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giovedì 14 aprile 2016
SI, IO VOTO
Chi conosce questo blog e lo segue da tempo sa che non sono solito occuparmi di politica, non perché non me ne interessi ma semplicemente perché spesso mi sento poco preparato e anche molto incline all'arrabbiatura facile che poi è praticamente sempre fine a se stessa. Quindi evito. Quando però mi sembra che ci siano argomenti che valgano la pena essere toccati mi affido volentieri all'amico Nick di Come un killer sotto il sole con il quale spessissimo condivido i punti di vista.
Domenica si vota. Facciamo una scelta. Vi lascio alle parole di Nick.
Anche se hanno fatto di tutto per tenercelo nascosto, domenica si vota. E nonostante quello che ci hanno lasciato intendere, il referendum sulle trivelle è una tornata elettorale di importanza cruciale. Lo è per svariati motivi, a partire da quel semplice principio di educazione civica, ribadito giorni fa dal Presidente della Consulta, per cui il diritto-dovere di voto è il più rilevante segno distintivo del nostro essere cittadini. Votare domenica, dunque, rappresenta, in primo luogo, una significativa risposta a questa politica che ci vuole distanti dalle decisioni e rassegnati a un paese senza più alternative e speranze. Non solo. Recarci alle urne sarebbe anche il modo migliore per mettere Renzi di fronte alle sue pesanti responsabilità politiche: quella di aver invitato all'astensionismo, commettendo un grave reato, peraltro perseguito per legge, e quella, ancora più grave, di aver impedito l'election day, e cioè l'accorpamento del referendum alle elezioni amministrative, cosa, questa, che avrebbe consentito all'erario un risparmio di circa trecento milioni (il rischio, per Renzi, era quello che il referendum raggiungesse il quorum).
Resta poi la sostanza di un quesito referendario, volutamente occultato dai media per confondere ulteriormente le idee all'elettorato italiano, solitamente poco informato.
Ecco, dunque, la vexata questio, brevemente e in soldoni: il governo Renzi vuole estendere illimitatamente (fino ad esaurimento del giacimento) le concessioni a quelle lobbies petrolifere, che trivellano il nostro fondo marino per l'estrazione di gas (3% del fabbisogno nazionale) e di petrolio (1% del fabbisogno nazionale). Se voti SI, sei contro; diversamente, col NO, asseveri la scelta del governo. Sul piatto della bilancia, dunque, ci sono da un lato, la salvaguardia dell'ambiente marino e delle nostre coste, dall'altro, invece, tanti piccoli e grandi vantaggi per i petrolieri.
Già sappiamo da tempo che in caso di crollo anche di una sola piattaforma (Terremoto? Cedimento strutturale? Incendio?), l'impatto ambientale sarebbe disastroso e metterebbe in ginocchio l'Italia, con ripercussioni sull'ecosistema e sull'economia che si potrebbero riverberare anche per 80 anni (qualora l'evento, ad esempio, si verificasse nel Mar Adriatico). Ora, con l'estensione ad libitum della concessione, si invitano implicitamente le compagnie petrolifere ad attenuare il rispetto di quei vincoli ambientali, che fino ad adesso sono stati il presupposto per il rinnovo della concessione stessa. Il rischio, dunque, diviene altissimo, a fronte, peraltro, di un vantaggio energetico per il paese praticamente impalpabile. L'altro aspetto saliente è quello relativo alla dismissione delle piattaforme, operazione i cui costi spettano tutti al concessionario. Oggi, le piattaforme che hanno esaurito o quasi esaurito il loro ciclo industriale sono circa il 73% delle 88 presenti nel nostro mare. I concessionari, che sono obbligati per legge, dovrebbero rimuoverle tutte, con un costo a carico delle compagnie petrolifere di circa 30 milioni di euro a piattaforma. Se, invece, le concessioni fossero illimitate...beh, continuate voi il ragionamento.
Fatto questo lungo preambolo, volto chiaramente a sostenere le ragioni della partecipazione e del SI, chiudo invitando tutti, domenica, a recarsi alle urne, qualunque sia la vostra intenzione di voto. Come successe coi boicottati referendum dell'acqua del 2011 (allora, era in carica il morente governo Berlusconi), se saremo in tanti, potremmo riprenderci ciò che stanno cercando di portarci via, giorno dopo giorno: la possibilità, cioè, di decidere delle nostre vite e delle sorti del nostro paese. Di essere cittadini a tutto tondo. Questo, in attesa dei referendum di ottobre, quando potremo salvare la nostra Costituzione e mandare a casa Renzi e tutto il cocuzzaro. Andate a votare.
sabato 31 ottobre 2015
CORTOCIRCUITI
Ogni tanto vi capita che senza un particolare motivo, pochi secondi della vostra vita vi facciano un'impressione particolare, vi diano una strana sensazione? Non parlo dei famosi deja vu che tutti più o meno abbiamo sperimentato, ne di momenti topici, ma di qualcosa di diverso, come un'immagine che vi colpisce, un'attimo che sembra senza ragione alcuna più a fuoco di altri, una specie di cortocircuito.
Insomma, senza prenderla troppo larga. Oggi dopo la scuola Laura è voluta andare a fare un giro con il monopattino, siamo andati così ai giardini dove lei si è messa a giocare con una sua compagna di scuola. In queste occasioni solitamente mi porto dietro il mio lettore mp3 così mentre lei gioca io la controllo e ne approfitto per ascoltarmi un po' di musica e silenziare il cicalio degli altri genitori che non conosco. Dopo aver osservato uno scoiattolo scalare la rete del campo da bocce mi sono messo a guardare cosa faceva Laura.
Nel frattempo, in un altro angolo del giardino che non stavo osservando, un bambino che avrà avuto circa sette anni deve essersi infilato la maschera del maniaco di Scream, probabilmente acquistata in vista della festa di Halloween. Ma io appunto non lo stavo guardando.
A un certo punto nel campo della mia visuale, improvvisamente, compare questo bambino che corre con la maschera di Scream dimenando le braccia come un ossesso minacciato di morte. Alle sue spalle a inseguirlo c'erano cinque o sei bimbetti ancora più piccoli, dai quattro ai sei anni diciamo, palesemente urlanti (ma io non li sentivo) e fermamente intenzionati a far la pelle al maniaco. La scena è stata tanto improvvisa quanto surreale e divertente, il grande che scappava come un coniglio bianco, i piccoli pestiferi all'inseguimento, il maniaco braccato dai marmocchi innocenti (?). Inoltre la musica che mi passava nelle orecchie in quell'istante mi è sembrata subito una perfetta colonna sonora dell'attimo. Sarà stato il momento, e così, bam! Cortocircuito. Insomma, capitano anche a voi momenti così o inizio a essere del tutto folle io? Per fortuna ci sono i bambini. E la musica. Comunque il pezzo incriminato è questo qua sotto.
Insomma, senza prenderla troppo larga. Oggi dopo la scuola Laura è voluta andare a fare un giro con il monopattino, siamo andati così ai giardini dove lei si è messa a giocare con una sua compagna di scuola. In queste occasioni solitamente mi porto dietro il mio lettore mp3 così mentre lei gioca io la controllo e ne approfitto per ascoltarmi un po' di musica e silenziare il cicalio degli altri genitori che non conosco. Dopo aver osservato uno scoiattolo scalare la rete del campo da bocce mi sono messo a guardare cosa faceva Laura.
Nel frattempo, in un altro angolo del giardino che non stavo osservando, un bambino che avrà avuto circa sette anni deve essersi infilato la maschera del maniaco di Scream, probabilmente acquistata in vista della festa di Halloween. Ma io appunto non lo stavo guardando.
A un certo punto nel campo della mia visuale, improvvisamente, compare questo bambino che corre con la maschera di Scream dimenando le braccia come un ossesso minacciato di morte. Alle sue spalle a inseguirlo c'erano cinque o sei bimbetti ancora più piccoli, dai quattro ai sei anni diciamo, palesemente urlanti (ma io non li sentivo) e fermamente intenzionati a far la pelle al maniaco. La scena è stata tanto improvvisa quanto surreale e divertente, il grande che scappava come un coniglio bianco, i piccoli pestiferi all'inseguimento, il maniaco braccato dai marmocchi innocenti (?). Inoltre la musica che mi passava nelle orecchie in quell'istante mi è sembrata subito una perfetta colonna sonora dell'attimo. Sarà stato il momento, e così, bam! Cortocircuito. Insomma, capitano anche a voi momenti così o inizio a essere del tutto folle io? Per fortuna ci sono i bambini. E la musica. Comunque il pezzo incriminato è questo qua sotto.
venerdì 8 maggio 2015
LA POLITICA DEL KILLER
Di norma sul blog non mi occupo di politica, l'argomento per quanto importante non fa che provocarmi travasi di bile e procurarmi malumore. Allora perché farsi del male da soli? Eppure siamo a mio avviso in un momento storico dove la perdita di ogni diritto sta passando sotto silenzio, mascherata da ripresa economica (che poi non arriva mai), da partito del fare (e disfare), da politiche di sinistra finte come le tette al silicone di tante showgirl della tv (e che comunque sono sempre meglio delle politiche dell'attuale sinistra, le tette al silicone intendo). Quindi è giusto diffondere argomentazioni e punti di vista con i quali riflettere.
Visto che io di politica non so parlare, non mi sento abbastanza preparato ne adeguatamente informato, lascio la parola al Killer e vi propongo un po' di link a diversi pezzi che vi invito caldamente a leggere.
Partiamo dal post dal titolo Resistere, resistere, resistere che in maniera impeccabile descrive con poche parole la situazione in cui versa al giorno d'oggi il belpaese.
Passiamo poi al nostro presidente del consiglio (che non merita il maiuscolo), tutti si lamentavano, giustamente sia chiaro, delle figure di merda che il nostro ex premier ci ha fatto fare un po' in tutto il mondo. Per fortuna ora ci pensa rensy a dar nuovamente lustro alla nostra immagine nazionale, eccolo qui.
Un'altra mano, ai cittadini intendo, la tende tutto il PD, frange di minoranza comprese che come tanti teneri conigli vanno in aula a compiere il loro dovere dopo aver sbraitato a destra e a manca (però c'è da dire che c'è stato anche un episodio di dimissioni, parola finora non presente nel vocabolario politico italiano). E trovate tutto qui, nel pezzo Rosso vergogna.
La risalita è dietro l'angolo, per fortuna ci viene incontro una manifestazione dai retroscena specchiati e limpidi che, insieme alla condotta di rensy, ci porterà una volta ancora sotto i riflettori. Parliamo dell'Expo di Milano.
Altro tassello che potrà far ben sperare milioni di italiani è il neo eletto (da rensy & Co.) Presidente Mattarella, anche conosciuto come Speedy Penna.
I pezzi sono diversi e a leggerli ci andrà qualche minuto, ciò nonostante vi invito a fare lo sforzo.
