venerdì 31 dicembre 2021

FIRMA AWARDS 2021 - FILM

Si va a chiudere, anche per quest'anno, la tornata delle classifiche riassuntive di ciò che di meglio si è visto e letto nel corso di quest'anno, lo facciamo con la categoria più nutrita di tutte, quella dedicata ai FILM, prese in esame tra una rosa di più di cento titoli solamente pellicole uscite negli ultimi vent'anni e che ovviamente ho avuto modo di vedere solamente ora (i film più datati invece li trovate qui). Ovviamente la scelta delle posizioni è dettata molto dal gusto personale, per quest'anno ho deciso di allargare a trenta le posizioni segnalate, va da sé che ognuno di questi film mi sento di consigliarvelo, sono tutte visioni meritevoli e che potrebbero avere impatto differente a seconda di chi approccia la visione, la mia classifica è quindi meramente indicativa, ha valore per me, nondimeno i consigli qui sotto riportati potrebbero portare a qualche piacevole visione chiunque di noi. Detto questo andrei a incominciare, anche perché il post lo sto costruendo nel momento in cui scrivo, devo ancora decidere alcune posizioni, come distribuire i trenta titoli, trovare tutte le immagini, mettere tutti i link e buttare giù trenta brevissime sinossi, insomma... devo farmi ancora un discreto culo, quindi tagliamo corto...


Trentesimo classificato:
Allen nei suoi panni comodi riesce a trovare per il suo personaggio classico un interprete, Timothée Chalamet, in grado di portare una sua cifra stilistica alla narrazione alleniana, gli riesce anche in Basta che funzioni con Larry David, un'accoppiata di film che meritavano la menzione.



Ventinovesimo classificato:
I morti non muoiono di Jim Jarmusch (2019)
Divertissement che il regista mette in piedi con la sua cricca di amici, un film di puro cazzeggio (o forse no?) con il titolo più bello di tutti, quello originale, da pronunciare tassativamente ad alta voce.



Ventottesimo classificato:
The founder di John Lee Hancock (2016)
Film di stampo classico, la storia di come è stata fondata la catena dei Mcdonald e narrazione su tutto lo splendore che sta dietro al sogno capitalistico americano (e non solo). Un grande Keaton.



Ventisettesimo classificato:
Mistress America di Noah Baumbach (2015)
Primo incontro per me con Noah Baumbach e posso dire che l'esperienza è stata molto piacevole, vite in costruzione tra le strade di New York, un Allen di nuova generazione aggiornato ai patemi di protagonisti più giovani, parecchio divertente.



Ventiseiesimo classificato:
Mandibules - Due uomini e una mosca di Quentin Dupieux (2020)
Mr. Oizo con i suoi film continua a portarci in realtà diverse, surreali, dove l'anormalità è di casa e il mondo sembra girare su una frequenza differente. C'è del genio...



Venticinquesimo classificato:
Soul di Pete Docter (2020)
Continua lo splendido lavoro fatto in Pixar da Docter nello scandagliare animo e sentimenti dell'uomo, questa volta si guarda all'al di là e si definisce una morale finalmente non abusata nell'animazione rivolta anche ai più piccoli.



Ventiquattresimo classificato:
Il labirinto del fauno di Guillermo Del Toro (2006)
Favola nera ambientata all'epoca del franchismo negli anni della guerra, sarebbe anche un bel film per i ragazzi ma Del Toro non risparmia un paio di sequenze parecchio violente, affatto edulcorato.



Ventitreesimo classificato:
Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (2015)
Mainetti indovina più o meno tutto e ha l'intelligenza di portare i super nel contesto nostrano senza strafare costruendo intorno ai personaggi vicende interessanti che raramente si vedono nei film dei supereroi americani. Ottimo esordio nel lungo.



