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lunedì 5 febbraio 2018

GEEK LEAGUE - L'OGGETTO

La mia missione di infiltrato comincia qui, tenere d'occhio la banda di pazzi non sarà facile, dovrò farmi passare per uno di loro, cosa che non sono (non fino in fondo almeno, col tempo chissà, quello che è accaduto a Donnie Brasco potrebbe accadere anche a me), si dovrà discettare delle più strampalate derive di chissà quali passioni o fissazioni, sarà un compito arduo, da stacanovisti della dedizione alla causa, da Outsider oserei dire.

La prima missione tutto sommato però non sarà delle più difficili, il tema è libero, si parlerà in giro per il web, tra affiliati e semplici lettori, di quelli che sono gli oggetti totem delle nostre insane passioni, o almeno di quella alla quale ancora siamo più legati, o anche semplicemente di oggetti che hanno valenza nostalgica e affettiva molto elevata, robe da nerd, robe da geek.

Visto che nell'appuntamento precedente, all'interno della scheda di presentazione indicai come argomento d'elezione il fumetto, con una certa spiccata preferenza per i comics targati Marvel nello specifico, non mi resta che proseguire in questa direzione affrontando tra l'altro un tema già trattato qui in passato.

Stranamente quella che si può considerare una passione ormai viva da svariati decenni per il fumetto, più o meno tutto anche se la Marvel ha fatto gran parte del lavoro in questo, nasce più dalla televisione che non dalla carta stampata. Quando ero piccolo, si parla degli anni 70, primissimi 80, per alcuni di voi giovani virgulti come a dire nel Mesozoico, per motivi organizzativi vivevo praticamente con i miei nonni materni. Uno dei ricordi più belli che ho legato ai miei nonni sono proprio i momenti passati davanti alla televisione che non guardavo mai da solo, sempre con loro. Si guardava di tutto, da Fantastico con Heather Parisi, la trasmissione musicale di Jocelyn e Sophie, i mitici Giochi senza frontiere, Mork & Mindy, Goldrake, gli inglesissimi George e Mildred, ma ciò che più colpiva il mio immaginario erano i cartoni animati di Super Gulp.

Tra questi, oltre ai vari Nick Carter, Sturmtruppen e Corto Maltese, io adoravo l'Uomo Ragno. È da lì che nasce l'amore per la figura del supereroe mascherato, dallo schermo televisivo più che dalla carta stampata o dai fumetti dell'Editoriale Corno che in quegli anni si occupava di stampare le avventure degli eroi Marvel. Poi c'era anche altro legato alla Dc Comics, i cartoni animati dei Superamici, i quaderni con gli eroi della Justice League, ma da bambino il meglio per me era l'Uomo Ragno.



Purtroppo i fumetti in famiglia non circolavano, non c'era l'abitudine di spendere soldi per questo genere di intrattenimento, va da sé che le poche volte che mi era concesso di acquistarne qualcuno le mie scelte si indirizzassero sulla Marvel e sull'Uomo Ragno. Il primo acquisto, albo al quale sono nuovamente risalito anni dopo averlo avuto in mano e solo dopo diverse ricerche in rete per capire quale fosse, è riconducibile a L'Uomo Ragno Gigante 73 dove per la prima volta incontrai gli X-Men. Mi piacquero da subito, poi non ebbi più modo di incontrarli, fumetti in casa sempre pochissimi e quindi niente, tutto finiva lì.

Anni dopo, al mare, in vacanza, mia madre mi portò in edicola per comprare qualcosa da leggere, la Corno era sparita da tempo, pensate la sorpresa quando vidi un albo con gli X-Men in copertina, una copertina magnifica tra l'altro. L'albo era intitolato semplicemente Marvel, purtroppo era il numero 2 di una collana lanciata dalla Labor Comics che chiuse i battenti proprio con quella sua seconda uscita.



