennato, Moore tratteggia con sapienza anche la storia tra Dennis e Grace, involontari emissari in bilico tra due mondi finalmente vicini, in tutti i sensi, e pronti a costruire qualcosa insieme. Un nuovo mondo è quindi il giusto prosieguo di quanto visto nell’episodio precedente, i lettori che hanno amato l’esordio della Long London difficilmente rimarranno delusi da questo nuovo capitolo della saga ideata dal nostro sciamano preferito.

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