Ventiduesimo classificato:
Richard Jewell di Clint Eastwood (2019)
Clint non tradisce (quasi) mai e anche con questo film, graziato da diverse interpretazioni di gran livello, non si smentisce e porta avanti il suo discorse sull'eroe americano e sull'uomo comune. come fai a non volergli bene?



Ventunesimo classificato:
Louise-Michel di Gustave De Kervern e Benoit Délepine (2008)
Film con personaggi grotteschi e umanissimi, approccio alla narrazione da parte dei due registi completamente anarchico e divertentissimo. Si ride di tutto!



Ventesimo classificato:
Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (2017)
Film misurato con un gran lavoro sulle atmosfere, sui sospesi, grande sensibilità per i luoghi e per i personaggi, forma e sostanza con le giuste emozioni.



Diciannovesimo classificato:
Captain Fantastic di Matt Ross (2016)
L'utopia della famiglia Cash lontano dalla civiltà, purtroppo non è così semplice averla vinta sullo stile di vita imperante. Film migliore di ciò che mi sarei aspettato, Mortensen sempre più apprezzabile.



Diciottesimo classificato:
Suspiria di Luca Guadagnino (2018)
Non proprio un remake, ottimo dal punto di vista formale anche se non innovativo e visionario come quello di Argento, decisamente più riuscito nella sceneggiatura, personalmente lo preferisco all'originale.



Diciassettesimo classificato:
Two lovers di James Gray (2008)
Gray si conferma regista molto interessante, cantore della sua Little Odessa a New York, con Two lovers abbandona le storie criminali per dedicarsi a un problematico melò con un Phoenix sugli scudi.



Sedicesimo classificato:
Colpisce al cuore la storia di Irina, una nonna disposta a tutto pur di aiutare il nipotino infermo e in attesa di un'operazione fondamentale e molto costosa. Per contesto siamo dalle parti di Loach, la protagonista è uno dei migliori personaggi visti quest'anno.



Quindicesimo classificato:
Old man & the gun di David Lowery (2018)
Addio al cinema per Robert Redford con un bellissimo film crepuscolare che rende giustizia al finale di carriera di un grande attore.



Quattordicesimo classificato:
Shutter Island di Martin Scorsese (2010)
Ingiustamente criticato, Scorsese sigla un ottimo thriller tratto da un libro di Lehane, atmosfere malsane e tensione a mille.



Tredicesimo classificato:
Blue Jay di Alex Lehmann (2016)
Piccolo e delizioso film romantico ascrivibile alla corrente del mumblecore di cui l'attore e sceneggiatore Mark Duplass è alfiere. Una splendida Sarah Paulson.



Dodicesimo classificato:
Reality di Matteo Garrone (2012)
Commedia amarognola figlia dei tempi che fotografa la malattia dell'apparire e della celebrità inseguita senza fondamento e talento alcuno, Garrone trova in Aniello Arena un interprete grandissimo.



Undicesimo classificato:
Us and them di Rene Liu (2018)
Film sentimentale ambientato tra Pechino e la provincia cinese, racconto profondo e sentito e ottimo esordio dietro la macchina da presa per l'attrice e cantante Rene Liu. Struggente.



Decimo classificato:
Pieces of a woman di Kornel Mundruczo (2020)
Una prima mezz'ora di grandissimo cinema, teso, angosciante che si stempera pian piano nel dramma di una donna poco compresa dal mondo circostante, una Vanessa Kirby eccezionale per un racconto molto dolente.



Nono classificato:
Mank di David Fincher (2020)
David Fincher riporta in vita la grande Hollywood degli anni 30 e 40 con uno splendido bianco e nero e dice la sua sulla diatriba Mankiewicz/Welles per l'attribuzione della sceneggiatura di Quarto potere. Gran film, coraggioso.



Ottavo classificato:
Al di là delle montagne di Jia Zhang-ke (2015)
Più che il film si premia un pezzo di corpo d'opera del regista che insieme a Still Life del 2006 e I figli del fiume giallo del 2018 racconta in maniera precisa e avvolgente, attraverso storie private, il cambiamento di un intero paese, la Cina. Tutti film da recuperare assolutamente.



