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sabato 19 ottobre 2024

THIS CLOSENESS

(di Kit Zauhar, 2023)

Visto che Mubi ce ne offre la possibilità torniamo a stretto giro al cinema indipendente statunitense con l'opera seconda, e al momento ultima, della regista sino-americana Kit Zauhar del quale esordio, Actual people, film del 2021, abbiamo parlato alcuni giorni orsono. Per ciò che riguarda le capacità produttive di This closeness non si nota uno stacco significativo rispetto al precedente lavoro della Zauhar. È possibile che This closeness sia costato un po' di più rispetto al suo predecessore, cosa che si può supporre più che altro dal fatto che Actual people fosse stato girato veramente con nulla o quasi; anche se il budget fosse effettivamente cresciuto la cosa non si nota, per This closeness la messa in scena rimane molto basilare, forse anche più di quanto accadeva in Actual people, in quanto questo secondo film è girato pressoché completamente in interni e in un'unica location, un piccolo appartamento di poche stanze a Philadelphia. Film ancor più essenziale nella realizzazione quindi, maggiormente claustrofobico e ancora una volta incentrato su stralci di vita vissuta e quotidiana con protagonisti appartenenti alle nuove generazioni qui poste sotto la lente d'ingrandimento della regista attraverso tre personaggi principali: una coppia giovane che affitta una stanza per un weekend e il proprietario di casa che con loro dovrà condividere gli spazi per qualche giorno. Tutto qui, il resto ancora una volta prende forma attraverso dialoghi e confronti tra questi giovani ragazzi in un film dove la parola, i gesti e i comportamenti sono il principale motore narrativo.

Tessa (Kit Zauhar) e Ben (Zane Pais) sono una giovane coppia che ha affittato una stanza per il weekend a Philadelphia in occasione di una rimpatriata con i compagni della scuola superiore (la high school americana) di Ben. Il ragazzo si occupa di giornalismo mentre Tessa ha raggiunto una certa notorietà (seppur di nicchia) su Youtube realizzando video ASMR (autonomous sensory meridian response), una tecnica di rilassamento grazie alla quale, attraverso suoni delicati, sussurri, atmosfere soffuse, si dovrebbero contrastare ansie, tensioni, stati depressivi e cose del genere. Dopo aver preso possesso della loro stanza i due ragazzi conoscono il proprietario di casa Adam (Ian Edlund), un ragazzo alto e magro che da subito a Ben e Tessa sembra un po' strambo. In effetti Adam qualche problema di socialità sembra averlo, passa il suo tempo da solo chiuso in casa, non è empatico nei confronti dei suoi ospiti, sembra spesso a disagio e mette a disagio gli altri, passa il tempo in camera a lavorare a computer creando video promozionali per una società sportiva. Adam parla spesso del suo ex coinquilino, il suo migliore amico, ma nel corso di questo weekend Ben e Tessa non riescono a capire se questo sia una persona reale o una fantasia di Adam che si dimostra un po' dissociato dal vivere comune. Un poco per la situazione imbarazzante creatasi con Adam in casa, un po' per la rimpatriata di Ben e la presenza di Lizzy (Jessie Pinnick), una compagna di Ben molto espansiva, cresce un po' di tensione all'interno della coppia; qualche confronto sembra ormai necessario.

La Zauhar chiude tre protagonisti (+2) in casa ed elabora sprazzi d'incomunicabilità, comprensioni a singhiozzo, scampoli d'immaturità relazionale, forti sentori di disagio sociale, vuoti improvvisi di discorso che parlano più dei pieni. Ben, Tessa e Adam sono tre personaggi molto diversi tra loro: tutti e tre abbozzano mestieri in cui la capacità di arrivare agli altri è fondamentale eppure si rivelano tutti inadeguati al compito nel loro privato e tra le quattro mura di questa casa prigione che è a tutti gli effetti l'unico set di This closeness (Questa vicinanza, che tanto danno può fare). Ben è in fondo molto immaturo, esce, si diverte, si ubriaca, flirta, seppur in modo innocente, con l'amica Lizzy in presenza di Tessa; il ragazzo si dimostra incapace di intavolare un discorso profondo nel momento della discussione, quando arriva lo scontro (verbale) si limita a frignare. Tessa è molto più esigente con sé stessa, almeno all'apparenza, sembra non dar peso al passato ed essere molto concentrata sul suo presente nonostante si intuisca la mancanza di un qualcosa, riesce per un momento ad avvicinarsi ad Adam che in maniera evidente non è in grado di affrontare il rapporto con l'altro con serenità. Le mancanze relazionali, forse anche di prospettiva, di questi giovani sono narrate, recitate e fatte recitare dalla Zauhar con grande naturalezza, l'impressione che si ha guardando This closeness è che questo sia un film poco costruito e dove lo è non lo lascia vedere, portando verso lo spettatore un senso di verità molto efficace e diretto. Si conferma così quella di Zauhar una voce interessante per quel che riguarda il panorama giovane e alternativo al cinema, forse ancora un laboratorio per ora che dovrà superare la prova, se mai se ne presenterà l'occasione, di una realizzazione più articolata e magari costruita su un budget più consistente. Da tenere d'occhio.