È inutile dire come gli X-Men di Chris Claremont e John Byrne mi rimasero nel cuore, sono ancor oggi i personaggi ai quali sono più affezionato, allora erano al loro meglio con la formazione che ho sempre prediletto (Ciclope, Tempesta, Colosso, Banshee, Wolverine, Nightcrawler con l'ausilio di Fenice, Madrox, Havock e la Bestia), c'era la bellissima saga di Proteus, c'erano i migliori autori mai messi al lavoro sul gruppo, cosa chiedere di più? Come si poteva non innamorarsi della Marvel con tanto ben di Dio a disposizione.

In più sull'albo comparivano il Devil di Frank Miller, Hulk e il Capitan Marvel originale, due personaggi che ho sempre continuato ad apprezzare, probabilmente proprio in virtù di questo primo incontro, senza contare che oggi, a parte l'affetto che nutro per gli X-Men, Devil continua a essere uno dei personaggi che a mio avviso ha sempre qualcosa da dire. Insomma, niente male come primo incontro con la Marvel.

Ecco, se dovessi scegliermi un oggetto da mettere in una teca esposta per sfogare la mia passione nerd sarebbe proprio quel Marvel n. 2. Ma io sono un Outsider, non sono come loro, quell'oggetto (sigh!) non ce l'ho neanche più, è andato, chissà dove, chissà quando. Così non mi resta che controllare le loro mosse, vedi mai che mi capiti di sgraffignarlo proprio a qualcuno di loro.

Alla prossima, stay tuned.

Qui sotto trovate l'elenco di tutti i totem sparsi nella blogosfera.

Il Bazar di Riky: gli Exogini
Omniverso: L'Uomo Ragno #102
Storie da Birreria: il Tablet
La Bara Volante: il Maestro Yoda
La Cupa Voliera del Conte Gracula: la Carta Stampata
Nerditudine: il Commodore
The Reign of Ema: joypad del Sega Master System
Moz O'Clock: lo Slime
Fede Stories: Game Boy Advance
Gameocracy: Dragon Ball Final Bout
Pietro Saba World: il Personal Computer
Orso Chiacchierone: l'Unico Anello
Gioco Magazzino: il Furby
Il blog di Delux: l'action figure di Spider-Man
Il Cumbrugliume: Summer Games

giovedì 30 novembre 2017

STRANGER THINGS - SECONDA STAGIONE

Il principale difetto che si può imputare a questa seconda stagione di Stranger Things (anche se non proprio l'unico) è quello di essere arrivata dopo una prima annata fantastica che personalmente mi aveva lasciato a bocca aperta e col cuore colmo di gioia e meraviglia. Anche questa seconda sortita a Hawkins mi è piaciuta molto, si è solo perso un poco quell'effetto sorpresa qui inevitabilmente diluito poiché quest'anno si sapeva cosa aspettarsi dai Duffer Brothers, erano ormai noti il gioco delle citazioni, sempre piacevole, ma soprattutto la capacità di Stranger Things di creare familiarità, appartenenza e atmosfere per tutta quella generazione di kids nati nei 70 che si è goduta di prima mano quell'ondata di cinema del fantastico rivolto ai preadolescenti così radicato in quel tempo e magnificamente riuscito. E in fin dei conti, a guardarlo bene, questo non è nemmeno un difetto.

Se proprio vogliamo trovare una nota lievemente stonata la si può ricercare in quella puntata numero sette, parecchio slegata dal filo principale della narrazione e buona probabilmente per gettare qualche spunto per futuri sviluppi da dipanare nelle prossime stagioni (e si vocifera possano essere cinque in tutto). Per il resto faccio davvero fatica a trovare cose fuori posto in quest'opera, ancora una volta i Duffer sono stati bravi a costruire una vicenda appassionante che va al di là dell'amarcord e della citazione, bravi due volte perché in fin dei conti riutilizzano gli stessi spunti narrativi della stagione precedente semplicemente ampliando il discorso in maniera coerente, aggiungendo nuovi elementi, rinforzando topoi narrativi e di riflesso il franchise, moltiplicando le strizzate d'occhio ai fan e ai nostalgici unendo trovate ruffiane (la chiusura di puntata con il tema musicale di Ghostbusters), scommesse sicure (tutta la colonna sonora) e situazioni più originali.