Settimo classificato:
Birdman o (l'imprevedibile virtù dell'ignoranza) di Alejandro Gonzalez Inarritu (2014)
Film tecnicamente superlativo, un'unico (finto) pianosequenza che trasmette grande immersione nella vita di un attore in cerca di riscatto, di nuovo un grande Keaton ma plausi soprattutto a una splendida regia. 



Sesto classificato:
Nomadland di Chloé Zhao (2020)
Film che cresce dentro man mano che si procede con la visione, magari non perfetto ma che unisce la bella regia della Zhao a un sentire il cinema in maniera diversa, un film del cuore, dell'anima più che della testa o della sceneggiatura.



Quinto classificato:
Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh (2017)
Ancora Frances McDormand questa volta con un film dalla sceneggiatura calibratissima a dimostrare l'ecletticità dell'attrice. Gran cast e grandissimo film, peccato non vedere all'opera McDonagh un po' più spesso.



Quarto classificato:
Lei di Spike Jonze (2013)
Una bellissima storia romantica traslata in un futuro prossimo dove le tecnologie hanno fatto ancora un passo avanti alienando l'umano ancora un po' più di quel che è già oggi. Un Phoenix superbo, una realtà altra ma per Jonze è tutta questione di sentimenti.



Terzo classificato:
A sun di Chung Mong-hong (2019)
Film densissimo dove dietro un'episodio di violenza si costruiscono riflessioni sui legami familiari, sulla perdita, sulla redenzione, sul rifiuto, sull'amore, sulla vita. Film totale capace di sedimentare un poco alla volta.



Secondo classificato:
Burning - L'amore brucia di Lee Chang-dong (2018)
Film dal quale si viene inesorabilmente assorbiti, altra grande soddisfazione dall'estremo oriente, in Burning c'è il conflitto sociale, c'è l'amore, ma c'è anche qualcosa di inspiegabile, qualcosa dal quale lasciarsi conquistare, guidare, trasportare per un'esperienza totalmente appagante.



Primo classificato:
Film di una disperazione estrema, senza speranza, prima e tragicamente ultima regia di Hu Bo suicidatosi a fine riprese, l'esistenza senza prospettive di alcuni giovani in una Cina disinteressata alle vite dei suoi stessi figli. Un pugno allo stomaco di una bellezza disarmante e stordente.

martedì 28 dicembre 2021

FIRMA AWARDS 2021 - FILM CLASSICI

Pronti per la seconda classifica dei Firma Awards 2021? Come dite? Non ve ne importa più di tanto? Vi capisco, andiamo comunque a guardare quelli che sono stati i film un po' più vecchiotti apprezzati in misura maggiore da queste parti lungo l'arco del 2021. Per quest'anno (e forse da quest'anno in avanti, sempre che il blog e il sottoscritto continuino a vivere) ho deciso di allargare la classifica dei FILM CLASSICI a dieci titoli che in realtà poi formeranno un elenco di nove titoli, scelti tra una trentina circa, più una menzione speciale fuori gara stante le visioni molteplici nel corso degli anni del titolo in questione. Cambia un po' anche il regolamento - che meraviglia, il regolamento me lo faccio io per una cosa che gestisco io ed è un regolamento di cui non importa a nessuno (e nemmeno tanto a me), ma non è splendido tutto ciò? - per comodità e per la necessità di dare una cesura certa ho scelto di inserire qui tutti i film visionati più vecchi di un ventennio e che quindi, calcolatrice alla mano, sono usciti prima del 2002, tutti gli altri, quelli usciti dal 2002 a oggi, finiranno nella classifica dei Film che proporrò nei prossimi giorni. Direi che non c'è altro da dire se non consigliare di prendere la classifica con le pinze, le posizioni sono state assegnate mediando tra gusto personale, importanza storica dei film tirati in ballo tenendo conto anche dell'anno di uscita, si è un po' mediato tra gli elementi tirando fuori posizioni finali che ovviamente ogni appassionato di cinema potrà scombinare e vedere a modo suo. Ciò che invece importa è il consiglio per chi non avesse visto qualcuno di questi titoli di appuntarseli e col tempo porre rimedio e godere di queste opere peraltro molto varie e che quindi possono incontrare i gusti più disparati. Andiamo a incominciare...