martedì 24 settembre 2024

ACTUAL PEOPLE

(di Kit Zauhar, 2021)

Con Actual people, opera prima della regista oggi ventinovenne Kit Zauhar, torniamo al cinema indipendente americano, quello realizzato con budget risicati, mezzi poveri e fatto principalmente di discorsi e scambi di battute tra personaggi; il film della Zauhar, nata negli States da madre cinese, può ascriversi facilmente al genere del mumblecore, questo in virtù di una vicenda portata avanti senza ricorrere alla rappresentazione di grossi eventi ma basata sulla costruzione di personaggi e situazioni visti in una quotidianità ottenuta facendoli parlare, portandoli a esprimere i loro dubbi e i loro malesseri, seguendoli mentre tentano di percorrere nuove strade sentimentali, mentre rimuginano sulla loro esistenza, il tutto sotto l'occhio dello spettatore che ha l'impressione di assistere in toto a uno stralcio di vita della protagonista, qui interpretata dalla stessa regista. Forse per offrire più facilmente un'impressione di realtà, forse per questioni di praticità e budget, la Zauhar sceglie un approccio autobiografico per il suo esordio nel lungo, l'assetto familiare della protagonista richiama infatti in maniera precisa quello reale della regista, la sorella per esempio è interpretata da Vivian Zauhar, facile ipotizzare sia realmente la sorella di Kit, così come nel film la madre è cinese e il padre presumibilmente americano. Girato in una decina di giorni con una spesa di circa 10.000 dollari Actual people è l'esempio di come si possa realizzare qualcosa di interessante senza dover per forza muovere somme di denaro pari al PIL di un piccolo Stato magari situato ai margini dell'impero del capitale.

Riley (Kit Zauhar) è una giovane ragazza giunta alle ultime settimane d'università; il momento della laurea si avvicina ma per lei c'è ancora lo scoglio di quell'ultimo esame che non è andato troppo bene e che potrebbe rallentare le cose garantendo una sicura delusione ai suoi genitori. A New York, città dove frequenta i suoi corsi di studi, Riley condivide un appartamento con un ragazzo con il quale una volta ha fatto sesso ignorandolo subito dopo e che ora non la vorrebbe più tra i piedi, frequenta un gruppetto di amiche con le quali partecipa a diverse feste durante le quali Riley cerca di sondare il terreno per un possibile nuovo aggancio sentimentale, il suo vecchio ragazzo (Randall Palmer) con il quale era stato per i primi anni di università l'ha lasciata per un altra, cosa che Riley non ha ancora dimenticato né probabilmente perdonato. A una di queste feste Riley incontra Leo (Scott Albrecht), come lei anche lui originario di Philadelphia, se ne invaghisce, ci finisce a letto e inizia a fantasticare su una relazione duratura al quale lui non sembra essere troppo interessato. Con l'avvicinarsi della fine del percorso scolastico Riley inizia a essere assalita da dubbi e ansie riguardanti il futuro: è davvero giunto il momento di diventare adulti? Con chi dividerà il suo tempo e soprattutto cosa farà da grande? Dove vivrà, a New York o a Philadelphia? A tutte queste domande Riley non sa dare nessuna risposta.

Con un film molto semplice e portato a casa con il minimo dispendio di fondi Kit Zauhar tratteggia in maniera efficace e diretta almeno una buona fetta della sua generazione ("sei proprio una millenial" la insulta il suo coinquilino). Emerge su tutto quell'incertezza e quell'ansia per il futuro, ma anche solo per la quotidianità prossima ventura, che colpisce molti giovani d'oggi: il senso di inadeguatezza, la paura di ciò che ancora non è dato, la fragilità dei rapporti sono tutti elementi d'insicurezza che ben si condensano nella scena della seduta con la psicologa messa a disposizione dall'istituzione scolastica che per Riley sembra essere un forte punto di riferimento, almeno temporaneo, nonostante la precarietà di questa relazione professionale. E questo è solo uno degli elementi che vanno acostruire una situazione d'insieme sempre pronta a propendere verso la disperazione o il panico. Quella della Zauhar si pone quindi come una voce interessante e schietta nel panorama cinematografico giovane, più stratificata di quel che può sembrare a un primo impatto e a una prima visione, la regista racconta con naturalezza ciò di cui ha evidentemente conoscenza e consapevolezza. Non ci sono grandi segnali di stile, si predilige un approccio naturale e spontaneo, molta camera a mano, nulla di troppo studiato (almeno all'apparenza, poi chissà), la narrazione è inframezzata da qualche video che richiama i metodi di relazione e contatto in voga oggi, pratica che in realtà non sembra essere poi così integrata al resto del film né realmente funzionale. Nulla di rivoluzionario ma almeno Actual people gode di quella freschezza e del giusto piglio necessari per mantenere vivo l'interesse per la scena indipendente U.S.A. alla quale ogni tanto fa piacere tornare.

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