(Inosensu di Mamoru Oshii, 2004)
Sono passati quasi dieci anni dal primo anime del franchise Ghost in the shell e Mamoru Oshii torna a dedicarsi al mondo futuristico creato dal mangaka Masamune Shirow. Se il precedente film d'animazione diretto dallo stesso Oshii aveva lasciato un segno importante per le potenzialità d'espressione dell'animazione nipponica, sia per quel che riguarda contenuti maturi e di grande interesse sia dal punto di vista squisitamente tecnico ed estetico, il suo sequel tardivo purtroppo disattende le aspettative, almeno per quel che concerne i contenuti.
Il mondo di Ghost in the shell è un futuro remoto (ma se prendiamo in considerazione gli anni in cui è ambientata la vicenda nemmeno poi così tanto) nel quale gli uomini sono ibridati con la tecnologia, molti di loro conservano di umano solo quella che potrebbe essere considerata l'anima (il ghost) ormai inglobata in un corpo quasi completamente meccanico (lo shell), sono insomma dei cyborg a tutti gli effetti. Uno di loro, Batou, è un agente in servizio in forza alla Sezione 9, corpo governativo che si occupa di crimini importanti e fuori dal comune; Batou convive con il ricordo del suo ex superiore Motoko Kusanagi, cyborg avanzato il cui ghost, la cui anima se vogliamo, è ormai dispersa tra le infinite pieghe della rete. Se nel precedente episodio era centrale la figura di Kusanagi, qui è proprio Batou a diventare protagonista indiscusso di questo sequel affiancato dalla giovane recluta Togusa, agente dall'aspetto molto più umano di quello del suo compagno. I due sono chiamati a indagare su episodi multipli di ginoidi, cyborg dall'aspetto femminile adoperati per scopi sessuali, impazziti e divenuti improvvisamente assassini con tendenze suicide, cosa difficilmente concepibile per dei cyborg sviluppati allo scopo di dare piacere. Dietro questi episodi si celano le macchinazioni ordite dall'azienda Locus Solus per creare profitto, andando anche contro ogni ragionevole questione etica, proprio come spesso avviene anche nel nostro più conciliante presente.
I temi più affascinanti sollevati da Ghost in the shell, quelli sull'ibridazione, sulla coscienza del sintetico, sull'umanità dell'artificiale (temi tra l'altro tornati attualissimi in questi giorni grazie a Blade Runner 2049) sono stati trattati meglio e più ampiamente nel primo capitolo della saga, ne L'attacco dei cyborg ci si ripete un poco e si punta più sulla costruzione della semplice vicenda, non sempre scorrevolissima a dire il vero e neanche troppo appassionante. Tecnicamente il film è riuscito, l'animazione ben realizzata e le sequenze più moderne all'epoca della loro uscita hanno probabilmente destato anche parecchia meraviglia, oggi risultano forse troppo fredde, la colonna sonora, sempre a opera di Kenji Kawai, sembra meno riuscita di quella realizzata per l'episodio precedente, contribuendo così a rendere un poco più soporifere alcune delle sequenze più lente. Non posso fare a meno di pensare che i fan del primo film, dopo un'attesa durata quasi una decade, siano rimasti un po' delusi da questo secondo episodio, probabilmente la scelta migliore potrebbe essere quella di godersi il Ghost in the shell del '95 e poi virare decisamente verso le pagine del manga di Masamune Shirow. In ogni caso per chi poi apprezzasse anche questo film, ricordiamo che sono state realizzate inoltre due serie d'animazione ambientate nel mondo di Ghost in the shell: Stand Alone Complex e Stand Alone Complex 2nd Gig.
Visualizzazione post con etichetta Mamoru Oshii. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mamoru Oshii. Mostra tutti i post
giovedì 19 ottobre 2017
mercoledì 18 febbraio 2015
GHOST IN THE SHELL
(Kokaku Kidotai di Mamoru Oshii, 1995)
Città di New Port, anno del signore 2029. L'umanità non è più composta da soli umani, anzi gli umani veri e propri così come noi li conosciamo sono una minoranza. Quasi tutta la popolazione è ormai ibridata con innesti tecnologici, chi in misura maggiore, chi in misura minore. Poi ci sono i cyborg, vere e proprie anime racchiuse in un guscio (da cui il titolo Ghost in the shell) per lo più inorganico e costantemente connesso a database e informazioni provenienti dalla rete.
La protagonista Motoko Kusanagi è proprio una di questi cyborg, agente speciale in forza alla polizia nella Sezione 9. Il Maggiore Kusanagi sta indagando su un caso nel quale sono coinvolti diplomatici, politici e la Sezione 6 legata al Ministero degli esteri. Nel corso delle indagini emerge l'evasiva figura del Burattinaio, una sorta di hacker imprendibile e manipolatore con il quale Kusanagi e i suoi colleghi dovranno per forza di cose fare i conti. A dar manforte al Maggiore ci sono il potenziato e fedele Batou e il quasi umano Ishikawa.