Ne approfitto per ringraziare per la sua disponibilità il grande Black (che non è quello dei fumetti) autore di tutto il materiale a disposizione.
lunedì 26 maggio 2014
LA BUONANOTTE (???) - R.E.M. - BAD DAY
Oggi è stata una brutta giornata. E' cominciata molto male, subito dopo la mezzanotte, ed è proseguita anche peggio. Oggi avevo scritto un breve post, amareggiato, arrabbiato, senza speranze. Ma a che pro? Oggi avevo scritto questo post, poi l'ho cancellato. Poi ne ho pensato un altro che però non ho neanche messo nero su bianco. Il titolo avrebbe dovuto essere 80 euro in medicine. Ma perché poi? Magari qualcuno ci crede davvero e non si è svenduto. Fatto sta che i problemi personali restano, che poi personali vuol dire di almeno altre 195 persone, e di almeno altre migliaia. La sensazione di avere ricevuto uno sputo da tanti connazionali resta... ma va bene così... magari ci penserà qualcun'altro al posto nostro.
Comunque, nell'augurarvi una buona notte...
R.E.M. - Bad day
dall'album In time: the best of R.E.M. 1988 - 2003 del 2003
Comunque, nell'augurarvi una buona notte...
R.E.M. - Bad day
dall'album In time: the best of R.E.M. 1988 - 2003 del 2003
giovedì 20 marzo 2014
NON C'E' ARTE IN UNA BANANA
Il fatto è che sono disoccupato, la butto lì, così non stiamo tanto a girarci intorno. In realtà i miei colleghi (alcuni dei quali ben noti anche ai lettori di questo blog) e io saremo ufficialmente in mezzo a una strada da sabato prossimo venturo. Dopodomani, sì. Tenendo conto che ce l'hanno detto martedì ultimo scorso, non è male no? La tempistica mi sembra ottima e rispettosa del lavoratore, nella migliore tradizione imprenditoriale italiana, almeno quella recente. Per carità, le nubi nere si addensavano sulle nostre teste addirittura da più d'un mesetto, come non aspettarsi una decisione così repentina? Ingenui noi. Probabilmente la dirigenza ha pensato che data la situazione oltremodo rosea del panorama lavorativo in Italia non sarebbe stato un problema sbarazzarsi in quattro e quattr'otto di circa duecento dipendenti, vuoi mica che abbiano problemi a ricollocarsi? Poi in Piemonte, con la situazione torinese già al collasso cosa saranno mai duecento famiglie in più in difficoltà che smetteranno di consumare (o almeno taglieranno drasticamente), che chiederanno altri soldi allo stato (che sono sempre pochi e no, non è un'errore, stato non mi va proprio più di scriverlo maiuscolo) e che tenteranno di resistere strenuamente per non cedere alla disperazione. Coppie, ragazzi sposati con bimbi piccoli, molti nati da pochissimo, che problema potranno avere? Dai, non esageriamo, ci son sempre i nonni. Poi siamo tutti convinti che qualche dirigente si salverà, vedrai che non saremo a casa tutti e duecento, al massimo centonovantanove, non uno di più. Forza, che sarà mai. E poi non abattiamoci, cosa importa che il lavoro c'era, che le commesse erano garantite fino alla metà del prossimo anno almeno, che volete che sia? Ma vuoi mettere adesso il tempo libero? Potremo dedicarci a tutto quel che ci piace... non arriverà più lo stipendio, ok ma che problema c'è? E così esci, un po' per svagarti, un po' per necessità e dove vai? Al supermercato. Discount che è meglio prendere il giro da subito, poi noi ci si andava anche prima. Tiri su questo, quello e senza badarci ti rendi conto che inizi già da subito a controllare ancor meglio i prezzi. A fare attenzione. Che poi non ce ne sarebbe ancora tutto quel bisogno, si sta ancora cercando di smuover le cose, di risvegliar le coscienze, di capire se a qualcuno ancora gliene fotte qualcosa. C'è margine, c'è speranza. Beh diciamo che c'è margine, forse. Mah. Comunque, girala come ti pare, quattro banane stanno a uno e cinquanta. Vuol dire che se ne compro un casco da otto son tre euro tondi. Non è che sia mai stato argomento di profonde riflessioni questo, però... però non c'è arte in una banana. Penso, una volta a casa, che cose come il Texone di Magnus ad esempio, mi son costate meno di due caschi di banane. Chi sa di cosa sto parlando sa anche il tempo e il sudore costati all'autore per realizzare quella che può definirsi un'impresa artistica di quelle faticose. Il parallelo poi fatelo pure con quel che vi pare e con quel che piace a voi, pensate a una cosa che vi rende più piacevole la vita e sceglietela. Ok, il fatto è che le banane potete mangiarle e il texone no e che forse, speriamo di no, vi toccherà scegliere tra le banane e quella cosa alla quale avete pensato e, tristemente, calerà su di voi la consapevolezza che non c'è arte in una banana. Spero di essermi spiegato.
PS: nessuna banana e nessun lavoratore che sputa sangue nell'ambito della coltivazione e della raccolta delle banane si senta offeso, è un esempio come un altro. Ieri ho comprato le banane, potevano tranquillamente essere pomodori.
PS2: lo so, poteva rientrare anche nelle piaghe, ma proprio non me la sono sentita.
PS3: non vorrei sembrare indelicato, sono consapevole anche del fatto che ci sia in giro gente che non può comprare neanche più le banane. La tragedia è che di gente in queste condizioni ce n'è sempre di più. Speriamo di non dover mai arrivare a quel punto.
PS: nessuna banana e nessun lavoratore che sputa sangue nell'ambito della coltivazione e della raccolta delle banane si senta offeso, è un esempio come un altro. Ieri ho comprato le banane, potevano tranquillamente essere pomodori.
PS2: lo so, poteva rientrare anche nelle piaghe, ma proprio non me la sono sentita.
PS3: non vorrei sembrare indelicato, sono consapevole anche del fatto che ci sia in giro gente che non può comprare neanche più le banane. La tragedia è che di gente in queste condizioni ce n'è sempre di più. Speriamo di non dover mai arrivare a quel punto.
sabato 10 novembre 2012
VOLI LOW COST
Oramai con due lire potete andare un po' dappertutto. Mica come una volta che c'era solo la compagnia di bandiera e a prender l'aereo ci si pensava sempre due volte facendosi per bene i conti in tasca. Io ci penso per benino ancora oggi che in linea di principio preferisco tenere il culo per terra, ma se serve l'aereo lo si prende. In tempo di crisi e se vi muovete per tempo le offerte delle mitiche low cost non mancano. Vuoi andare a Londra in maniera economica? Tu porti da mangiare, noi ti ci portiamo aggratis e ti diamo pure 1 euro e 99 centesimi per il disturbo. Porta se puoi cibo italiano che qui alla compagnia della nostra merda ne abbiamo fin sopra i capelli. Comunque è tanto che non salgo su un'aereo. L'ultima volta che volai in low cost, Ryanair la compagnia, pagai poco e arrivai senza intoppi. Per fortuna aggiungerei. Unico inconveniente il personale di bordo che non parlava la lingua. La nostra ovviamente. Ci si passa sopra, un po' di inglese lo si mastica tutti. Era solo per le istruzioni per le procedure d'emergenza, non è che si capisse un gran che. Ora hanno ovviato al problema, prima di partire vi guardate la guida qua sotto e siete a posto, l'aereo poi può pure cadere. Intanto avete risparmiato.
mercoledì 7 novembre 2012
CON UN PO' DI SPERANZA
Non mi sono mai occupato di politica su questo blog o comunque se è successo è stato molto di rado o di sfuggita. Comunque credo non sia mai successo. Un accenno al risultato di oggi mi sembra però doveroso.
Forse ora possiamo sperare di uscire fuori dalla merda nel modo giusto. E' una speranza e non è poco. No davvero. Gli Stati Uniti hanno tutti i difetti che sappiamo, tutto quel che vi pare, ma i loro cittadini oggi si sono trovati davanti a una scelta credibile. Sei convinto di una cosa voti di là, sei convinto di un'altra voti dall'altra parte (e per fortuna i cittadini statunitensi non sono poi tutti sprovveduti come spesso li accusano di essere). Mi sembra che una scelta credibile noi non l'abbiamo e se c'è, vi prego, aiutatemi perché io non saprei davvero dove sbattere la testa. Non trarrei soddisfazione da nessun risultato.
Forse giusto vedere il parlamento italiano a mo' di Old Bailey in V for Vendetta.
Forse ora possiamo sperare di uscire fuori dalla merda nel modo giusto. E' una speranza e non è poco. No davvero. Gli Stati Uniti hanno tutti i difetti che sappiamo, tutto quel che vi pare, ma i loro cittadini oggi si sono trovati davanti a una scelta credibile. Sei convinto di una cosa voti di là, sei convinto di un'altra voti dall'altra parte (e per fortuna i cittadini statunitensi non sono poi tutti sprovveduti come spesso li accusano di essere). Mi sembra che una scelta credibile noi non l'abbiamo e se c'è, vi prego, aiutatemi perché io non saprei davvero dove sbattere la testa. Non trarrei soddisfazione da nessun risultato.
Forse giusto vedere il parlamento italiano a mo' di Old Bailey in V for Vendetta.
mercoledì 12 settembre 2012
IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA
Sembra quasi incredibile eppure anche questo momento è giunto. In un attimo. La stavamo guardando poco tempo fa che cercava di mettersi in piedi, la ascoltavamo parlare di Laura in terza persona, quasi fosse un'entità a lei estranea. Forse ci siamo distratti un momento, per ascoltare qualcosa, per cogliere un particolare intuito con la coda dell'occhio. Ci siamo voltati e lei era lì con il suo sorriso smagliante, il grembiulino blu, lo zaino in spalle, pronta per andare a scuola. A scuola. Ma come? Come è potuto succedere? Quando è successo?
Stamattina, contenta come una Pasqua, rilassata (mentre invece mamma e papà hanno dormito maluccio), ha fatto colazione, si è lavata, vestita, ha messo il suo grembiulino blu, si è tirata su lo zaino e via, si parte. La mamma ha versato le sue lacrime già da ieri, nel momento di preparare la prima cartella (ai nostri tempi c'era la cartella, quella rigida, mica c'erano gli zaini).
A scuola a piedi, reportage fotografico e attesa davanti l'ingresso per entrare. Quelli agitati eravamo noi, mica lei. Lei era pronta per la scuola. E sì che più volte le avevamo intimato di rimanere piccola, di non crescere troppo (e troppo in fretta). Ma mica ce l'abbiamo fatta. Eccola lì. Bellissima.
E così tutti dentro, genitori compresi, in un'aula affollata che si è presto tramutata in una grande sauna. Le ultime cose, le maestre e poi siamo dovuti andar via, con calma. Una mano tenuta un pelo più a lungo del solito, tutto qui. E poi la scuola.
E' uscita, dice che le piace. Ci ha raccontato cosa ha fatto, solitamente la si deve pregare un po' ma oggi no. Ci ha chiesto se domani ci può tornare. Che dobbiamo fare? Ce la mandiamo?