Menzione speciale, laurea ad honorem, cittadinanza di Firmalandia:
The Blues Brothers di John Landis (1980)
Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!



Nono classificato:
I ragazzi di Feng Kwei di Hou Hsiao-hsien (1983)
L'ingresso vero e proprio nel movimento della New Wave di Taiwan da parte di quello che ne diverrà uno dei registi simbolo con un film che abbandona i temi spensierati imposti dal regime per guardare finalmente in faccia la realtà.



Ottavo classificato:
Il posto di Ermanno Olmi (1961)
Olmi anticipa il calvario che sarà per molti il posto fisso impiegatizio ritraendo una Milano e le vicine cittadine dell'hinterland in repentino cambiamento edilizio e di costumi.



Settimo classificato:
L'Atalante di Jean Vigo (1934)
Classico della storia del cinema apprezzabile e molto godibile ancora oggi, immagine rese iconiche anche grazie alla sigla di Fuori Orario che ce le propone ogni notte ormai da anni e anni. Recupero obbligato per chi oltre che guardare e godere vuole anche conoscere e studiare.



Sesto classificato:
L'invasione degli ultracorpi di Don Siegel (1956)
Denuncia contro il Maccartismo! No, denuncia contro il Comunismo! No, denuncia contro il pensiero unico! Si è detto tutto e il contrario di tutto per un film di fantascienza capace di far discutere e di creare un'ottima tensione con quattro soldi. Cult!



Quinto classificato:
Qualcosa di travolgente di Jonathan Demme (1986)
Regista che ci ha lasciato troppo presto, doveroso riscoprire e riproporre alcune delle sue opere; con Qualcosa di travolgente Demme si destreggia in maniera magnifica tra commedia divertente e thriller, tratteggiando personaggi convincenti graziati da ottime interpretazioni. Da ripescare.



Quarto classificato:
Persona di Ingmar Bergman (1966)
Sicuramente qualcuno vorrebbe Bergman più in alto, sul podio, ma tant'è, non è che qui si vince davvero qualcosa! Altro gran bel film con il quale riflettere e sul quale soffermarsi ben oltre la sua visione.



Terzo classificato:
Il ferroviere di Pietro Germi (1956)
Germi arriva in coda al filone del neorealismo con questo capolavoro nostrano a siglarne uno degli ultimi e più importanti esiti, misto di spaccato sociale e melò familiare in perfetto equilibrio tra le due parti.



Secondo classificato:
Lo squalo di Steven Spielberg (1975)
Film epocale che decreta la nascita del blockbuster moderno e cambia il cinema, ottimo film d'avventura, classico e moderno allo stesso tempo. Tan Tan Tan Tan Tan Tan!



Primo classificato:
La parola ai giurati di Sidney Lumet (1957)
Dramma processuale tutto di parola e recitazione, unità di luogo e di tempo senza un secondo di noia, ottimi attori per un'opera di scrittura misurata col calibro. Da vedere e rivedere.