Ottima la gestione dei personaggi che insieme crescono, al gruppo dei ragazzini si aggiunge Maxine "Mad Max" Mayfield (Sadie Sink), la giovane rossa che farà innamorare sia Lucas (Caleb McLaughlin) che Dustin (Gaten Matarazzo), quest'ultimo diventa sempre più il personaggio preferito dal pubblico, irresistibile, tenero, goffo, impossibile non amarlo, si evolve il triangolo amoroso in chiave action tra Nancy Wheeler (Natalia Dyer), Jonathan Byers (Charlie Heaton) e Steve Harrington (Joe Keery). A Winona, che è emblema di quegli anni, viene affiancato niente meno che Sean Astin, uno dei Goonies originali, tanto per non farci mancare niente, ottimo anche il lavoro fatto su Jim Hopper (David Harbour), lo sceriffo che diventa figura paterna per Eleven (Millie Bobby Brown) e che con Joyce Byers (Winona Ryder) instaura quel rapporto d'amicizia/amore che un po' mi ricorda quello tra Luke e Lorelai di Gilmore girls. Lontani per quasi tutta la serie, Mike (Finn Wolfhard) e Eleven alla fine cementificano il loro legame, la Brown è semplicemente meravigliosa nella parte ma tutto il cast gira sempre a mille. A pagare le conseguenze di tutto il casino del sottosopra il povero Will (Noah Schnapp), novello Linda Blair de L'esorcista.


Un mix riuscitissimo di fantascienza, horror e racconto di formazione, sì, qualche sbavatura, qualche passaggio a vuoto, un'intera puntata un po' fuori fuoco, ma qui l'importante è il mood, chi non l'ha sentito sulla pelle nei bei tempi andati probabilmente non può capirlo fino in fondo, la trama, i personaggi, la messa in scena, tutto ok, ma qui quello che conta è il mood, e il mood di Stranger Things è ancora quello giusto.

domenica 22 gennaio 2017

STRANGER THINGS - STAGIONE 1

Di Stranger Things hanno parlato ormai tutti, chi più chi meno perlopiù in termini entusiastici e positivi, chi sostenendo come il pregio migliore della serie fosse quel tuffo di peso negli anni '80 della nostra infanzia (della mia e dei miei coetanei almeno), chi sottolineando, giustamente, il valore di un'opera che a prescindere dai modelli a cui indubbiamente guarda, ha trovato la sua strada per stare in piedi da sola. Tutte e due le tesi sono egualmente valide e vere, personalmente ho apprezzato la serie perché è riuscita a darmi semplicemente tantissimi momenti di vera gioia (uno a sequenza più o meno), che sia poi questa un'emozione riflessa, derivante dalla fruizione di un prodotto confezionato a bella posta per essere fruito (confezionato peraltro con viscerale passione), poco importa. Il transfert dalla visione presente a un passato ingenuo, pieno di sogni, alcuni anche terrificanti, a un'epoca in cui quei sogni per quanto strampalati sembravano realmente possibili, è stato fortissimo. Per alcuni versi è stato come tornare bambini, quando leggendo un passaggio teso sulle pagine di un libro di King, magari It ad esempio, ti giravi per controllare che alle tue spalle fosse tutto in ordine e che non ci fosse nulla in agguanto pronto ad aggredirti all'improvviso (cosa che mi è stupidamente capitata di fare anche guardando Stranger Things, che poi di così spaventoso non ha quasi nulla, almeno per il me adulto, ma il bambino...). È stato come tornare ai tempi in cui calarsi in un tombino aperto, che portava semplicemente all'interrato con i box di un condominio qualsiasi davanti alla scuola, sembrava un modo come un altro per dare il via a un'avventura sulle tracce di Willy l'Orbo. La serie dei Duffer Brothers, siano benedetti, oltre a risvegliare ricordi e allietarci con il fantastico gioco delle citazioni, ha il grande pregio di aver riportato in vita con forza intatta e con pari intensità quel sense of wonder (ogni traduzione per me non rende giustizia) che solo i bambini o i ragazzini riescono ad avere di fronte a una storia fantastica, meravigliosa, davanti a un bel libro, a un fumetto o a un film. L'unico dispiacere è stato non poter condividere la visione di questa serie con mia figlia che già ha avuto modo di confrontarsi con alcune delle opere ispiratrici di Stranger Things, purtroppo l'impianto narrativo messo in scena dai Duffer Bros risulta ancora troppo spaventoso per una bimba di dieci anni, tra l'altro anche un po' fifoncella a dirla tutta (la serie è bollata +13).