Stamattina, contenta come una Pasqua, rilassata (mentre invece mamma e papà hanno dormito maluccio), ha fatto colazione, si è lavata, vestita, ha messo il suo grembiulino blu, si è tirata su lo zaino e via, si parte. La mamma ha versato le sue lacrime già da ieri, nel momento di preparare la prima cartella (ai nostri tempi c'era la cartella, quella rigida, mica c'erano gli zaini).
A scuola a piedi, reportage fotografico e attesa davanti l'ingresso per entrare. Quelli agitati eravamo noi, mica lei. Lei era pronta per la scuola. E sì che più volte le avevamo intimato di rimanere piccola, di non crescere troppo (e troppo in fretta). Ma mica ce l'abbiamo fatta. Eccola lì. Bellissima.
E così tutti dentro, genitori compresi, in un'aula affollata che si è presto tramutata in una grande sauna. Le ultime cose, le maestre e poi siamo dovuti andar via, con calma. Una mano tenuta un pelo più a lungo del solito, tutto qui. E poi la scuola.
E' uscita, dice che le piace. Ci ha raccontato cosa ha fatto, solitamente la si deve pregare un po' ma oggi no. Ci ha chiesto se domani ci può tornare. Che dobbiamo fare? Ce la mandiamo?
venerdì 18 maggio 2012
5x1000 E U.G.I.
Questa mattina sto adempiendo alle pallosissime questioni burocratiche per la compilazione del 730.
Come alcuni di voi sapranno (sicuramente chi è tenuto a compilare il maledetto documento), da qualche anno viene richiesto di indicare a chi devolvere il 5x1000.
A volte si compiono alcune scelte in maniera abbastanza casuale o si appone una firma senza sapere esattamente dove i nostri soldi andranno a finire.
Da quando è entrato in vigore questo 5x1000 da noi si è sempre indirizzata la cifra all'U.G.I. - Unione Genitori Italiani, una Onlus che si occupa di aiutare i bambini affetti da tumore e sostenere per quel che è possibile le loro famiglie. Lavorando anni addietro per il loro presidente (che faceva il grafico, il presidente dell'U.G.I. lo fa come volontariato) abbiamo conosciuto questa realtà negli anni in cui si costruiva la nuova Casa UGI per i genitori dei bambini malati che arrivano da fuori città. La struttura sorge a pochi passi dall'Ospedale Regina Margherita di Torino.
Insomma, si tratta di un'associazione e di una causa meritevoli. Se non sapete dove indirizzare il 5x1000 o se questa vi sembra una delle possibili scelte da prendere in considerazione, cliccando qui potrete visitare il sito dell'UGi e qui leggere le istruzioni su come indirizzare a loro il 5x1000.
E' tutto direi...
Come alcuni di voi sapranno (sicuramente chi è tenuto a compilare il maledetto documento), da qualche anno viene richiesto di indicare a chi devolvere il 5x1000.
A volte si compiono alcune scelte in maniera abbastanza casuale o si appone una firma senza sapere esattamente dove i nostri soldi andranno a finire.
Da quando è entrato in vigore questo 5x1000 da noi si è sempre indirizzata la cifra all'U.G.I. - Unione Genitori Italiani, una Onlus che si occupa di aiutare i bambini affetti da tumore e sostenere per quel che è possibile le loro famiglie. Lavorando anni addietro per il loro presidente (che faceva il grafico, il presidente dell'U.G.I. lo fa come volontariato) abbiamo conosciuto questa realtà negli anni in cui si costruiva la nuova Casa UGI per i genitori dei bambini malati che arrivano da fuori città. La struttura sorge a pochi passi dall'Ospedale Regina Margherita di Torino.
Insomma, si tratta di un'associazione e di una causa meritevoli. Se non sapete dove indirizzare il 5x1000 o se questa vi sembra una delle possibili scelte da prendere in considerazione, cliccando qui potrete visitare il sito dell'UGi e qui leggere le istruzioni su come indirizzare a loro il 5x1000.
E' tutto direi...
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| Casa U.G.I. |
martedì 17 aprile 2012
TIME MACHINE
Ancora tempo di post condivisi: questa volta l'onore è duplice. Ospiti graditissimi i grandi Blackswan e Lozirion. L'occasione era ghiotta: tutti sognano prima o poi di vivere in un altro luogo, ma dove vi spostereste avendo la possibilità di scegliere anche un'altra epoca?
Avendo già pubblicato un post con Blackswan, lascio questa volta a Lozirion l'onore di aprire le danze.
Avendo già pubblicato un post con Blackswan, lascio questa volta a Lozirion l'onore di aprire le danze.
MISSISSIPPI'S BURNING Quando si ha una passione, una passione vera, prima o poi per forza di cose si finisce a studiarne la storia, si va a scavare nel passato di quel che così tanto ci affascina, per curiosità e un po' per una sorta di inconscio senso di gratitudine verso chi ha dato il via ad una passione che sentiamo nostra fin sotto pelle. Per la musica, così come per tutte le arti, tornare alle origini significa viaggiare all'indietro per decenni, secoli addirittura, e a volte ci si imbatte in periodi storici, contesti e luoghi nei quali si vorrebbe essere addirittura nati e vissuti, per poterne sentire totalmente e incondizionatamente il clima, respirare l'aria di quegli anni, affondare le mani in quella stessa terra così ricca di ispirazione.... Il rock, quello che più mi appassiona, è quello che però cronologicamente è più lontano. Mentre la massa guardava MTV e seguiva le hit mondiali io passavo pomeriggi interi guardando "Evergreen", e nella mia collezione di dischi ci sono moltissimi nomi che purtroppo ho potuto leggere soltanto sui libri e ascoltare e vedere in differita. Nomi grandi, che ancora oggi mettono un po' di soggezione e che anagraficamente parlando potrebbero essere miei genitori o spesso addirittura miei nonni. Ci sono nomi, tanti nomi, che appartengono agli anni '70, o meglio ancora ai '60, nomi che hanno la capacità di mettere tutti d'accordo e che stanno al di sopra delle semplici questioni di gusti personali o simpatie e antipatie. Ci sono i Beatles, i Rolling Stones, ci sono Led Zeppelin, Beach Boys, Frank Zappa, I Doors, Hendrix e chi più ne ha più ne metta; tutta questa gente ha cambiato la storia, ha cambiato la musica ed è riuscita, tramite la musica, ad arrivare dove la politica, l'economia e le importanti scienze che muovono il mondo non hanno saputo arrivare. La musica di quegli anni ha smosso popoli più delle motivazioni politiche, ha affondato colpi al sistema più di ogni vile attentato e non a caso è fonte di ispirazione ancora oggi che quegli anni sembrano tanto lontani....
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| B. B. King |
Non sono però gli anni '70, e nemmeno i '60 quelli che personalmente rispondono davvero alla domanda "In quale periodo musicale avresti voluto vivere?". E' invece il decennio precedente, troppo spesso messo da parte e forse addirittura sottovalutato, ad affascinarmi tanto da desiderare di poter saltare su una DeLorean e tuffarmici a 88 miglia orarie. Gli anni '50, il primo decennio del dopoguerra, tempo di ricostruzione e di crescita, di incubi finiti e di buone speranze, anni non certo splendenti in tutto e per tutto, ma certamente ricchi di desiderio di cambiare le cose, lo stesso desiderio che negli anni '60 esploderà cambiando volto al mondo intero e che nasce proprio in questo periodo in cui lentamente si ripartiva e in cui la fatica era tanta e la musica era uno dei pochi modi per smorzarla.... C'è un luogo in particolare che personalmente reputo una sorta di Mecca in questo senso, un luogo sacro ricco di storia, a volte di mistero e musica, una musica che viene dal cuore della terra e dal profondo dell'anima; il luogo in questione è uno degli Stati Uniti, uno "Staterello" che oggi conta poco meno di 3 milioni di abitanti, che sfiora Memphis, ultimo baluardo del Tennessee, corre lungo il fiume da cui prende il nome e poi giù, fino alle coste del golfo del Messico. Naturalmente parlo del Mississippi e soprattutto delle rive del suo grande fiume, teatro di avventure letterarie e soprattutto di miti musicali. E' lungo le rive del Mississippi, all'incrocio di due sentieri sterrati che si dice che in una notte degli anni '20 Robert Johnson abbia stretto un patto con il diavolo vendendo la propria anima in cambio di saper suonare la chitarra. E' lungo le rive del Mississippi che nei successivi decenni nacquero il blues, il Jazz e il Rythm & Blues. E' il Mississippi, quando si tuffa nel golfo, che fa da culla al Delta Blues che diede il via a tutto. E' nel polveroso stato del Mississippi che negli anni '50 esplodono, su tutti, due mostri sacri del rock e del blues, il Re del Rock'N'Roll Elvis Presley e il "Blues boy" B.B. King. Con questi due nomi potrei chiudere il post e sentire di aver chiarito quali siano i motivi per adorare gli anni '50 a tal punto, ma sono i nomi a rendere grande il Mississippi o è il Mississippi a rendere grandi i nomi? Che aria si respirava 60 anni fa in quei luoghi rimasti per decenni quasi fuori dal tempo e che di colpo si sono trasformati da campi di cotone e fangose paludi alla culla del blues e del rock'n'roll? Non erano sicuramente la pace e la tranquillità ad aleggiare in quegli ambienti e non era certo il benestare la parola d'ordine, ma forse proprio per questo il risultato è stato così strabiliante. Faber in una sua stupenda canzone spiegava che "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"; più che di letame in questo caso si parla di fanghiglia, ma i fiori che ne sono nati sono splendidi e faccio davvero fatica a credere che non ci possa essere qualcosa di quasi magico in questi luoghi, qualcosa che ancora oggi non si riesce ad afferrare veramente, e mai ci si riuscirà senza aver vissuto il Mississippi sulla propria pelle.
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| Othar Turner - Mississippi Delta Blues Festival |
E' nato il blues in quegli anfratti, dalle dita callose e le gole arse frutto di anni a lavorare nei campi di cotone per meno di un tozzo di pane, sono nati il jazz e lo swing, perchè proprio dove la vita si fa dura un po' di spensieratezza è l'ancora a cui avvinghiarsi per resistere, ed è nato il rock'n'roll, perchè il mondo stava davvero cambiando e i ragazzi lo sentivano, sono nate le hit e gli idoli quando un ragazzino meno che ventenne con i pochi spiccioli che aveva in tasca volle incidere una canzone su un disco da regalare alla madre, e ancora non sapeva che sarebbe diventato re.... Sono nati quei suoni che anche dopo 60 anni riecheggiano forti e densi come la prima volta, e potendo viaggiare nel tempo la mia direzione sarebbe senza dubbio quel periodo, quando tutta la musica che amo era ancora un germoglio, quando quelle vibrazioni malinconiche e quelle esplosioni di sentimenti le avrei potute afferrare realmente, quando la vita era dura ma la musica era splendida e forse, lungo gli argini di quell'imponente fiume, avrei potuto potuto sentire sotto la pelle quella strana ed affascinante ondata che come per magia da una mano callosa e sei corde tese sa colpire al cuore senza bisogno di un mirino....