E anche per la categoria Film Classici è tutto, qui trovate i vincitori delle categorie Libri e Serie Tv.

domenica 26 dicembre 2021

TROPICO DEL CANCRO

(Tropic of Cancer di Henry Miller, 1934)

Per opere come questa di Henry Miller, considerata un tassello fondamentale per la storia della letteratura moderna e un testo da studiare per il lavoro cesellato dall'autore sul linguaggio (qui in traduzione di Luciano Bianciardi), è necessario distinguere tra meriti storici e letterari e capacità di coinvolgere il lettore e offrire allo stesso la giusta esperienza di viaggio, perché cos'è in fondo per noi ogni libro se non un bellissimo (quando siamo fortunati) viaggio in un altrove, in un altroquando, in altre vite? Pur non potendo negare i meriti che vengono ascritti dalla critica letteraria a Tropico del Cancro, almeno a mio avviso il libro fallisce sotto il punto di vista dell'esperienza di lettura rivelandosi pesante e tedioso per gran parte della sua lunghezza (peraltro abbastanza abbordabile) e mancando in effetti di veri spunti di interesse se non quelli legati a un approccio da studioso, all'importanza dello scritto, al contesto storico non di quanto narrato ma piuttosto di tutto ciò che è legato all'esperienza letteraria ed editoriale del testo, aspetti che non per tutti i lettori è scontato possano suscitare interesse o essere ritenuti fondamentali. In verità Tropico del Cancro, che tra l'altro tengo a sottolineare non è una lettura troppo difficile né particolarmente impegnativa, è uno di quei libri per il quale più ho provato il desiderio di arrivare all'ultima pagina, non per fame di lettura o per l'impazienza di scoprire un finale o padroneggiare l'intera fatica dell'autore, quanto per la voglia incontenibile di chiuderlo, riporlo in libreria e levarmelo finalmente dai piedi.

Tropico del Cancro viene pubblicato nel 1934 dalla parigina Obelisk Press, proprio a causa del linguaggio adottato da Henry Miller, dei temi trattati e degli accostamenti che del testo vennero fatti a opere di mera pornografia, il libro vide la sua pubblicazione negli Stati Uniti solamente decenni più tardi, con precisione nel 1961. In effetti, contestualizzando all'epoca d'uscita il lavoro di Miller, dello scrittore si può dire che non avesse intenzione alcuna di attenuare in nessun modo la sua idea di come rendere sulla pagina le sue esperienze di una vita che spesso veniva a trovarsi a contatto con situazioni di squallore e disagio economico, quello vero per il quale si rischia spesso di non riuscire nemmeno a mangiare, portandolo a frequentare un'umanità ancorata a bisogni primitivi (tra i quali il sesso è onnipresente) sebbene protesa verso l'arte, l'impulso creativo non manca nel Miller protagonista del romanzo in prima persona, così come non manca a diversi dei personaggi secondari intenti a scrivere romanzi, occuparsi d'arte con l'intento chiaro di creare qualcosa capace di rimanere nel tempo, sovvertire e rivoluzionare lo status quo come in effetti riuscirà di fare proprio a Miller grazie a questo Tropico del Cancro, romanzo per il quale l'autore di origini tedesche viene considerato tra gli ispiratori di quello che decenni dopo diverrà il movimento della beat generation. Mangiare, bere, trovare un posto dove dormire, scopare e scrivere, unica attività che sembra avere slanci di dignità in un'esistenza vissuta in mezzo alle impurità di un'umanità condannata al basso, non ci sono storie d'amore se non idealizzate e lontane, non si frequentano donne bensì puttane quando non solo delle semplici fiche (non nel senso di donne molto avvenenti ma proprio nell'accezione di vagine, organi genitali in cui inserirsi meccanicamente e spesso senza trasporto alcuno). L'andamento dello scritto è allucinato, a volte confuso e sinceramente faticoso, non mancano sprazzi di luce nella prosa di Miller, momenti più felici per il lettore e passaggi anche molto apprezzabili, dal punto di vista del linguaggio il libro suscita un grande interesse però inversamente proporzionale a quello sul piano narrativo che molto spesso annoia e non avvince se non in pochissimi frangenti.