Ghost in the shell, tratto dal celebre manga di Masamune Shirow, si apre con una vicenda politica e diplomatica poco chiara e fumosa che crea nello spettatore una sorta di incertezza e di scompiglio iniziale che si affievolirà solo lungo la visione, non perché i passaggi iniziali vengano chiariti e spiegati al meglio, più che altro perché l'attenzione si concentrerà su elementi diversi. Quando di mezzo ci sono i cyborg o gli automi uno degli argomenti più affascinanti esplorati dalla fantascienza, da Philip Dick in poi, è sicuramente quello dell'essere sintetico che prende coscienza di sè e inizia a porsi dubbi sulla propria esistenza. Coscienza, vita, confini, libero arbitrio di fronte alla vastità incorporea dei dati, reti, software autoevolventi, nuove coscienze e nuove vite, sono elementi presenti e fondamentali nel film, più che la ricerca e il confronto con l'antagonista.
Pur essendo un punto di riferimento per un certo genere di animazione fantascientifica, Ghost in the shell non mi è sembrato riuscito in toto pur mantenendo un fascino innegabile, aiutato in questo dall'ottima colonna sonora di Kenji Kawai, angosciante e inquietante al punto giusto. La confusione iniziale e qualche passaggio a vuoto sono a mio avviso innegabili così come innegabili sono di contro i punti di forza che stanno in una bella animazione che sfoggia un mix di disegno e computer grafica ben riuscito, nelle tematiche di indubbio fascino anche se ormai non nuove e in una protagonista tanto fredda quanto interessante.
Probabilmente visto nel 1995 (e contando che il manga vide l'esordio nel 1989) Ghost in the shell poteva essere considerato quasi un precursore, pare che sia i Wachowski per Matrix che Spielberg per A.I. abbiano guardato a quest'opera per realizzare le loro. Oggi probabilmente l'impatto non è più lo stesso nonostante il film rimanga una visione sempre interessante e offra riflessioni e momenti profondi su argomenti in gran parte ancora teorici.
Città di New Port, anno del signore 2029. L'umanità non è più composta da soli umani, anzi gli umani veri e propri così come noi li conosciamo sono una minoranza. Quasi tutta la popolazione è ormai ibridata con innesti tecnologici, chi in misura maggiore, chi in misura minore. Poi ci sono i cyborg, vere e proprie anime racchiuse in un guscio (da cui il titolo Ghost in the shell) per lo più inorganico e costantemente connesso a database e informazioni provenienti dalla rete.
La protagonista Motoko Kusanagi è proprio una di questi cyborg, agente speciale in forza alla polizia nella Sezione 9. Il Maggiore Kusanagi sta indagando su un caso nel quale sono coinvolti diplomatici, politici e la Sezione 6 legata al Ministero degli esteri. Nel corso delle indagini emerge l'evasiva figura del Burattinaio, una sorta di hacker imprendibile e manipolatore con il quale Kusanagi e i suoi colleghi dovranno per forza di cose fare i conti. A dar manforte al Maggiore ci sono il potenziato e fedele Batou e il quasi umano Ishikawa.
Ghost in the shell, tratto dal celebre manga di Masamune Shirow, si apre con una vicenda politica e diplomatica poco chiara e fumosa che crea nello spettatore una sorta di incertezza e di scompiglio iniziale che si affievolirà solo lungo la visione, non perché i passaggi iniziali vengano chiariti e spiegati al meglio, più che altro perché l'attenzione si concentrerà su elementi diversi. Quando di mezzo ci sono i cyborg o gli automi uno degli argomenti più affascinanti esplorati dalla fantascienza, da Philip Dick in poi, è sicuramente quello dell'essere sintetico che prende coscienza di sè e inizia a porsi dubbi sulla propria esistenza. Coscienza, vita, confini, libero arbitrio di fronte alla vastità incorporea dei dati, reti, software autoevolventi, nuove coscienze e nuove vite, sono elementi presenti e fondamentali nel film, più che la ricerca e il confronto con l'antagonista.
Pur essendo un punto di riferimento per un certo genere di animazione fantascientifica, Ghost in the shell non mi è sembrato riuscito in toto pur mantenendo un fascino innegabile, aiutato in questo dall'ottima colonna sonora di Kenji Kawai, angosciante e inquietante al punto giusto. La confusione iniziale e qualche passaggio a vuoto sono a mio avviso innegabili così come innegabili sono di contro i punti di forza che stanno in una bella animazione che sfoggia un mix di disegno e computer grafica ben riuscito, nelle tematiche di indubbio fascino anche se ormai non nuove e in una protagonista tanto fredda quanto interessante.
Probabilmente visto nel 1995 (e contando che il manga vide l'esordio nel 1989) Ghost in the shell poteva essere considerato quasi un precursore, pare che sia i Wachowski per Matrix che Spielberg per A.I. abbiano guardato a quest'opera per realizzare le loro. Oggi probabilmente l'impatto non è più lo stesso nonostante il film rimanga una visione sempre interessante e offra riflessioni e momenti profondi su argomenti in gran parte ancora teorici.
Iscriviti a:
Post (Atom)