LOZIRION
SOGNANDO CALIFORNIA Quando Graham arriva in California dalla piovosa Inghilterra, forse non sa ancora che, di lì a breve, la sua vita cambierà radicalmente. Da qualche giorno, ha conosciuto Joni e se ne è innamorato perdutamente, probabilmente sta già facendo qualche progetto di convivenza, pensa di trasferirsi o comunque di stabilizzare il rapporto nonostante li separi un oceano. Ma ci sono anche i suoi Hollies che lo aspettano in patria per continuare a scalare le classifiche con belle canzoni di luminoso pop-rock. Forse sta proprio rimuginando sul da farsi, quando una sera, a casa di Joni, dove si riuniscono quotidianamente i migliori artisti e musicisti della scena losangelina, sente due ragazzi cantare. Si chiamano David e Sthepen e giocano con le voci come un prestigiatore fa trucchi con le carte. Stanno abbozzando una canzone che si intitola Helplessly Hoping e la melodia è qualcosa che avvicina al Creato. Graham si unisce ai due e quasi per scherzo inizia a cantare anche lui. Le tre voci si incastrano, si inseguono, si sovrappongono, si sfiorano, ma soprattutto accarezzano le orecchie degli astanti, convinti, come qualcuno sosterrà in seguito, di aver ascoltato un coro d’angeli caduti sulla terra. E’ il 1968 e nasce, a casa di Joni Mitchell, quello che sarà uno dei gruppi californiani più importante di sempre, i Crosby (David) Stills (Stephen) & Nash (Graham). Siamo a Los Angeles, siamo in California, siamo in quello che tra la seconda metà degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70 sarà il centro musicale del mondo.
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| Crosby, Stills & Nash |
La mia personalissima macchina del tempo è puntata esattamente in quegli anni, perché se potessi fare un viaggio attraverso un varco spazio – temporale – musicale io mi catapulterei lì, a percorrere anni e chilometri tra San Francisco e Los Angeles. C’è vita in quei giorni, tanta vita : c’è l’odore dei fiori, il mito del surf, ci sono gli hippies e la filosofia peace and love, c’è una fottutissima guerra, contro cui marciare e protestare, ci sono droghe vecchie e nuove, che aprono le porte della percezione, aiutano a creare, a sperimentare. E c’è una musica che nasce, libera, alternativa, politicamente impegnata o delicatamente romatica. A Frisco impazzano i Jefferson Airplane che parlano una lingua rock e psichedelica mai udita prima.
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| A un concerto degli Jefferson Airplane |
Verranno capolavori come Somebody To Love e White Rabbit, verrà lo sperimentalismo spinto di After Bathing At Baxter’s, i mitici concerti al Fillmore, e gli Acid Tests, le luci stroboscopiche e LSD ad anticipare gli odierni rave party. E sarà proprio la filosofia della droga e dell’acido a marchiare indelebilmente la leggenda dei Grateful Dead, i loro concerti-happening, il loro rock anarcoide, sperimentale, onnivoro, che troverà il suo culmine in American Beauty (1970). Ma sono anche anni di guerra, c’è il Vietnam, c’è una generazione falcidiata da una morte che entra quotidianamente nelle case. La musica allora si fa protesta, rivoluzione, le rock band sfilano a fianco degli studenti che riempiono le manifestazioni in ogni angolo d’America. I Jefferson Airplane scrivono Volunteers (1969), che rappresenta la grande sfida del rock al sistema americano e il grido di rivolta delle frange estreme e radicali del movimento studentesco. Un impegno politico e sociale che a Los Angeles trova i propri alfieri nei CSN & Y (Y sta per Neil Young, che si unirà ai tre dopo il primo album), quattro diverse anime musicali che trovano una perfetta, quanto fugace, armonia, e scrivono il manifesto West Coast (Deja Vù), cristallizzano in versi l’epoca hippie (Teach Your Children, Woodstock) e propongono commoventi ballate libertarie e antimilitaristiche (Find The Cost Of Freedom, Ohio).
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| Woodstock |
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| Woodstock |
Eppure, la scena losangelina è capace di dare vita anche a un movimento musicale introspettivo, romantico, che guarda non al sociale ma agli struggimenti privati di una generazione. Musicisti che Frank Zappa, con molto cinismo, definirà navel-gazers, coloro cioè che vivono rimirandosi l’ombelico ed elevano i propri problemi a dimensioni universali. Saranno la meravigliosa Carole King del sublime Tapestry (1971), sarà James Taylor con il carezzevole rock di Sweet Baby James (1970), sarà il folk colto di Joni Mitchell che sfornerà due capolavori come Ladies Of The Canyon (1970) e l’inarrivabile Blue (1971). Più di ogni altro, è questo il mondo musicale in cui avrei voluto vivere. Un mondo in cui la musica era inesauribile fermento, viveva in perfetta simbiosi con la generazione che rappresentava. Quello californiano era un rock che apriva nuove strade ai giovani, indicava loro la direzione e ne sosteneva il cammino, fra tensioni politiche e derive intimiste; e i giovani, per converso, aiutavano il rock a crescere, lo plasmavano ai loro desiderata, alle speranze, ai sogni. Non è un caso che quelli fossero gli anni dei grandi concerti: non semplici live act, ma veri e propri happening nei quali la gioventù si formava, cresceva intellettualmente, cambiava i propri costumi, sperimentava insieme. In nessun altro luogo al mondo, mi sarei visto così bene come nella California di quarantanni fa: il mare a cullarmi lo sguardo, infradito ai piedi, asciugamano in spalla, un purino di marjiuana fra le labbra e tanta musica nel cuore. Peace & Love, bros and sisters: andiamo, la spiaggia ci aspetta con le sue onde e il suo sogno di capelli al vento.
BLACKSWAN
NEW YORK '70 Vivere in un altro luogo e in un altro tempo. Un sogno che penso abbia sfiorato tutti in qualche misura, un desiderio fuggente insinuatosi nella mente grazie a una canzone, alla scena di un film, a un costume, a un libro, a una fotografia magari. Da parecchio tempo ormai ho il forte desiderio di visitare New York. Negli ultimi anni, e per ultimi intendo gli ultimi dieci più o meno, i viaggi si sono diradati, le vacanze standardizzate e, forse di conseguenza, i sogni sono aumentati. In realtà il sogno ricorrente è sempre quello: andare a New York, non meno di dieci giorni. Meglio se per un periodo più lungo. Ogni tanto la fantasia parte per la tangente e allora il desiderio diventa andare a New York negli anni '70. Mi dicono sia una cosa che ancora non si può fare a meno di non essere in possesso di un Tardis o di grandi dosi di LSD di quello buono.
Perché proprio New York negli anni Settanta? In realtà non c'è un motivo ben preciso, suggestioni, istinto, per lo più penso sia colpa del cinema. Il cinema che arriva a noi direttamente dai meravigliosi Seventies. Capitolo primo: adorava New York, la idolatrava smisuratamente. Ma no, è meglio la, la mitizzava smisuratamente. Ecco. L'incipit di Manhattan, film di Woody Allen datato 1979, dice tutto. Il nocciolo della questione sta tutto lì, in quella parola che non potrebbe essere un'altra in questo contesto: mitizzava. New York è un luogo mitico per chi ama la cultura pop. Cinema, libri, fumetti, musica hanno contribuito a rendere questo luogo un luogo di tutti. Non mi riferisco al melting-pot e cose del genere, New York è il luogo anche di chi come me non c'è mai stato.
Di questa sequenza iniziale tutto mi attrae. Le splendide note di Gershwin (Newyorkese), gli skylines, le luci all'imbrunire, i diners, le strade ricoperte dalla neve, il fumo che esce dai tombini, i taxi gialli, i campetti da basket, il parco, la folla brulicante, l'arte, i contrasti stilistici, le insegne luminose, tutto.
Però dice che la Grande Mela non fosse poi così linda e sicura negli anni '70. Tempi difficili quelli, il sogno iniziava a sgretolarsi dopo decenni decisamente più fortunati. Molte sono le pellicole tramite le quali ci viene mostrata la deriva della città in quegli anni: il degrado di quartieri come il Bronx e Harlem, quello delle notti a Central Park, gli homeless ai bordi delle strade, i ghetti, la droga, i problemi delle minoranze, la corruzione, la crisi finanziaria e quant'altro. Eppure in quelle immagini c'è una fascinazione incredibile, che ci mostrino la sfavillante Manhattan o la miseria di Harlem poco importa. Proprio nel tipo d'immagine sta il bello. Quella grana sulla pellicola, quella luce, quei colori. Caratteristiche che si ritrovano anche in molti dei telefilm della nostra infanzia, almeno per chi come me nasce intorno alla metà di quel decennio (oh, in fondo è il mio decennio, servono altre giustificazioni? Sono nato negli anni '70 e me ne vanto, come non potrei?).
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| Brooklyn - New York '70 |
E poi le auto, la moda, le acconciature, la grafica degli album del periodo e ovviamente la musica. Se ai favolosi Sessanta si deve una grandissima rivoluzione musicale anche la poco florida situazione del decennio successivo a New York contribuisce alla germinazione di importanti generi musicali. I New York Dolls ad esempio venavano il loro rock di sprazzi punk con piglio glam andando a inserirsi nel filone proto-punk, c'erano i Ramones a dare il loro contributo alla scena punk rock, esplode la Disco Music con l'aumento nei '70 delle discoteche: prima evoluzione di Funk e R&B legata alla cultura nera, vero e proprio fenomeno musicale di massa nella seconda metà del decennio. Viene datata 1973 la nascita dell'Hip hop nel Bronx, New York. E già c'era Afrika Bambaataa, pensate. Insomma c'era fermento a New York nei Seventies. Molto.
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| The Ramones |
Molto di questo fermento è dovuto alla ricerca di rivalsa della popolazione nera che ha dato un contributo fondamentale alla cultura del periodo. Affascinante, anche se poco apprezzato nel termine, il fenomeno della Blaxploitation. Legato principalmente al cinema con pellicole aventi per protagonisti attori afroamericani rivolte a un pubblico composto per lo più da afroamericani. Forse questa corrente cinematografica non ci ha lasciato film memorabili ma sicuramente alcune colonne sonore degne di nota (e le prove di una splendida Pam Grier). Shaft (1971), pur qualitativamente non eccelso, vinse addirittura un Oscar per l'omonima e bellissima canzone di Isaac Hayes e salvò la Metro Goldwin Mayer dalla bancarotta. I nomi coinvolti nella lavorazione delle soundtrack di questi film sono molti: Curtis Mayfield, Quincy Jones, Bobby Womack (splendida Across 110th street), Marvin Gaye, James Brown e chissà quanti altri ancora.