Per racconti di vita in qualche modo sregolata, con aneddoti legati a vizi, donne, esperienze alla macchina da scrivere e amenità assortite rivolgersi piuttosto a Bukowski, con lui almeno si ha la possibilità di divertirsi e avere un confronto con l'umanità più positivo e un rapporto con l'arte della narrazione decisamente più appagante. Se invece è un mero studio del linguaggio che cercate, l'approfondimento sull'arte di uno scrittore a suo modo importante e influente, un pezzetto di storia della letteratura, allora Tropico del Cancro, visto in quest'ottica, è un testo di sicuro valore.

sabato 25 dicembre 2021

FIRMA AWARDS 2021 - LIBRI E SERIE TV

Dopo l'ennesima annata di brutture, pandemie e virologi tritacoglioni buoni solo ad aumentare paure e angosce dei più influenzabili, rieccoci a occuparci di ciò che di bello ci offre invece l'ampio panorama della cultura pop, ritorna quindi il sacro leitmotive dei Firma Awards che poi è sempre lo stesso fin da quando è nato il blog: perché limitarsi a ciò che è uscito quest'anno (soprattutto ora che causa virus questo non si può fare, lì non ci si può andare, quest'altro non lo devi incontrare) e non godere invece di tutto lo scibile che ci è passato davanti agli occhi durante l'anno? Quindi, as usual, le classifiche qui presentate saranno completamente anarchiche dal punto di vista temporale, qualche macroarea e le solite categorie: libri, film (divisi tra recenti e più vecchiotti), serial tv, magari, se ne avrò voglia, fumetto (è da qualche anno che vorrei tornarci su quest'ultima categoria ma poi per un motivo o per l'altro non lo faccio mai). Partiamo quindi con le prime due sezioni, quella dei libri e quella dedicata alle serie tv, nei prossimi giorni ci dedicheremo anche al cinema.


Iniziamo dalla categoria delle SERIE TV: l'anno scorso avevo dato giusto un paio di consigli (Downton Abbey su tutti) senza stilare classifiche in quanto non ero riuscito a dedicare sufficiente tempo alla serialità, quest'anno è andata meglio grazie anche ad alcuni recuperi di serie complete, imprese anche impegnative in diversi casi, per dirne una ho rivisto tutti gli episodi legati alla mitologia di X-Files di tutte le stagioni, comprese le nuove, una cavalcata lunga e corposa nonostante la selezione dei soli episodi legati a complotti e alieni che caratterizzano il corpo principale della serie. La classifica è stilata su una selezione di una dozzina di serie visionate per un totale di una ventina di stagioni più tutta X-Files e tralasciando le sit-com qui non comprese. Iniziamo col dire che, data la visione parziale, non ho inserito in classifica le avventure di Fox Mulder e Dana Scully, vista la non completezza il giudizio sarebbe stato un poco falsato, la maratona è stata piacevole anche se oggi come oggi il prodotto qualche segno del tempo e un po' di stanchezza li lascia intravedere, visione consigliata più ai nostalgici e agli appassionati della prima ora che non ai nuovi spettatori, a suo modo passaggio seminale per la serialità che iniziava ad aprirsi a nuovi linguaggi. Ma andiamo a dare un'occhiata a questo primo podio del 2021.

Quinto classificato:
WandaVision di Jac Schaeffer (2021)
La serie più sperimentale della nuova fase del Marvel Cinematic Universe, un prodotto diverso e, almeno fino al pre-finale, nuovo e originale, un omaggio alla storia della serialità televisiva americana con diverse chiavi di lettura e la classica storia di supereroi con superproblemi (e mica da niente) ben inserita nell'universo cinematografico Marvel, qualità e coerenza, quinto posto che si potrebbe attribuire ex aequo con la più leggera ma altrettanto riuscita Hawkeye sulla quale però mi riservo l'ultima parola in quanto ancora devo vedere l'ultima puntata.



Quarto classificato:
Squid Game di Hwang Dong-hyuk (2021)
Fenomeno dell'anno dalla Corea del Sud capace di stabilire nuovi record di visione nonostante l'iniziale assenza del doppiaggio italiano, la serie funziona molto bene dal punto di vista dell'intrattenimento, sul versante sottotesti e impegno sociale abbiamo visto sicuramente cose migliori arrivare dal fareast ma nel suo segmento assolve decisamente bene al suo compito.