La definizione più semplice che mi viene in mente è connubio perfetto tra occhi e cuore. Tutti hanno parlato dei film che la serie ha omaggiato, della musica in stile Carpenter in colonna sonora, dei rimandi alle atmosfere dei libri di King (colpo di genio l'uso del font per il titolo della serie) e ovviamente dell'estetica. Quello che a me ha colpito molto, oltre a tutto quello di cui si è appena accennato, sono i particolari: quella macchina verde lì dove l'ho già vista? E quella familiare marrone? Quel maglioncino da dove spunta? È tutto un graditissimo ritorno al passato, dal punto di vista visivo ma anche e soprattutto nella costruzione di ruoli e personaggi per noi (sempre la famosa generazione) archetipici: il gruppetto di sfigati legati da amicizia indissolubile, la ragazzina, la sorella maggiore bellina (almeno per un ragazzo sdentato), i bulli, il ragazzo popolare, il fratello maggiore perso nelle cose sue, i genitori distratti, etc...

Poi, per chi non fosse un residuato bellico degli anni 80, Stranger Things è anche una serie con una bella storia, con ottimi personaggi interpretati in maniera perfetta (grande Winona e i ragazzi tutti), coinvolgente e appassionante. Ma a noi, bimbi degli eighties, tutto ciò interessa un pochino di meno.


giovedì 16 ottobre 2014

ZEUS TI VEDE

Ve la ricordate? La scritta sui muri intendo, la scritta e il disegno, quello col triangolo con l'occhio dentro, tracciata solitamente con una bomboletta spray di colore nero. Quando ero un giovincello Torino ne era piena, probabilmente qualcuno di quei disegni, qualcuno di quei Zeus ti vede è ancora là fuori. Quando ero piccolo non avevamo la macchina, la mia nonna paterna abitava in Barriera di Milano, dall'altra parte della città. Per andarla a trovare attraversavamo Torino con il 18 (che a me piaceva un sacco perché passava in mezzo ai Giardini Reali e poi il tram era più figo del bus) oppure con il 2, a volte con il 4. Lungo il tragitto contavo spesso gli Zeus ti vede che riuscivo a scovare sui muri della città. Mi chiedevo cos'è che Zeus avesse da guardare, insomma mica facevo niente di male io, stavo solo andando a trovare la nonna. Ciao nonni, magari ora mi vedete voi.


Clicca sull'immagine per ingrandire.

Aiutaci a diffondere il verbo del Bradipo. Fallo tu perché il Bradipo fa n'caz.

lunedì 6 maggio 2013

10 VOLTI (12) - ROBOT EDITION

Manche decisamente nostalgica per molti miei più o meno coetanei tirati su a pane e cartoni animati. Signore e signori eccovi servito un bel tuffo nel passato. La guardavate la televisione? Bene, cimentatevi allora con la sfida seguente e fate attenzione, potreste cadere in qualche tranello.

Ma vediamo come siamo messi:
01 La Citata 17 pt.
02 Bradipo 15 pt.
03 Luigi 9 pt.
04 Vincent 9 pt.
05 L'Adri 8 pt.
06 Urz 7 pt.
07 Morgana 7 pt.
08 Poison 6 pt.
09 Cannibal Kid 5 pt.
10 Umberto 4 pt.
11 Elle 3 pt.
12 Viktor 2 pt.
13 Frank Manila 2 pt.
14 Beatrix Kiddo 1 pt.
15 Evil Monkeys 1 pt.
16 Zio Robbo 1 pt.
17 Luca Lorenzon 1 pt.
18 M4ry 1 pt.
19 Blackswan 0 pt.
20 Babol 0 pt.
21 El Gae 0 pt.

