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domenica 13 aprile 2014

I CROODS

(The Croods di Kirk De Micco e Chris Sanders, 2013)

Partiamo dal morale della favola che in qualche modo potrebbe ben adattarsi ai giorni difficili che molti italiani, me compreso, stanno passando in questi anni. L'insegnamento che la pellicola dedicata alla famiglia dei cavernicoli Croods ci propone è quello di non avere paura. Sembra un concetto semplice, quasi scontato, ma soprattutto oggi non lo è.  Anche un film come questo può essere un incentivo a non lasciarsi travolgere e schiacciare dagli eventi negativi e a guardare al domani con maggior fiducia. A vivere anziché a sopravvivere, roba sempre più difficile.

Difficile come doveva essere la vita all'epoca preistorica, i pericoli erano molti per gli uomini, belve di ogni tipo erano sempre pronte a spacciarli. Così Grug, il capofamiglia dei Croods, tende a essere troppo protettivo con i suoi cari costringendoli a rifugiarsi sempre più spesso in buie caverne e raccontando loro storie di morte in modo da aumentare la soglia d'attenzione in tutta la famiglia. Hip, la figlia maggiore, odia però il buio delle caverne ed è un carattere curioso per natura, cosa che la porterà a spingersi in territori inesplorati dove incontrerà il positivo Guy, un ragazzo testafine con molte idee e una gran voglia di andare dritto dritto verso la luce del domani. Ma andarci non sarà così semplice, gli sconvolgimenti dovuti ai movimenti della placca terrestre complicheranno la situazione.

E' un film piacevole questo prodotto targato Dreamworks, con delle sequenze ben realizzate (davvero divertente la scena della caccia al cibo) e scenari colorati e fantasiosi che ci mostrano un mondo preistorico popolato da molte creature decisamente diverse dai soliti dinosauri ai quali ci siamo abituati. Non male anche lo studio dei personaggi e le dinamiche tra gli stessi che propongono un difficile rapporto padre/figlia adolescente, un simpaticissimo e quasi innocente (?) odio per la suocera che sarà fonte di numerose e divertenti gag, e la rivalità tra l'uomo più anziano e quello più giovane. Non mancano neanche il figlio scemo (Tonco), la moglie pacata e ragionevole (Ugga) e la piccolissima figlia minore, più simile a un mastino che non a una bimbetta (Sandy). Dopo la visione del film vi ricrederete sulla data reale in cui è stata inventata la fotografia. E ne riderete.

Ancora una volta la Dreamworks, tra alti e bassi, dimostra di aver numerose buone frecce al suo arco e di potersela giocare degnamente con avversari del calibro di Pixar e Disney.


domenica 12 dicembre 2010

DRAGON TRAINER

(How to train your dragon di Chris Sanders & Dean Deblois, 2010)

Dopo l’abbuffata di rutti, scorreggie e citazioni varie per la quale dobbiamo ringraziare la quadrilogia dedicata all’orco Shreck, la Dreamworks ci trasporta con successo nelle terre ostili del Nord popolate da truci vichinghi e pericolosi draghi.
E per fortuna mi vien da dire. In realtà la saga del puzzone verde cominciavo a non digerirla più, schema che si ripete, citazioni ad oltranza etc, etc.
Sia chiaro, con il primo film anche io mi ero goduto tantissimo il personaggio e le situazioni che intorno a lui si venivano a creare. Poi col tempo...
Anche gli altri prodotti targati Dreamworks non sempre si sono rivelati all’altezza dell’esordio di Shreck (quasi mai in realtà).
Per rimanere nell’ambito dei film in CGI sono rimasto soddisfatto solo da Bee Movie che ho trovato molto carino e dal divertente Kung Fu Panda.
Poco soddisfacenti invece i due Madagascar, penalizzati anche dal doppiaggio non all’altezza, si possono considerare di secondo piano prodotti come Giù per il tubo o La gang del bosco (non malaccio a dirla tutta) e deludenti il vecchio Shark Tale e il più recente Mostri contro alieni.
Z la formica, esordio dell’animazione in CGI per la Dreamworks, pagò il confronto con A bug’s life e comunque il grosso del film si reggeva sulle spalle di Woody Allen (Lionello per l’Italia).

Con Dragon trainer la Dreamworks torna a fare centro.
Il film gode di una trama semplice, lineare e anche avvincente. La storia non è soffocata dalla continua ricerca della citazione, lo spettatore, piccolo o grande che sia, si appassiona alle vicende del protagonista e della sua tribù.
Il livello grafico è semplicemente spettacolare, le scene di volo dove sono i draghi a farla da padrone, in sala risultano altamente adrenaliniche. Il film perde inevitabilmente spettacolarità nella visione domestica, pur rimanendo un ottimo intrattenimento.
I valori presenti nel film sono i più semplici: l’amicizia, l’accettazione di se stessi e degli altri per quanto siano diversi da noi.

Hiccup, vichingo adolescente, vuol dimostrare di essere anche lui un grande cacciatore di draghi. Peccato che abbia il fisico di uno scricciolo e una grande sensibilità, molto distante da quella del vichingo medio.
Inoltre, e questo non aiuta, è figlio del capo villaggio, uno dei vichinghi più forti e coraggiosi in assoluto.
La più grande dote di Hiccup sembra quella di combinare guai e di ficcarsi in situazioni pericolose.
Hiccup vorrebbe essere accettato dal padre e cerca di mettersi in mostra. Vorrebbe che Astrid, la vichinga più carina del villaggio, lo notasse.
La vita scorre tra frustrazioni varie finché, dopo una battaglia e in modo più o meno fortuito, Hiccup incontra una Furia Buia, un mitico Drago nero che nessuno è nemmeno mai riuscito a vedere. Il drago, che Hiccup chiamerà Sdentato, si rivelerà essere una non così cattiva compagnia.
Tra allenamenti, incontri clandestini con Sdentato e scontri con il padre e gli altri ragazzi del villaggio, la storia di Hiccup, così come il rapporto con i draghi, si evolverà fino a sfociare in un movimentato finale che vedrà un happy ending con riserva.

Un finale in piccola misura insolito, originale per un film rivolto anche ai bambini, scene altamente spettacolari e divertimento assicurato. Anche Dragon Trainer sembra destinato a una serie di sequel. Speriamo che anche questa saga non debba finire per annoiarci tutti.

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