Terzo classificato:
The Crown di Peter Morgan (2016/2020)
Nel corso delle prime quattro stagioni la serie di Peter Morgan, con un'eleganza formale e una messa in scena impeccabile, ci narra l'ipotetico dietro le quinte di decenni di Storia della Corona Inglese mostrandoci il privato dei componenti della Royal Family ma anche pezzi di storia per noi magari dimenticati o poco noti. Accurato.



Secondo classificato:
La regina degli scacchi di Scott Frank e Alan Scott (2020)
Splendida miniserie con una Anya Taylor-Joy elegantissima e in forma attoriale splendida, scenografie lussuose e curatissime miste alla capacità di rendere appassionante una disciplina statica e di puro ingegno come quella degli scacchi. Chapeau!



Primo classificato:
La casa di carta di Alex Pina (2017/2021)
Anche solo in virtù delle prime due stagioni, quelle legate alla rapina della Zecca di stato spagnola, indubbiamente una delle serie più appassionanti e meglio costruite della serialità moderna, la costruzione si perde un po' per strada nelle stagioni successive ma compensa dal punto di vista emotivo, bel finale in chiusura, una serie capace di tenere lo spettatore sempre attento e incollato ai personaggi.





Chiusa la pratica dedicata ai serial passiamo alla carta stampata, per la categoria LIBRI quest'anno ho potuto scegliere tra sedici titoli, questo il numero di opere che sono riuscito a leggere in 365 giorni, ci sono state letture e titoli importanti che mi hanno deluso, libri piacevoli che mi hanno intrattenuto a dovere e qualche opera sopra la media, per il primo posto devo dire che quest'anno non ho avuto però nessun dubbio, andiamo a vedere le cinque migliori opere di quest'anno. Va da sé, lette quest'anno ma uscite nel corso degli anni, dei secoli, dei millenni...

Quinto classificato:
Il lercio di Irvine Welsh (1998)
Irvine Welsh non tradisce, nemmeno quando ti dà l'impressione di aver scritto un libro per lui canonico, senza contenuti forti, riesce con una zampata finale a farti rimettere tutto in prospettiva e a farti rivalutare tutto ciò che hai letto, maledetto spurgo di corea...



Quarto classificato:
Avendo approcciato l'opera dell'autore inglese in ordine cronologico questo libro è il primo dell'autore, il suo terzo, ad avermi finalmente convinto in pieno, tra momenti divertenti e altri più tesi o malinconici Coe ci narra la storia di un uomo irrisolto alle prese con una vita che fa difficoltà a decollare.



Terzo classificato:
La lunga marcia di Stephen King (1979)
Immancabile il Re nelle letture annue, questa volta finisce sul terzo gradino del podio grazie a un romanzo dove il sovrannaturale è assente, si gioca sull'angoscia, sulla tensione e sulla paura conseguente a scelte scellerate e all'apparenza immotivate, una lunga marcia nella coinvolgente arte del Re della suspense.



Secondo classificato:
Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald (1934)
Romanzo che ho apprezzato anche più de Il grande Gatsby, leggendo entrambi gli scritti e un po' di biografia di Fitzgerald il corpo d'opera dell'autore acquista tutt'altro valore rivelandosi non solo descrizione accurata di una certa classe sociale nell'età del jazz ma anche un racconto intimo molto spesso doloroso. 



Primo classificato:
Le correzioni di Jonathan Franzen (2001)
Il vero capolavoro letto quest'anno, ben più di una spanna sopra tutto il resto, uno dei grandi libri moderni americani, difficile condensare in due righe il valore del libro, vi rimando alla recensione linkata sul titolo. E per ora è tutto, ci sentiamo i prossimi giorni per le categorie legate al cinema.

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