Nella manche precedente era rimasto insoluto l'enigma riguardante l'ultimo volto. Era Christine Woods da Flashforward.

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lunedì 2 aprile 2012

NOSTALGIA 9: STEREOGRAMMI

Oggi, facendo due chiacchiere sul blog di Luigi, mi sono tornati in mente gli stereogrammi. In realtà penso proprio di aver imparato oggi la parola stereogrammi. Sarebbero quei disegni che all'interno nascondono un'immagine 3D che salta fuori solo dopo aver fissato in un certo modo lo stereogramma stesso.

Andavano per la maggiore parecchi anni fa, non ricordo bene di che anni stiamo parlando. Ricordo però che la prima volta che li vidi ero in vacanza al mare con i miei. Doveva essere in Emilia a Torre Pedrera o forse in Veneto a Sottomarina di Chioggia, non ricordo. Comunque c'era questa specie di fiera da quattro soldi dove uno degli stand esponeva proprio alcune di queste particolari stampe.

Ricordo che i primi tentativi di cavar fuori qualcosa da quelle immagini furono oltremodo frustranti. Mio padre li vedeva (o almeno così affermava) e io no. E che cazzo. Ci persi un po' gli occhi ma alla fine vidi la luce.

Visto uno si impara un po' la tecnica e gli altri vennero praticamente da soli. Mio padre comprò addirittura un paio di stampe, una che nascondeva dei delfini e una con un veliero nel mezzo.

Certo che ne è passato del tempo. Oggi grazie a Luigi ho messo nuovamente a dura prova gli occhi ma questa volta è stato abbastanza semplice cavar fuori qualcosa da queste immagini.

Voi cosa vedete nelle immagini sottostanti?











domenica 18 settembre 2011

NOSTALGIA 8: MERAVIGLIOSE FIGURINE PER LE MIE RICERCHE

Oggi mia moglie e mia figlia sono passate a trovare la nonna impegnata al banco di deficienza (in realtà è un banco di beneficenza). Non so per quale strano motivo Laura si è convinta che questo si chiami realmente banco di deficienza. Noi non le abbiamo mai detto nulla del genere, deve aver male interpretato qualcosa ed è convinta davvero di recarsi al banco di deficienza. La cosa è talmente divertente che noi, snaturati genitori, non abbiamo mai smentito. Oggi è tornata a casa con una busta piena di cianfrusaglie di nessun valore vinte al banco di deficienza. La cosa più interessante era la carta con la quale avevano avvolto una delle sopra citate cianfrusaglie. Si trattava infatti di un paio di numeri della collana Meravigliose figurine per le mie ricerche che mi hanno fatto fare un bel tuffo nel passato. Erano anni che non vedevo questi libretti ormai rimossi dalla mia mente. I due numeri trovati sono dedicati a Liguria e agli Uomini illustri. All'interno foto o disegni corredati sul retro da una breve descrizione o storia su ciò che la figurina raffigura. La collana affrontava i più svariati argomenti: regioni, animali, fiori, mezzi di trasporto, paesi europei, fossili, maschere e costumi, il pianeta Terra, il corpo umano, il carbone e il petroli e tanto altro... mamma mia che viaggio.

martedì 21 giugno 2011

NOSTALGIA 7: LE FIGU

Ah, le figu, come le chiamavamo noi. Probabilmente anche i ragazzini di oggi chiamano le figurine adesive figu. Ma anche no magari, perché l'album delle figurine ha il sapore di passatempo d'altri tempi e quantomeno dubito che i ragazzini di oggi le figu se le giochino a numero più alto o a colletto o alla lunga. Non so se mi spiego, in caso negativo ditemelo e provvederò a farlo meglio. Magari siete troppo giovani (o anche troppo vecchi) o semplicemente in altre zone usavano giochi diversi o ancor più semplicemente nomi diversi. Chi non ha mai fatto l'album dei calciatori Panini? E si diceva proprio fare l'album. Non la raccolta, non la collezione. Faccio l'album dei calciatori, neanche fossimo galline che fanno l'uovo. Poi ricordo quello dei paninari, un album tamarrissimo. Quelli degli animali, quelli sulla geografia, quelli dei cartoni animati. Le mie prime card, sulla Formula 1 se non ricordo male. Ora con mia figlia (io la uso sempre come scusa ma va da sé che mi diverto un sacco anche io) stiamo facendo l'album dei cucciolotti e quello della Pixar/Esselunga. Che figo! Certo che ste figu costano.