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| Black Caesar, film della corrente blaxploitation |
Il sogno meriterebbe un numero ben maggiore di parole per essere descritto per bene ma cercherò di limitarmi e di chiudere parlando delle storie Newyorkesi che il decennio in questione ci ha lasciato in eterna eredità. Tralascio le suggestioni scaturite ammirando le splendide tavole dei comics d'epoca dove un Uomo Ragno appeso alla sua tela svolazza tra i grattacieli di Manhattan passando davanti al Baxter Building mentre a Hell's Kitchen un uomo vestito da Diavolo Rosso manteneva vivibile il suo quartiere e vado a concentrarmi ancora una volta sul cinema.
Dalle violente Mean streets Scorsesiane di Little Italy (1973) alla denuncia della corruzione dilagante nel corpo di polizia da parte di Frank Serpico (1973) il cinema dei '70 non ha di certo tenuto nascoste le magagne dell'epoca. La diffusione delle droghe e la French Connection sono alla base de Il braccio violento della legge (1971), il racconto di una rapina realmente tentata in quel di Brooklyn diventa il film di culto Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), le macchinazioni di politica e servizi segreti immortalate nella spy story de I tre giorni del Condor (1975) e nel film Il maratoneta (1976), il dramma dei reduci dal Vietnam nel grandissimo Taxi driver (1976) e quello delle gang nel mitico I guerrieri della notte (1979). Ma non solo degrado e violenza caratterizzano il cinema ambientato nella Grande Mela dei settanta. Basti pensare ai film di Allen come Manhattan (1979) o Io e Annie (1977), al dramma sentimentale Kramer contro Kramer (1979) o all'altro film di culto La febbre del sabato sera (1977).
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| I guerrieri della notte, 1979 |
Di certo non era tutto rose e fiori all'epoca a New York, anni e vita dura per molti, lontane forse le speranze della controcultura hippie per distanza (fenomeno legato maggiormente alla costa ovest) e per il tempo trascorso. Rimane comunque un periodo culturalmente vivo e che esercita, almeno su di me, un incredibile fascino. Certo che per ora mi basterebbe andarci a New York, per i '70 poi si vedrà.
LA FIRMA CANGIANTE
lunedì 12 marzo 2012
MUSICA IN VIAGGIO: TORINO-MILANO
Primo post condiviso ospitato da queste parti quello che vi apprestate a leggere. nasce tutto da un'idea del grande Blackswan, punto di riferimento nella blogosfera per quel che concerne la musica, che mi ha proposto un lavoro a quattro mani sul tema musica e viaggio. Penso ne sia uscito qualcosa di davvero carino e sinceramente sentito. Grazie ancora Black ;).
Vi lascio ora nelle mani del mio graditissimo ospite:
BLACK: DA MILANO A TORINO
Ci sono viaggi per i quali non c’è bisogno di spostarsi da casa. Si legge il blog di qualcuno (nello specifico quello di Firma Cangiante), se ne condividono i pensieri, gli interessi, i gusti.
Soprattutto, si comprende che di fronte a certe tematiche la condivisione travalica le conoscenze, vive semmai di suggestioni, di languori, di palpiti vissuti con il medesimo trasporto. Io e Firma non ci conosciamo, viviamo a duecento chilometri l’uno dall’altro, abbiamo vite diverse. Ci siamo letti reciprocamente, ci siamo stimati, soprattutto abbiamo pensato che sarebbe stato bello azzerare la distanza che ci separa attraverso il potere evocativo della musica. Un viaggio virtuale, dunque, quello fra Torino e Milano, nel quale l’amato rock è spunto assoluto, prius logico, il carburante nobile che ci ha convinti a raccontare l’esperienza di un on the road che, prima di essere fatto di strade, di macchine e di chilometri, è soprattutto un viaggio dell’anima.
Il tema del viaggio, sia esso fuga, errante movimento o raggiungimento di una meta, ha creato da sempre molte suggestioni tanto in ambito letterario (cito per tutti Sulla Strada di Kerouac) che cinematografico (un numero di pellicole esagerate, da Gioventù Bruciata a Into The Wild). Ciò si comprende facilmente per il fatto che a differenza di altre grandi tematiche, Il viaggio è la metafora per eccellenza della vita umana: tra l'inizio e la fine serie impreviste e sorprendenti di eventi formano la vita di un uomo e danno senso alla sua esistenza.
C’è una musica che da sempre accompagna il viaggio. Le chiamano road songs, sono canzoni che evocano il movimento, richiamano alla mente grandi spazi, raccontano di avventure, incontri, addi, amori di lontananza. Tutte circostanze di cui il viaggio si arricchisce, perché lo motivano, lo rendono indispensabile, lo giustificano. Citarle tutte sarebbe un’impresa ardua, ma a voler assecondare almeno per un poco il sottile piacere del citazionismo, mi vengono in mente classiconi senza tempo, come Born To Run di Springsteen, Born To Be Wild degli Steppenwolf, Running On Empty di Jackson Browne, On The Road Again dei Canned Heat, Highway To Hell degli Ac/Dc. Altre canzoni, invece, pur non trattando il tema del viaggio, sembrano scritte apposta per essere ascoltate, filando a cento all’ora in autostrada, il finestrino abbassato e un sogno di capelli al vento che fa battere il cuore. Pensate a Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, e non ci sarà bisogno di altri esempi:l’ascolti e sai che nel preciso istante in cui parte il riff di chitarra, il tuo destino è premere il piede sull’acceleratore, cercare l’orizzonte, puntare lontano.
E a voler continuare a cercare nelle pagine di storia, si scoprirà addirittura l’esistenza di interi dischi composti essenzialmente per accompagnare un viaggio. Mi viene da pensare soprattutto a Autobahn dei Kraftwerk, seminale disco di elettronica, che suona esattamente come lo sfrecciare convulso di automobili in un’autostrada del futuro.
Ma il mistero che lega la musica al viaggio, se mi si consente la metafora cinematografica, è soprattutto un’inquadratura in soggettiva. Che, al di là di ogni suggestione squisitamente romantica, ha trovato la sua perfetta realizzazione, attraverso la tecnologia. La considerazione è banale ma ineccepibile: nel corso degli ultimi trentanni è cambiato il nostro modo di ascoltare musica. Al tempo dei vinili ci si accingeva all’ascolto di un disco come alla lettura. Era un’ attività culturale che richiedeva totale dedizione. Ascoltavi un disco e te ne stavi lì, immobile in poltrona, ad attendere note come in chiesa l’omelia del parroco. In seguito, con l’avvento prima del walkman, poi dei lettori mp3, e quindi dell’iPod e dello Smartphone, la musica ha cambiato natura. Da stasi si è trasformata in movimento, ci accompagna ovunque, in qualunque ora del giorno, in qual si voglia circostanza. Non più, dunque, ascolto solo come momento di approfondimento culturale, ma musica come colonna sonora della vita.
La musica è con me, ogni ora del giorno. Kerouac esaltava l’epopea del viaggio dicendoci che “L’importante è andare, non importa dove“. I miei viaggi però non hanno nulla di romantico, sono banali, dal momento che sono strettamente legati all’incedere monocorde della mia esistenza. Ma grazie alla musica, riesco a trasformare ogni mio passo, ogni mia scorribanda in macchina od ogni solitaria passeggiata in mountain bike, in un momento che vale la pena ricordare. Le luci della città di notte, le periferie squallide e disagiate della mia Milano, l’imperfetta bellezza della natura padana, che ti aspetta all’alba, dimessa e arruffata come una signora di mezz’età appena sveglia, hanno un fascino particolare anche nel silenzio cadenzato dal mio respiro. Ma una canzone, rinvenuta fra tante grazie a un battito più forte del cuore, ha il potere di rubare quelle immagini all’oblio. Non è la musica che accompagna il viaggio, ma il viaggio che rende più forte il potere evocativo delle note. Perché l’importante è ascoltare, non importa dove.
E ora vi toccherà beccarvi anche la mia versione.
FIRMA: DA TORINO A MILANO
Qualche giorno fa il buon Blackswan mi ha proposto di scrivere insieme un pezzo (grazie ancora Black) su un tema universale che in qualche modo accomuna un po' tutti quanti: la musica e il viaggio.
Un connubio che fa scaturire emozioni e sensazioni dalle quali nessuno è esente, compreso chi non viaggia. Il viaggio nella fattispecie è inteso infatti, almeno da me, in maniera molto ampia, come movimento se vogliamo non solo nello spazio ma anche nel tempo e coinvolge concetti come crescita ed esperienza. E la musica è sempre lì. La musica può accompagnarci all'altro capo del mondo o nel semplice tragitto casa/lavoro, può essere la colonna sonora di magnifiche vacanze come di passeggiate solitarie, di bellissimi momenti e di intime sofferenze.
Rimanendo nell'ambito più letterale del viaggio inteso come spostamento nello spazio (tranquilli non vi parlerò di LSD e cose del genere), trovo che il piacere dell'accompagnamento musicale sia un piacere molto solitario. L'entrare in sintonia con le note e allo stesso tempo con l'ambiente che ti circonda, che sia una strada di città o un paesaggio irlandese poco importa, e provare quella sensazione per la quale la musica che ti entra nelle orecchie si diffonde fin nelle gambe facendoti camminare più velocemente o facendoti premere un pochino sul pedale dell'acceleratore non ammette distrazioni.
Ci sono momenti in cui la musica diventa un piacere collettivo e non parlo solo di concerti o eventi simili. E' ben radicato dentro di me l'indelebile ricordo di lontani pomeriggi passati nel salotto di casa in compagnia di un paio di amici ad ascoltare dischi mentre gli altri erano fuori a giocare a calcio o in discoteca subissati da ben altri suoni. Tempi e ricordi magnifici, così come lo sono le ideali colonne sonore dei viaggi in compagnia degli amici o della donna che ti ha preso il cuore. Tutto magnifico. Ma la stretta al cuore, la repentina chiusura alla bocca dello stomaco che anche solo due accordi sono capaci di provocare all'improvviso, sono sensazioni ampliate all'ennesima potenza quando si è soli con la musica, quando cammini e l'aria fresca ti tocca il viso con delicatezza, quando quell'azzurro particolare incontra quel determinato tepore, quando quella voce o quelle mani su una chitarra fanno sembrare che in quel luogo e in quel momento tutto sia perfetto e tutto stia andando bene. E magari non è vero niente. Ma questa è la potenza dell'essere soli con la musica.
Una potenza che dà forza, per ripartire, per rimettersi in viaggio, in movimento anche solo per affrontare la prossima giornata.
Well, I'm so tired of crying, but i'm out/on the road again/I'm on the road again.
Canned Heat, On the road again. Di nuovo per strada, di nuovo in gioco. Cuffie nelle orecchie e si riparte, anche quando è dura, anche quando non ne hai voglia puoi sempre trovare la forza nella musica. In viaggio, non necessariamente verso lidi esotici, semplicemente verso il nostro domani, verso la prossima ora. Non importa chi ci accompagna, quale cantante o quale pezzo o quale genere musicale. Ognuno ha i suoi punti fermi, le sue preferenze e uno stato d'animo può scaturire dalle note di (quasi) chiunque. Solitamente per gli spostamenti casa/lavoro io uso il bel tasto Random (in italiano a cazzo), brani casuali pescati da un piccolo lettore da 8G. Ne esce un po' di tutto ma la sensazione è raramente deludente. Non te ne accorgi neanche e il passo accelera, a volte ti si stampa un sorriso ebete sulla faccia e l'unica cosa che ti evita di sentire i commenti della gente intorno a te che dice: "cazzo si ride quell'imbecille" è la musica che hai nelle orecchie (altro grande vantaggio, ti preserva dalle altrui stronzate). Una sensazione impagabile.
La musica ci accompagna e il viaggio accompagna la musica. Molti artisti sono stati ispirati e influenzati dalla strada, dal viaggio e le emozioni che la strada ha dato loro vengono riversate nella musica che a sua voltà emozionerà noi, forse proprio sulla strada o durante un viaggio. Magari anche la musica di qualche artista per noi insospettabile. Nei miei ascolti per esempio la musica italiana è stata sempre parecchio marginale eppure quando sento che dal Donegal alle isole Aran/e da Dublino fino al Connemara/dovunque tu stia viaggiando con zingari o re/il cielo d'Irlanda si muove con te/il cielo d'Irlanda è dentro di te, la mente e il cuore non possono che proiettarsi lassù, tra quel verde e sotto quel blu, lassù circa 15 anni fa. E non importa che quel pezzo nello specifico non l'abbia mai ascoltato in Irlanda, è la forza della musica. In quegli anni andavano gli Oasis, tantissimo. In Irlanda e in Scozia, nel '96/'97. Una vera Oasismania. I loro pezzi sono ricordi bellissimi, indimenticabili emozioni vissute, forse proprio per questo ho continuato ad apprezzare la band, probabilmente ben oltre il loro vero valore artistico, una questione di cuore, perché laggiù con noi c'era la loro musica, i loro concerti, i ragazzi e le ragazze con le loro T-shirt, i musicisti da strada in Grafton Street che suonavano le loro canzoni che immancabilmente riempivano anche i vari pub in cui ci si infilava. Semplicemente la colonna sonora di quei viaggi, cosa che ha riservato loro un pezzo in fondo al cuore, forse per sempre.
E poi ci sono la strada e la classica road song, quella che ti trasporta in luoghi dove non sei mai stato, quella che acquista valore all'interno di una abitacolo, mani sul volante, sole negli occhi e montagne all'orizzonte. E di montagne all'orizzonte da queste parti ce ne intendiamo.
I pulled into Nazareth, I was feelin' about half past dead/I just need some place where I can lay my head./"Hey, mister, can you tell me where a man might find a bed?"/He just grinned and shook my hand, and "No!", was all he said. The Band - The weight.
Spazi aperti, libertà e una metà da raggiungere, gli Smiths donano al pezzo un'ottima interpretazione che va a impreziosire le magnifiche sequenze del film Easy Rider. Qui c'è tutta l'emozione che un pezzo può dare, legato a splendide immagini che rimarranno per sempre come un ideale purtroppo spesso irragiungibile. E' quella la sensazione, è la musica, è la libertà. Guardate le immagini, ascoltate il brano, chiudete gli occhi. Tutte le volte che ascolterete quel brano la sensazione tornerà, magia. Pura e semplice magia.
If I leave here tomorrow/Would you still remember me?/For I must be traveling on, now/'Cause there's too many places I've got to see. Lynyrd Synyrd - Freebird.
Perché ci sono tanti posti che devo vedere. Magnifico, e che assolo finale ragazzi.
La partenza, l'emozione che ti prende quando si lascia qualcosa per andare verso un posto nuovo, ve la ricordate la sensazione che si provava quando dovevate partire per una gita con i compagni di scuola. Chi è che non si portava il Walkman per ascoltare un po' di musica in viaggio?
La lista e la proposta di brani a tema potrebbe essere infinita, il nostro connubio potrebbe essere estrapolato da film (Turné, Marrakech Express ad es.), serie tv (Supernatural, la prima che mi viene in mente) e tanto altro ancora. Ognuno di noi potrebbe aggiungere molti tasselli a questo mosaico.
Infine, riallaciandomi al titolo del post, c'è il viaggio Torino-Milano che per me, forse più del caro Blackswan, significa in maniera inequivocabile musica.
Ho affrontato parecchie volte questo tragitto, in auto e forse ancor più volte in treno. Perché musicalmente qui a Torino siamo sempre stati all'ombra della più grande Milano. La maggior parte degli artisti si esibiva lì, i promotori degli eventi si concentravano principalmente sul capoluogo lombardo. E noi ci si metteva in viaggio. Sulla Torino-Milano ho vissuto l'attesa per il mio primo concerto fuoriporta (Extreme - Three sides of every story al Palasesto) e per il mio ultimo in compagnia dell'amico Viktor di Radio Nowhere (The Wall Tour di Roger Waters proprio a bordo di Radio Nowhere, altro grande incontro tra musica e viaggio).
Musica e viaggi sono due tra gli aspetti della nostra vita in grado di regalarci grandi emozioni. Quando si incontrano è tutta un'altra musica.
Lord, I was born a ramblin' man/trying to make a livin and doing the best I can/And when is time for leavin'/I hope you'll understand/that I was born a ramblin' man.
Ramblin' man - Allman Brothers Band.
C’è una musica che da sempre accompagna il viaggio. Le chiamano road songs, sono canzoni che evocano il movimento, richiamano alla mente grandi spazi, raccontano di avventure, incontri, addi, amori di lontananza. Tutte circostanze di cui il viaggio si arricchisce, perché lo motivano, lo rendono indispensabile, lo giustificano. Citarle tutte sarebbe un’impresa ardua, ma a voler assecondare almeno per un poco il sottile piacere del citazionismo, mi vengono in mente classiconi senza tempo, come Born To Run di Springsteen, Born To Be Wild degli Steppenwolf, Running On Empty di Jackson Browne, On The Road Again dei Canned Heat, Highway To Hell degli Ac/Dc. Altre canzoni, invece, pur non trattando il tema del viaggio, sembrano scritte apposta per essere ascoltate, filando a cento all’ora in autostrada, il finestrino abbassato e un sogno di capelli al vento che fa battere il cuore. Pensate a Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd, e non ci sarà bisogno di altri esempi:l’ascolti e sai che nel preciso istante in cui parte il riff di chitarra, il tuo destino è premere il piede sull’acceleratore, cercare l’orizzonte, puntare lontano.
FIRMA: DA TORINO A MILANO
Qualche giorno fa il buon Blackswan mi ha proposto di scrivere insieme un pezzo (grazie ancora Black) su un tema universale che in qualche modo accomuna un po' tutti quanti: la musica e il viaggio.
Un connubio che fa scaturire emozioni e sensazioni dalle quali nessuno è esente, compreso chi non viaggia. Il viaggio nella fattispecie è inteso infatti, almeno da me, in maniera molto ampia, come movimento se vogliamo non solo nello spazio ma anche nel tempo e coinvolge concetti come crescita ed esperienza. E la musica è sempre lì. La musica può accompagnarci all'altro capo del mondo o nel semplice tragitto casa/lavoro, può essere la colonna sonora di magnifiche vacanze come di passeggiate solitarie, di bellissimi momenti e di intime sofferenze.
Rimanendo nell'ambito più letterale del viaggio inteso come spostamento nello spazio (tranquilli non vi parlerò di LSD e cose del genere), trovo che il piacere dell'accompagnamento musicale sia un piacere molto solitario. L'entrare in sintonia con le note e allo stesso tempo con l'ambiente che ti circonda, che sia una strada di città o un paesaggio irlandese poco importa, e provare quella sensazione per la quale la musica che ti entra nelle orecchie si diffonde fin nelle gambe facendoti camminare più velocemente o facendoti premere un pochino sul pedale dell'acceleratore non ammette distrazioni.
Ci sono momenti in cui la musica diventa un piacere collettivo e non parlo solo di concerti o eventi simili. E' ben radicato dentro di me l'indelebile ricordo di lontani pomeriggi passati nel salotto di casa in compagnia di un paio di amici ad ascoltare dischi mentre gli altri erano fuori a giocare a calcio o in discoteca subissati da ben altri suoni. Tempi e ricordi magnifici, così come lo sono le ideali colonne sonore dei viaggi in compagnia degli amici o della donna che ti ha preso il cuore. Tutto magnifico. Ma la stretta al cuore, la repentina chiusura alla bocca dello stomaco che anche solo due accordi sono capaci di provocare all'improvviso, sono sensazioni ampliate all'ennesima potenza quando si è soli con la musica, quando cammini e l'aria fresca ti tocca il viso con delicatezza, quando quell'azzurro particolare incontra quel determinato tepore, quando quella voce o quelle mani su una chitarra fanno sembrare che in quel luogo e in quel momento tutto sia perfetto e tutto stia andando bene. E magari non è vero niente. Ma questa è la potenza dell'essere soli con la musica.
Una potenza che dà forza, per ripartire, per rimettersi in viaggio, in movimento anche solo per affrontare la prossima giornata.
Well, I'm so tired of crying, but i'm out/on the road again/I'm on the road again.
Canned Heat, On the road again. Di nuovo per strada, di nuovo in gioco. Cuffie nelle orecchie e si riparte, anche quando è dura, anche quando non ne hai voglia puoi sempre trovare la forza nella musica. In viaggio, non necessariamente verso lidi esotici, semplicemente verso il nostro domani, verso la prossima ora. Non importa chi ci accompagna, quale cantante o quale pezzo o quale genere musicale. Ognuno ha i suoi punti fermi, le sue preferenze e uno stato d'animo può scaturire dalle note di (quasi) chiunque. Solitamente per gli spostamenti casa/lavoro io uso il bel tasto Random (in italiano a cazzo), brani casuali pescati da un piccolo lettore da 8G. Ne esce un po' di tutto ma la sensazione è raramente deludente. Non te ne accorgi neanche e il passo accelera, a volte ti si stampa un sorriso ebete sulla faccia e l'unica cosa che ti evita di sentire i commenti della gente intorno a te che dice: "cazzo si ride quell'imbecille" è la musica che hai nelle orecchie (altro grande vantaggio, ti preserva dalle altrui stronzate). Una sensazione impagabile.