sabato 21 maggio 2011

NOSTALGIA 6: WWF

Dove per WWF non si intende il World Wide Fund For Nature ma la World Wrestling Federation. Purtroppo l'idea per questo post nasce da un evento luttuoso. Proprio oggi apprendo della scomparsa causata da un incidente d'auto in seguito a un malore di Randy Savage "Macho Man", più volte campione mondiale della suddetta federazione. Era l'epoca della mia (nostra) adolescenza e la WWF era uno dei "carrozzoni da circo" più divertenti per il pubblico dell'epoca. Era tutto finto (o quasi) lo so. Evitiamo subito le solite polemiche sull'influenza negativa del Wrestling sugli adolescenti o quelle sulla poca veridicità di questo sport o spettacolo, lo si chiami come vi pare. Allora eravamo, chi più chi meno, consapevoli che la WWF offrisse prima di tutto intrattenimento. I colpi che non andavano a segno li vedevamo tutti, ciò non toglie che sul ring salissero atleti preparati in grado di offrire show spettacolari. C'era tutto il contorno che rendeva i match più importanti attesi e coinvolgenti, tutto era studiato a tavolino per il gradimento degli spettatori. Per gli atleti più dotati veniva costruito ad arte un personaggio da interpretare, i Wrestler dovevano essere attori sul ring e fuori. Questi erano divisi agli occhi del pubblico in buoni (o simpatici se vogliamo) e cattivi (antipatici e scorretti). Grandi costumi di scena, canzoni tamarre che accompagnavano l'ingresso sul ring degli atleti, storie e rivalità create ad arte per coinvolgere il pubblico e che venivano sviluppate fino ad arrivare al giusto climax che poi magari si risolveva con l'incontro per il titolo mondiale. E ancora manager, nomi pittoreschi, mosse personalizzate per ogni atleta, compagne, animali, tradimenti e chi più ne ha più ne metta ma soprattutto grandi doti fisiche e atletiche e tanto intrattenimento. Poi c'erano gli incontri particolari: oltre ai match del personaggio di punta contro gli sparring partners, c'era WrestleMania con gli eventi più importanti, la Battaglia Reale con venti lottatori insieme sul ring, gli incontri nella gabbia, i Tag Team (i doppi), etc... Poi, pian piano, il declino. Il Wrestling c'è ancora, per carità, ma ha perso molto di quel fascino teatrale che aveva all'epoca. Non c'è più Dan Peterson a commentarlo e le grandi star sono meno pittoresche. Forse è solo che per il Wrestling ormai sono troppo vecchio. Alcune star della WWF: Hulk Hogan André the Giant Tito Santana Ricky "The Dragon" Steamboat Brutus "The Barber" Beefcake Jake "The Snake" Roberts The Ultimate Warrior The Undertaker Legion of Doom The Hart foundation Demolitions

venerdì 6 maggio 2011

NOSTALGIA 5: MARVEL SUPERHEROES

Da grande appassionato di comics americani e in particolar modo dell'universo Marvel non posso che ricordarne con grande nostalgia le prime comparsate nelle italiche reti televisive.

La Rai con Supergulp proponeva le avventure di Spider-Man che molti miei coetanei ancora ricordano mentre altre reti (e non ricordo assolutamente quali) proponevano cartoni d'animazione pressoché statica con protagonisti Hulk, Capitan America, Thor, Iron Man e il principe Namor. Disegni presi pari pari dalle pagine dei comics dell'epoca o per lo meno fortemente debitrici delle stesse, movimenti ridotti al minimo e onomatopee in bella vista a dare ancor più il gusto della carta stampata. Reperti ormai oltre il vintage.