La musica ci accompagna e il viaggio accompagna la musica. Molti artisti sono stati ispirati e influenzati dalla strada, dal viaggio e le emozioni che la strada ha dato loro vengono riversate nella musica che a sua voltà emozionerà noi, forse proprio sulla strada o durante un viaggio. Magari anche la musica di qualche artista per noi insospettabile. Nei miei ascolti per esempio la musica italiana è stata sempre parecchio marginale eppure quando sento che dal Donegal alle isole Aran/e da Dublino fino al Connemara/dovunque tu stia viaggiando con zingari o re/il cielo d'Irlanda si muove con te/il cielo d'Irlanda è dentro di te, la mente e il cuore non possono che proiettarsi lassù, tra quel verde e sotto quel blu, lassù circa 15 anni fa. E non importa che quel pezzo nello specifico non l'abbia mai ascoltato in Irlanda, è la forza della musica. In quegli anni andavano gli Oasis, tantissimo. In Irlanda e in Scozia, nel '96/'97. Una vera Oasismania. I loro pezzi sono ricordi bellissimi, indimenticabili emozioni vissute, forse proprio per questo ho continuato ad apprezzare la band, probabilmente ben oltre il loro vero valore artistico, una questione di cuore, perché laggiù con noi c'era la loro musica, i loro concerti, i ragazzi e le ragazze con le loro T-shirt, i musicisti da strada in Grafton Street che suonavano le loro canzoni che immancabilmente riempivano anche i vari pub in cui ci si infilava. Semplicemente la colonna sonora di quei viaggi, cosa che ha riservato loro un pezzo in fondo al cuore, forse per sempre.
E poi ci sono la strada e la classica road song, quella che ti trasporta in luoghi dove non sei mai stato, quella che acquista valore all'interno di una abitacolo, mani sul volante, sole negli occhi e montagne all'orizzonte. E di montagne all'orizzonte da queste parti ce ne intendiamo.
I pulled into Nazareth, I was feelin' about half past dead/I just need some place where I can lay my head./"Hey, mister, can you tell me where a man might find a bed?"/He just grinned and shook my hand, and "No!", was all he said. The Band - The weight.
Spazi aperti, libertà e una metà da raggiungere, gli Smiths donano al pezzo un'ottima interpretazione che va a impreziosire le magnifiche sequenze del film Easy Rider. Qui c'è tutta l'emozione che un pezzo può dare, legato a splendide immagini che rimarranno per sempre come un ideale purtroppo spesso irragiungibile. E' quella la sensazione, è la musica, è la libertà. Guardate le immagini, ascoltate il brano, chiudete gli occhi. Tutte le volte che ascolterete quel brano la sensazione tornerà, magia. Pura e semplice magia.
Infine, riallaciandomi al titolo del post, c'è il viaggio Torino-Milano che per me, forse più del caro Blackswan, significa in maniera inequivocabile musica.
Ho affrontato parecchie volte questo tragitto, in auto e forse ancor più volte in treno. Perché musicalmente qui a Torino siamo sempre stati all'ombra della più grande Milano. La maggior parte degli artisti si esibiva lì, i promotori degli eventi si concentravano principalmente sul capoluogo lombardo. E noi ci si metteva in viaggio. Sulla Torino-Milano ho vissuto l'attesa per il mio primo concerto fuoriporta (Extreme - Three sides of every story al Palasesto) e per il mio ultimo in compagnia dell'amico Viktor di Radio Nowhere (The Wall Tour di Roger Waters proprio a bordo di Radio Nowhere, altro grande incontro tra musica e viaggio).
Musica e viaggi sono due tra gli aspetti della nostra vita in grado di regalarci grandi emozioni. Quando si incontrano è tutta un'altra musica.
Lord, I was born a ramblin' man/trying to make a livin and doing the best I can/And when is time for leavin'/I hope you'll understand/that I was born a ramblin' man.
Ramblin' man - Allman Brothers Band.
lunedì 20 febbraio 2012
AMO L'INVERNO
Amo l'inverno.
Soprattuto se penso a tutte le cose che mi fanno schifo dell'estate. La sensazione di umido perenne, l'afa, le magliette che ti si attaccano addosso dopo tre secondi netti che le hai infilate (pulite), l'odore sugli autobus, le fottutissime e ancora fottute zanzare che si possano estinguere in questo momento, i tamarri al mare, la sensazione di passare attraverso un muro quando entri in casa, le notti insonni, i raffredori da ventilatore e un centinaio di altre piccole sciocchezze che i nipotini dovrebbero conoscere.
Quando penso a tutte queste cose mi viene da dire: amo l'inverno.
Anche quest'ultimo. Nonostante tutto.
Nonostante le abbondanti e frequenti nevicate, nonostante i quasi 20 sotto zero, nonostante il ghiaccio per strada, la barba ghiacciata e gli sbalzi di temperatura fuori/dentro.
Nonostante tutto amo l'inverno, lo dicevo proprio oggi a un amico.
Oggi l'inverno mi ha ripagato (cliccare sulle immagini per ingrandire).



Caro inverno. Ma vaffanculo!
Per la cronaca: una lastra di ghiaccio si è buttata di sotto dal tetto di un condominio sfondando il cofano della mia Punto e crepando il parabrezza a raggiera da sotto fino a sopra.
Tempo della quinta piaga: le lastre di ghiaccio.
Soprattuto se penso a tutte le cose che mi fanno schifo dell'estate. La sensazione di umido perenne, l'afa, le magliette che ti si attaccano addosso dopo tre secondi netti che le hai infilate (pulite), l'odore sugli autobus, le fottutissime e ancora fottute zanzare che si possano estinguere in questo momento, i tamarri al mare, la sensazione di passare attraverso un muro quando entri in casa, le notti insonni, i raffredori da ventilatore e un centinaio di altre piccole sciocchezze che i nipotini dovrebbero conoscere.
Quando penso a tutte queste cose mi viene da dire: amo l'inverno.
Anche quest'ultimo. Nonostante tutto.
Nonostante le abbondanti e frequenti nevicate, nonostante i quasi 20 sotto zero, nonostante il ghiaccio per strada, la barba ghiacciata e gli sbalzi di temperatura fuori/dentro.
Nonostante tutto amo l'inverno, lo dicevo proprio oggi a un amico.
Oggi l'inverno mi ha ripagato (cliccare sulle immagini per ingrandire).

Caro inverno. Ma vaffanculo!
Per la cronaca: una lastra di ghiaccio si è buttata di sotto dal tetto di un condominio sfondando il cofano della mia Punto e crepando il parabrezza a raggiera da sotto fino a sopra.
Tempo della quinta piaga: le lastre di ghiaccio.
sabato 17 dicembre 2011
THE MINDSCAPE OF ALAN MOORE
Per tutti gli appassionati di fumetto è del tutto superfluo spendere parole su chi sia Alan Moore e sull'importanza del suo apporto all'arte sequenziale.
Per tutti gli altri basti sapere che il bardo di Northampton ha contribuito in maniera più che notevole ad affrancare il fumetto dall'idea di una lettura esclusivamente rivolta a bambini o adolescenti (non è stato lui il primo, sia chiaro) lasciando a tutti noi in eredità capisaldi quali Swamp Thing, V for Vendetta, From Hell, Watchmen, The killing joke, la linea ABC e molto altro ancora.
Da parecchio tempo Moore si occupa molto di materie interessanti quali la magia e lo sciamanesimo in maniera assolutamente lucida (non parliamo di robe alla Harry Potter o di demonologia spinta).
Qualche giorno fa consigliai a un amico interessato a questi argomenti che si stava beando della figura di Grant Morrison di dare un occhio alle opere di Alan Moore.
Tornò il giorno dopo folgorato da questo bellissimo documentario che io non avevo mai visto e che ora vi propongo. Ve lo propongo perché vale sicuramente la pena di guardarlo. Dura circa 77 minuti (sottotitoli in italiano) ma fatevi un favore e ritagliatevi il tempo necessario per rimanere affascinati dal grande Alan Moore.
The Mindscape of Alan Moore
sabato 3 dicembre 2011
IL PIU' GRANDE CRIMINE
Ieri mi è arrivata tramite mio fratello una mail interessante. Tralasciando il testo della mail di cui non conosco l'autore, mi concentro un attimo sui due allegati ricevuti con la stessa.
Il primo allegato è la versione Pdf del libro Il più grande crimine scritto da Paolo Barnard. L'autore dello scritto è un giornalista (ex?) che è stato tra le altre cose tra i co-fondatori della trasmissione Report e ha scritto sulle maggiori testate giornalistiche italiane.
Il suddetto Pdf, che ha come sottotitolo "Le crisi economiche per distruggere la democrazia" dovrebbe spiegare cosa è accaduto e cosa sta ancora accadendo alle democrazie e alla ricchezza (o medio benessere se vogliamo) di tutti noi e dove queste ricchezze stanno andando a finire.
Dico dovrebbe perché non ho avuto ancora il tempo di leggere il libro.
Lo scritto è datato Ottobre 2011, decisamente recente e quindi aggiornato.
Il secondo Pdf, che non sono riuscito a ritrovare nel sito, è una specie di riassunto sintetico del contenuto del libro. Questo l'ho letto ed è una lettura che, se pur con contenuti da molti già intuiti, spiega con chiarezza la situazione pessima che stiamo vivendo (forse troppo passivamente) nella nostra epoca.
Leggendo qualcosa sul sito di Barnard (qui) ne esce una figura estremamente diretta quasi a rasentare la poca simpatia ma in grado di divulgare contenuti decisamente interessanti.
Penso di fare opera buona pubblicizzando il suo sito per chi, io per primo, non ne conosceva l'esistenza. Dateci un'occhiata.
domenica 2 ottobre 2011
PILLOLE 2
Qualche giorno fa mi è stata inviata una mail con una serie di divertenti annunci parrocchiali, annunci pescati in giro per l'Italia e scritti proprio come ve li riporterò qui sotto.
1) Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini!
2) Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme. Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi al parroco nel suo ufficio.
3) Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per favore usare le porte sul retro.
4) Venerdì sera alle 7 i bambini dell'oratorio presenteranno l"Amleto" di Shakespeare nel salone della chiesa.
La comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.
5) Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza!
E' un buon modo per sbarazzarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa.
Portate i vostri mariti.
6) Tema della catechesi di oggi: "Gesù cammina sulle acque"
Catechesi di domani: "In cerca di Gesù".
7) Il coro degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l'estate, con i ringraziamenti di tutta la parrocchia.
8) Il torneo di basket delle parrocchie continua con l'incontro di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!
9) Il costo per la partecipazione al convegno "preghiera e digiuno" è comprensivo dei pasti.
10) Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.
11) Il parroco accenderà la sua candela da quella dell'altare, il diacono accenderà la sua da quella del parroco e voltandosì accenderà uno a uno tutti i fedeli della prima fila.
12) Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale.
Seguirà concerto.
sabato 30 luglio 2011
NUOVA DISCIPLINA DEL PREZZO DEI LIBRI
Il 20 Luglio u.s. è passata la nuova legge che disciplina il prezzo dei libri (qui il testo completo).
In sintesi, se ho ben interpretato, questo dice: come regola generale chiunque venda libri (librerie piccole e grandi, supermercati, commercio on-line, etc...) può applicare sconti fino ad un massimo del 15%. Si potrà andare in deroga per campagne promozionali specifiche di un mese di durata al massimo (escluso in dicembre) con sconti che non ho capito bene se possono arrivare al 20 o al 25%. Tali promozioni non sono reiterabili. Anche qui se ho ben capito: ad es. Feltrinelli può effettuare una promozione del 25% su tutto il catalogo Tea al massimo per un mese, solo una volta l'anno e non a dicembre. Segue un elenco di varie eccezioni e mancate applicazioni su categorie specifiche di libri.
Conclusioni: a noi andrà bene, male o tutto rimarrà lo stesso?
Oggi ho parlato con un commesso della Feltrinelli che riteneva la legge positiva. Questa a suo dire arginerà lo strapotere della grande distribuzione (intesa come supermercati, grosse catene dove i libri sono solo una piccola parte del venduto, e forse anche l'on-line). A suo dire in libreria non cambierà molto, semplicemente il lettore perderà la possibilità di vedere libri scontati al 30% o al 50% (cosa in effetti rara per quel che riguarda il 50%).
Comunque un 5% sulle promozioni lo perderemo. Non si sa bene cosa succederà ai libri ri-prezzati. Mi spiego. Oggi ho acquistato I serial killer della Newton, prezzo di copertina 9,90 euro incellofanato e riprezzato con bollino a 4,90. E tanto l'ho pagato, nessuna percentuale di sconto. Una promozione con un nuovo prezzo.
Altro discorso l'on-line. Da vari mesi ormai è attivo Amazon.it con prezzi assolutamente competitivi. La legge varrà anche per loro. Durante quest'anno ho acquistato tramite il sito alcuni volumi con prezzo di copertina anche abbastanza alto ma fortemente scontati (più del 30%). Da settembre non potrò più usufruire di questi sconti e quindi il risultato sarà che comprerò meno libri (e non che andrò a comprarli in libreria, ve lo garantisco perché non me lo posso permettere).
Quindi questa legge gioverà davvero alle piccole librerie (me lo auguro) o sarà l'ennesima batosta ai consumatori?
Voi che ne pensate?
In sintesi, se ho ben interpretato, questo dice: come regola generale chiunque venda libri (librerie piccole e grandi, supermercati, commercio on-line, etc...) può applicare sconti fino ad un massimo del 15%. Si potrà andare in deroga per campagne promozionali specifiche di un mese di durata al massimo (escluso in dicembre) con sconti che non ho capito bene se possono arrivare al 20 o al 25%. Tali promozioni non sono reiterabili. Anche qui se ho ben capito: ad es. Feltrinelli può effettuare una promozione del 25% su tutto il catalogo Tea al massimo per un mese, solo una volta l'anno e non a dicembre. Segue un elenco di varie eccezioni e mancate applicazioni su categorie specifiche di libri.
Conclusioni: a noi andrà bene, male o tutto rimarrà lo stesso?
Oggi ho parlato con un commesso della Feltrinelli che riteneva la legge positiva. Questa a suo dire arginerà lo strapotere della grande distribuzione (intesa come supermercati, grosse catene dove i libri sono solo una piccola parte del venduto, e forse anche l'on-line). A suo dire in libreria non cambierà molto, semplicemente il lettore perderà la possibilità di vedere libri scontati al 30% o al 50% (cosa in effetti rara per quel che riguarda il 50%).
Comunque un 5% sulle promozioni lo perderemo. Non si sa bene cosa succederà ai libri ri-prezzati. Mi spiego. Oggi ho acquistato I serial killer della Newton, prezzo di copertina 9,90 euro incellofanato e riprezzato con bollino a 4,90. E tanto l'ho pagato, nessuna percentuale di sconto. Una promozione con un nuovo prezzo.
Altro discorso l'on-line. Da vari mesi ormai è attivo Amazon.it con prezzi assolutamente competitivi. La legge varrà anche per loro. Durante quest'anno ho acquistato tramite il sito alcuni volumi con prezzo di copertina anche abbastanza alto ma fortemente scontati (più del 30%). Da settembre non potrò più usufruire di questi sconti e quindi il risultato sarà che comprerò meno libri (e non che andrò a comprarli in libreria, ve lo garantisco perché non me lo posso permettere).
Quindi questa legge gioverà davvero alle piccole librerie (me lo auguro) o sarà l'ennesima batosta ai consumatori?
Voi che ne pensate?
lunedì 9 maggio 2011
PILLOLE
In realtà stavo cercando un'idea per quando non ho idee, il che mi capita sempre più spesso.
In realtà stavo cercando un'idea per quando non ho tempo o quando il tempo che ho lo utilizzo male, il che mi capita sempre più spesso.
Pillole di che? Mah ancora non lo so, non ne ho idea. Intanto diciamo che va tutto bene che funziona sempre.
In realtà stavo cercando un'idea per quando non ho tempo o quando il tempo che ho lo utilizzo male, il che mi capita sempre più spesso.
Pillole di che? Mah ancora non lo so, non ne ho idea. Intanto diciamo che va tutto bene che funziona sempre.
venerdì 8 aprile 2011
MUSIC BOX 7: A SMALL VICTORY
Come recita il titolo del post, un incrocio tra il Music Box e la faccenda delle tasse, oggi ho ottenuto una piccola vittoria.
Una di quelle che ti aggiustano la giornata, una di quelle che fanno bene all'autostima. Perchè l'aver dimostrato che la ragione l'avevo io e il torto lo Stato è stata una piccola soddisfazione (e un grande peso in meno sullo stomaco, un peso da 600 euro).
Perchè posso pensare di poter continuare a compilarmi il 730 da solo senza regalare soldi a nessuno.
Per associazione d'idee mi è venuto in mente il brano A small victory dei Faith No More.
Io ora dovrei spendere due parole sul gruppo del grandisimo Mike Patton ma da dove comincio? Per chi già li conosce sarà facile capire l'imbarazzo che io possa avere nel parlare di uno dei gruppi di maggior genio e talento di fine anni '80 e del decennio successivo (prendendo in esame solo l'era Patton).
Per chi non li conosce cosa dire... primo: dove cazzo avete vissuto negli anni Novanta? secondo: cercate di rimediare. Alla svelta! Siete ancora qui? Forza, muoversi!
In fondo non è un'impresa improba. I Faith No More hanno pubblicato, con Patton alla voce, solo quattro album in studio.
1) The real thing, 1989
2) Angel dust, 1992
3) King for a day... fool for a lifetime, 1995
4) Album of the year, 1997
Dopo la mia piccola vittoria, ecco quella dei FNM.
A hierarchy
Spread out on the nightstand
The spirit of team
Salvation is another chance
A sore loser
Yelling with my mouth shut
A cracking portrait
The fondling of trophies
The null of losing
Can you afford that luxury?
A sore winner
But I'll just keep my mouth shut
It shouldn't bother me
But it does
The small victories
The cankers and medallions
The little nothings
They keep me thinking
That someday
I might beat you
But I'll just keep my mouth shut
It shouldn't bother me
But it does
IF I SPEAK AT ONE CONSTANT VOLUME AT ONE CONSTANT PITCH AT ONE CONSTANT RHYTHM
RIGHT INTO YOUR EAR, YOU STILL WONT HEAR
You still won't hear
You still won't hear
You still won't hear
You still won't hear
You still won't hear
You still won't hear
giovedì 7 aprile 2011
LE COSE CHE... UN POST PER ESORCIZZARE L'INCAZZATURA
Mi sembra ormai passato un sacco di tempo da quando pubblicai il post Le cose che... vi fanno incazzare.
Oggi sento il bisogno di riesumarlo, riportarlo in vita nella speranza che riesca a spazzar via l'incazzatura. Al via il post catartico.
Cosa vi fa incazzare? Ditemi la vostra un'altra volta.
A me fa incazzare ricevere una raccomandata dall'Agenzia delle Entrate secondo la quale devo pagare più di 600 euro per un errore su una dichiarazione dei redditi di tre anni fa.
Mi fa incazzare perchè non mi è chiaro dove sia l'errore.
Mi fa incazzare perchè il 730 all'epoca compilato è stato controllato dal Caf.
Mi fa incazzare perchè al Caf stamattina mi dicono che il problema potrebbe essere scaturito nella dichiarazione del 2006 (cinque anni fa signori) ed essersi spostata anno per anno fino al 2008 (ho un'idea di cosa questo significhi ma non ve lo sto a spiegare, sarebbe troppo noioso)
Mi fa incazzare perchè me lo comunicano con cinque anni di ritardo.
Mi fa incazzare perchè per il loro ritardo pretendono, oltre al rimborso della cifra che secondo loro non mi spettava (avrei avuto più deduzioni, non ho neanche evaso), gli interessi e l'ammenda.
Mi fa incazzare perchè loro se la prendono comoda ma io devo pagare entro e non oltre 30 giorni.
Mi fa incazzare perchè la cifra secondo loro è anche scontata, se non pago entro 30 giorni, l'ammenda (e forse anche gli interessi o l'intera cifra non ho ben capito) aumenterà di un terzo.
E sembra che mi stiano anche facendo un favore.
Ma andatevene un po' a cagare.
Mi fa incazzare perchè ci sono merde straricche che non sanno dove le tasse stiano di casa e nessuno muove un dito.
Spero di non dovermi incazzare oltremisura anche domani. Una gita all'Agenzia delle Entrate. Presento la Carta Musei.
lunedì 14 marzo 2011
TRICOLORE
Il 17 Marzo si avvicina, la ricorrenza per i 150 anni dell'Unità d'Italia è alle porte.
Dopo tanto parlare di festa si/festa no, non sia mai che il profitto possa cedere il passo per una volta, il momento è giunto.
Cosa può fare chi giustamente e con trasporto vuole manifestare il suo affetto per la Patria, intendendo proprio la nostra terra, non la ridicola classe dirigente che ci governa o lo stato attuale del paese, non confondiamo.
Cosa allora? E' ovvio, esporre il tricolore. Nobile gesto che per una volta non coincide solo con l'avvicinarsi dei Mondiali di calcio ma con una ricorrenza per una volta un po' più alta diciamo.
Una sola cosa volevo dire agli italiani: questa bandiera, appendiamola dritta per favore!
Il Tricolore è Verde, Bianco, Rosso. Non è opzionale. Non è Rosso, Bianco, Verde.
Oggi per strada con mia moglie abbiamo visto un po' di tutto.
Il caso più frequente è la bandiera al contrario, alzi gli occhi e guardi in alto: Rosso/Bianco/Verde. Sui balconi, i vicini di casa con la bandiera in posizione corretta, ma loro no. Dico io, hai dei dubbi? E' grave ma guardati intorno almeno.
Uno ha esposto la bandiera della Francia. Da lontano ho pensato: "sarà sbiadita, un verde strano". Mi sono avvicinato, era proprio Blu.
Qualcuno esponeva bandiere d'altro tipo: magari la Fiom, le comunità montane.
Uno è riuscito ad attaccare la bandiera in verticale. Aveva l'asta ok, mi seguite? Dal lato dell'asta non c'era il Verde. Ma non c'era neanche il Rosso. C'erano tutti e tre i colori, in verticale, ma dico io.
Ragazzi, Verde, Bianco, Rosso. In quest'ordine. Verde è il colore dell'erba, non potete sbagliare. Bianco è il latte, non quello al cacao. Rosso è il sangue.
Dovremmo starci dentro. Un piccolo sforzo, fate le cose per bene.
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