Sul versante DC Comics era possibile imbattersi nelle avventure collettive dei Superamici o nel mitico telefilm di Batman dal sapore deliziosamente camp.

Ah, che ricordi. Ecco qualche sigla.















martedì 26 aprile 2011

NOSTALGIA 4

Stamattina insieme a Lauretta, mentre ci lavavamo e cambiavamo in bagno, si canticchiavano i pezzi di quello che è stato un piccolo mito di chi, come me, è nato nella seconda metà dei '70.

Fa strano vedere come parecchie cose che piacevano a noi bambini di allora vengano apprezzati anche oggi, a distanza di trent'anni, dai nostri pargoletti.

Il personaggio in questione è Heather Parisi, ballerina italoamericana interprete di successi come Cicale, Disco bambina, Crilù, etc...

Come sigla di Fantastico '81 la Parisi cantava proprio Cicale.

sabato 5 marzo 2011

NOSTALGIA 3: AFONIA PORTAMI VIA!

Nell'ultima manche di Indovina Chi? (post precedente) uno dei personaggi che sono già stati indovinati è Viola Valentino.

Dopo aver indovinato il personaggio in questione La Citata è andata su Youtube a cercare qualche vecchio video della Valentino e, per afonica assonanza, ha fatto girare anche qualcosa di Romina Power.

Il suono migliore che sentirete in questo post è proprio quello del titolo: Afonia portami via! (suona bene, nevvero?).

Viola Valentino ha iniziato la sua carriera insieme al suo ormai ex marito Riccardo Fogli ormai ex cantante dei Pooh, ha fatto la fotomodella, ha partecipato al Festival di Sanremo un paio di volte e, tra fine anni '70 e inizio '80, ha anche avuto un periodo di notorietà grazie al singolo Comprami.

Su Wikipedia la voce della cantante viene definita calda e suadente e proposta in questo brano, come in altri, come un sussurro. Mah!


Dopo aver ascoltato la voce calda e suadente di Viola e il magnifico testo del pezzo (perchè se non hai lo sguardo da fico...) vi dico ancora che la fonte di cui sopra mi mette a conoscenza del fatto che la voce della Valentino è "piena di contralto", potete averne prova ascoltando qualcuna delle sue prove di fine anni '90.


Romina Power invece oltre al Ballo del quà quà, ha partecipato a vari Festivalbar e Un disco per l'estate vincendo addirittura nel 1969 la sezione Disco Verde del primo con il brano Acqua di Mare (c'era già lo zampino di Albano)


Oh, si faceva pure di LSD!

Ehi, aspettate, quasi dimenticavo. La Viola ha recitato anche ne Le volpi della notte, sorta di Charlie's Angels italiane con Pamela Prati e Fabrizia Carminati. Sticazzi!

venerdì 11 febbraio 2011

NOSTALGIA: LOVE ME LICIA 2

Oggi su La5 è andata in onda la replica di un momento di alta televisione.

Finalmente, per la gioia di amici e parenti, Licia e Mirko si sono sposati.
Abbiamo anche la fortuna di avere il video della cerimonia.

Son tutti lì che aspettano la sposa che è in ritardo, l'auto ha bucato una ruota etc., etc...

Volti tesi, il parroco, Mirko, ma che starà succedendo, i cellulari ancora non erano in uso. L'inquadratura si allarga e il divertimento comincia.

Allora, vediamo... lui è il leader dei Bee Hive, gruppo in cima alle classifiche, successo esagerato, lei è figlia di Marrabbio che gestisce un locale, è nella ristorazione per farla breve.
Bene, alla luce di questi fatti contiamo gli invitati. Se non erro sono una decina, testimoni compresi. Ok vorranno una cerimonia privata. Però una decina...

Finalmente parte la musica, volti sollevati, sul muro della chiesa si può giocare a tris, Licia entra accompagnata dal padre in un abito da sposa brutto ma brutto che più brutto non si può. Ah, complimenti per la coroncina. Marrabbio tutto sommato se la cava.

Carrellata sugli invitati: la prima che viene inquadrata è un hostess, è evidente. Non si sa bene che cazzo ci faccia lì ma è un hostess... magari il suo aereo è precipitato lì vicino. La seconda è vestita da Sbirulino senza trucco. Magari usa così.
La terza se non erro è la Folliero prima che le crescessero le tette (non scherzo credo sia proprio lei), la quarta si è presentata in pigiama o in camicia da notte... non avrà fatto in tempo a prepararsi. La quinta si è buttata nell'armadio ed è uscita, si vede chiaramente, niente di male, lo faccio anche io.

Capelli a parte i Bee Hive sono più presentabili, per i maschi si sa è più facile.

Per i grandi almeno, sorvolerei sui due paggetti, figli di marinai abbandonati.

Con Bruno Lauzi e Lando Buzzanca gli invitati salgono a una dozzina.

Da vicino Licia a tratti ricorda Mariangela, la figlia di Fantozzi. Rito del matrimonio con tanto di coroncina in primo piano, anelli sobri, ciuffo di Marrabbio un po' meno, progressivamente la musica assume toni da funerale, gli invitati che hanno le palle già piene escono, gli sposi li raggiungono e via con riso e bacio.

Non c'è che dire, davvero un bel matrimonio. Ecco perchè la gente non si sposa più.


E poi che titolo è "Gomma bucata, sposa fortunata".

sabato 15 gennaio 2011

NOSTALGIA: LOVE ME LICIA

I lettori che seguono questo blog da qualche tempo, così come gli amici, ormai sapranno che sono papà di una bimba di quattro anni e mezzo.

Forte di questo fatto ho la scusante per re-immergermi nella visione di cartoni animati e delle più kitsch tra le trasmissioni per i bambini.

Bene, da qualche tempo grazie alle "meraviglie" del digitale terrestre i canali proliferano, l'offerta si fa più variegata, i recuperi d'annata si moltiplicano.

La5 pesca tra vecchie produzioni e tira fuori, tra gli altri, anche il cartone animato Kiss me Licia. E fin qui tutto bene.

La mia Laura si appassiona alla vicenda e così quando si può la si segue.

All'epoca, parliamo del 1986, visto il successo del cartone, i dirigenti di Italia1 mettono in cantiere un sequel con attori in carne e ossa a interpretare i protagonisti del celebre cartone animato.

Da qui Love me Licia, con protagonista Cristina D'Avena nei panni di Licia ovviamente e vari altri "attori" a impersonare il resto del cast.
C'è il gruppo musicale dei Bee Hive dei quali devo ammettere che ricordavo anche qualche motivetto.

Ora, a prescindere dalla storia, devo dire che questa è una delle produzioni più inguardabili che mi sia capitato di vedere. Ma che era? Mamma mia, e noi la guardavamo pure.
In realtà la guardo anche adesso perchè a mia figlia piace, ed è divertente guardarla, che gran risate.

Per prima cosa l'abbigliamento. Qui è sicuramente caricato ma alcune cose in quegli anni ce le mettevamo davvero. Che orrore.
Felpe orripilanti, maglioncini da puro disgusto, pigiami improbabili, e il look...


Permanenti e capelli cotonati (a prescindere dal colore della testa di Mirko), un colpo d'occhio traumatico.

L'ambientazione trasportata dal Giappone a (credo) Milano 2, oggetti malamente mutuati dal cartone animato come l'improponibile telefono rosa che campeggia al Mambo, locale di Marrabbio, papà di Licia contribuiscono a creare un ambiente talmente kitsch da risultare alquanto divertente. Il senso del ridicolo dilaga.

E poi c'erano i pezzi dei Bee Hive.



Che ora sono così:


Sempre più orripilanti.
Certo che una reunion non si nega proprio a nessuno. Ma all'epoca andavano forte, scalavano le classifiche (anche noi in casa avevamo una cassettina dei Bee Hive). Incisero almeno 5 o 6 album.
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